Francia e Italia, due modelli di laicità alla prova dei fatti

Francia e Italia, due modelli di laicità alla prova dei fatti

Dopo due anni di dibat­ti­ti in par­la­men­to e mani­fe­sta­zio­ni in piaz­za, lo scor­so 29 giu­gno l’assemblea legi­sla­ti­va fran­ce­se ha appro­va­to una leg­ge che per­met­te alle don­ne sin­gle e alle cop­pie lesbi­che di ricor­re­re alla pro­crea­zio­ne medi­cal­men­te assi­sti­ta (Pma), a pat­to che la gestan­te non abbia più di 43 anni e che la cop­pia o la don­na accet­ti di por­ta­re a ter­mi­ne un perio­do di rifles­sio­ne del­la dura­ta di uno o due mesi, a secon­da dei casi. 

Si tratta di una proposta che era stata avanzata già sotto la presidenza Hollande, e che aveva da subito provocato la reazione indignata di partiti cattolici e conservatori, oltre che delle associazioni pro famiglia tradizionale. 

La leg­ge recen­te­men­te appro­va­ta, inol­tre, pre­ve­de che, una vol­ta rag­giun­ta la mag­gio­re età, il figlio pos­sa chie­de­re di esse­re infor­ma­to cir­ca l’identità del dona­to­re, anche se a livel­lo lega­le tra i due non vie­ne rico­no­sciu­to alcun tipo di lega­me. Infi­ne, dal 29 giu­gno 2021 le don­ne fer­ti­li ma che momen­ta­nea­men­te non desi­de­ra­no esse­re madri, potran­no crio­con­ser­va­re i pro­pri ovo­ci­ti (cioè, in sostan­za, i pro­pri ovu­li), in modo che, se lo vor­ran­no, potran­no diven­tar­lo in futuro. 

Stan­do ai dati rac­col­ti e pub­bli­ca­ti dal gior­na­le cat­to­li­co La Croix, saran­no alme­no 2400 ogni anno le don­ne sin­gle o le cop­pie lesbi­che che potran­no trar­re van­tag­gio dall’approvazione di que­sta leg­ge, la qua­le por­rà fine alle emi­gra­zio­ni in Spa­gna o in Bel­gio e darà anche alle meno abbien­ti la pos­si­bi­li­tà di ricor­re­re alla Pma (il cui costo va dai 400 agli 11.000 euro, esclu­se le spe­se da soste­ne­re per il viag­gio, il vit­to e l’alloggio all’estero). Sarà, infat­ti, il ser­vi­zio sani­ta­rio nazio­na­le a far­si cari­co di tut­te le spe­se necessarie. 

L’approvazione del­la leg­ge non ha mes­so a tace­re la voce del­la Chie­sa cat­to­li­ca fran­ce­se, le cui obie­zio­ni sono sta­te sin­te­tiz­za­te da Pier­re d’Ornellas, arci­ve­sco­vo di Ren­nes e respon­sa­bi­le del grup­po di bio­e­ti­ca dell’episcopato fran­ce­se, il qua­le ha chie­sto una mora­to­ria che «dia il tem­po di riflet­te­re col­let­ti­va­men­te, ascol­tan­do e sop­pe­san­do gli argo­men­ti di ciascuno». 

Al di là del fat­to che, per il momen­to, le obie­zio­ni avan­za­te dal­la Chie­sa cat­to­li­ca sono rima­ste ina­scol­ta­te, la vicen­da tran­sal­pi­na fin qui descrit­ta pre­sen­ta del­le evi­den­ti somi­glian­ze con quel­la del­la Nota Ver­ba­le invia­ta dal Vati­ca­no sul ddl Zan. In entram­bi i casi, infat­ti, ciò che vie­ne (ri)portato al cen­tro del dibat­ti­to pub­bli­co è la que­stio­ne del rap­por­to tra uno Sta­to lai­co e la reli­gio­ne più dif­fu­sa all’interno dei suoi con­fi­ni: fino a che pun­to la Chie­sa cat­to­li­ca è in gra­do di rap­pre­sen­ta­re l’opinione pub­bli­ca? Le sue pre­se di posi­zio­ne inter­fe­ri­sco­no ille­git­ti­ma­men­te con l’autonomia degli orga­ni legi­sla­ti­vi nazionali? 

Quella del rapporto tra Stato e Chiesa è una questione che ha radici profonde e che è stata affrontata dai diversi Stati europei attraverso l’adozione di approcci spesso molto diversi tra loro. 

È que­sto il caso del­la Fran­cia e dell’Italia, due Sta­ti in cui il con­cet­to di “lai­ci­tà” vie­ne decli­na­to seguen­do stra­de paral­le­le e rara­men­te sovrap­po­ni­bi­li. In Fran­cia, infat­ti, la leg­ge di sepa­ra­zio­ne tra Sta­to e Chie­sa in vigo­re dal 1905 tute­la la liber­tà di cul­to ma sta­bi­li­sce anche che lo Sta­to non è fon­te di finan­zia­men­to per nes­su­no di essi. Signi­fi­ca­ti­vo, inol­tre, è il divie­to di espor­re nel­le scuo­le sta­ta­li sim­bo­li reli­gio­si come il cro­ci­fis­so, oltre alla leg­ge che proi­bi­sce di indos­sa­re il bur­qa inte­gra­le negli spa­zi pub­bli­ci. Quel­lo fran­ce­se, in sostan­za, è un approc­cio che cer­ca di eli­mi­na­re dal­la sfe­ra pub­bli­ca le dif­fe­ren­ze cul­tu­ra­li e reli­gio­se dei cit­ta­di­ni, in linea con un’idea di lai­ci­tà piut­to­sto rigi­da, le cui appli­ca­zio­ni pra­ti­che sono sta­te spes­so cri­ti­ca­te anche da orga­niz­za­zio­ni inter­na­zio­na­li come l’Onu.

In Ita­lia, inve­ce, i rap­por­ti tra Sta­to e Chie­sa sono rego­la­ti dall’accordo di Vil­la Mada­ma del 1984, che ha modi­fi­ca­to i Pat­ti Late­ra­nen­si risa­len­ti al perio­do fasci­sta (in par­ti­co­la­re, al 1929). Le novi­tà intro­dot­te dal con­cor­da­to sono nume­ro­se, ma per com­pren­de­re il signi­fi­ca­to com­ples­si­vo dell’accordo basta citar­ne alcu­ne: da una par­te, quel­la cat­to­li­ca non vie­ne più rico­no­sciu­ta come “reli­gio­ne di sta­to” e l’ora di reli­gio­ne obbli­ga­to­ria diven­ta facol­ta­ti­va, dall’altra ven­go­no intro­dot­ti alcu­ni pri­vi­le­gi di cui la Chie­sa cat­to­li­ca gode anco­ra oggi, come il dirit­to di rice­ve­re l’8xmille (un meto­do di finan­zia­men­to non pre­vi­sto per altri cul­ti reli­gio­si) e alcu­ne age­vo­la­zio­ni fiscali. 

Il pun­to su cui il Vati­ca­no ha fat­to leva per chie­de­re una revi­sio­ne del ddl Zan, tut­ta­via, non riguar­da l’ora di reli­gio­ne nel­le scuo­le, né l’8xmille, ben­sì la liber­tà di “orga­niz­za­zio­ne” e di “eser­ci­zio del magi­ste­ro” che l’accordo del 1984 rico­no­sce alla Chie­sa, a cui si aggiun­ge la liber­tà, per i cat­to­li­ci, di mani­fe­sta­re il pro­prio pen­sie­ro con ogni mez­zo. Secon­do il Segre­ta­rio del­lo Sta­to Vati­ca­no, il car­di­na­le Pie­tro Paro­lin, il pro­ble­ma del ddl Zan risie­de nei suoi con­te­nu­ti “vaghi e incer­ti”. «Il con­cet­to di discri­mi­na­zio­ne resta di con­te­nu­to trop­po vago», ha affer­ma­to Paro­lin inter­vi­sta­to da Vati­can News, aggiun­gen­do che la deci­sio­ne di usa­re lo stru­men­to del­la Nota Ver­ba­le è sta­ta det­ta­ta pro­prio dal­la volon­tà di evi­ta­re che l’intervento dell’autorità reli­gio­sa fos­se visto come un’”indebita inge­ren­za” nei con­fron­ti del­lo Sta­to italiano.

Nel momen­to in cui par­la di neces­si­tà di defi­ni­re il con­cet­to di discri­mi­na­zio­ne, Paro­lin sem­bra tra­scu­ra­re il fat­to che il ddl Zan non fa altro che esten­de­re l’applicabilità del­le pene già pre­vi­ste per rea­ti d’odio fon­da­ti su moti­vi raz­zia­li, etni­ci, nazio­na­li, reli­gio­si o lin­gui­sti­ci a quel­li fon­da­ti sull’omolesbobitransfobia, sul­la miso­gi­nia e sull’abilismo (ne ave­va­mo par­la­to qui). Non c’è nul­la di rivo­lu­zio­na­rio, insom­ma, né tan­to­me­no si può par­la­re di ambi­gui­tà dal momen­to che il legi­sla­to­re ha dedi­ca­to un inte­ro arti­co­lo alla tute­la del­la liber­tà di opi­nio­ne. È, anzi, par­ti­co­lar­men­te pre­oc­cu­pan­te che il car­di­na­le par­li di una pre­sun­ta limi­ta­zio­ne del­la liber­tà di espres­sio­ne, poi­ché in que­sto modo sem­bra che i cat­to­li­ci riven­di­chi­no la liber­tà di discri­mi­na­re quel pros­si­mo che dovreb­be­ro ama­re come loro stessi.

Non è neces­sa­rio adden­trar­si ulte­rior­men­te nel meri­to del­la que­stio­ne Vati­ca­no-ddl Zan per nota­re che quel­lo tra la Chie­sa cat­to­li­ca e lo sta­to lai­co (Ita­lia o Fran­cia che sia) con­ti­nua anco­ra oggi a esse­re un equi­li­brio pre­ca­rio, i cui pre­sup­po­sti ven­go­no perio­di­ca­men­te rimes­si in discus­sio­ne. Com’era faci­le imma­gi­na­re, dun­que, l’applicazione di diver­si model­li di lai­ci­tà non sem­bra aver mes­so fine al ten­ta­ti­vo di riven­di­ca­re pri­vi­le­gi e pre­ro­ga­ti­ve, anco­ra oggi por­ta­to avan­ti dai cat­to­li­ci fran­ce­si e – soprat­tut­to – italiani.

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Erica Ravarelli
Stu­dio scien­ze poli­ti­che a Mila­no ma ven­go da Anco­na. Mi pia­ce scri­ve­re e bere tisa­ne, non mi piac­cio­no le sem­pli­fi­ca­zio­ni e i pre­giu­di­zi. Ascol­to tut­ti i pare­ri ma poi fac­cio di testa mia.

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