Brusca libero, la notizia indigna ma non stupisce

Dopo 25 anni di pena scon­ta­ta in car­ce­re, da lune­dì 31 mag­gio, il kil­ler di mafia Gio­van­ni Bru­sca è libe­ro, in liber­tà vigi­la­ta, ma pur sem­pre libe­ro. Come è potu­to acca­de­re? Come è pos­si­bi­le che sia con­sen­ti­to a colui che si è mac­chia­to di tan­ti omi­ci­di da non ricor­da­re il nume­ro, che ha segre­ga­to e sciol­to nell’acido il pic­co­lo Giu­sep­pe Di Mat­teo e che ha azio­na­to il pul­san­te di inne­sco del­la bom­ba del­la stra­ge di Capa­ci, di vive­re libe­ro fuo­ri dal­le mura di un car­ce­re come un comu­ne cittadino?

Ciò è sta­to pos­si­bi­le gra­zie al decre­to-leg­ge n. 8 del 1991, con­ver­ti­to nel­la leg­ge n. 82 del 1991 poi modi­fi­ca­ta il 13 feb­bra­io 2001, secon­do cui chi col­la­bo­ra con lo Sta­to nel far luce su delit­ti com­mes­si per fina­li­tà di ter­ro­ri­smo o di ever­sio­ne dell’ordine costi­tu­zio­na­le, fra cui i delit­ti com­mes­si da orga­niz­za­zio­ni cri­mi­na­li, ha dirit­to a misu­re di pro­te­zio­ne e impor­tan­ti scon­ti di pena.

Per­ché un cri­mi­na­le pos­sa esse­re con­si­de­ra­to col­la­bo­ra­to­re di giu­sti­zia e pos­sa dun­que bene­fi­cia­re di pro­te­zio­ne e scon­ti di pena, è neces­sa­rio che lo stes­so si pen­ta, ossia deci­da di tra­di­re l’organizzazione cui è affi­lia­to for­nen­do impor­tan­ti infor­ma­zio­ni cir­ca le moda­li­tà ope­ra­ti­ve dell’organizzazione stes­sa e i cri­mi­ni da essa com­mes­si, nell’ottica che nes­su­no come chi ha vis­su­to in una cer­ta orga­niz­za­zio­ne può esse­re capa­ce di for­ni­re infor­ma­zio­ni sul­la stessa. 

Nel caso di Gio­van­ni Bru­sca è avve­nu­to que­sto. Bru­sca è sta­to arre­sta­to il 20 mag­gio 1996 e, dopo nume­ro­si ten­ta­ti­vi di depi­stag­gio e di fin­ti pen­ti­men­ti, ha deci­so di col­la­bo­ra­re con lo Sta­to, for­nen­do pre­zio­se infor­ma­zio­ni pri­ma sul­la stra­ge di Capa­ci, poi sul­la trat­ta­ti­va Sta­to-mafia e anco­ra su altri nume­ro­si delit­ti com­mes­si da Cosa Nostra. Per quan­to pos­sa sem­bra­re para­dos­sa­le, è gra­zie all’apporto cono­sci­ti­vo for­ni­to da Gio­van­ni Bru­sca che è sta­to pos­si­bi­le mina­re le fon­da­men­ta di Cosa Nostra, col­le­zio­nan­do deci­ne di arresti.

In questa prospettiva, la liberazione di Brusca non può stupire. Indigna e fa male, ma non stupisce. 

Come ha dichia­ra­to la sorel­la di Gio­van­ni Fal­co­ne, Maria Fal­co­ne, «uma­na­men­te è una noti­zia che mi addo­lo­ra, ma que­sta è la leg­ge. Una leg­ge che peral­tro ha volu­to mio fra­tel­lo e quin­di va rispet­ta­ta». Del­la stes­sa idea è anche Sal­va­to­re Bor­sel­li­no, fra­tel­lo del giu­di­ce Pao­lo Bor­sel­li­no, il qua­le ha espres­so pro­fon­do ram­ma­ri­co per la scar­ce­ra­zio­ne di Bru­sca, ma anche pie­na accet­ta­zio­ne, dicen­do «La libe­ra­zio­ne di Bru­sca, che per me avreb­be dovu­to fini­re i suoi gior­ni in cel­la, è una cosa che uma­na­men­te ripu­gna. Però, quel­la del­lo Sta­to con­tro la mafia è, o alme­no dovreb­be esse­re, una guer­ra e in guer­ra è neces­sa­rio anche accet­ta­re del­le cose che ripu­gna­no. Biso­gna accet­ta­re la leg­ge anche quan­do è duro far­lo, come in que­sto caso».

La scar­ce­ra­zio­ne di Gio­van­ni Bru­sca non è, come è sta­to det­to dal sena­to­re Mat­teo Sal­vi­ni, una schi­fez­za, né, come ha affer­ma­to Rita dal­la Chie­sa, una ver­go­gna di Sta­to, ma è la natu­ra­le con­se­guen­za di una scel­ta adot­ta­ta trent’anni fa in una situa­zio­ne di pie­na emer­gen­za in cui la mafia sta­va tenen­do in scac­co lo Sta­to e in cui lo Sta­to non riten­ne fos­se pos­si­bi­le solu­zio­ne miglio­re che scen­de­re a pat­ti con chi, dopo esse­re sta­to cau­sa di cri­mi­ni immon­di, deci­des­se di collaborare. 

La scar­ce­ra­zio­ne di Gio­van­ni Bru­sca, così come quel­la di nume­ro­si cri­mi­na­li pri­ma e dopo di lui, è tre­men­da­men­te dolo­ro­sa e uma­na­men­te dif­fi­ci­le da com­pren­de­re, ma non può far per­de­re fidu­cia nel­lo Sta­to, per­ché, per quan­to pos­sa sem­bra­re un para­dos­so, è sta­ta frut­to di una scel­ta poli­ti­ca adot­ta­ta in una epo­ca sto­ri­ca in cui col­la­bo­ra­re con la mafia sem­bra­va l’unica via distruggerla. 

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Chiara Malinverno
Scri­vo arti­co­li dal pri­mo anno di liceo, ma non ho anco­ra capi­to se voglio far­ne un lavo­ro. In ogni caso avrò una lau­rea in giu­ri­spru­den­za su cui con­ta­re, forse.

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