Del: 24 Giugno 2021 Di: SIR Commenti: 0

EliSIR è la rubrica di geopolitica e relazioni internazionali curata su Vulcano da SIR – Studenti per le Relazioni Internazionali, associazione studentesca della Statale.


Il commercio mondiale di prodotti alimentari ha subito un calo drastico durante l’emergenza pandemica. Sebbene l’impatto negativo di quest’ultima sia stato trasversale e comune a molti mercati, alcuni hanno subito danni più consistenti di altri. Il settore vinicolo è stato fortemente colpito arrivando a toccare una diminuzione nell’export mondiale di circa il 7% rispetto al periodo antecedente la crisi sanitaria. La chiusura di attività commerciali legate alla ristorazione è stato naturalmente uno dei fattori determinanti, al quale si unisce l’impossibilità di sostituire il consueto consumo sul posto con l’e-commerce (il quale, peraltro, si è rivelato molto utile in altri settori commerciali). Osservando i principali mercati globali per quanto riguarda l’import, si nota che rispetto agli anni precedenti solamente tre paesi hanno registrato un incremento: Svizzera e – soprattutto – Svezia e Danimarca, le quali però hanno attuato restrizioni più limitate di altri, oltre ad avere un mercato più ristretto. Nel mercato più importante al mondo, ovvero gli Stati Uniti, si è registrato un calo dell’11% degli acquisti dall’estero e dell’8% nelle esportazioni, mentre in Cina la perdita è arrivata perfino al 27% per quanto riguarda l’import. Altri paesi fortemente colpiti nell’export di vino sono stati Francia, Sud Africa, Spagna, Italia e Australia.

Ciononostante, per comprendere i danni subiti dal mondo vinicolo è fuorviante ridurre le cause alla sola emergenza pandemica.

Prendendo ad esempio la Francia, è opportuno considerare che la contrazione subita dalle esportazioni francesi è stata provocata anche dai dazi aggiuntivi applicati dall’ex amministrazione americana con l’ausilio della World Trade Organization. I dazi voluti da Trump ammontavano al 25% e vennero applicati in riferimento al contenzioso Airbus-Boeing tra Unione Europea e Stati Uniti, a causa di finanziamenti pubblici erogati per industrie aeronautiche e considerati lesivi della leale concorrenza. Ma i dazi e le barriere commerciali non sono mai stati una precisa prerogativa di Donald Trump, poiché l’Unione Europea stessa adotta politiche restrittive in alcuni ambiti e – in maniera ancor più corposa – avviene lo stesso in Cina.

Nonostante per una grande potenza i dazi – e per estensione il fine ultimo, ovvero l’autarchia – siano un mezzo per affrontare guerre commerciali con altre potenze o aspiranti tali, bisogna considerare che la similitudine con i conflitti armati non è del tutto opportuna: a differenza della percezione pubblica comune, è infondata e pericolosa l’idea secondo il quale i dazi siano nefasti solamente per il paese esportatore e – viceversa – positivi per chi li applica; in presenza di barriere al libero scambio la perdita appartiene a entrambi i soggetti in gioco. Benché questi aspetti possano sembrare ad appannaggio esclusivo di un approccio economico del sistema internazionale, è essenziale considerare queste policies poiché sono un tassello del sistema internazionale in cui si combattono gli avversari mediante vari metodi e tempistiche. Come anticipato, i conflitti internazionali non sono contraddistinti solo da confronti armati, ma anche da moral suasion, alleanze solide e durature, basi militari e navali, o – appunto – battaglie commerciali.

Per quanto riguarda il mondo vinicolo, un altro esempio di scontro commerciale di forte rilevanza ha visto protagonisti Cina ed Australia. Il calo nell’export di vini australiani verso la Cina vede come principale causa – oltre ovviamente alla pandemia – il deterioramento dei rapporti con il governo cinese. Fino al 2019 gli scambi commerciali tra i due paesi erano fiorenti e, grazie ad un accordo di libero scambio, il vino proveniente dall’Australia poteva entrare in Cina senza l’applicazione di alcun dazio, a differenza per esempio dei vini europei ai quali veniva applicata un’imposta pari al 14%. L’Australia era divenuta quindi il principale partner commerciale di Pechino nel settore vinicolo. Tuttavia, in seguito alla partecipazione australiana alla richiesta di indagini approfondite sull’origine della pandemia, i rapporti tra i due paesi sono definitivamente implosi. Il governo cinese ha innanzitutto avviato politiche anti-dumping sui prodotti australiani e, successivamente, ha applicato dazi severissimi che hanno superato addirittura il 200%, azzerando di fatto le esportazioni di vino australiano in Cina e aprendo il campo a nuovi competitor e potenziali alleati (sempre fondamentali in un’ottica di grande potenza geopolitica).

Nel complesso il commercio vinicolo nell’anno (e oltre) appena trascorso ha subito un calo drastico oltre che un cambiamento nei connotati, anzitutto in merito ai rapporti di forza. Nel tempo si è sviluppata una sostanziale differenza tra l’approccio europeo – più tradizionale – e quello di economie extra-UE. L’approccio europeo identifica il mercato domestico come primo sbocco commerciale e solo successivamente il mercato globale; al contrario, specialmente nell’Emisfero meridionale viene utilizzato un approccio strategico mirato a raggiungere efficienza massima e redditività a prescindere dal mercato di vendita. Una differenza sostanziale, infatti, è visibile nelle differenze tra l’export di vino italiano e quello australiano o cileno: malgrado l’Italia abbia un settore vinicolo consistente, essa esporta circa il 40% della propria produzione contro il 70% di Cile o Australia.

L’approfondimento riguardo i recenti eventi del mondo del vino è utile a comprendere meglio il ruolo degli scambi commerciali – della globalizzazione – all’interno del sistema internazionale.

Sebbene l’autarchia sia uno dei primi imperativi strategici per ambire alla potenza in un sistema anarchico, nonché l’utopico optimum geopolitico per eccellenza, l’isolazionismo commerciale rischia di essere dannoso non solo da un punto di vista economico ma anche geopolitico. Da un lato perfino in una disciplina ricca di conflitti ideologici e teorie divergenti come l’economia, vi è un ampio consenso tra gli accademici riguardo i benefici del commercio internazionale e all’auto-distruttività delle logiche autarchiche. Dall’altro lato invece, le tendenze isolazioniste non favoriscono la formazione o il mantenimento di alleanze internazionali e rapporti pacifici e proficui; una grande potenza che, come ovvio, ambisce a mantenere il proprio status e la propria reputazione non può prescindere dal contatto con terzi. Una potenza geopolitica per definizione non può considerarsi tale se non è in grado di influire e agire attivamente nelle dinamiche internazionali. Pertanto, parlare di grande potenza autarchica rischia di essere una contraddizione in termini: un ossimoro immaginabile solo in un mondo ideale e perfetto.

Articolo di Riccardo Arcobello.


Bibliografia:

Food: competizione globale per il vino. Denis Pantini, 18/06/2021; ISPI – Istituto Studi Politica Internazionale  

Dalla globalizzazione al protezionismo. Carlo Lottieri, 18/04/2018; IBL Istituto Bruno Leoni

Boeing-Airbus e il carosello delle ritorsioni. Benedetti, Fumei, Guagnini, 30/10/2020; ISPI – Istituto Studi Politica Internazionale

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SIR, Students for International Relations, è un'associazione studentesca attiva in Unimi. Opera nel campo della geopolitica e delle relazioni internazionali.

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