Del: 13 Giugno 2021 Di: Costanza Mazzucchelli Commenti: 0
NFT, l’opera d’arte nell’epoca della sua (ir)riproducibilità tecnica

In un mondo che avanza sempre più in una direzione di simbiosi con la tecnologia, anche il sistema dell’arte e il suo mercato si trovano a fare i conti con numerose innovazioni, correlate soprattutto allo sviluppo delle criptovalute, monete virtuali che si generano e si scambiano soltanto in via telematica e tra cui rientrano anche i noti Bitcoin.

Uno sviluppo significativo è quello della Crypto Art, opere d’arte materiali o digitali alle quali è associato un processo crittografico per dimostrarne l’autenticità.

È qualcosa di rilevante soprattutto per le opere d’arte digitali, rispetto alle quali gli autori devono far fronte alla riproduzione e distribuzione in scala esponenziale, cercando di far rispettare sempre i diritti di proprietà e l’autenticità.

Già nel 2013 si è iniziato a parlare di NFT, acronimo di Non Fungible Tokens, frazioni di criptovaluta uniche, non replicabili, ma scambiabili: all’interno dell’articolato universo della Crypto Art sono considerati un certificato elettronico di autenticità e proprietà di un’opera. In questo modo, con gli NFT viene creata una copia unica, ufficiale e originale di dati digitali. Gli NFT si basano su una blockchain, una struttura dati condivisa e immutabile, che permette di conoscere la “storia” di ogni asset in un canale di vendita, quindi, ad esempio, è possibile sapere da chi è stato acquistato e a quale prezzo.

A partire da quest’anno il mercato artistico ha riportato una serie di vendite cospicue per opere di Crypto Art. Nel solo mese di febbraio collezionisti e speculatori hanno investito più di 200 milioni di dollari per l’acquisto di beni artistici tramite NFT e, se confrontati con i 250 milioni di tutto il 2020, ci si rende conto della crescita esponenziale e dello sviluppo vertiginoso che questo tipo di transazioni sta sperimentando.

Il caso più clamoroso è quello della GIF di NyanCatdi Chris Torres, alla quale è stato associato un NFT, a febbraio venduto all’asta per 300 Ethereum, una criptovaluta corrispondente – ai tempi della vendita – circa a $1.900. La GIF, partendo da un prezzo base d’asta di 3 ETH ($5.700), ha poi raggiunto rapidamente il valore di $590.000. Ovviamente la GIF potrà continuare a circolare online e a essere utilizzata liberamente, con la differenza che adesso una persona ne possiede la versione originale, avvalorata anche dalla firma digitale dell’autore

A marzo, invece, per la prima volta, ha fatto la propria comparsa su un mercato delle case d’asta un’opera di Crypto Art, Everydays: the First 5000 Days dell’artista Beeple, pseudonimo di Mike Winkelmann.

Si tratta di un collage di 5000 immagini digitali, battuto all’asta da Christie’s, per 69,3 milioni di dollari, il prezzo più alto mai battuto in un’asta online. Un prezzo raggiunto con la sorpresa di tutti, così inaspettato che la stima iniziale non era stata neanche stabilita e sul catalogo della vendita campeggiava la scritta Unknown.

Per quanto possa sembrare – ed effettivamente talvolta è – un mondo distante dai consueti circuiti dell’arte (e della storia dell’arte intesa in senso accademico e tradizionale), anche le opere di rinomati artisti contemporanei sono state investite da questo processo. In un’asta online di Christie’s sono state messe in vendita 5 opere digitali realizzate da Andy Warhol nel 1985.

Le opere, provenienti da un floppy disk, sono state convertite in NFT e vendute per un totale di 3 milioni di dollari. In questo caso specifico, ci si può chiedere se effettivamente di originale si tratti, visto che le opere digitali sono state recuperate dal floppy disk e aumentate di risoluzione, tradendo il concetto stesso di originalità e autenticità e l’operato di Warhol.

Inoltre, dei 3 milioni di dollari ottenuti dalla vendita, una parte verrà utilizzata per compensare le emissioni di carbonio, conseguenza inevitabile della creazione degli NFT. La Crypto art, infatti, nonostante la sua (apparente) immaterialità, ha un consistente impatto ambientale a causa dell’energia richiesta dalla sua produzione e fruizione: ad esempio, la creazione di Ethereum richiede circa 26.5 Terawattora di elettricità all’anno, un consumo pari a quello dell’intera Irlanda.

Se si possono sollevare dei dubbi riguardanti la necessaria manipolazione di alcuni file e le conseguenze sull’ecosistema, un aspetto positivo della floridità della Crypto art è la possibilità, per artisti digitali non inseriti nei tradizionali canali artistici di gallerie e case d’aste, di farsi conoscere e affermarsi in maniera alternativa, servendosi di NFT per autenticare e dare maggiore valore alle proprie opere.

È questo il caso di DotPigeon, artista milanese di 33 anni, noto negli Stati Uniti e attivo sulla piattaforma NiftyGateway, marketplace di Crypto art. Una volta in possesso delle sue opere digitali, spesso pezzi unici, l’acquirente può scegliere tra diversi tipi di fruizione: l’opera è salvata in formato digitale su un device, oppure è inserita all’interno di collezioni e musei digitali, oppure ancora è esposta  dentro cornici digitali.

La creazione artistica realizzata su un supporto fisico diventa così – a differenza di quanto è sempre successo – solo una fra tante valide alternative.

Per gli artisti che, come DotPigeon, lavorano in digitale, grande rilievo hanno i mercati secondari degli NFT: le opere rilasciate in origine come NFT sono tracciate, quindi quando vengono rivendute, l’artista ne trae delle royalties, mantenendo dunque un parziale controllo sulla circolazione dell’opera e continuando a trarne profitto.

Il percorso intrapreso sta portando verso una dematerializzazione dell’arte: l’elemento chiave non è più l’opera d’arte, ma l’idea di possedere qualcosa di unico, che scatena una maggiore richiesta e, dunque, il desiderio di collezionismo. In questo modo ci si muove sempre più verso i limiti dell’arte concettuale, con al centro il concetto di simbolo, un possesso senza detenere alcun oggetto materiale: non è più l’opera fisica, con la firma dell’artista ad attestare la proprietà, ma un NFT.

Immagine di copertina: “Everydays: the First 5000 Days” di Beeple.

Costanza Mazzucchelli
Classe 2000, studentessa di Lettere. Guardo il mondo attraverso i miei occhiali spessi, ascolto e leggo, poi scrivo di ciò che ho imparato.

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