Del: 22 Giugno 2021 Di: Redazione Commenti: 0

Il Premio Pulitzer rappresenta dal 1917 uno dei più ambiti e prestigiosi premi americani di giornalismo, letteratura e arte, e l’undici giugno ha comunicato i nomi dei vincitori delle 22 categorie in cui esso si divide. Il premio omaggia il giornalista statunitense Joseph Pulitzer, il quale dopo la morte lasciò i suoi beni alla Columbia University, che decise in sua memoria di insignire di un’onorificenza ogni anno i contributi più eminenti nell’ambito dell’informazione e del fotoreportage, e di qui anche della narrativa e dell’arte più generalmente intesa.

Vediamo sei vincitori le cui opere sono particolarmente esemplificative dei temi ricorrenti in questa edizione del Premio.

In ambito giornalistico è stato ampiamente riconosciuto l’impegno di divulgazione e di informazione riguardo al COVID-19, per il quale, nella categoria Public Services, il New York Times si è aggiudicato il primo posto. Sempre sulla scia del lungo periodo di pandemia, la nomina di vincitore in Feature Photography è stata assegnata al fotografo Emilio Morenatti di Associated Press, che con i suoi toccanti scatti, ha immortalato la pandemia guardata dagli occhi degli anziani, in tutta la loro fragilità, solitudine e delicatezza. 

Altro evento capitale che ha trovato risonanza nella rosa dei lavori finalisti è stato l’omicidio di George Floyd lo scorso 25 maggio e di qui l’onda di proteste che si sono estese a macchia d’olio con risonanza globale nel movimento Black Lives Matter. Per la categoria Breaking News Photography, risulta vincitore l’Associated Press, che con una raccolta di potenti scatti provenienti da numerose città statunitensi avrebbe catturato l’insorgere delle lotte e del furore contro le discriminazioni razziali nel paese. Menzione d’onore anche per Darnella Frazier, la ragazza diciassettenne che riprese a Minneapolis gli ultimi strazianti istanti di agonia di Floyd, a mettere in luce «il ruolo dei cittadini nell’inchiesta giornalistica di verità e giustizia»

Nei premi di narrativa, a dominare in ambito letterario, campeggia una comune voce di impegno contro il razzismo e di lotta per i diritti umani, per garantire tramite la scrittura un contributo socialmente attivo e storicamente rilevante. Tra i finalisti, meritevoli di notevole attenzione sono le opere di due scrittrici native americane, Natalie Diaz, con Postcolonial Love Poem e Louise Erdrich con The Night Watchman, premiate rispettivamente nella categoria poesia e fiction. 

Natalie Diaz, poetessa ed attivista, in questo suo brillante e delicatissimo secondo libro, pone in versi le ferite anche personali che l’America infligge e ha inflitto nei confronti dei “corpi” delle persone di colore e dei nativi americani, lasciando loro spazio, però, di rifiorire in un lirico senso di bontà che trae le sue più profonde radici proprio dal dolore. 

Infine, in The night watchman, disponibile in Italia dal prossimo autunno, la scrittrice Louise Erdrich scava a fondo nella storia della propria comunità e ne ricava un romanzo personalissimo, che trova ambientazione nell’America della Indian termination policy negli anni ‘50, un programma politico di sistematica eliminazione o forzata assimilazione dei nativi americani alla società americana tradizionalmente intesa.

Se si considera che le premiazioni dei contributi culturali più autorevoli costituiscono un documento storico dell’epoca in cui si vive, specialmente in questo periodo, merita, grande attenzione (e curiosità) vedere i risvolti che un anno di pandemia e di cambiamenti sociali nella storia americana e non solo ha prodotto nei riguardi della creatività artistica. Il Premio Pulitzer, tra le più importanti onorificenze americane, non è che uno tra i più eminenti esempi. 

Articolo di Chiara Del Corno

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