EliSIR. Il protezionismo nel mercato vinicolo e il mito dell’autarchia

EliSIR è la rubrica di geopolitica e relazioni internazionali curata su Vulcano da SIR – Students for International Relations, associazione studentesca della Statale. 


Il com­mer­cio mon­dia­le di pro­dot­ti ali­men­ta­ri ha subi­to un calo dra­sti­co duran­te l’emergenza pan­de­mi­ca. Seb­be­ne l’impatto nega­ti­vo di quest’ultima sia sta­to tra­sver­sa­le e comu­ne a mol­ti mer­ca­ti, alcu­ni han­no subi­to dan­ni più con­si­sten­ti di altri. Il set­to­re vini­co­lo è sta­to for­te­men­te col­pi­to arri­van­do a toc­ca­re una dimi­nu­zio­ne nell’export mon­dia­le di cir­ca il 7% rispet­to al perio­do ante­ce­den­te la cri­si sani­ta­ria. La chiu­su­ra di atti­vi­tà com­mer­cia­li lega­te alla risto­ra­zio­ne è sta­to natu­ral­men­te uno dei fat­to­ri deter­mi­nan­ti, al qua­le si uni­sce l’impossibilità di sosti­tui­re il con­sue­to con­su­mo sul posto con l’e‑commerce (il qua­le, peral­tro, si è rive­la­to mol­to uti­le in altri set­to­ri com­mer­cia­li). Osser­van­do i prin­ci­pa­li mer­ca­ti glo­ba­li per quan­to riguar­da l’import, si nota che rispet­to agli anni pre­ce­den­ti sola­men­te tre pae­si han­no regi­stra­to un incre­men­to: Sviz­ze­ra e – soprat­tut­to – Sve­zia e Dani­mar­ca, le qua­li però han­no attua­to restri­zio­ni più limi­ta­te di altri, oltre ad ave­re un mer­ca­to più ristret­to. Nel mer­ca­to più impor­tan­te al mon­do, ovve­ro gli Sta­ti Uni­ti, si è regi­stra­to un calo dell’11% degli acqui­sti dall’estero e dell’8% nel­le espor­ta­zio­ni, men­tre in Cina la per­di­ta è arri­va­ta per­fi­no al 27% per quan­to riguar­da l’import. Altri pae­si for­te­men­te col­pi­ti nell’export di vino sono sta­ti Fran­cia, Sud Afri­ca, Spa­gna, Ita­lia e Austra­lia.

Ciononostante, per comprendere i danni subiti dal mondo vinicolo è fuorviante ridurre le cause alla sola emergenza pandemica. 

Pren­den­do ad esem­pio la Fran­cia, è oppor­tu­no con­si­de­ra­re che la con­tra­zio­ne subi­ta dal­le espor­ta­zio­ni fran­ce­si è sta­ta pro­vo­ca­ta anche dai dazi aggiun­ti­vi appli­ca­ti dall’ex ammi­ni­stra­zio­ne ame­ri­ca­na con l’ausilio del­la World Tra­de Orga­ni­za­tion. I dazi volu­ti da Trump ammon­ta­va­no al 25% e ven­ne­ro appli­ca­ti in rife­ri­men­to al con­ten­zio­so Air­bus-Boeing tra Unio­ne Euro­pea e Sta­ti Uni­ti, a cau­sa di finan­zia­men­ti pub­bli­ci ero­ga­ti per indu­strie aero­nau­ti­che e con­si­de­ra­ti lesi­vi del­la lea­le con­cor­ren­za. Ma i dazi e le bar­rie­re com­mer­cia­li non sono mai sta­ti una pre­ci­sa pre­ro­ga­ti­va di Donald Trump, poi­ché l’Unione Euro­pea stes­sa adot­ta poli­ti­che restrit­ti­ve in alcu­ni ambi­ti e – in manie­ra ancor più cor­po­sa – avvie­ne lo stes­so in Cina. 

Nono­stan­te per una gran­de poten­za i dazi – e per esten­sio­ne il fine ulti­mo, ovve­ro l’autarchia – sia­no un mez­zo per affron­ta­re guer­re com­mer­cia­li con altre poten­ze o aspi­ran­ti tali, biso­gna con­si­de­ra­re che la simi­li­tu­di­ne con i con­flit­ti arma­ti non è del tut­to oppor­tu­na: a dif­fe­ren­za del­la per­ce­zio­ne pub­bli­ca comu­ne, è infon­da­ta e peri­co­lo­sa l’idea secon­do il qua­le i dazi sia­no nefa­sti sola­men­te per il pae­se espor­ta­to­re e – vice­ver­sa – posi­ti­vi per chi li appli­ca; in pre­sen­za di bar­rie­re al libe­ro scam­bio la per­di­ta appar­tie­ne a entram­bi i sog­get­ti in gio­co. Ben­ché que­sti aspet­ti pos­sa­no sem­bra­re ad appan­nag­gio esclu­si­vo di un approc­cio eco­no­mi­co del siste­ma inter­na­zio­na­le, è essen­zia­le con­si­de­ra­re que­ste poli­cies poi­ché sono un tas­sel­lo del siste­ma inter­na­zio­na­le in cui si com­bat­to­no gli avver­sa­ri median­te vari meto­di e tem­pi­sti­che. Come anti­ci­pa­to, i con­flit­ti inter­na­zio­na­li non sono con­trad­di­stin­ti solo da con­fron­ti arma­ti, ma anche da moral sua­sion, allean­ze soli­de e dura­tu­re, basi mili­ta­ri e nava­li, o – appun­to – bat­ta­glie commerciali.

Per quan­to riguar­da il mon­do vini­co­lo, un altro esem­pio di scon­tro com­mer­cia­le di for­te rile­van­za ha visto pro­ta­go­ni­sti Cina ed Austra­lia. Il calo nell’export di vini austra­lia­ni ver­so la Cina vede come prin­ci­pa­le cau­sa – oltre ovvia­men­te alla pan­de­mia – il dete­rio­ra­men­to dei rap­por­ti con il gover­no cine­se. Fino al 2019 gli scam­bi com­mer­cia­li tra i due pae­si era­no fio­ren­ti e, gra­zie ad un accor­do di libe­ro scam­bio, il vino pro­ve­nien­te dall’Australia pote­va entra­re in Cina sen­za l’applicazione di alcun dazio, a dif­fe­ren­za per esem­pio dei vini euro­pei ai qua­li veni­va appli­ca­ta un’imposta pari al 14%. L’Australia era dive­nu­ta quin­di il prin­ci­pa­le part­ner com­mer­cia­le di Pechi­no nel set­to­re vini­co­lo. Tut­ta­via, in segui­to alla par­te­ci­pa­zio­ne austra­lia­na alla richie­sta di inda­gi­ni appro­fon­di­te sull’origine del­la pan­de­mia, i rap­por­ti tra i due pae­si sono defi­ni­ti­va­men­te implo­si. Il gover­no cine­se ha innan­zi­tut­to avvia­to poli­ti­che anti-dum­ping sui pro­dot­ti austra­lia­ni e, suc­ces­si­va­men­te, ha appli­ca­to dazi seve­ris­si­mi che han­no supe­ra­to addi­rit­tu­ra il 200%, azze­ran­do di fat­to le espor­ta­zio­ni di vino austra­lia­no in Cina e apren­do il cam­po a nuo­vi com­pe­ti­tor e poten­zia­li allea­ti (sem­pre fon­da­men­ta­li in un’ottica di gran­de poten­za geopolitica).

Nel com­ples­so il com­mer­cio vini­co­lo nell’anno (e oltre) appe­na tra­scor­so ha subi­to un calo dra­sti­co oltre che un cam­bia­men­to nei con­no­ta­ti, anzi­tut­to in meri­to ai rap­por­ti di for­za. Nel tem­po si è svi­lup­pa­ta una sostan­zia­le dif­fe­ren­za tra l’approccio euro­peo – più tra­di­zio­na­le – e quel­lo di eco­no­mie extra-UE. L’approccio euro­peo iden­ti­fi­ca il mer­ca­to dome­sti­co come pri­mo sboc­co com­mer­cia­le e solo suc­ces­si­va­men­te il mer­ca­to glo­ba­le; al con­tra­rio, spe­cial­men­te nell’Emisfero meri­dio­na­le vie­ne uti­liz­za­to un approc­cio stra­te­gi­co mira­to a rag­giun­ge­re effi­cien­za mas­si­ma e red­di­ti­vi­tà a pre­scin­de­re dal mer­ca­to di ven­di­ta. Una dif­fe­ren­za sostan­zia­le, infat­ti, è visi­bi­le nel­le dif­fe­ren­ze tra l’export di vino ita­lia­no e quel­lo austra­lia­no o cile­no: mal­gra­do l’Italia abbia un set­to­re vini­co­lo con­si­sten­te, essa espor­ta cir­ca il 40% del­la pro­pria pro­du­zio­ne con­tro il 70% di Cile o Australia.

L’approfondimento riguardo i recenti eventi del mondo del vino è utile a comprendere meglio il ruolo degli scambi commerciali – della globalizzazione – all’interno del sistema internazionale. 

Seb­be­ne l’autarchia sia uno dei pri­mi impe­ra­ti­vi stra­te­gi­ci per ambi­re alla poten­za in un siste­ma anar­chi­co, non­ché l’utopico opti­mum geo­po­li­ti­co per eccel­len­za, l’isolazionismo com­mer­cia­le rischia di esse­re dan­no­so non solo da un pun­to di vista eco­no­mi­co ma anche geo­po­li­ti­co. Da un lato per­fi­no in una disci­pli­na ric­ca di con­flit­ti ideo­lo­gi­ci e teo­rie diver­gen­ti come l’economia, vi è un ampio con­sen­so tra gli acca­de­mi­ci riguar­do i bene­fi­ci del com­mer­cio inter­na­zio­na­le e all’auto-distrut­ti­vi­tà del­le logi­che autar­chi­che. Dall’altro lato inve­ce, le ten­den­ze iso­la­zio­ni­ste non favo­ri­sco­no la for­ma­zio­ne o il man­te­ni­men­to di allean­ze inter­na­zio­na­li e rap­por­ti paci­fi­ci e pro­fi­cui; una gran­de poten­za che, come ovvio, ambi­sce a man­te­ne­re il pro­prio sta­tus e la pro­pria repu­ta­zio­ne non può pre­scin­de­re dal con­tat­to con ter­zi. Una poten­za geo­po­li­ti­ca per defi­ni­zio­ne non può con­si­de­rar­si tale se non è in gra­do di influi­re e agi­re atti­va­men­te nel­le dina­mi­che inter­na­zio­na­li. Per­tan­to, par­la­re di gran­de poten­za autar­chi­ca rischia di esse­re una con­trad­di­zio­ne in ter­mi­ni: un ossi­mo­ro imma­gi­na­bi­le solo in un mon­do idea­le e perfetto.

Arti­co­lo di Ric­car­do Arcobello.


Biblio­gra­fia:

Food: com­pe­ti­zio­ne glo­ba­le per il vino. Denis Pan­ti­ni, 18/06/2021; ISPI – Isti­tu­to Stu­di Poli­ti­ca Internazionale 

Dal­la glo­ba­liz­za­zio­ne al pro­te­zio­ni­smo. Car­lo Lot­tie­ri, 18/04/2018; IBL Isti­tu­to Bru­no Leoni

Boeing-Air­bus e il caro­sel­lo del­le ritor­sio­ni. Bene­det­ti, Fumei, Gua­gni­ni, 30/10/2020; ISPI – Isti­tu­to Stu­di Poli­ti­ca Internazionale

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SIR, Stu­den­ts for Inter­na­tio­nal Rela­tions, è un’as­so­cia­zio­ne stu­den­te­sca atti­va in Uni­mi. Ope­ra nel cam­po del­la geo­po­li­ti­ca e del­le rela­zio­ni internazionali.
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SIR, Students for International Relations, è un'associazione studentesca attiva in Unimi. Opera nel campo della geopolitica e delle relazioni internazionali.

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