Del: 15 Giugno 2021 Di: Elisa Bragalini Commenti: 0

Tutti noi, in questi anni, almeno una volta ai notiziari o navigando per il web, ci siamo imbattuti nelle criptovalute, ma cosa sono? Il termine si compone di due parole: cripto e valuta. Si tratta quindi di valuta “nascosta”, nel senso che è visibile e utilizzabile solo conoscendo un determinato codice informatico (le c.d. chiavi di accesso pubblica e privata). La criptovaluta non esiste in forma fisica (anche per questo viene definita virtuale), ma si genera e si scambia esclusivamente per via telematica.

La più famosa delle criptovalute è il Bitcoin: è una moneta virtuale creata nel 2009 da uno o più esperti informatici con lo pseudonimo Satoshi Nakamoto.

Diversamente dalle altre monete, il Bitcoin, o più in generale le criptovalute, non è regolamentato da una Banca centrale che distribuisce nuova moneta, ma si basa fondamentalmente su un sistema decentralizzato che poggia su due capisaldi: un network di nodi (chiamati host), cioè di computer collegati alla rete, e l’uso di una forte crittografia per convalidare e rendere sicure le transazioni. Il Bitcoin è una serie numerica concatenata in maniera immutabile sotto forma di blocchi di bit all’interno di una catena (c.d. blockchain); chi possiede Bitcoin conserva questa serie numerica su un indirizzo chiamato wallet, che identifica in modo univoco il nostro portafoglio, il quale serve per fare o ricevere pagamenti.

Dal 2009, dopo l’avvento di questa moneta, sono nate nel mondo tutta una serie di criptovalute, subito ribattezzate altcoin (alternative coin, ovvero monete alternative a quella originale). L’idea che sta alla base della nascita del Bitcoin è il voler creare una moneta virtuale che non sia gestita da un organo centrale (autorità pubbliche, governi, banche ecc.) cosicché si possa avere una valuta valida e riconosciuta in tutto il mondo.

Il sistema decentralizzato su cui il Bitcoin si fonda, infatti, permette che non ci sia nessuna figura che gestisca l’emissione della moneta virtuale o la immetta sul mercato.

Non essendoci alcun tipo di regolamentazione da parte di governi o banche centrali, questo rende l’utilizzo delle criptovalute, all’interno del mercato, più complicato rispetto alle monete tradizionali, poiché colpite da una forte volatilità. Sono pochi i paesi in cui le criptovalute sono accettate come forme di pagamento per transazioni, in altri addirittura vengono vietate a causa del loro utilizzo in pagamenti che finanziano attività illecite, come acquisti nel dark web.

Il Bitcoin, attualmente, ha un valore di circa 38.000 dollari l’uno; mentre, a seguire, Ethereum ha un valore di 2.700 dollari l’uno. Questa profonda differenza è data sia dalla popolarità del Bitcoin sia, principalmente, dal suo limitato numero di monete generabili; infatti, Bitcoin è l’unica criptovaluta che non ha un bacino illimitato.

Come accennato sopra, i prezzi delle criptovalute sono estremamente volatili, ovvero hanno una forte variazione del loro prezzo nel breve periodo. Ad esempio, possono perdere 5-10% del loro valore anche nel giro di ventiquattro ore. Questo elevato cambio di valore è dovuto al fatto che, ad oggi, le criptovalute sono utilizzate come mezzo di investimento, o mezzo speculativo, quindi il prezzo di questa moneta si basa esclusivamente sulle leggi del mercato.

È importante affermare comunque che, dopo una fase di forte scetticismo verso questo nuovo strumento, con il passare del tempo c’è stato un sempre maggior consenso e avvicinamento verso tale realtà; ad oggi, infatti, oltre ad esserci un maggiore utilizzo delle valute digitali e delle tecnologie che le contraddistinguono, va sottolineato come il numero di criptovalute sia aumentato in maniera importante.  

Ad oggi alcuni Stati si sono adoperati a lanciare le proprie monete virtuali a sostegno della sempre maggior rilevanza delle criptovalute nel mercato mondiale. I Paesi che hanno emesso le proprie criptovalute includono Ecuador, Cina, Senegal, Singapore, Tunisia. Estonia, Giappone, Palestina, Russia e Svezia hanno in programma di lanciare le proprie criptovalute nazionali. È probabile che alcuni di questi Paesi facciano un ulteriore passo avanti e sostituiscano la carta moneta. Tra i Paesi che intendono introdurre le proprie criptovalute, le più grandi economie del mondo potrebbero forzare la mano alle nazioni più piccole e ci potremmo pertanto aspettare uno sviluppo maggiore nei prossimi anni.

Sicuramente questo grande cambio di tendenza in merito alle criptovalute fa aprire un lungo dibattito in merito agli argomenti a favore e contro l’utilizzo delle monete virtuali.

Uno dei principali vantaggi legati alle criptovalute, e che attrae sempre più persone, è la possibilità di ottenere profitti comprando criptovalute e aspettare che in futuro il loro valore salga, oppure speculare sulle oscillazioni di prezzo. Potrebbe anche essere potenzialmente un rischio, legato al vantaggio primo di guadagnare, in quanto è un’attività che consente guadagni potenzialmente illimitati, ma espone al rischio di perdere tutto il capitale investito.

In particolare, in riferimento ai Bitcoin, essi sono economici perché non si pagano spese di tenuta conto come nei normali rapporti bancari, sono veloci e universali perché possono essere scambiati in tutto il mondo senza alcun limite quantitativo. I costi di transazione e di operatività sono ridotti al minimo perché non esistono intermediari che applicano commissioni sugli scambi, ed infine, non occorrono nemmeno prerequisiti per iniziare ad operare, a differenza degli altri tipi di rapporti finanziari che sono assoggettati ad una regolamentazione ferrea.

Gli aspetti ostici delle criptovalute riguardano per lo più la questione, già trattata sopra, della volatilità. Le oscillazioni rapide e improvvise del valore delle monete virtuali fa sì che sia forte il rischio di perdere anche tutto il capitale investito nell’acquisto. Storicamente il Bitcoin raggiunse per la prima volta i mille dollari il 27 novembre 2013. Il valore è poi crollato rapidamente, scendendo sotto gli 8.000 dollari a febbraio 2018. Dal 2019 il valore è crollato ulteriormente ad un minimo di circa 3.500 dollari a gennaio ed è risalito rapidamente fino ad oltre 40.000 dollari a dicembre 2020. L’8 febbraio 2021, dopo l’acquisto da parte di Tesla di Bitcoin per un miliardo e mezzo di dollari, raggiunge il suo valore storico più alto superando i 50.000 dollari.

Questa importante variazione nel valore del Bitcoin, e criptovalute in generale, crea incrementi di valore spesso infondati e che infatti si sono ridotti in fretta nei periodi successivi. Inoltre, il maggior problema legato all’uso delle criptovalute è il fatto che queste non possono essere utilizzate per il pagamento nelle normali transazioni. Questo non si verifica però nel caso degli acquisti online, in cui alcuni, sia privati sia esercenti, accettano i Bitcoin come forma di pagamento.

Infine, è doveroso citare il pericolo di truffe: siccome l’intero processo di scambio è gestito virtualmente attraverso il meccanismo del wallet e della blockchain, e il settore non è regolamentato, la possibilità di frodi si amplifica. In aggiunta, si rafforza la questione delle frodi in quanto manca un soggetto intermediario su cui rivalersi, e molto spesso le controparti sono internazionali, di conseguenza il potersi rivalere su qualcuno diventa praticamente impossibile.

Evento dello scorso mese rilevante in questo settore è sicuramente la decisione della Cina di porre fuori legge il mining (processo attraverso cui vengono decodificati i “blocchi” della catena di Bitcoin) e lo scambio di Bitcoin.

In tutte le maggiori testate giornalistiche internazionali il 19 maggio era incentrato sulla discesa veloce del valore del Bitcoin a 34.000 dollari, a seguito dell’imposizione cinese di limiti alle criptovalute, cioè vietare alle banche e alle società di pagamento di fornire servizi relativi alle transazioni in criptovaluta. Pechino bandirà tutte le operazioni di mining, inferendo un colpo probabilmente mortale alla criptovaluta.

Sarebbero tre le motivazioni che hanno portato Pechino a schierarsi così duramente contro Bitcoin: innanzitutto c’è il rischio legato alla stabilità finanziaria, ma anche il ruolo sempre più importante che i Bitcoin stanno interpretando nell’ambito del riciclaggio di denaro e nel traffico di droga. La terza motivazione riguarda, parole di esponenti di primo piano del governo cinese, l’uso dissoluto di energia elettrica per la creazione di Bitcoin e il mantenimento dell’infrastruttura della criptovaluta. Sebbene la valuta digitale non possa essere scambiata in Cina, oltre il 75% del mining di Bitcoin in tutto il mondo viene effettuato in questo Paese.

In conclusione, oggi le criptovalute sono una parte consistente del mercato, molte persone le utilizzano per ottenere profitti stando seduti sul proprio divano ed aspettando che il valore delle monete virtuali salga. Dati gli ultimi avvenimenti, sia per quanto riguarda la Cina sia per quanto riguarda le probabili scelte dell’amministrazione americana in linea con le scelte di Pechino, le criptovalute stanno perdendo il proprio valore, e questo si ripercuote su tutti coloro che vi hanno riposto le proprie aspettative.

Questo tipo di investimento non è fatto per coloro che non tollererebbero un eventuale perdita, pertanto oggi forse la popolarità di queste monete è ancora scarsa tra i comuni cittadini. Infine, data l’impossibilità di fare previsioni del futuro di queste monete virtuali non possiamo che aspettare i prossimi risvolti in materia.

Elisa Bragalini
Ho vent'anni e la passione per le relazioni internazionali. Non sto mai ferma, disordinata patologica, scrivo per passione, ma alle volte sono anche tranquilla.

Commenta