Del: 18 Luglio 2021 Di: Costanza Mazzucchelli Commenti: 0

Dopo undici anni dall’ultima esposizione personale a Milano, ospitata a Palazzo Reale, Maurizio Cattelan, uno degli artisti contemporanei più conosciuti, torna nel capoluogo lombardo per esporre tre nuovi lavori, in una mostra al Pirelli HangarBicocca, considerabile una drammaturgia in tre atti: «una rappresentazione simbolica del ciclo della vita, una visione della storia collettiva e personale sempre in bilico tra speranza e fallimento, materia e spirito, verità e finzione». L’esposizione, curata da Roberta Tenconi e Vicente Todolì, ha inaugurato il 14 luglio ed è visitabile fino al 20 febbraio 2022.

Il titolo della mostra ripropone tutti insieme, senza divisioni o virgole, i titoli delle tre opere esposte: Breath Ghosts Blind.

L’esposizione si articola tra la Piazza, le Navate e il Cubo, ambienti spaziosi e imponenti che accolgono – ma quasi disorientano, in un’esperienza immersiva – lo spettatore, in un contrasto di chiaroscuri e un’atmosfera quasi sacrale, enfatizzata dal ricorrere di elementi appartenenti all’area semantica della religione, a partire dal numero delle opere, una trinità artistica e laica.  

La prima opera che si incontra è Breath, una scultura in marmo di Carrara che rappresenta un uomo, coi tratti del volto di Cattelan, e un cane, sdraiati uno di fronte all’altro. La Piazza, che ospita l’opera, è completamente buia e un’unica luce illumina le due figure: vengono accentuati il senso di intimità che lega le due figure, la loro rarefazione e l’aura di sacralità che le circonda. Inoltre, la sproporzione con le dimensioni della stanza e il gruppo di visitatori che si raccoglie intorno alla scultura, osservandola come un reperto archeologico, conferiscono un senso di fragilità, tema centrale della mostra, ricollegato all’altro grande motivo della morte. 

La figura del cane, che per la prima volta all’interno della produzione di Cattelan accompagna la figura umana, recupera una simbologia mitologica secondo la quale l’animale è una guida nel passaggio dal mondo dei vivi al mondo dei morti. In evidente antitesi rispetto al tema luttuoso si pone il titolo stesso, Breath e la funzione vitale del respiro. Questa oscillazione tra i due poli della vita e della morte contiene al suo interno tutto il ciclo della vita, ripercorso simbolicamente attraverso le tre opere del progetto. 

Maurizio Cattelan, Breath, 2021,
Courtesy: l’artista e Pirelli HangarBicocca, Milano
Foto: Agostino Osio

Nella lunga e buia Navata l’occhio non individua subito l’opera d’arte, diffusa e mimetizzata tra travi e pilastri: si tratta di Ghosts, migliaia di piccioni in tassidermia, in posizione sopraelevata rispetto allo spettatore. Ghosts era già stata presentata da Cattelan – seppur in forme leggermente diverse – in occasione della 47° e della 54° Biennale di Venezia, rispettivamente con il titolo Tourists (1997) e Others (2011). È interessante l’evoluzione che ha subito il titolo: la scelta di Tourists, in una città come Venezia, è facilmente comprensibile e instaura un rapporto diretto con la figura umana; Others rimanda a un’idea di collettività indistinta e di alterità; il titolo Ghosts porta agli estremi Others, assegnando incorporeità alla collettività indistinta. 

Si è così abituati a considerare i piccioni parte integrante delle città e delle piazze e a non prestare loro attenzione, che osservarli – mentre ci si sente osservati da loro – provoca un senso di straniamento, inquietudine e ribaltamento dei tradizionali rapporti tra spazio interno e museale e spazio esterno e urbano. L’idea che Cattelan ha voluto esprimere con le precedenti realizzazioni di Ghosts è il sentirsi escluso dal mondo dell’arte: come i piccioni sono fuori luogo nei padiglioni e negli spazi espositivi, così Cattelan fatica ad inserirsi nei circuiti tradizionali dell’arte. Cattelan gioca con questo senso di estraneità e lo riversa sull’osservatore: la massa di piccioni, indistinta, silenziosa e quasi giudicante, lo porta a chiedersi se sia lui l’intruso nella stanza.

Maurizio Cattelan Ghosts, 2021
Courtesy: l’artista e Pirelli HangarBicocca, Milano
Foto: Agostino Osio

Attraversando la Navata costantemente sotto lo sguardo dei piccioni, si giunge all’ultima sala, il Cubo, dove Blind, l’ultima opera, si mostra gradualmente in tutta la sua imponenza: è un monolite di colore nero, compenetrato nella sua sommità da un aereo nero, perfettamente integrato all’interno del monolite. Lo spettatore è totalmente sovrastato e sopraffatto dall’opera, che si sviluppa per quasi tutta l’altezza della stanza, contrastando con le altre due opere, più a misura d’uomo. Questo senso di fragilità – che richiama Breath – è lo stesso che si prova di fronte a grandi edifici religiosi o a grandi spettacoli della natura, una kantiana forma di sublime. 

Il riferimento più immediato è all’attentato dell’undici settembre, di cui quest’anno ricorre il ventesimo anniversario: l’intento di Cattelan è riflettere sugli eventi storici e la loro portata, soprattutto su uno dei più dirompenti e che hanno segnato un prima e un dopo nella storia contemporanea; la scelta di rappresentare l’attentato, inoltre, si rifà alla tematica della morte e il monolite potrebbe essere considerato come un’enorme lapide per commemorare tutte le vittime, un secondo atto dell’opera All (2007) che, con i corpi in marmo coperti da lenzuoli, evocava un aleggiante senso di morte.

Breath Ghosts Blind rappresenta il naturale sviluppo della produzione di Cattelan, nella quale più che le opere d’arte in sé – spesso realizzate non dall’artista stesso, ma da artigiani, ai quali è commissionato il lavoro – è significativo il lavoro intellettuale che sta dietro, la preparazione di un grande evento (tant’è che la mostra era stata anticipata sui social di Pirelli HangarBicocca da una serie di Q&A all’artista, le cui risposte venivano cancellate dopo 24 ore dalla pubblicazione) e il coinvolgimento del pubblico

Le opere di Cattelan hanno spesso l’effetto di produrre una distorsione della linea di confine tra realtà e rappresentazione e un breve stordimento. L’artista ha più volte ribadito quanto lo spettatore sia parte integrante dell’opera e cooperi alla creazione del suo significato: «Oggi l’arte significa per me fare vedere le cose da un punto di vista leggermente diverso, da un’altra angolazione. Non sempre quello che fai è interessante o pertinente ma a volte riesci a toccare un nervo scoperto, a prendere qualcosa che è sotto gli occhi di tutti e metterlo in una luce tale da risvegliare la gente, farla pensare o discutere».

In una recente intervista, Cattelan ha affermato: «Credo che l’arte abbia ancora il potere di affrontare temi complessi e restituirli in modo semplice e immediato, ma mai semplicistico. In che modo farlo è la sfida che ogni artista dovrebbe sentirsi chiamato ad affrontare». Con Breath Ghosts Blind Cattelan ha perseguito e centrato proprio questo obiettivo. 

Costanza Mazzucchelli
Classe 2000, studentessa di Lettere. Guardo il mondo attraverso i miei occhiali spessi, ascolto e leggo, poi scrivo di ciò che ho imparato.

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