Israele e Palestina, dal principio

La sto­ria del Medio Orien­te, e in par­ti­co­la­re quel­la del­la Cana­nea, è una sto­ria mil­le­na­ria fat­ta di popo­li, costu­mi, reli­gio­ni, ma anche di guer­re, distru­zio­ni, morte.Per mol­ti occi­den­ta­li, tut­to ini­zia con l’E­so­do degli ebrei dal­l’E­git­to, rac­con­ta­to nel­l’An­ti­co Testa­men­to. Giun­ti e stan­zia­ti nel­la Ter­ra Pro­mes­sa a segui­to di anni di schia­vi­tù egi­zia­na, come da rac­con­to bibli­co, gli ebrei furo­no costret­ti a lascia­re defi­ni­ti­va­men­te il ter­ri­to­rio pale­sti­ne­se tra il 70 e il 135 d.C., a cau­sa del­le con­qui­ste mili­ta­ri dei roma­ni: è que­sta la pri­ma dia­spo­ra, la disper­sio­ne del popo­lo ebrai­co nei vari ango­li del­la Terra.

Fino alla tra­ge­dia del­la Shoah, il popo­lo ebrai­co è rima­sto divi­so e ha vis­su­to rispet­tan­do leg­gi e sovra­ni diver­si, mischian­do­si con altre gen­ti, acqui­stan­do cit­ta­di­nan­ze e docu­men­ti sem­pre nuo­vi, sen­za mai per­de­re del tut­to la pro­pria cul­tu­ra, le pro­prie tra­di­zio­ni, la pro­pria lin­gua, con la pro­mes­sa di tor­na­re, pri­ma o poi, nel­la Ter­ra dei Padri. Nel frat­tem­po, nel 1299 nasce l’Im­pe­ro Otto­ma­no: 623 anni di sto­ria in cui gli ara­bi han­no domi­na­to il Medi­ter­ra­neo e con esso anche le ter­re pro­mes­se dal Dio ebrai­co al suo popolo.

Ed è alla cadu­ta del­l’Im­pe­ro Otto­ma­no, alla fine del­la Gran­de Guer­ra (1918) che si apre la que­stio­ne israe­lo-pale­sti­ne­se.

Non un conflitto, non una guerra, ma un problema legale, culturale, sociale, che da più di cento anni chiede una soluzione definitiva.

Dopo lo scio­gli­men­to del­l’Im­pe­ro Otto­ma­no infat­ti, Fran­cia e Regno Uni­to si impe­gna­no a sta­bi­liz­za­re i ter­ri­to­ri pre­ce­den­te­men­te domi­na­ti dal­la poten­za tur­ca, miran­do a ren­de­re auto­no­mi i popo­li che li abi­ta­va­no. Così, nel 1920 ini­zia il Man­da­to Bri­tan­ni­co in Pale­sti­na, il cui obiet­ti­vo prin­ci­pa­le è quel­lo di costi­tui­re uno Sta­to di Pale­sti­na, abi­ta­to sia dagli ara­bi del luo­go (i pale­sti­ne­si), sia dagli ebrei che nel frat­tem­po era­no lì emigrati.

Infat­ti, negli stes­si anni in Euro­pa con­ti­nua la pro­li­fe­ra­zio­ne del sio­ni­smo, il movi­men­to nazio­na­li­sta ebrai­co che vuo­le rispon­de­re all’i­na­sprir­si del­le spin­te anti­se­mi­te con il pro­get­to di costrui­re un nuo­vo Sta­to d’I­srae­le, dedi­ca­to al popo­lo ebrai­co, nel ter­ri­to­rio pale­sti­ne­se. Così gli ebrei sio­ni­sti ini­zia­no a migra­re nel­la Pale­sti­na sto­ri­ca, abban­do­nan­do gli Sta­ti euro­pei in cui ormai da seco­li risie­do­no, con il bene­sta­re del­l’am­mi­ni­stra­zio­ne britannica.

Il ter­ri­to­rio del­la Pale­sti­na sto­ri­ca è una stri­scia di ter­ra pre­va­len­te­men­te deser­ti­ca, pove­ra di cor­si d’ac­qua e di risor­se natu­ra­li: con l’au­men­ta­re del­la popo­la­zio­ne cre­sce quin­di anche la pover­tà, e con essa arri­va­no le pri­me rivol­te degli ara­bi con­tro gli immi­gra­ti ebrei. Le migra­zio­ni però non ces­sa­no, anzi si inten­si­fi­ca­no con lo scop­pio del­la Secon­da Guer­ra Mon­dia­le ed esplo­do­no alla sua fine, nel 1945: basti pen­sa­re che nel 1915 gli ebrei in Pale­sti­na era­no cir­ca 83.000, men­tre arri­ve­ran­no a 905.000 nel 1947.

La situa­zio­ne è ormai sfug­gi­ta al con­trol­lo del Regno Uni­to, che già dal 1939 cer­ca di ripor­ta­re la pace tra i due popo­li, pro­po­nen­do con un docu­men­to, il Libro Bian­co, la divi­sio­ne del ter­ri­to­rio in due Sta­ti. La stes­sa solu­zio­ne ver­rà avan­za­ta nel 1947 dal­l’O­NU, a segui­to di uno stu­dio com­piu­to dal­la Com­mis­sio­ne Spe­cia­le per la Pale­sti­na: con la riso­lu­zio­ne 181 del 29 novem­bre 1947, la Pale­sti­na vie­ne di fat­to divi­sa in due Sta­ti, il più gran­de, pre­va­len­te­men­te deser­ti­co, dedi­ca­to agli ebrei, men­tre due aree mino­ri e discon­ti­nue tra loro – Gaza e Cisgior­da­nia – ven­go­no lascia­te ai pale­sti­ne­si. La cit­tà di Ger­sua­lem­me, luo­go sacro di tut­te le reli­gio­ni del Libro, resta sot­to il con­trol­lo dell’ONU.

Con la riso­lu­zio­ne 188 si accen­do­no le vio­len­ze tra ebrei e ara­bi, che cul­mi­ne­ran­no con quel­la che anco­ra oggi è ricor­da­ta come al-Nak­ba, la disgra­zia: nel 1948 nasce uffi­cial­men­te lo Sta­to d’I­srae­le, così il popo­lo ara­bo-pale­sti­ne­se è costret­to con la for­za ad abban­do­na­re le pro­prie case e tut­ti i pro­pri ave­ri e a riti­rar­si ini­zial­men­te nel­le zone a loro dedi­ca­te secon­do la riso­lu­zio­ne del­l’O­NU, poi in uno spa­zio sem­pre più ridot­to a cau­sa del­l’of­fen­si­va israe­lia­na. Le pro­prie­tà libe­ra­te dai pale­sti­ne­si in fuga ven­go­no quin­di occu­pa­te dagli israeliani.

Ancora oggi, alcuni conservano le chiavi delle case appartenute alle loro famiglie fino a 73 anni fa, rivendicando il proprio diritto al ritorno.

La situa­zio­ne tra Israe­le e Pale­sti­na tor­na a scal­dar­si nel 1967: è l’an­no del­la Guer­ra dei sei gior­ni, duran­te la qua­le Israe­le, dota­to di un poten­tis­si­mo eser­ci­to, attac­ca Egit­to, Siria e Gior­da­nia, ossia Sta­ti ara­bi schie­ra­ti in dife­sa dei pale­sti­ne­si. In soli sei gior­ni Israe­le scon­fig­ge le for­ze ara­be e rie­sce ad amplia­re i pro­pri con­fi­ni, occu­pan­do mili­tar­men­te anche tut­te le zone pale­sti­ne­si con­cor­da­te nel­la riso­lu­zio­ne del 1947: l’e­ven­to è ricor­da­to dagli ara­bi come al-Nak­sa, il disa­stro. La Comu­ni­tà Inter­na­zio­na­le, allo­ra come oggi, non rico­no­sce come legit­ti­ma tale occu­pa­zio­ne, eppu­re Israe­le con­ti­nua ad inco­rag­gia­re la costi­tu­zio­ne di colo­nie all’in­ter­no dei ter­ri­to­ri pale­sti­ne­si, com­pien­do atti vie­ta­ti dal dirit­to internazionale.

Dal 1967 ad oggi, la que­stio­ne israe­lo-pale­sti­ne­se è rima­sta pres­so­ché inva­ria­ta: nono­stan­te l’im­por­tan­te risul­ta­to otte­nu­to con gli Accor­di di Oslo del 1994, con cui è nata l’Au­to­ri­tà Nazio­na­le Pale­sti­ne­se – ente espo­nen­zia­le del­lo Sta­to di Pale­sti­na – l’oc­cu­pa­zio­ne israe­lia­na dei ter­ri­to­ri pale­sti­ne­si non è mai ces­sa­ta, né sono ces­sa­ti i sopru­si degli israe­lia­ni a dan­no dei pale­sti­ne­si. Nel cor­so dei decen­ni i pale­sti­ne­si sono riu­sci­ti ad orga­niz­zar­si in diver­si grup­pi di resi­sten­za, dal­l’Olp, ad Al-Fatah, fino ad Hamas, par­ti­to isla­mi­co che ha vin­to le ele­zio­ni pale­sti­ne­si nel 2006 (le ulti­me tenu­te­si), con­si­de­ra­to orga­niz­za­zio­ne ter­ro­ri­sti­ca da nume­ro­se poten­ze mon­dia­li, tra cui USA e UE. 

Tra il 1987 e il 2014, il popo­lo pale­sti­ne­se così orga­niz­za­to ha rispo­sto alle con­ti­nue pro­vo­ca­zio­ni israe­lia­ne attra­ver­so la guer­ri­glia (inti­fa­da), ten­tan­do di con­ser­va­re i pochi spa­zi geo­gra­fi­ci dove anco­ra gli è con­ces­so vive­re, spes­so in con­di­zio­ni di pover­tà asso­lu­ta e pri­va­ti dei dirit­ti uma­ni fondamentali.

Le ten­sio­ni degli ulti­mi gior­ni sono dovu­te all’en­ne­si­ma pro­vo­ca­zio­ne israe­lia­na, a cui il grup­po Hamas ha rispo­sto con la for­za (limi­ta­ta, rispet­to a quel­la schie­ra­ta da Israe­le). Da qui un’e­sca­la­tion di vio­len­za, che ha con­dot­to più vol­te a denun­ce di abu­si di for­za davan­ti alla Cor­te inter­na­zio­na­le di Giu­sti­zia con­tro Israe­le (da ulti­mo, le spa­ra­to­rie – vie­ta­te dal­la Con­ven­zio­ne del­l’A­ja e dal­lo Sta­tu­to di Roma – nel­la Moschea di Al-Aqsa, un déjà vu di quan­to già veri­fi­ca­to­si duran­te l’in­ti­fa­da del set­tem­bre 2000).

La solu­zio­ne alla que­stio­ne, allo sta­dio dei fat­ti, sem­bra lon­ta­na dal­l’es­se­re tro­va­ta. Da ormai più di cin­que gene­ra­zio­ni il popo­lo pale­sti­ne­se vive in con­di­zio­ni di pre­ca­rie­tà, atten­den­do il sod­di­sfa­ci­men­to del pro­prio dirit­to al ritor­no, o quan­to meno il rispet­to del loro dirit­to alla vita. Sia dal lato pale­sti­ne­se sia da quel­lo israe­lia­no la radi­ca­liz­za­zio­ne e la pola­riz­za­zio­ne diven­ta­no ogni gior­no più peri­co­lo­se. Nel frat­tem­po l’ammi­ni­stra­zio­ne sta­tu­ni­ten­se, da sem­pre in pri­ma linea sul fron­te medio-orien­ta­le, sem­bra esser­si disim­pe­gna­ta rispet­to alla ricer­ca di una solu­zio­ne sul tema. Così la que­stio­ne israe­lo-pale­sti­ne­se sem­bra aver per­so cen­tra­li­tà degli asset­ti geo­po­li­ti­ci mondiali.

Con­di­vi­di:
Cristina delli Carri
Vege­ta­ria­na, gira­mon­do, stu­dio giu­ri­spru­den­za ma nien­te di serio. Se fos­si un ogget­to sarei una pen­na stilografica.

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