I No Tav e il rischio del reato d’opinione

foto Fabio Ferrari - LaPresse08 12 2011 Chiomonte ( Italia )Cronaca 8 Dicembre 2005 - 8 Dicembre 2011"La Liberazione di Venaus - La resistenza Continua". Manifestazione Popolo No Tav. Nell’anniversario della riconquista della piana di Venaus da parte dei cittadini, il movimento No Tav risponde con 4 straordinari giorni di impegno, presenza e lotta alla militarizzazione della valle sancita dal disegno di legge di stabilità che definisce l’area del “cantiere” della Maddalena di Chiomonte SITO DI INTERESSE STRATEGICO NAZIONALE.Nella foto:scontriphoto Fabio Ferrari - LaPresse08 12 2011 Chiomonte ( Italy )NewsDecember 8, 2005 - December 8, 2011 "The Liberation of Venaus - The resistance continues." Event of people "No Tav".In the picture:moment of protest

Di Tav si discu­te da alme­no da 30 anni. Nel lon­ta­no 1991 La Stam­pa par­la­va dell’alta velo­ci­tà come un pro­get­to da ese­gui­re subi­to, “o sarà tar­di”. 30 anni dopo l’avvertimento peren­to­rio del quo­ti­dia­no, la linea Tori­no-Lio­ne, gran­de pro­mes­sa di inno­va­zio­ne per il col­le­ga­men­to tra l’Italia e i cugi­ni d’Oltralpe, anco­ra non ha visto la sua inau­gu­ra­zio­ne, tra dibat­ti­ti poli­ti­ci, pro­te­ste e ana­li­si costi-bene­fi­ci che man­ca­no sem­pre l’obbiettivo di met­te­re tut­ti d’accordo. 

Con l’acronimo Tav (“Tre­no ad Alta Velo­ci­tà”) la cro­na­ca e la poli­ti­ca han­no descrit­to il bina­rio fer­ro­via­rio che dovreb­be uni­re Tori­no con la cit­tà fran­ce­se di Lio­ne, per­met­ten­do una più como­da e rapi­da via­bi­li­tà a mer­ci e pas­seg­ge­ri. In real­tà il pro­get­to non rien­tra pro­pria­men­te nel­la defi­ni­zio­ne di Alta Velo­ci­tà: tec­ni­ca­men­te l’infrastruttura si defi­ni­sce come «una linea mista con spe­ci­fi­che tec­ni­che d’interoperabilità», dove con spe­ci­fi­che si inten­do­no pre­ci­si para­me­tri sta­bi­li­ti a livel­lo euro­peo. Per far­la bre­ve: la nuo­va rete fer­ro­via­ria non sareb­be in gra­do di rag­giun­ge­re la velo­ci­tà pro­pria dell’Alta Velo­ci­tà, ossia 250 km/h per il tra­spor­to dei pas­seg­ge­ri, garan­ten­do inve­ce la via­bi­li­tà ad un mas­si­mo di 220 km/h. 

In barba alle precisioni tecniche, la sigla TAV è entrata nel linguaggio dei media e della politica con il preciso significato di “linea Torino-Lione”, penetrando nell’uso comune e inserendosi anche negli striscioni dei manifestanti a sfavore dell’opera.

I pri­mi movi­men­ti No Tav, appun­to, nasco­no negli anni Novan­ta in Val di Susa, uno dei ter­ri­to­ri toc­ca­ti dal­la costru­zio­ne del­la nuo­va fer­ro­via, arri­van­do ad acqui­sta­re mag­gio­re impor­tan­za e riso­nan­za media­ti­ca nel 2005. In quell’anno par­ti­ro­no infat­ti mani­fe­sta­zio­ni mol­to par­te­ci­pa­te per pro­te­sta­re con­tro gli espro­pri for­za­ti nel­la zona del­la costru­zio­ne, alcu­ne del­le qua­li ter­mi­na­ro­no in scon­tri piut­to­sto vio­len­ti con la poli­zia. Dal 2005 il movi­men­to No Tav ha fat­to sen­ti­re la sua voce in diver­se occa­sio­ni, con mar­ce e pre­si­di al fine di osta­co­la­re i lavo­ri del­la trat­ta: la ten­sio­ne rima­ne mol­to alta anco­ra oggi. Ma del dibat­ti­to sul­la Tav, com­pli­ce cer­ta­men­te la pre­ca­ria situa­zio­ne sani­ta­ria dell’ultimo perio­do, non si par­la qua­si più. Ed è un vero pec­ca­to. E’ un pec­ca­to soprat­tut­to per i mani­fe­stan­ti No Tav, dise­gna­ti spes­so come una mino­ran­za sov­ver­si­va e peri­co­lo­sa, che com­bat­te con­tro il pro­gres­so e il rin­no­va­men­to del nostro Pae­se. In real­tà le posi­zio­ni dei No Tav sono un po’ più com­ples­se di così, toc­can­do temi impor­tan­ti come il rispet­to dell’ambiente e lo sper­pe­ro di fon­di pub­bli­ci. Ma al di là del­la legit­ti­mi­tà o meno dei prin­ci­pi che ani­ma­no le mani­fe­sta­zio­ni No Tav, il movi­men­to è sta­to a più ripre­se ogget­to di una cri­mi­na­liz­za­zio­ne, pas­sa­ta dal­le aule dei tri­bu­na­li e arri­va­ta alla per­ce­zio­ne del­la gente. 

Nel 2013, a segui­to del lan­cio di alcu­ne bom­be molo­tov con­tro il can­tie­re di Chio­mon­te da par­te di quat­tro mani­fe­stan­ti, la pro­cu­ra di Tori­no insi­stet­te mol­to per clas­si­fi­ca­re l’atto sot­to la defi­ni­zio­ne di ter­ro­ri­smo. Il ricor­so del­la pro­cu­ra fu respin­to dal­la Cor­te di Cas­sa­zio­ne, ma il ten­ta­ti­vo del­la Pro­cu­ra tori­ne­se è l’evidenza dell’accanimento giu­di­zia­rio di cui il movi­men­to No Tav è cadu­to vittima. 

Uno dei casi più ecla­tan­ti ha riguar­da­to Dana Lau­rio­la, atti­vi­sta con­dan­na­ta a due anni di car­ce­re con le accu­se di vio­len­za pri­va­ta e inter­ru­zio­ne di pub­bli­co ser­vi­zio (quan­do per rea­ti di que­sto gene­re il Codi­ce Civi­le pre­ve­de una pena mini­ma di 15 gior­ni) per una mani­fe­sta­zio­ne avve­nu­ta nel 2012. Nel­lo spe­ci­fi­co, il 3 mar­zo di quell’anno cir­ca 300 atti­vi­sti No Tav occu­pa­ro­no il trat­to dell’auto­stra­da Tori­no-Bar­do­nec­chia, bloc­can­do per cir­ca 20 minu­ti il casel­lo di Avi­glia­na con dell’adesivo e facen­do deflui­re il traf­fi­co sen­za far paga­re il pedag­gio. Quel gior­no Dana Lau­rio­la par­la­va al mega­fo­no spie­gan­do le ragio­ni del­la pro­te­sta e indi­can­do la dire­zio­ne da pren­de­re alle vetture. 

Per i fat­ti del 2012 Lau­rio­la fu pre­le­va­ta dal­la Digos nel set­tem­bre del 2020 pres­so la sua abi­ta­zio­ne a Bus­so­le­no e con­dot­ta in car­ce­re per scon­ta­re la pena di due anni. La Pro­cu­ra le ave­va nega­to l’accesso a misu­re alter­na­ti­ve alla deten­zio­ne, nono­stan­te Dana fos­se incensurata. 

L’associazione Giu­ri­sti Demo­cra­ti­ci ha com­men­ta­to il caso defi­nen­do “inac­cet­ta­bi­le ed inspie­ga­bi­le” la con­dan­na del tri­bu­na­le di Tori­no, che ha giu­sti­fi­ca­to la deci­sio­ne di con­fer­ma­re il car­ce­re per la 39enne del­la Val di Susa con del­le moti­va­zio­ni, a det­ta dei Giu­ri­sti Demo­cra­ti­ci, poco soli­de. Secon­do la sen­ten­za Lau­rio­la sareb­be un sog­get­to peri­co­lo­so in quan­to non pen­ti­ta del­le sue posi­zio­ni No Tav, non­ché abi­tan­te del­la Val di Susa, luo­go in cui la par­te­ci­pa­zio­ne al movi­men­to con­tro la Tori­no-Lio­ne è par­ti­co­lar­men­te atti­va. A ben vede­re le giu­sti­fi­ca­zio­ni del­la Pro­cu­ra sono intri­se di quel pre­giu­di­zio cri­mi­na­liz­zan­te che col­pi­sce i No Tav: il solo sim­pa­tiz­za­re per posi­zio­ni sfa­vo­re­vo­li all’infrastruttura o addi­rit­tu­ra il solo abi­ta­re pres­so le zone in cui agi­sce il movi­men­to sareb­be­ro trat­ta­ti come com­pro­va­ti ele­men­ti di peri­co­lo­si­tà. Inol­tre la pre­sun­ta temi­bi­li­tà che la pro­cu­ra ha volu­to rav­ve­de­re in Dana Lau­rio­la coz­za non poco con la fat­tua­li­tà di una don­na per­fet­ta­men­te inse­ri­ta nel­la comu­ni­tà, con una casa e un lavo­ro pres­so una coo­pe­ra­ti­va del Comu­ne di Tori­no che si occu­pa di soc­cor­so a per­so­ne sen­za fis­sa dimora. 

Anche Amne­sty Inter­na­tio­nal ave­va alza­to la voce rispet­to al caso Lau­rio­la, affer­man­do, tra­mi­te il por­ta­vo­ce ita­lia­no Ric­car­do Nou­ry, che «espri­me­re il pro­prio dis­sen­so paci­fi­ca­men­te non può esse­re puni­to con il car­ce­re. L’arresto di Dana Lau­rio­la è emble­ma­ti­co del cli­ma di cri­mi­na­liz­za­zio­ne del dirit­to alla liber­tà d’espressione e di mani­fe­sta­zio­ne non vio­len­ta, garan­ti­ti dal­la Costi­tu­zio­ne e da diver­si mec­ca­ni­smi internazionali». 

Lo scor­so apri­le Dana Lau­rio­la è sta­ta scar­ce­ra­ta e con­dan­na­ta ai domi­ci­lia­ri (in una nuo­va casa fuo­ri dal­la Val di Susa, come fa sape­re la stes­sa Dana duran­te un’intervista a Pro­pa­gan­da Live). Si trat­ta comun­que di una giu­sti­zia a metà: Lau­rio­la ha otte­nu­to una for­ma par­ti­co­lar­men­te restrit­ti­va di arre­sti domi­ci­lia­ri, che la espo­ne a misu­re di limi­ta­zio­ne piut­to­sto arbi­tra­rie. Infat­ti per Lau­rio­la vige anco­ra il divie­to di fre­quen­ta­re la Val di Susa e di ave­re con­tat­ti con qual­sia­si sog­get­to coin­vol­to nel movi­men­to No Tav. Il pro­ble­ma sta nel fat­to che l’adesione al movi­men­to non pre­ve­de un tes­se­ra­men­to o un meto­do di sche­da­tu­ra ogget­ti­va dei par­te­ci­pan­ti: in que­sto modo la poli­zia sareb­be legit­ti­ma­ta a ricon­dur­re Dana in car­ce­re nel caso fos­se sor­pre­sa a fre­quen­ta­re un sog­get­to che, anche solo poten­zial­men­te, con­di­vi­da con lei le posi­zio­ni a sfa­vo­re del­la linea Torino-Lione. 

Sulla Tav possono esistere posizioni diverse, tutte legittime. Ma la giustizia dovrebbe essere una sola e uguale per tutti: il caso di Dana Lauriola dimostra come il dibattito civile che insiste sulla linea Torino-Lione si stia trasformando in un problema di democrazia. 

In que­sti anni han­no sba­glia­to in mol­ti. Han­no sba­glia­to i No Tav, che nel luglio del 2020 han­no lascia­to dei chio­di sull’A32 per bloc­ca­re i mez­zi del­la poli­zia; han­no sba­glia­to le For­ze dell’Ordine, che ad apri­le 2021 han­no lan­cia­to dei lacri­mo­ge­ni con­tro i mani­fe­stan­ti, col­pen­do al vol­to e feren­do gra­ve­men­te Gio­van­na Sara­ce­no, poi rico­ve­ra­ta. È giu­sto che gli atti vio­len­ti ven­ga­no puni­ti. È ingiu­sta la stig­ma­tiz­za­zio­ne di un legit­ti­mo movi­men­to cit­ta­di­no e la gene­ra­liz­za­zio­ne tesa a sco­va­re atteg­gia­men­ti peri­co­lo­si anche lad­do­ve non ci sono, anche lad­do­ve la pro­te­sta è sta­ta paci­fi­ca. Chi sba­glia paga. Chi non sba­glia deve resta­re libe­ro, anche se è No Tav.

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Beatrice Balbinot
Mi chia­mo Bea­tri­ce, ma pre­fe­ri­sco Bea. Amo scri­ve­re, dire la mia, ave­re ragio­ne e man­gia­re tan­ti macarons.

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