La pandemia sta cambiando il lavoro?

20190615 Verona - Camerieri sul Liston - 20190615 Verona - Camerieri sul Liston - fotografo: Sartori

In que­sti gior­ni una nuo­va pole­mi­ca ha infiam­ma­to i social: man­ca­no i lavo­ra­to­ri sta­gio­na­li nei set­to­ri del­la risto­ra­zio­ne e del turi­smo. I com­men­ti da par­te di figu­re note sono sta­ti imme­dia­ti, come Vin­cen­zo De Luca, il gover­na­to­re del­la Cam­pa­nia, che ha così dichia­ra­to: «Non si tro­va­no più came­rie­ri, risto­ran­ti e bar in dif­fi­col­tà, così come le atti­vi­tà sta­gio­na­li. È uno dei risul­ta­ti para­dos­sa­li dell’introduzione del red­di­to di cit­ta­di­nan­za».

Il reddito di cittadinanza è una misura di sostegno entrata in vigore il 30 marzo 2019, approvato dal governo Conte I. 

La misu­ra pre­ve­de un sus­si­dio eco­no­mi­co per chi si tro­va in con­di­zio­ni di disa­gio dovu­te alla non occu­pa­zio­ne. Le per­so­ne che sod­di­sfa­no i requi­si­ti richie­sti per otte­ne­re il red­di­to pos­so­no pre­sen­ta­re una doman­da, in segui­to alla qua­le ver­ran­no inse­ri­ti in un per­cor­so che mira al re-inse­ri­men­to nel mon­do del lavo­ro. A que­sto pun­to il richie­den­te ver­rà soste­nu­to per un 18 mesi con pos­si­bi­li­tà di pro­ro­ga e nel men­tre gli ver­ran­no sot­to­po­ste pro­po­ste d’im­pie­go. Le offer­te di lavo­ro pro­po­ste potran­no esse­re rifiu­ta­te dal can­di­da­to a pat­to di non supe­rar i tre rifiu­ti con­ti­gui per non anda­re incon­tro a san­zio­ni per per­ce­zio­ne inde­bi­ta del reddito. 

Secon­do il gover­na­to­re del­la regio­ne Cam­pa­nia, chi per­ce­pi­sce il red­di­to di cit­ta­di­nan­za non è spin­to a tor­na­re nel mon­do del lavo­ro, anzi:«Se mi dai 700 euro al mese e vado a fare qual­che dop­pio lavo­ro non ho inte­res­se ad alza­mi alle sei e ad anda­re a lavo­ra­re in una indu­stria di tra­sfor­ma­zio­ne agri­co­la». La mora­le, insom­ma, sareb­be che i gio­va­ni ita­lia­ni non han­no più voglia di lavorare. 

La rispo­sta non si è fat­ta atten­de­re. Due set­ti­ma­ne fa, infat­ti, attra­ver­so un ser­vi­zio di Repub­bli­ca, un lavo­ra­to­re sta­gio­na­le ha denun­cia­to le con­di­zio­ni di lavo­ro simi­li allo sfrut­ta­men­to che si han­no in que­sti set­to­ri; que­sto tipo di lavo­ra­to­ri, ad esem­pio, è impos­si­bi­li­ta­to alla richie­sta di per­mes­so per malat­tia a cau­sa del­le con­ti­nue pres­sio­ni subi­te al fine di pro­ce­de­re con il lavo­ro a velo­ci­tà inso­ste­ni­bi­li, avan­zan­do la scu­sa del tro­var­si nel­la sta­gio­ne con il pic­co di clienti. 

La condizione di lavoro dovrebbe essere il primo motivo che spinge le persone a continuare una prestazione lavorativa, invece di portare all’accettazione di stipendi bassi e condizioni terribili. 

Dopo le affer­ma­zio­ni di De Luca mol­ti si sono fat­ti sen­ti­re per affer­ma­re come il rifiu­to di deter­mi­na­ti impie­ghi non c’entri nul­la il red­di­to di cit­ta­di­nan­za, ma baste­reb­be la garan­zia di un sala­rio con­gruo, che con­teg­gi le ore di lavo­ro effet­ti­ve, del­la pos­si­bi­li­tà di richie­de­re un per­mes­so per malat­tia sen­za cade­re in ricat­ti, oppu­re del­la con­ces­sio­ne del­le ferie paga­te, che nel mon­do del­la risto­ra­zio­ne e del turi­smo non esistono. 

Ad ogni modo, quan­do sono sta­te intro­dot­te le restri­zio­ni per argi­na­re la cir­co­la­zio­ne del virus da Covid-19, le pri­me chiu­su­re han­no riguar­da­to sem­pre bar e risto­ran­ti, luo­ghi in cui la dif­fu­sio­ne del virus era age­vo­la­ta dal­la neces­sa­ria assen­za del­la masche­ri­na per poter con­su­ma­re. Mol­ti impren­di­to­ri del set­to­re han­no dovu­to dichia­ra­re il fal­li­men­to, oltre 22mila pub­bli­ci eser­ci­zi si sono visti costret­ti a chiu­de­re a cau­sa del­le con­ti­nue limi­ta­zio­ni allo svol­gi­men­to del loro lavoro.

Chi era impie­ga­to nel set­to­re ha pro­ba­bil­men­te pre­so una stra­da diver­sa, sola­men­te poi è arri­va­ta la pre­sa di coscien­za sul­le con­di­zio­ni di lavo­ro e su cosa si era accet­ta­to fino al gior­no pri­ma pur di lavo­ra­re. Già un anno fa Vul­ca­no ha pub­bli­ca­to un focus sui lavo­ri che scom­pa­io­no nel perio­do di pan­de­mia e su come non tut­ti han­no la pos­si­bi­li­tà di ria­pri­re dopo le restrizioni.

Non solo i lavoratori stagionali, ma anche i braccianti agricoli hanno pagato le spese della pandemia nel nostro Paese. 

In segui­to ai vari loc­k­do­wn, che han­no impe­di­to gli spo­sta­men­ti, si è ridot­to di mol­to il nume­ro di brac­cian­ti. Que­sto per­ché spes­so le per­so­ne che tro­va­no impie­go nel set­to­re agri­co­lo sono immi­gra­ti sen­za con­trat­to, i qua­li quin­di non pote­va­no dimo­stra­re uno spo­sta­men­to neces­sa­rio per moti­vi lavo­ra­ti­vi come pre­vi­sto dal­le auto­cer­ti­fi­ca­zio­ni. Hilal Elver, del­le Nazio­ni Uni­te, in una visi­ta nei cam­pi agri­co­li in Ita­lia ave­va affer­ma­to che «In agri­col­tu­ra lavo­ra la più ele­va­ta quo­ta di lavo­ra­to­ri irre­go­la­ri in rela­zio­ne al nume­ro tota­le di impie­ga­ti nel set­to­re».

Le con­di­zio­ni di lavo­ro pre­ca­rie di chi lavo­ra come brac­cian­te per­met­to­no a tut­ti l’ac­qui­sto di frut­ta e ver­du­ra nei super­mer­ca­ti e que­sto siste­ma di sfrut­ta­men­to non si limi­ta al nostro Pae­se, ma è dif­fu­so in tut­to il mon­do. Que­sto meto­do si basa, ad ogni modo, sul fat­to che per poter soste­ne­re un livel­lo di benes­se­re ele­va­to per i Pae­si più ric­chi mol­tis­si­me per­so­ne riman­ga­no schiac­cia­te dal­le con­di­zio­ni di schia­vi­smo in cui ver­te il mon­do del lavoro. 

Secon­do l’opinionista del New York Times Ezra Klein, il moti­vo per cui con­ti­nuia­mo a sup­por­ta­re un siste­ma che svan­tag­gia mol­ti a favo­re di pochi risie­de nel­la pos­si­bi­li­tà di otte­ner­ne dei bene­fi­ci. A tut­ti pia­ce poter ave­re a dispo­si­zio­ne la con­se­gna in 24 ore, ordi­na­re tra­mi­te JustEat il pro­prio cibo pre­fe­ri­to (por­ta­to da un fat­to­ri­no che dovrà por­ta­re a ter­mi­ne la con­se­gna in qual­sia­si con­di­zio­ne atmo­sfe­ri­ca), com­pria­re frut­ta e ver­du­ra pro­ve­nien­te da luo­ghi in cui il sala­rio mini­mo non esi­ste e le con­di­zio­ni di lavo­ro sono para­go­na­bi­li a una vera e pro­pria con­di­zio­ne di schiavitù. 

Ezra Klein rimar­ca nel suo arti­co­lo come que­sta sia «la veri­tà che non voglia­mo sen­tir­ci dire», per­ché sia­mo nati for­tu­na­ti, ci tro­via­mo dal­la par­te di chi bene­fi­cia di tut­to que­sto e non dal lato di chi vie­ne sfrut­ta­to e in con­di­zio­ni sem­pre pre­ca­rie; se si guar­da ai dati, una per­so­na su cin­que nel­le regio­ni in via di svi­lup­po vive con meno di 1,25 dol­la­ri al gior­no.L’Organizzazione del­le Nazio­ni Uni­te ha ela­bo­ra­to i 17 obiet­ti­vi dell’Agen­da 2030, quin­di, che pon­go­no come pri­mo sco­po quel­lo di eli­mi­na­re ogni for­ma di pover­tà nel mon­do, ma ci sono voci cri­ti­che che mostra­no come le nostre solu­zio­ni sia­no equi­pa­ra­bi­li al voler ripa­ra­re una maglia irrecuperabile.

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Jessica Rodenghi
Jes­si­ca, atti­va nel mon­do e nel­le socie­tà, per fare buo­na infor­ma­zio­ne dedi­ca­ta a tut­ti e tutte.

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