Un secolo di Joseph Beuys, l’artista sciamano

This undated hand out picture from the Tate Modern shows artist Joseph Beuys. A show of Beuy's work, entitled Actions, Vitrines, Environments, will open at the Tate Modern 04 February, 2005 and run through 02 May, 2005. AFP PHOTO

Il 12 mag­gio di cen­to anni fa nasce­va Jose­ph Beuys, uno degli arti­sti con­tem­po­ra­nei più impor­tan­ti e – ben­ché non più in vita – tutt’ora influen­ti. Le cele­bra­zio­ni di que­sto anni­ver­sa­rio si sno­da­no attra­ver­so un ric­co calen­da­rio di even­ti rela­ti­vi alle tap­pe prin­ci­pa­li del­la sua car­rie­ra, gli aspet­ti più con­tro­ver­si del­la sua figu­ra e l’ere­di­tà da lui lasciata.

Per riscoprire la figura di Beuys e la sua poetica, è utile ripercorrere alcuni eventi cruciali che hanno fortemente influenzato la sua produzione artistica.

Pri­mo tra tut­ti, il suo incon­tro con una comu­ni­tà di noma­di tar­ta­ri. Duran­te la Secon­da Guer­ra Mon­dia­le, Beuys, mitra­glie­re del­la Luft­waf­fe, vie­ne soc­cor­so dopo un inci­den­te da alcu­ni mem­bri di un vil­lag­gio tar­ta­ro che, per curar­lo, lo rico­pro­no di gras­so ani­ma­le e lo avvol­go­no nel fel­tro: ciò lo fa avvi­ci­na­re alle pra­ti­che scia­ma­ni­che. Da que­sta pri­ma espe­rien­za, per lui acqui­si­sce rilie­vo la sovrap­po­si­zio­ne tra arte e vita e la con­ce­zio­ne dell’arte come stru­men­to per dia­lo­ga­re con il mon­do e la natu­ra: il gras­so e il fel­tro, che figu­ra­no tra i mate­ria­li uti­liz­za­ti in manie­ra pre­fe­ren­zia­le, accom­pa­gna­no il cor­po nel­la sua pre­sen­za sce­no­gra­fi­ca duran­te diver­se per­for­man­ce.

Per dia­lo­ga­re con la natu­ra e met­te­re in rilie­vo i dan­ni cau­sa­ti dal siste­ma capi­ta­li­sti­co, Beuys, nel­le pro­prie ope­re, impie­ga degli ani­ma­li e una serie di mate­ria­li orga­ni­ci e natu­ra­li, come legno e mie­le. Con la per­for­man­ce Coyo­te. I Like Ame­ri­ca and Ame­ri­ca Likes Me (1974) l’artista riflet­te e fa riflet­te­re su come sia pos­si­bi­le instau­ra­re un dia­lo­go paci­fi­co tra uomo civi­liz­za­to e natura.

Beuys e un coyo­te con­di­vi­do­no lo stes­so spa­zio del­la Renè Block Gal­le­ry di New York per otto ore al gior­no per tre gior­ni; ini­zial­men­te Beuys deve difen­der­si dal coyo­te con un basto­ne e una coper­ta di fel­tro, ma suc­ces­si­va­men­te i rit­mi e le gesta quo­ti­dia­ne dei due si alli­nea­no e vie­ne così risco­per­ta una dimen­sio­ne di armo­nia con il mon­do natu­ra­le, ormai per­du­ta nel­la con­tem­po­ra­nei­tà. L’artista recu­pe­ra, in que­sto modo, una dote di pre­veg­gen­za, attra­ver­sa i con­fi­ni tra mon­do uma­no e mon­do natu­ra­le e li met­te in comunicazione.

Coyo­te. I Like Ame­ri­ca and Ame­ri­ca Likes Me (1974)

Signi­fi­ca­ti­va è altre­sì la cri­si inte­rio­re, attra­ver­sa­ta dopo la fine del con­flit­to mon­dia­le, che lo con­du­ce a un perio­do di spe­ri­men­ta­zio­ne crea­ti­va, coin­ci­den­te anche con l’adesione, negli anni ’60, a Flu­xus, movi­men­to arti­sti­co fina­liz­za­to a pro­muo­ve­re un’arte social­men­te impegnata. 

L’attenzione alle que­stio­ni socia­li si dimo­stra anche nel suo fer­vo­re poli­ti­co: nel 1967, Beuys fon­da il Par­ti­to degli Stu­den­ti Tede­schi, sul­la base dell’idea che tut­ti gli esse­ri uma­ni sono con­si­de­ra­ti stu­den­ti, che neces­si­ta­no di nuo­vi pro­gram­mi edu­ca­ti­vi e peda­go­gi­ci; nel 1968 il par­ti­to pren­de il nome di Flu­xus Zone West. Inol­tre, due anni dopo, fon­da l’Orga­niz­za­zio­ne di Non-Votan­ti, Libe­ro Refe­ren­dum, poi Orga­niz­za­zio­ne per la diret­ta demo­cra­zia attra­ver­so il refe­ren­dum.

Arte e società si trovano fuse e incarnate nella figura di Joseph Beuys, che continua a dare voce alle proprie idee tramite mostre, performance e conferenze. 

Nel 1971, su una stra­da di Colo­nia, ini­zia a distri­bui­re buste di pla­sti­ca con stam­pa­to il logo dell’organizzazione e con la scrit­ta «How the Dic­ta­tor­ship of the Par­ties Can Be Over­co­me».

Que­sta sua voca­zio­ne socia­le tro­va espres­sio­ne nell’iconica foto­gra­fia La rivo­lu­zio­ne sia­mo noi (1972), rea­liz­za­ta per annun­cia­re la sua pri­ma mostra in Ita­lia, a Napo­li. Beuys è ritrat­to men­tre avan­za ver­so lo spet­ta­to­re, richia­man­do imme­dia­ta­men­te il Quar­to Sta­to di Peliz­za da Vol­pe­do: l’artista par­te­ci­pa atti­va­men­te a una rivo­lu­zio­ne socia­le e cul­tu­ra­le e, al con­tem­po, invi­ta chi guar­da ad unir­si alla sua mar­cia ver­so un futu­ro dif­fe­ren­te, da costruire. 

La rivo­lu­zio­ne sia­mo noi (1972)

Beuys, per tut­ta la vita, riven­di­che­rà l’importanza e il ruo­lo dell’arte nel­la socie­tà e la cen­tra­li­tà dell’individuo nel pro­ces­so crea­ti­vo: «Ogni esse­re uma­no è un arti­sta che – a par­ti­re dal suo sta­to di liber­tà – la con­di­zio­ne di liber­tà in pri­ma per­so­na – impa­ra a deter­mi­na­re le altre con­di­zio­ni nell’opera d’arte tota­le dell’ordine socia­le futu­ro. Auto­de­ter­mi­na­zio­nepar­te­ci­pa­zio­ne alla sfe­ra cul­tu­ra­le (liber­tà); nel­la defi­ni­zio­ne del­le leg­gi (demo­cra­zia); e nel cam­po eco­no­mi­co (socia­li­smo)».

Sin­te­si del­le due prin­ci­pa­li istan­ze di inte­res­se di Beuys, la poli­ti­ca e la natu­ra, oltre al suo coin­vol­gi­men­to alla fon­da­zio­ne del par­ti­to tede­sco dei Ver­di, è 7000 Quer­ce, instal­la­zio­ne pre­sen­ta­ta a docu­men­ta di Kas­sel del 1982. 

7000 quer­ce, docu­men­ta 7 in Kas­sel, 16.03.1982
foto: Die­ter Sch­werd­tle, © docu­men­ta archiv, jose­ph beuys/vg bild-kun­st, Bonn 2021

Nel­la piaz­za anti­stan­te il museo Fede­ri­cia­num di Kas­sel, Beuys posa 7000 ste­le di basal­to, da rimuo­ve­re una ad una solo a fron­te dell’”adozione” di un albe­ro da pian­ta­re in cit­tà, di fian­co al qua­le por­re la ste­le rimos­sa dal cumu­lo, per rap­pre­sen­ta­re sim­bo­li­ca­men­te il soda­li­zio tra arte e natu­ra . L’opera è in fie­ri, per­ché i risul­ta­ti di quan­to fat­to qua­si quarant’anni fa si vedran­no negli anni a veni­re: l’albero è sim­bo­lo di rina­sci­ta e cre­sci­ta, dei valo­ri neces­sa­ri a un mon­do che si orien­ta sem­pre più ver­so una mag­gio­re sen­si­bi­li­tà per le tema­ti­che ambientali. 

Per cele­bra­re la ricor­ren­za dei cen­to anni dal­la nasci­ta di Beuys il Mini­ste­ro del­la Cul­tu­ra e del­le Scien­ze del­la Rena­nia Set­ten­trio­na­le Vest­fa­lia, in col­la­bo­ra­zio­ne con l’Università Hein­rich Hei­ne di Düs­sel­dorf, ha rea­liz­za­to il pro­get­to beuys2021 : un arti­co­la­to palin­se­sto di even­ti, mostre, con­cer­ti, per­for­man­ce per risco­pri­re in tut­ti i suoi aspet­ti que­sta figu­ra cen­tra­le nel mon­do arti­sti­co. Gli even­ti prin­ci­pa­li – frui­bi­li anche onli­ne – sono le mostre Jose­ph Beuys e gli scia­ma­ni, a Bed­burg-Hau, Ogni esse­re uma­no è un arti­sta. Eser­ci­zi cosmo­po­li­ti­ci con Jose­ph Beuys, a Düs­sel­dorf e il con­ve­gno I pro­ble­mi con Beuys, una men­ta­li­tà e sto­ria di rice­zio­ne di Jose­ph Beuys, duran­te il qua­le si inda­ghe­ran­no anche alcu­ni momen­ti cri­ti­ci del­la vita di Beuys, tra cui la sua iscri­zio­ne alla Gio­ven­tù Hitleriana.

Questa manifestazione investe anche altri Paesi oltre alla Germania, tra cui l’Italia, dove Beuys si è più volte recato, ha esposto le proprie opere e ha lavorato, stringendo un forte legame con il Paese. 

A Bolo­gna­no, in Abruz­zo, tra il 1972 e il 1985 ha con­ce­pi­to il pro­get­to eco­lo­gi­co e socia­le Dife­sa del­la Natu­ra, com­pren­den­te la Fon­da­zio­ne per la Rina­sci­ta dell’Agricoltura e la Pian­ta­gio­ne Para­di­se, dove sono sta­te pian­ta­te 7000 pian­te per il ripri­sti­no del­la bio­di­ver­si­tà; nel 1981 ha rea­liz­za­to l’opera Ter­re­mo­to in palaz­zo, per il pro­get­to cura­to dal gal­le­ri­sta Lucio Ame­lio con il fine di rein­ter­pre­ta­re arti­sti­ca­men­te il lut­to e il momen­to di cri­ti­ci­tà e fra­gi­li­tà segui­to al ter­re­mo­to che ha col­pi­to la Cam­pa­nia nel 1978 

All’interno del pro­gram­ma di beuys2021 il Tea­tro OutOff di Mila­no è pre­sen­te con una mostra di poster, riguar­dan­ti in par­ti­co­la­re il lega­me tra arte, poli­ti­ca e natu­ra (visi­ta­bi­le dall’11 mag­gio al 19 dicem­bre 2021), e un ciclo di cin­que sera­te, dall’11 al 15 mag­gio, di appro­fon­di­men­to sul­la figu­ra e l’arte di Beuys . Inol­tre, il 12 mag­gio alle ore 18, nel par­co di via Mac Mahon a segui­to di alcu­ne let­tu­re da testi di Beuys, ver­rà pian­tu­ma­ta una quer­cia: un’ottima occa­sio­ne per rac­co­glie­re il lasci­to di Beuys e ripar­ti­re dal suo pun­to d’arrivo.

Imma­gi­ne di coper­ti­na: Jose­ph Beuys, 1975, foto di Caro­li­ne Tisdall

Con­di­vi­di:
Costanza Mazzucchelli
Clas­se 2000, stu­den­tes­sa di Let­te­re. Guar­do il mon­do attra­ver­so i miei occhia­li spes­si, ascol­to e leg­go, poi scri­vo di ciò che ho imparato.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.