Battiato, l’Oriente, il centro di gravità

La lun­ga car­rie­ra del mae­stro sici­lia­no Fran­co Bat­tia­to, scom­par­so lo scor­so 18 mag­gio, è sta­ta un viag­gio tra i più diver­si sti­li musi­ca­li – dal pop degli anni ses­san­ta, al rock, al can­tau­to­ra­to, poi alla musi­ca elet­tro­ni­ca fino all’opera liri­ca – ma anche un’evoluzione filo­so­fi­ca che par­ten­do dal perio­do gio­va­ni­le del­la musi­ca spe­ri­men­ta­le, e attra­ver­san­do un perio­do di stu­dio dell’Oriente misti­co-eso­te­ri­co, arri­va, a par­ti­re dagli anni ’90, alla col­la­bo­ra­zio­ne con il filo­so­fo Man­lio Sga­lam­bro, co-auto­re del cele­bre sin­go­lo, La cura (in L’imboscata, 1996). 

Il con­tat­to con filo­so­fie e tra­di­zio­ni orien­ta­li è evi­den­te in mol­tis­si­mi testi del gran­de can­tau­to­re. Pen­sia­mo, ad esem­pio, alla dan­za dei der­vi­sci rotan­ti del­la qua­le si par­la in Voglio veder­ti dan­za­re (in Arca di Noè, 1982):

Voglio veder­ti dan­za­re
Come i der­vi­shes tur­ners che gira­no
Sul­le spi­ne dor­sa­li
O al suo­no di cavi­glie­re del Katakali

Questa danza, che imiterebbe il movimento dei pianeti, viene praticata finché tutti i membri del gruppo non si accasciano a terra privi di conoscenza, raggiungendo così l’estasi e la perdita del contatto col mondo materiale.

Tap­pa fon­da­men­ta­le del viag­gio alla sco­per­ta del­le tra­di­zio­ni orien­ta­li è, poi, l’avvicinamento di Bat­tia­to al pen­sie­ro di Geor­ges Iva­no­vič Gur­d­jieff (1872–1949), filo­so­fo, scrit­to­re, misti­co e musi­ci­sta arme­no vis­su­to in Rus­sia, le cui teo­rie sono sta­te rac­col­te dall’allievo P.D. Ouspen­sky in Fram­men­ti di un inse­gna­men­to sco­no­sciu­to. Nell’opera si par­te dall’idea che «tut­ti gli uomi­ni sono mac­chi­ne gui­da­te da influen­ze este­rio­ri […]. È pos­si­bi­le smet­te­re di esse­re una mac­chi­na, ma, per que­sto è neces­sa­rio pri­ma di tut­to cono­sce­re la macchina». 

Ecco che lo sco­po del siste­ma di Gur­d­jieff risul­ta esse­re la cono­scen­za di sé stes­si; egli distin­gue così set­te sta­di di uma­ni­tà, par­ten­do dall’uomo n. 1 (uma­ni­tà mec­ca­ni­ca) fino ad arri­va­re all’uomo n.7 (il più com­ple­to svi­lup­po pos­si­bi­le); nel mez­zo si tro­va colui che ha rag­giun­to “un cen­tro di gra­vi­tà per­ma­nen­te” (l’uomo n. 4). Ine­vi­ta­bi­le pen­sa­re, qui, al bra­no Cen­tro di gra­vi­tà per­ma­nen­te (in La voce del padro­ne, 1981). L’influenza gur­d­jief­fia­na pro­se­gue con l’interesse di Bat­tia­to per la leg­ge dell’Ottava, la qua­le «dimo­stra per­ché, nel­le nostre atti­vi­tà, non c’è mai nien­te che vada in linea ret­ta. […] Dopo un cer­to perio­do di atti­vi­tà ener­ge­ti­ca […] una rea­zio­ne inter­vie­ne, il lavo­ro divie­ne noio­so e tra­scu­ra­to». Que­sti inter­val­li acca­do­no a cau­sa di fat­to­ri ester­ni che l’uomo, pri­vo del suo cen­tro di gra­vi­tà per­ma­nen­te, non rie­sce ad evi­ta­re, e ven­go­no appun­to visua­liz­za­ti all’interno dell’Ottava musi­ca­le (da Do a Do) come i due inter­val­li Mi-Fa e Si-Do dove man­ca il semi­to­no (si pen­si alla discon­ti­nui­tà dei tasti neri di un pia­no­for­te). Le devia­zio­ni che si crea­no pro­se­guo­no fino a chiu­de­re il cerchio. 

Contro questa tendenza l’uomo può agire applicando il cosiddetto “shock addizionale” (citato nel brano Shock in My Town, in Gommalacca, 1999), ossia agendo consapevolmente contro le contingenze esterne. 

Ine­vi­ta­bi­le ricor­da­re, in con­clu­sio­ne di que­sto bre­ve cam­mi­no tra i richia­mi all’oriente, il bra­no Le aqui­le non vola­no a stor­mi (in Die­ci stra­ta­gem­mi, 2004). L’atmosfera orien­ta­le che per­mea tut­to il bra­no ­– gra­zie anche agli ampi spa­zi dedi­ca­ti allo sha­mi­sen, stru­men­to musi­ca­le giap­po­ne­se a tre cor­de – accom­pa­gna le paro­le del mae­stro che invi­ta l’uomo a distac­car­si dagli ste­reo­ti­pi che appiat­ti­sco­no l’umanità spic­can­do un volo soli­ta­rio come quel­lo dell’aquila e a con­ti­nua­re così il pro­prio cam­mi­no, per quan­to incer­to pos­sa essere. 

In silen­zio sof­fro i dan­ni del tem­po
le aqui­le non vola­no a stor­mi
vivo è il rim­pian­to del­la via smar­ri­ta
nel­l’in­cer­to cam­mi­no del ritorno.


Biblio­gra­fia:

P.D. Ouspen­sky, Fram­men­ti di un inse­gna­men­to sco­no­sciu­to, Astro­la­bio-Ubal­di­ni Edi­to­re, Roma, 1976

Con­di­vi­di:
Rebecca Nicastri
Clas­se 2000. Stu­dio let­te­re, sono inna­mo­ra­ta del mon­do e vor­rei sape­re tut­to di lui. Per me le gior­na­te sono sem­pre trop­po corte.

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