Del: 25 Giugno 2021 Di: Rebecca Nicastri Commenti: 0

La lunga carriera del maestro siciliano Franco Battiato, scomparso lo scorso 18 maggio, è stata un viaggio tra i più diversi stili musicali – dal pop degli anni sessanta, al rock, al cantautorato, poi alla musica elettronica fino all’opera lirica – ma anche un’evoluzione filosofica che partendo dal periodo giovanile della musica sperimentale, e attraversando un periodo di studio dell’Oriente mistico-esoterico, arriva, a partire dagli anni ’90, alla collaborazione con il filosofo Manlio Sgalambro, co-autore del celebre singolo, La cura (in L’imboscata, 1996). 

Il contatto con filosofie e tradizioni orientali è evidente in moltissimi testi del grande cantautore. Pensiamo, ad esempio, alla danza dei dervisci rotanti della quale si parla in Voglio vederti danzare (in Arca di Noè, 1982):

Voglio vederti danzare
Come i dervishes turners che girano
Sulle spine dorsali
O al suono di cavigliere del Katakali

Questa danza, che imiterebbe il movimento dei pianeti, viene praticata finché tutti i membri del gruppo non si accasciano a terra privi di conoscenza, raggiungendo così l’estasi e la perdita del contatto col mondo materiale.

Tappa fondamentale del viaggio alla scoperta delle tradizioni orientali è, poi, l’avvicinamento di Battiato al pensiero di Georges Ivanovič Gurdjieff (1872-1949), filosofo, scrittore, mistico e musicista armeno vissuto in Russia, le cui teorie sono state raccolte dall’allievo P.D. Ouspensky in Frammenti di un insegnamento sconosciuto. Nell’opera si parte dall’idea che «tutti gli uomini sono macchine guidate da influenze esteriori […]. È possibile smettere di essere una macchina, ma, per questo è necessario prima di tutto conoscere la macchina». 

Ecco che lo scopo del sistema di Gurdjieff risulta essere la conoscenza di sé stessi; egli distingue così sette stadi di umanità, partendo dall’uomo n. 1 (umanità meccanica) fino ad arrivare all’uomo n.7 (il più completo sviluppo possibile); nel mezzo si trova colui che ha raggiunto “un centro di gravità permanente” (l’uomo n. 4). Inevitabile pensare, qui, al brano Centro di gravità permanente (in La voce del padrone, 1981). L’influenza gurdjieffiana prosegue con l’interesse di Battiato per la legge dell’Ottava, la quale «dimostra perché, nelle nostre attività, non c’è mai niente che vada in linea retta. […] Dopo un certo periodo di attività energetica […] una reazione interviene, il lavoro diviene noioso e trascurato». Questi intervalli accadono a causa di fattori esterni che l’uomo, privo del suo centro di gravità permanente, non riesce ad evitare, e vengono appunto visualizzati all’interno dell’Ottava musicale (da Do a Do) come i due intervalli Mi-Fa e Si-Do dove manca il semitono (si pensi alla discontinuità dei tasti neri di un pianoforte). Le deviazioni che si creano proseguono fino a chiudere il cerchio.

Contro questa tendenza l’uomo può agire applicando il cosiddetto “shock addizionale” (citato nel brano Shock in My Town, in Gommalacca, 1999), ossia agendo consapevolmente contro le contingenze esterne. 

Inevitabile ricordare, in conclusione di questo breve cammino tra i richiami all’oriente, il brano Le aquile non volano a stormi (in Dieci stratagemmi, 2004). L’atmosfera orientale che permea tutto il brano ­– grazie anche agli ampi spazi dedicati allo shamisen, strumento musicale giapponese a tre corde – accompagna le parole del maestro che invita l’uomo a distaccarsi dagli stereotipi che appiattiscono l’umanità spiccando un volo solitario come quello dell’aquila e a continuare così il proprio cammino, per quanto incerto possa essere. 

In silenzio soffro i danni del tempo
le aquile non volano a stormi
vivo è il rimpianto della via smarrita
nell’incerto cammino del ritorno.


Bibliografia:

P.D. Ouspensky, Frammenti di un insegnamento sconosciuto, Astrolabio-Ubaldini Editore, Roma, 1976

Rebecca Nicastri
Classe 2000. Studio lettere, sono innamorata del mondo e vorrei sapere tutto di lui. Per me le giornate sono sempre troppo corte.

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