Terre selvagge. La via Francigena

Viaggi, esplorazioni, vagabondaggi. In questa rubrica, un’indagine intorno al movimento e al desiderio di spostarsi e cercare altri luoghi. 


La via Fran­ci­ge­na è una via di pel­le­gri­nag­gio che nel Medioe­vo face­va par­te del­le tre pere­gri­na­tio­nes maio­res con il cam­mi­no del­la Ter­ra San­ta e quel­lo di San­tia­go di Com­po­ste­la. I pel­le­gri­nag­gi nasco­no come viag­gi com­piu­ti per fede, ricer­ca spi­ri­tua­le o peni­ten­za ma ad oggi la moti­va­zio­ne reli­gio­sa non è più la prin­ci­pa­le: la mag­gior par­te dei pel­le­gri­ni intra­pren­do i cam­mi­ni mos­si da inte­res­si cul­tu­ra­li, turi­sti­ci ma anche sportivi.

La via Fran­ci­ge­na è par­te di un fascio di per­cor­si det­ti anche vie Romee che attra­ver­sa­va­no il cen­tro Euro­pa diri­gen­do­si ver­so il sud Ita­lia e in par­ti­co­la­re ver­so la Puglia, luo­go dove ci si imbar­ca­va per la Ter­ra San­ta. Non era quin­di pro­pria­men­te un’unica via quan­to piut­to­sto una serie di per­cor­si che crea­va­no una serie di devia­zio­ni alternative. 

Ad oggi il percorso completo parte da Canterbury per arrivare fino a Roma e proseguire poi per Santa Maria di Leuca, ultima città sul tacco della nostra penisola. 

I pri­mi docu­men­ti che cita­no l’esistenza del­la via Fran­ci­ge­na risal­go­no al IX seco­lo e il nome è atte­sta­to per la pri­ma vol­ta nell’Actum Clu­sum, una per­ga­me­na dell’876 ritro­va­ta nell’Abbazia di San Sal­va­to­re sul Mon­te Amia­ta, mon­te tosca­no che si tro­va sul pel­le­gri­nag­gio. Di poco poste­rio­re è la pri­ma descri­zio­ne del per­cor­so: si trat­ta del rac­con­to del viag­gio ver­so Roma com­piu­to da Sige­ri­co, il vesco­vo di Canterbury.

Que­sta via è tor­na­ta al cen­tro dell’attenzione dopo la risco­per­ta del Cam­mi­no di San­tia­go negli anni ’70. Come per quel­lo spa­gno­lo anche la Fran­ci­ge­na gia­ce­va in par­te sot­to l’asfalto ma negli ulti­mi anni è anda­to crean­do­si una rete di volon­ta­ri che han­no dato un nuo­vo vol­to a que­sto pel­le­gri­nag­gio, segnan­do sen­tie­ri e per­cor­si cer­can­do di recu­pe­ra­re il trac­cia­to ori­gi­na­rio

Il per­cor­so del­la via Francigena

Il trac­cia­to com­ple­to è lun­go 1800 km divi­si uffi­cial­men­te in 105 tap­pe ridu­ci­bi­li a cir­ca 90. Con­si­de­ran­do il tem­po e la pre­pa­ra­zio­ne richie­sti per affron­ta­re un cam­mi­no di que­sto gene­re, sono mol­ti i viag­gia­to­ri che deci­do­no di intra­pren­de­re solo una par­te dell’intera via. E sicu­ra­men­te, al momen­to del­la scel­ta, la sezio­ne più sug­ge­sti­va da fare è quel­la ita­lia­na, ric­ca di moti­vi di inte­res­se cul­tu­ra­le e paesaggistico. 

Il trat­to ita­lia­no, divi­so in 45 tap­pe, ini­zia dal Gran San Ber­nar­do, un vali­co alpi­no del­le Alpi Pen­ni­ne, tra Ita­lia e Sviz­ze­ra, e si diri­ge ver­so la tom­ba di San Pie­tro a Roma: tut­to il per­cor­so è ben trac­cia­to e orga­niz­za­to, soprat­tut­to gra­zie alla rete di ostel­li a dispo­si­zio­ne dei viag­gia­to­ri a bas­si costi.

Alcune delle tappe più suggestive si dividono tra Toscana e Lazio, attraverso i colli e i borghi medievali del centro Italia.

Uno di que­sti è il famo­so pae­se di San Gimi­gna­no, dichia­ra­to patri­mo­nio dell’umanità dall’UNESCO per la carat­te­ri­sti­ca archi­tet­tu­ra medie­va­le del suo cen­tro sto­ri­co. Sor­ge su un col­le nel­la lus­su­reg­gian­te Val d’Elsa e il suo pro­fi­lo, visto da lon­ta­no, è incon­fon­di­bi­le: nel suo perio­do più flo­ri­do, infat­ti, le ric­che fami­glie di San Gimi­gna­no arri­va­ro­no a costrui­re ben 72 tor­ri, di cui oggi ne riman­go solo 14, rega­lan­do comun­que un mera­vi­glio­so col­po d’occhio per i pel­le­gri­ni che si avvi­ci­na­no dal­la Fran­ci­ge­na alla città.

San Gimi­gna­no

La tap­pa dopo San Gimi­gna­no ter­mi­na inve­ce a Mon­te­rig­gio­ni in pro­vin­cia di Sie­na: que­sta cit­ta­di­na si sta­glia in mez­zo al nul­la sopra un col­le nel­le cam­pa­gne tosca­ne e col­pi­sce per l’incre­di­bi­le cin­ta mura­ria che si esten­de per 500 mt attor­no alla cit­tà, alta 20 metri e spes­sa due, scan­di­ta da 14 impo­nen­ti torrioni.

Que­sto bor­go è tal­men­te par­ti­co­la­re da esse­re cita­to anche all’interno del­la Divi­na Com­me­dia dan­te­sca, quan­do il poe­ta di Firen­ze e Vir­gi­lio si tro­va­no tra l’ottavo e il nono cer­chio, nel poz­zo dei giganti.

però che come su la cer­chia ton­da
Mon­te­rig­gion di tor­ri si coro­na,
così la pro­da che ‘l poz­zo cir­con­da
tor­reg­gia­van di mez­za la per­so­na 
li orri­bi­li gigan­ti, cui minac­cia 
Gio­ve del cie­lo anco­ra quan­do tuona.

Dan­te, Infer­no XXXI, 40–45

«..infat­ti, come Mon­te­rig­gio­ni è coro­na­ta di tor­ri sul­la cer­chia ton­da di  mura, così gli orri­bi­li gigan­ti, cui Gio­ve minac­cia anco­ra dal cie­lo quan­do emet­te i tuo­ni, svet­ta­va­no come tor­ri sul­l’ar­gi­ne che cir­con­da il poz­zo, emer­gen­do dal­la cin­to­la in su.»

Altro pun­to di incre­di­bi­le inte­res­se, cit­ta­di­na meno famo­sa del­le due appe­na cita­te, è la roc­ca di Radi­co­fa­ni, alle pen­di­ci del Mon­te Amia­ta, situa­ta sul trat­to di pel­le­gri­nag­gio dell’antica via Cas­sia. Que­sto bor­go si tro­va in Val d’Orcia ed è cono­sciu­to anche per esse­re la patria del “Robin Hood ita­lia­no”. Nel 1265 nasce a Radi­co­fa­ni Ghi­no di Tac­co, figlio di un espo­nen­te del­la nobil­tà ghi­bel­li­na in con­tra­sto con lo schie­ra­men­to guel­fo del comu­ne sene­se. Dopo la deca­pi­ta­zio­ne del padre e del­lo zio in piaz­za del cam­po a Sie­na, Ghi­no fug­ge e si tra­sfor­ma agli occhi dei poten­ti in un fuo­ri­leg­ge: dan­do­si a ban­di­ti­smo con un grup­po di com­pa­gni, nel 1297 rie­sce a con­qui­sta­re la roc­ca di Radi­co­fa­ni, con­trol­lan­do il traf­fi­co di mer­ci e per­so­ne che attra­ver­sa­va­no la Val d’Orcia diret­te ver­so Roma. La leg­gen­da nar­ra che Ghi­no di Tac­co, in tut­te le sue incur­sio­ni e i suoi fur­ti, non toc­cò mai i patri­mo­ni dei pove­ri diven­tan­do una sor­ta di pro­tet­to­re degli ultimi.

La roc­ca di Radicofani

Tap­pa lazia­le è inve­ce quel­la di Acqua­pen­den­te, bor­go che si è con­qui­sta­to il nome di “Geru­sa­lem­me d’Europa” poi­ché sem­bre­reb­be che pro­prio in que­sto bor­go in pro­vin­cia di Viter­bo, ci sia la pri­ma ripro­du­zio­ne del sepol­cro di Cri­sto fuo­ri dal­la Ter­ra San­ta. Que­sta cit­ta­del­la però è par­ti­co­lar­men­te inte­res­san­te anche per l’incredibile con­te­sto natu­ra­le in cui è inse­ri­ta, cir­con­da­ta da boschi e acque lim­pi­de, ric­ca di bio­di­ver­si­tà e pae­sag­gi sor­pren­den­ti come quel­li del Bosco del Sas­se­to o la riser­va natu­ra­le del Mon­te Rufe­no.

Il bosco del Sasseto

Oltre agli incre­di­bi­li pae­sag­gi e alla sto­ria che cor­re su que­ste stra­de, cam­mi­ni come quel­li del­la via Fran­ci­ge­na con­ci­lia­no l’incon­tro tra per­so­ne, spin­te ad intra­pren­de­re que­sto viag­gio da diver­se moti­va­zio­ni ma acco­mu­na­te dal­la magia di que­sto per­cor­so e dal sen­ti­men­to di unio­ne che luo­ghi ed espe­rien­ze di que­sto tipo rie­sco­no a far nasce­re spon­ta­nea­men­te in colo­ro che si avven­tu­ra­no su que­ste anti­che vie.

Arianna Locatelli
Da pic­co­la cer­ca­vo l’origine del mio nome per­ché mi affa­sci­na­va la sto­ria che c’era die­tro. Anco­ra oggi mi pia­ce cono­sce­re e sco­pri­re sto­rie di cui poi rac­con­to e scri­vo. Intan­to cor­ro, bevo caf­fè e pia­ni­fi­co viaggi.
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Da piccola cercavo l’origine del mio nome perché mi affascinava la storia che c’era dietro. Ancora oggi mi piace conoscere e scoprire storie di cui poi racconto e scrivo. Intanto corro, bevo caffè e pianifico viaggi.

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