La cultura della cancellazione, qualche volta

È vero, il dibat­ti­to sul­la cosid­det­ta can­cel cul­tu­re – una locu­zio­ne in gra­do di ina­ri­di­re qual­sia­si entu­sia­smo – spes­so in Ita­lia si ele­va al livel­lo dell’assurdo, se non del ridi­co­lo. Non solo per­ché i gior­na­li si affan­na­no a costrui­re que­sto dibat­ti­to intor­no a Pio e Ame­deo e a quel che han­no det­to duran­te la loro tra­smis­sio­ne tele­vi­si­va, ma per­ché, e più seria­men­te, gli auto­ma­ti­smi dell’importazione dagli Sta­ti Uni­ti spes­so sem­bra­no in gra­do di gene­ra­re mostri.

Quel­la pic­co­la o gigan­te vicen­da – la dimen­sio­ne dipen­de da qua­li gior­na­li si fre­quen­ta­no – del prin­ci­pe e di Bian­ca­ne­ve, che secon­do un com­men­to di due opi­nio­ni­ste su un sito di San Fran­ci­sco rap­pre­sen­te­reb­be l’esempio di un bacio non con­sen­zien­te, per­met­te in effet­ti di met­te­re in luce la fur­bi­zia e la mala­fe­de di alcu­ni com­men­ta­to­ri e di alcu­ni poli­ti­ci. Per­ché si trat­ta dav­ve­ro di mala­fe­de. In Ita­lia si è par­la­to di que­sta opi­nio­ne, appar­sa qua­si inci­den­tal­men­te su un sito ame­ri­ca­no, come di un immen­so movi­men­to di mas­sa pron­to a rimuo­ve­re il prin­ci­pe dal car­to­ne ani­ma­to e a chis­sà cos’altro. Luca Sofri ha par­la­to di “sovrec­ci­ta­zio­ni sbri­ga­ti­ve” e l’espressione ren­de bene l’idea. Insom­ma, il tri­ste risul­ta­to è che il pare­re di due opi­nio­ni­ste di San Fran­ci­sco tro­va spa­zio, a livel­lo glo­ba­le, tan­to sui peg­gio­ri tabloid anglo­sas­so­ni quan­to sui prin­ci­pa­li mez­zi d’informazione italiani.

Ma se vogliamo davvero parlare di questo fenomeno, più che agli sbandamenti del dibattito italiano dovremmo prestare attenzione a quello che accade in America.

Natu­ral­men­te la cosid­det­ta can­cel cul­tu­re va tenu­ta distin­ta dal poli­ti­ca­men­te cor­ret­to, per­ché la can­cel­la­zio­ne riguar­da esclu­si­va­men­te i casi in cui grup­pi di per­so­ne anche non orga­niz­za­te si muo­vo­no con richie­ste e peti­zio­ni nei con­fron­ti di un dato­re di lavo­ro per­ché assu­ma prov­ve­di­men­ti anche dra­sti­ci nei con­fron­ti di un col­la­bo­ra­to­re o di un dipen­den­te a cau­sa dei suoi com­por­ta­men­ti o del­le sue opi­nio­ni. Que­sto tipo di feno­me­no si è dif­fu­so prin­ci­pal­men­te negli Sta­ti Uniti.

La recen­te vicen­da del­la bio­gra­fia di Phi­lip Roth è emble­ma­ti­ca. Il libro, usci­to nei pri­mi mesi di quest’anno, era sta­to recen­si­to in tono entu­sia­sti­co, soprat­tut­to per­ché l’autore Bla­ke Bai­ley ave­va cono­sciu­to Roth in modo inti­mo e rav­vi­ci­na­to negli ulti­mi anni di vita del­lo scrit­to­re. Il New York Times ave­va par­la­to di «capo­la­vo­ro nar­ra­ti­vo» in gra­do di far rivi­ve­re il roman­zo otto­cen­te­sco. Poi sono emer­se varie accu­se più o meno anti­che di mole­stie e abu­si ses­sua­li nei con­fron­ti di Bai­ley e l’editore W.W. Nor­ton ha deci­so di riti­ra­re il libro dal mer­ca­to «a cau­sa del­la serie­tà del­le accu­se». La bio­gra­fia ver­rà inve­ce pub­bli­ca­ta in Ita­lia da Einau­di. Il pro­ble­ma resta lo stes­so di sem­pre: il valo­re del libro meri­ta di esse­re annul­la­to dai com­por­ta­men­ti e dal­le col­pe dell’autore?

Natu­ral­men­te l’editore ave­va inve­sti­to sul libro come qua­lun­que edi­to­re: una deci­sio­ne estre­ma come il riti­ro dal­le libre­rie sem­bra impli­ca­re, più che la cer­tez­za del­la fon­da­tez­za del­le accu­se, la volon­tà di sot­trar­si pre­ven­ti­va­men­te a cam­pa­gne di boi­cot­tag­gio. L’editore sem­bra così rite­ne­re miglio­re per i suoi affa­ri libe­rar­si dell’autore e del libro piut­to­sto che invi­schiar­si in una con­tro­ver­sia che si potreb­be rive­la­re disastrosa.

Anco­ra pri­ma era avve­nu­to con Woo­dy Allen. Alme­no dagli anni Novan­ta tro­va­no perio­di­ca­men­te risal­to le accu­se di mole­stie alla figlia che l’ex moglie Mia Far­row gli ave­va mos­so. Negli ulti­mi due anni, improv­vi­sa­men­te risor­te dopo che la vicen­da si era in qual­che modo con­clu­sa anche giu­di­zia­ria­men­te, le accu­se han­no con­dot­to Ama­zon a inter­rom­pe­re un con­trat­to di distri­bu­zio­ne (che riguar­da­va tra gli altri film anche A Rai­ny Day in New York) e la casa edi­tri­ce Hachet­te a non pub­bli­ca­re la bio­gra­fia di Allen A pro­po­si­to di nien­te, usci­ta in Ita­lia per la Nave di Teseo.

Il pun­to, sul­la cul­tu­ra del­la can­cel­la­zio­ne, non è tan­to il chiac­chie­ric­cio intor­no al poli­ti­ca­men­te cor­ret­to e a come quest’arma ven­ga usa­ta da alcu­ni poli­ti­ci per accu­sa­re i pro­pri avver­sa­ri di voler limi­ta­re la liber­tà d’opinione, come sta avve­nen­do ad esem­pio con la con­te­sta­ta leg­ge Zan sul con­tra­sto all’omofobia. Qui il pun­to è che le pres­sio­ni di una par­te del­la socie­tà pos­so­no indur­re un edi­to­re o un distri­bu­to­re a non pub­bli­ca­re un’opera cul­tu­ra­le a pre­scin­de­re da qual­sia­si valu­ta­zio­ne di valo­re. Gli edi­to­ri e i distri­bu­to­ri bada­no agli affa­ri e pre­fe­ri­sco­no rinun­cia­re al pro­prio pro­dot­to se que­sto può com­por­ta­re un dan­no d’immagine: l’autore dell’opera deve tro­var­si un altro edi­to­re o pub­bli­ca­re in auto­no­mia, altri­men­ti quel pro­dot­to non vedrà la luce. Se que­sta rego­la fos­se sta­ta appli­ca­ta rigo­ro­sa­men­te anche nel pas­sa­to, mol­tis­si­me ope­re di gran­de valo­re non sareb­be­ro arri­va­te fino a noi. E il feno­me­no, negli Sta­ti Uni­ti, sta tro­van­do lar­ga dif­fu­sio­ne anche nel mon­do acca­de­mi­co e del­la ricer­ca scientifica.

Certo, è cambiata la società. Ma allora dobbiamo sapere che se questo meccanismo soddisfa la società, allora continuerà a riprodursi. In questo modo quante opere finiremo per perdere?

Il discor­so potreb­be esse­re anco­ra più ampio e inve­sti­re le ragio­ni per le qua­li deb­ba­no o non deb­ba­no ave­re peso, nel­le scel­te di distri­bu­zio­ne cul­tu­ra­le, le opi­nio­ni, le scel­te di vita o i cri­mi­ni degli auto­ri. Fino a ieri la rego­la era qua­si sem­pre la stes­sa: l’editore pub­bli­ca se ritie­ne l’opera, sul­la base di vari cri­te­ri, meri­te­vo­le di arri­va­re al pub­bli­co (sen­za pre­scin­de­re ovvia­men­te da ragio­ni eco­no­mi­che, poi­ché l’editore è anche un impren­di­to­re); il let­to­re sce­glie cosa leg­ge­re e cosa guar­da­re. Inve­ce oggi la dif­fu­sio­ne del feno­me­no del­la can­cel­la­zio­ne, ben oltre le nor­ma­li valu­ta­zio­ni che da sem­pre gli edi­to­ri sono por­ta­ti a com­pie­re, è sot­to gli occhi di tut­ti. E que­sto pro­ba­bil­men­te è un pro­ble­ma.


Que­sto arti­co­lo segue quel­lo di Luca D’An­drea dedi­ca­to al dibat­ti­to sul poli­ti­ca­men­te cor­ret­to in Ita­lia, pub­bli­ca­to su Vul­ca­no mar­te­dì 26 mag­gio, che pote­te tro­va­re a que­sto link.

Michele Pinto
Stu­den­te di giu­ri­spru­den­za. Quan­do non leg­go, mi guar­do intor­no e mi fac­cio mol­te domande.
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Studente di giurisprudenza. Quando non leggo, mi guardo intorno e mi faccio molte domande.

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