Hip-hop e violenza, una spirale incontrollabile

Hip-Hop e morte, una spirale incontrollabile

La sce­na hip hop sta­tu­ni­ten­se è sem­pre sta­ta una per­fet­ta car­ti­na di tor­na­so­le per osser­va­re le ten­den­ze e i feno­me­ni del­la socie­tà ame­ri­ca­na. Per pren­de­re in osser­va­zio­ne il caso più recen­te, l’ampio sup­por­to al Black Lives Mat­ters. Il movi­men­to, infat­ti, ha tro­va­to parec­chio spa­zio nei testi e nel­le dichia­ra­zio­ni di un nume­ro sem­pre mag­gio­re di rap­per e cantanti. 

Fra que­sti con­tia­mo Lil Baby (614 milio­ni di strea­ming su Spo­ti­fy, can­di­da­to ai Grammy’s con The Big­ger Pic­tu­re, vera e pro­pria colon­na sono­ra del movi­men­to di pro­te­sta), Jui­cy J, DaBa­by (1 miliar­do di stream, qua­si 53 milio­ni di ascol­ta­to­ri men­si­li), Jay Z, che ha dona­to 1,5 milio­ni di dol­la­ri al BLM tra­mi­te la sua piat­ta­for­ma di strea­ming musi­ca­le Tidal. 

Ma l’Hip Hop americano soffre di una malattia intrinseca. Si tratta di un grave dato, preoccupante e purtroppo esemplificativo di una situazione sempre meno accettabile: almeno 200 artisti hanno perso la vita nel corso del 2020.

Fra que­sti tro­via­mo Pop Smo­ke, gio­va­ne astro nascen­te del­la Broo­klyn drill ucci­so in segui­to a una home inva­sion nel feb­bra­io del 2020, a segui­re il rap­per di Chi­ca­go King Von, ucci­so nell’agosto in una spa­ra­to­ria fuo­ri da un night club ed FBG Duck, dece­du­to nel­lo stes­so mese duran­te un dri­ve throu­gh, quel­la che da noi chia­me­rem­mo una ste­sa. E solo per cita­re i più cono­sciu­ti che han­no rag­giun­to le clas­si­fi­che italiane.

Tri­ste­men­te, la mag­gior par­te degli arti­sti pre­sen­ti in que­sta nera lista di nomi si rive­la­no esse­re in real­tà gio­va­nis­si­mi, ucci­si per la stra­da a cau­sa del­le con­se­guen­ze del­la cul­tu­ra dell’arma da fuo­co impe­ran­te negli Sta­ti Uni­ti. I più era­no sco­no­sciu­ti al gran­de pub­bli­co ma ben inse­ri­ti nel­le dina­mi­che da guer­ra civi­le che ormai fan­no par­te del­la sce­na ame­ri­ca­na, divi­sa dal­la vio­len­za tra gang e dal­le mor­ti di arti­sti che ormai si sus­se­guo­no in manie­ra vor­ti­co­sa da anni. 

La spi­ra­le ha ini­zio alle radi­ci del movi­men­to hip-hop, dif­fu­so­si negli anni ‘70 dal­le diret­tri­ci dei quar­tie­ri più com­ples­si come il Bro­nx di NY. Solo a par­ti­re dagli anni ‘90 con le per­di­te illu­stri di Tupac Sha­kur e The Noto­rious B.I.G, coin­vol­ti nel­la fai­da tra West Coa­st e East Coa­st, il pro­ble­ma del­la vio­len­za ha ini­zia­to a radi­ca­liz­zar­si. Pro­se­guen­do nei pri­mi anni 2000 con Proof, ami­co fra­ter­no del più noto Emi­nem, e solo di recen­te il gio­va­nis­si­mo e talen­tuo­so XXX­Ten­ta­cion, segui­to dall’affiliato del­la ban­da dei crips Nip­sey Hussle.

Non si tratta d’altronde di un fenomeno proprio ed esclusivo della scena rap hip-hop: secondo The Guardian negli USA nel 2020 hanno perso la vita per crimini da arma da fuoco almeno 4.000 persone, il dato più alto negli ultimi 20 anni. 

A mar­zo del 2021 il tabel­li­no ha toc­ca­to le 100 mor­ti gior­na­lie­re, 300 i feri­ti. Per quan­to tem­po anco­ra si dovrà assi­ste­re a que­sta vera e pro­pria car­ne­fi­ci­na? Fino a quan­do la “cul­tu­ra del­lo spa­ra­re” per­va­de­rà la sce­na hip-hop  ̶ ma l’America tut­ta  ̶ e la que­stio­ne del­la ven­di­ta libe­ra di armi non sarà risol­ta, la stra­ge è desti­na­ta a pro­se­gui­re, deter­mi­nan­do il sacri­fi­cio del talen­to sull’altare del­la liber­tà di offendere. 

Il richia­mo dell’affermazione per­so­na­le, dell’eroismo di stra­da e del­la real­ness è tal­men­te vivi­do nell’immaginario che nean­che la volon­tà di affran­ca­men­to basta per sal­va­re vite: si pen­si che pri­ma di esse­re fred­da­to con tre col­pi di pisto­la nel bagno del­la sua vil­la di Bever­ly Hills, Pop Smo­ke ave­va deci­so di spen­der­si per aiu­ta­re i gio­va­ni del suo quar­tie­re a rag­giun­ge­re i pro­pri obiet­ti­vi sen­za cade­re nel­la con­sue­tu­di­ne del­le gang e del­la vio­len­za, addi­rit­tu­ra idean­do la fon­da­zio­ne Shoot for the Stars, “pun­ta alle stel­le”. Let­te­ral­men­te, “spa­ra­gli”.

Arti­co­lo di Edoar­do Arcidiacono.

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