Le politiche mondiali sull’aborto, diritto o immoralità?

43 anni fa, il 22 mag­gio 1978, veni­va appro­va­ta la leg­ge n.194, la nor­ma sul­la tute­la del­la mater­ni­tà e sul dirit­to all’aborto. Que­sta con­sen­te alle don­ne il dirit­to di abor­ti­re nei casi e con le moda­li­tà pre­vi­sti dal­la leg­ge. L’approvazione di que­sta nor­ma ha die­tro di sé un tra­scor­so di lot­te con­dot­te da indi­vi­dui più pro­pen­si e favo­re­vo­li al cam­bia­men­to e all’accettazione di quel­lo che veni­va defi­ni­to “un immo­ra­le scem­pio”, un con­cet­to non anco­ra scom­par­so nean­che nel 2021. L’aborto era un rea­to penal­men­te per­se­gui­bi­le, il nume­ro degli abor­ti ille­ga­li era mol­to ele­va­to e lo era­no anche le gra­vi con­se­guen­ze medi­che, ine­vi­ta­bil­men­te dovu­te ai mez­zi poco orto­dos­si e ille­ci­ti con cui avveniva.

Se da una par­te la leg­ge ita­lia­na assi­cu­ra il dirit­to all’aborto alle don­ne, dall’altra esi­sto­no anco­ra mol­ti pro­ble­mi che osta­co­la­no il libe­ro svol­gi­men­to del­la pra­ti­ca dell’aborto e di con­se­guen­za l’effettiva mes­sa in atto di un leci­to dirit­to. Innan­zi­tut­to l’obie­zio­ne di coscien­za di mol­ti medi­ci ren­de dif­fi­ci­le tro­va­re una sede e una figu­ra pro­fes­sio­na­le alla qua­le affi­dar­si. A que­sto biso­gna poi aggiun­ge­re il fat­to che sono anco­ra nume­ro­si i pare­ri con­tra­ri alla pra­ti­ca abor­ti­va, come quel­li del­le asso­cia­zio­ni fami­lia­ri qua­li il Movi­men­to per la vita, un’as­so­cia­zio­ne nata due anni dopo l’approvazione del­la leg­ge, e Pro-vita. Que­ste real­tà sono anco­ra atti­ve in cam­po poli­ti­co e socia­le con­du­cen­do cam­pa­gne pub­bli­ci­ta­rie anti-abor­to, come quel­la di gen­na­io a Roma, dove gran­di poster reci­ta­va­no «Sop­pri­me­re il cor­po di mio figlio non è una scel­ta», o quel­la del­lo scor­so anno a Firen­ze con lo slo­gan «Pren­de­re­sti mai del vele­no?».

Questa è la situazione moralmente contrastante presente non solo in Italia ma in molti Paesi del mondo. 

La Polo­nia è uno dei pae­si al cen­tro del dibat­ti­to abor­ti­sta mon­dia­le. Da anni, infat­ti, il gover­no con­ser­va­to­re polac­co osta­co­la la pos­si­bi­li­tà di appro­va­re la pra­ti­ca dell’aborto. In pas­sa­to il Pae­se pote­va van­ta­re l’attuazione del dirit­to fon­da­men­ta­le del­la don­na di sce­glie­re per il pro­prio cor­po gra­zie alla leg­ge del 1956, che garan­ti­va il dirit­to all’aborto per ragio­ni medi­che o eco­no­mi­co socia­li, men­tre in Ita­lia, Ger­ma­nia, Fran­cia si lot­ta­va anco­ra per otte­ne­re una nor­ma che lega­liz­zas­se que­sto dirit­to. Tut­ta­via, in segui­to alla cadu­ta del comu­ni­smo, alcu­ni depu­ta­ti con­ser­va­to­ri e cat­to­li­ci han­no lavo­ra­to per rea­liz­za­re una gra­dua­le cri­mi­na­liz­za­zio­ne dell’aborto appro­van­do diver­se leg­gi proi­bi­ti­ve e ren­den­do in que­sto modo sem­pre più dif­fi­ci­le l’ac­ces­so alla procedura.

Su Vul­ca­no ave­va­mo già par­la­to del­la que­stio­ne polac­ca par­ten­do dal 1997 fino i pri­mi ina­spri­men­ti del­la leg­ge che han­no con­dot­to a rimo­stran­ze da par­te del­le don­ne come quel­la del 2016, la cosid­det­ta “Pro­te­sta nera”: una serie di mani­fe­sta­zio­ni e scio­pe­ri in cui miglia­ia di don­ne polac­che si mostra­va­no vesti­te col colo­re del lut­to, il nero, espri­men­do il loro dis­sen­so nei con­fron­ti del nuo­vo pro­get­to di leg­ge che avreb­be vie­ta­to l’aborto anche nei pochi casi anco­ra rima­sti lega­li, come quel­lo dovu­to alle con­di­zio­ni medi­che del­la donna. 

Un altro caso è quel­lo del­la Colom­bia, dove figu­re inter­ne alla Chie­sa cat­to­li­ca por­ta­no avan­ti “la lot­ta” per ren­de­re ille­ga­le a tut­ti gli effet­ti l’aborto. Lo scor­so anno la Cor­te Costi­tu­zio­na­le ha lascia­to inva­ria­ta la leg­ge per cui l’aborto è lega­le nel caso di mal­for­ma­zio­ne del feto, rischio di vita per la madre e vio­len­za ses­sua­le. Rife­ren­do­si a que­sta sen­ten­za, il Mon­si­gnor Juan Vicen­te Cór­do­ba Vil­lo­ta ha affer­ma­to:«Con­ti­nua­no a esser vigen­ti le sen­ten­ze pre­ce­den­ti, che con­ti­nua­no a fare dan­ni, che con­sen­to­no di sop­pri­me­re del­la vita di un nasci­tu­ro a set­te o otto mesi di gesta­zio­ne; per­tan­to, per noi que­sta sen­ten­za non signi­fi­ca, in alcun modo, una fine, ma uno sti­mo­lo a pro­se­gui­re nel­la nostra lot­ta per la dife­sa e la pro­mo­zio­ne del­la vita».

Guar­dan­do agli Sta­ti Uni­ti, il 16 mag­gio 2019 il gover­na­to­re dell’Ala­ba­ma ha fir­ma­to l’Ala­ba­ma Human Life Pro­tec­tion Act, ren­den­do l’aborto ille­ga­le anche in caso di stu­pro o ince­sto, con la sola ecce­zio­ne dovu­ta al rischio del­la vita del­la madre. In altri 28 Sta­ti ame­ri­ca­ni sono sta­te avan­za­te pro­po­ste di leg­ge simi­li per abro­ga­re o limi­ta­re la pra­ti­ca abor­ti­va. Tra que­sti, il Texas è l’ultimo sta­to ame­ri­ca­no ad aver appor­ta­to novi­tà legi­sla­ti­ve su que­sto argo­men­to. Greg Abbott, il gover­na­to­re del Texas ha fir­ma­to una nor­ma che vie­ta l’aborto dopo le pri­me 6 set­ti­ma­ne, un perio­do non sem­pre suf­fi­cien­te per mol­te don­ne per capi­re la real­tà del loro sta­to. La leg­ge pre­ve­de inol­tre alcu­ne ecce­zioni in caso di com­pli­can­ze medi­che, ma non nel caso di stu­pro o ince­sto. La leg­ge entre­rà in vigo­re a set­tem­bre, se non ver­rà bloc­ca­ta o con­te­sta­ta da un tribunale. 

Pos­si­bi­li­tà di acce­de­re all’a­bor­to nel mondo

In Euro­pa i Pae­si che han­no una leg­ge a favo­re dell’aborto sen­za ecce­zio­ni se non quel­la del tri­me­stre, sono: Ita­lia, Ger­ma­nia, Fran­cia, Por­to­gal­lo, Ucrai­na, Nor­ve­gia, Sve­zia e mol­ti altri. È inve­ce vie­ta­to sen­za ecce­zio­ni in Andor­ra, San Mari­no e Mal­ta. In Gran Bre­ta­gna, Fin­lan­dia e Islan­da è per­mes­so solo nei tre casi ana­lo­ghi alla Colom­bia e per ragio­ni socioe­co­no­mi­che.

Infi­ne, nel resto del mon­do alcu­ni Pae­si vie­ta­no total­men­te la pra­ti­ca, anche nei casi in cui la vita del­la madre sia in peri­co­lo: ciò avvie­ne in Ango­la, Egit­toSene­gal, Iraq, Laos, Iso­le Mar­shall, Filip­pi­ne, Repub­bli­ca Domi­ni­ca­na, El Sal­va­dor, Hai­ti e Nica­ra­gua. In altri Sta­ti, come Soma­lia, Libia, Vene­zue­la e Indo­ne­sia, è per­mes­so solo in alcu­ni casi par­ti­co­la­ri. L’ulti­ma novi­tà in meri­to arri­va dal­la Nuo­va Zelan­da, dove il 24 mar­zo 2020 è entra­ta in vigo­re la leg­ge che pre­ve­de il dirit­to di abor­ti­re sen­za alcun tipo di restri­zio­ne duran­te la pri­ma metà del­la gra­vi­dan­za e l’eliminazione dei limi­ti dell’aborto nel­la secon­da metà del­la gra­vi­dan­za. https://www.orizzontipolitici.it/aborto-liberalizzato-in-nuova-zelanda-e-nel-mondo/  

La lega­liz­za­zio­ne dell’aborto garan­ti­reb­be il rispet­to di un dirit­to uma­no, il qua­le, se assi­cu­ra­to, potreb­be sal­va­re la vita di mol­te don­ne che ogni anno si sot­to­pon­go­no ille­gal­men­te all’interruzione volon­ta­ria di gra­vi­dan­za in con­di­zio­ni poco igie­ni­che, in luo­ghi non a nor­ma e che spes­so si affi­da­no alle mani di per­so­ne non com­pe­ten­ti. Il dirit­to all’aborto è uno dei dirit­ti fon­da­men­ta­li per il rico­no­sci­men­to del­la figu­ra del­la don­na come per­so­na deten­tri­ce del dirit­to deci­sio­na­le sul pro­prio cor­po, e non come mero mez­zo di riproduzione. 

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Elisa Letizia
Sono Eli­sa, stu­dio lin­gue, appas­sio­na­ta d’ar­te, musi­ca e cine­ma. Nel tem­po libe­ro scri­vo del pre­sen­te e lavo­ro per costrui­re il mio futuro.

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