Terre selvagge. Il Grand Tour

Viaggi, esplorazioni, vagabondaggi. In questa rubrica, un’indagine intorno al movimento e al desiderio di spostarsi e cercare altri luoghi.


Intor­no al 1600 si dif­fon­de tra i gio­va­ni figli dell’aristocrazia ingle­se un’usanza che di lì a pochi anni sareb­be sta­ta deno­mi­na­ta “Grand Tour”: come dice il nome, il Grand Tour con­si­ste­va in un viag­gio di for­ma­zio­ne che tut­ti i gio­va­ni ram­pol­li com­pi­va­no pres­so le più impor­tan­ti cit­tà dell’Europa cen­tro meri­dio­na­le, il cui asse por­tan­te era pro­prio l’Italia, tap­pa fon­da­men­ta­le se non meta fina­le dell’intero viaggio.

Questo tipo di esperienza vide il suo apice nel XVIII secolo, diventando una vera e propria moda. 

I gio­va­ni par­ti­va­no dal Nord Euro­pa, spes­so accom­pa­gna­ti da un pre­cet­to­re, per acqui­si­re cono­scen­ze in diver­si ambi­ti, cul­tu­ra­le, arti­sti­co, let­te­ra­rio, poli­ti­co. Le cit­tà ita­lia­ne da que­sto pun­to di vista acqui­si­va­no un ruo­lo di pri­ma­ria impor­tan­za: l’interesse del­le clas­si nobi­lia­ri set­te­cen­te­sche per l’arte clas­si­ca e la cul­tu­ra degli anti­chi attrae­va i grand turi­sti ver­so il nostro pae­se per le anti­che bel­lez­ze roma­ne, il patri­mo­nio arti­sti­co di cit­tà come Vene­zia o Firen­ze e i pae­sag­gi del cen­tro Ita­lia o del­la Sici­lia. Attra­ver­so que­sto viag­gio i gio­va­ni, per la mag­gior par­te ingle­si, si con­fron­ta­va­no con un pas­sa­to che solo l’Italia pote­va offri­re. Entra­va­no così in con­tat­to due mon­di: quel­lo del nord Euro­pa, orien­ta­to al moder­no nel pen­sie­ro e nel­le tec­no­lo­gie incon­tra­va il fasci­no del­le rovi­ne, dell’arte pit­to­ri­ca, del­le gran­di civil­tà del pas­sa­to e del­la cul­tu­ra rina­sci­men­ta­le. Pri­ma esclu­si­va­men­te maschi­le poi intra­pre­so anche dal­le don­ne spes­so accom­pa­gna­te dal­la zia mater­na, il Grand Tour diven­ne pre­sto una “pro­va” che non pote­va man­ca­re nel­la for­ma­zio­ne cul­tu­ra­le del­le futu­re clas­si dirigenti.

Sono mol­tis­si­mi gli intel­let­tua­li illu­stri che negli anni han­no com­piu­to que­sta espe­rien­za: Mon­te­squieu, Sten­d­hal, Ruskin, Mary Shel­ley. I due auto­ri che han­no lascia­to il mag­gior nume­ro di testi­mo­nian­ze e descri­zio­ni dell’esperienza del Grand Tour furo­no però il cele­bre scrit­to­re tede­sco Johann Wol­fgang von Goe­the e il poe­ta ingle­se Geor­ge Gor­don Bryon. Un para­go­ne tra que­sti due intel­let­tua­li tor­na uti­le: ogni per­cor­so era infat­ti costrui­to ad hoc sul viag­gia­to­re che si accin­ge­va a par­ti­re, andan­do incon­tro alle diver­se esi­gen­ze e ai diver­si desi­de­ri dei gio­va­ni. Per Goe­the il viag­gio diven­te­rà un lun­go sog­gior­no in Ita­lia, a cau­sa dell’estremo inte­res­se nel­la sco­per­ta di bel­lez­ze arti­sti­che e pae­sag­gi­sti­che; Lord Byron inve­ce, ani­mo più tor­men­ta­to, intra­pren­de­rà un tur­bo­len­to per­cor­so che dal Por­to­gal­lo lo por­te­rà fino a Costan­ti­no­po­li e poi nel­la mera­vi­glio­sa Gre­cia, ter­ri­to­ri all’epoca sot­to l’influenza dell’impero otto­ma­no: pro­prio qui il gio­va­ne poe­ta per­de­rà la vita dopo aver ade­ri­to alla lot­ta per l’indipendenza greca.

Il Grand Tour fu occa­sio­ne per la pub­bli­ca­zio­ne di nume­ro­si libri gui­da a par­ti­re dall’opera di Richard Las­sels il pri­mo a conia­re que­sta espres­sio­ne, neo­lo­gi­smo che sareb­be sta­to poi uni­ver­sal­men­te accol­to. Oltre a lui ovvia­men­te fon­da­men­ta­le fu l’opera che descri­ve il viag­gio intra­pre­so da Goe­the dal 1786 al 1788 Ita­lie­ni­sche Rei­se, Viag­gio in Ita­lia.

Il viaggio cominciava tendenzialmente con l’attraversamento della Manica e lo sbarco a Calais in terra francese. 

La tap­pa di Pari­gi apri­va le por­te del per­cor­so attra­ver­so l’Europa con­ti­nen­ta­le. Il gio­va­ne nobi­le anda­va incon­tro a una sor­ta di “meta­mor­fo­si”: abban­do­na­va le trac­ce este­rio­ri dell’estrazione bri­tan­ni­ca gra­zie a un nuo­vo guar­da­ro­ba alla fran­ce­se, patria del­la raf­fi­na­tez­za, con cui era pron­to a entra­re in società.

Si acce­de­va poi al ter­ri­to­rio ita­lia­no: la pre­pa­ra­zio­ne dei diver­si iti­ne­ra­ri richie­de­va mesi, anche a cau­sa del­la lun­ghez­za del Grand Tour che pote­va dura­re inte­ri anni. Gli spo­sta­men­ti non era­no inol­tre pri­vi di peri­co­li: bri­gan­tag­gi, impre­vi­sti e allog­gi di for­tu­na carat­te­riz­za­va­no tut­to il viag­gio. in mol­ti dia­ri dei grand turi­sti si leg­go­no nume­ro­se anno­ta­zio­ni sul­la qua­li­tà del­le locan­de incon­tra­te sul per­cor­so o sull’ospitalità del­le fami­glie che acco­glie­va­no i viag­gia­to­ri. Da que­sti dia­ri emer­ge un altro ele­men­to: il Grand Tour divie­ne il pri­mo esem­pio di viag­gio come lo inten­dia­mo anco­ra noi oggi, pre­cur­so­re del turi­smo di mas­sa che carat­te­riz­za gli anni con­tem­po­ra­nei, un viag­gia­re fine a se stes­so, moti­va­to dal desi­de­rio del­la sco­per­ta, del­la curio­si­tà e del­lo scam­bio di opi­nio­ni. tap­pe obbli­ga­te era­no Vene­zia, Firen­ze, ovvia­men­te Roma, Napo­li e, per i più avven­tu­ro­si, anche la Sicilia. 

Viag­gio sicu­ra­men­te in pri­mo luo­go cul­tu­ra­le, i gio­va­ni euro­pei par­ti­va­no però anche alla ricer­ca di emo­zio­ni for­ti. Pro­prio per que­sto una del­le pri­me tap­pe era Vene­zia: la Sere­nis­si­ma era infat­ti all’epoca famo­sa per i suoi postri­bo­li, per il gio­co d’azzardo e per tut­ta una serie di attra­zio­ni che atti­ra­va­no i gio­va­ni avi­di di vita. Sono nume­ro­se le descri­zio­ne del­la Vene­zia del Grand Tour pro­prio di Lord Byron, famo­so don­gio­van­ni che vis­se qui tra il 1816 e il 1819 e che coniò il nome “Pon­te dei sospi­ri” per il pon­te coper­to che col­le­ga il palaz­zo duca­le alle Pri­gio­ni Nuove.

In Viag­gio in Ita­lia Goe­the ammet­te di aver volu­to acce­le­ra­re il viag­gio per giun­ge­re pri­ma pos­si­bi­le nel­la cit­tà eter­na: tut­to ciò che ave­va visto in dise­gni, ripro­du­zio­ni o dipin­ti si sta­glia­va final­men­te davan­ti ai suoi occhi, l’imponenza dei monu­men­ti anti­chi, la bel­lez­za dei dipin­ti di Miche­lan­ge­lo e del­le sale affre­sca­te da Raf­fael­lo, le mera­vi­glie di mon­di lon­ta­ni che solo a Roma si spri­gio­na­va­no con tut­ta la loro for­za. Usan­za pra­ti­ca­ta duran­te il Grand Tour era quel­la di far­si fare un ritrat­to dai famo­si pit­to­ri con cui si entra­va in con­tat­to: e pro­prio a Roma Goe­the incon­tre­rà Tisch­bein che farà il più famo­so ritrat­to del­lo scrit­to­re tedesco. 

L’artista sarà suo compagno fino a Napoli, famosa per i Campi Flegrei, punto di estremo interesse sia per i siti archeologici che per i fenomeni naturali, per la vicinanza a Pompei ed Ercolano, e per la presenza dello spettacolare Vesuvio.

Come det­to in pre­ce­den­za, una del­le ulti­me tap­pe per i viag­gia­to­ri più avven­tu­ro­si era la Sici­lia: «La Sici­lia è il pun­ti­no sul­la i del­l’I­ta­lia, […] il resto d’I­ta­lia mi par sol­tan­to un gam­bo posto a sor­reg­ge­re un simil fio­re», scri­ve­va Frie­drich Maxi­mi­lian Hes­se­mer nel­le sue Let­te­re dal­la Sici­lia all’i­ni­zio dell’800. L’isola susci­ta­va un incre­di­bi­le fasci­no su tut­ti colo­ro che pas­sa­va­no per le sue ter­re, gra­zie alla bel­lez­za dei pae­sag­gi, alle spet­ta­co­la­ri eru­zio­ni dell’Etna e alla pos­si­bi­li­tà di ave­re un assag­gio di arte e sto­ria gre­ca, fon­da­men­ta­le per tut­ti gli arti­sti e i pit­to­ri euro­pei, dif­fi­ci­le da frui­re a cau­sa del­la domi­na­zio­ne tur­ca che ren­de­va peri­co­lo­so un viag­gio in Gre­cia. Per com­pren­de­re l’impatto dell’isola ita­lia­na sui viag­gia­to­ri del nord Euro­pa basti una fra­se sem­pre di Goe­the «L’Italia sen­za la Sici­lia, non lascia nel­lo spi­ri­to imma­gi­ne alcu­na. È in Sici­lia che si tro­va la chia­ve di tut­to».

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Arianna Locatelli
Da pic­co­la cer­ca­vo l’origine del mio nome per­ché mi affa­sci­na­va la sto­ria che c’era die­tro. Anco­ra oggi mi pia­ce cono­sce­re e sco­pri­re sto­rie di cui poi rac­con­to e scri­vo. Intan­to cor­ro, bevo caf­fè e pia­ni­fi­co viaggi.

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