“Ritratto della giovane in fiamme”, tra sguardi e poesia

Uno scher­mo bian­co che non tar­da a rive­lar­si una tela, mani diver­se che trac­cia­no con un car­bon­ci­no i pri­mi trat­ti di un’immagine – così si apre Ritrat­to del­la gio­va­ne in fiam­me. Ci tro­via­mo in un ate­lier, dove un grup­po di stu­den­tes­se d’arte ritrag­go­no la loro inse­gnan­te, ascol­tan­do le sue indi­ca­zio­ni, fino a che lei non nota, appog­gia­to a un caval­let­to, un suo dipin­to, por­ta­to sen­za per­mes­so nel­la stan­za da una stu­den­tes­sa. Il rumo­re del ven­to si fa for­te men­tre la tele­ca­me­ra ci tra­sci­na sem­pre più vici­no al qua­dro e poi al viso del­la pit­tri­ce, che dopo aver det­to di aver­lo dipin­to “mol­to tem­po fa”, ne annun­cia il tito­lo: Por­trait de la Jeu­ne Fil­le en Feu — Ritrat­to del­la gio­va­ne in fiam­me

Francia, diciottesimo secolo. La pittrice Marianne (Noémie Merlant) si reca in una località remota della Bretagna per dipingere un ritratto dell’aristocratica Héloïse (Adèle Haenel) da spedire al promesso sposo. 

Héloï­se non vuo­le spo­sar­si e ha rifiu­ta­to di posa­re per un altro pit­to­re, quin­di Marian­ne è costret­ta a fin­ger­si dama di com­pa­gnia per osser­var­la di gior­no e dipin­ge­re in segre­to di not­te. Tra le due ini­zia a sta­bi­lir­si un rap­por­to di com­pli­ci­tà, che si tra­mu­ta pre­sto in desi­de­rio; il cen­tro del film è infat­ti il len­to arde­re del sen­ti­men­to tra la pit­tri­ce e il sog­get­to del dipin­to che le vie­ne com­mis­sio­na­to. A que­sto, roman­ti­ca­men­te, fan­no da sfon­do le onde tumul­tuo­se che si infran­go­no sul­le sco­glie­re a pic­co sull’oceano, spec­chio del­la poten­za del­la passione.

Céli­ne Sciam­ma, regi­sta e sce­neg­gia­tri­ce, ha dichia­ra­to in un’intervista che il suo obiet­ti­vo era di osser­va­re con occhio pazien­te la nasci­ta e lo sboc­cia­re del desi­de­rio, ma anche il ricor­do di esso, ciò che resta dopo che una sto­ria fini­sce, in un’ottica lumi­no­sa: l’amore non è mai qual­co­sa che per­dia­mo, anche se è nel pas­sa­to; è qual­co­sa che abbia­mo vin­to per la vita. La pit­tu­ra si intrec­cia con que­sta visio­ne: l’atto di tra­sfe­ri­re per sem­pre qual­co­sa su una tela, ren­den­do­la eter­na, è assi­mi­la­bi­le agli inten­si atti­mi dell’amore che si fis­sa­no inde­le­bi­li nel­la nostra mente. 

Un foto­gram­ma del film

L’arte in sen­so lato rico­pre un ruo­lo cru­cia­le; ciò che ora vie­ne dato per scon­ta­to era in pas­sa­to con­ce­pi­to in modo total­men­te diver­so; le imma­gi­ni era­no poche, e i dipin­ti assu­mo­no quin­di un signi­fi­ca­to qua­si magi­co. Lo stes­so vale per i suo­ni; Héloï­se non ha mai sen­ti­to un’orchestra, solo l’organo del con­ven­to, e chie­de a Marian­ne di rac­con­tar­le la musica. 

Gra­zie alle tona­li­tà pit­to­ri­che del­le imma­gi­ni, ogni inqua­dra­tu­ra del­la pel­li­co­la potreb­be esse­re un qua­dro di cui ci sen­tia­mo par­te per via del­la tec­ni­ca cine­ma­to­gra­fi­ca che fa da pon­te con lo spet­ta­to­re: l’utilizzo mas­si­vo del­la sog­get­ti­va, tec­ni­ca in cui la tele­ca­me­ra è posi­zio­na­ta come se stes­si­mo guar­dan­do dagli occhi di Marian­ne – così vedia­mo le sue mani dipin­ge­re sul­la tela come se lo stes­si­mo facen­do noi, e inse­guia­mo con lei il capo coper­to di Héloï­se, bra­man­do di vede­re il suo vol­to; lo sguar­do, ini­zial­men­te fur­ti­vo e poi sem­pre più mani­fe­sto, è infat­ti ciò che domi­na il rap­por­to tra le due pro­ta­go­ni­ste e a esso si rifà anche il leit­mo­tiv del mito di Orfeo e Euri­di­ce, che con­fe­ri­sce al film una dimen­sio­ne tra­gi­ca e eterea.

Nono­stan­te la cop­pia fem­mi­ni­le, Ritrat­to del­la gio­va­ne in fiam­me non vie­ne per­ce­pi­to dal­lo spet­ta­to­re come un film poli­ti­co; la rela­zio­ne tra Marian­ne e Héloï­se non va a sfi­da­re le rego­le del­la socie­tà, non si con­fron­ta con il mon­do ester­no; il cuo­re del­la nar­ra­zio­ne sta nel­la poe­sia che fa da uni­ver­sa­le alla purez­za dell’amore.

Beatrice Ghiringhelli Cavallo
Sono Bea­tri­ce, stu­dio con pas­sio­ne Lin­gue e let­te­ra­tu­re stra­nie­re. Mi pia­ce leg­ge­re, guar­da­re serie tv e film inte­res­san­ti e infor­mar­mi su quel­lo che suc­ce­de nel mondo.
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