Le novità della riforma Cartabia

A segui­to dell’epidemia pro­vo­ca­ta dal coro­na­vi­rus, l’Unione euro­pea ha appro­va­to il pro­gram­ma Next Gene­ra­tion EU (NGEU), con lo sco­po di for­ni­re inve­sti­men­ti e mez­zi per rea­liz­za­re inter­ven­ti di miglio­ra­men­to eco­lo­gi­co, digi­ta­le e lavo­ra­ti­vo in vari set­to­ri del­l’e­co­no­mia comu­ni­ta­ria. L’I­ta­lia, in cam­bio dei fon­di euro­pei, si è impe­gna­ta a rea­liz­za­re, tra le altre cose, rifor­me nei cam­pi del­la pub­bli­ca ammi­ni­stra­zio­ne, giu­sti­zia, sem­pli­fi­ca­zio­ne del­la legi­sla­zio­ne e pro­mo­zio­ne del­la concorrenza.

Sul­la rifor­ma del­la giu­sti­zia pena­le si è con­cen­tra­ta da alcu­ne set­ti­ma­ne l’at­ten­zio­ne del gover­no Dra­ghi. L’8 luglio il con­si­glio dei mini­stri ave­va appro­va­to gli emen­da­men­ti del gover­no alla leg­ge dele­ga “per l’efficienza del pro­ces­so pena­le e dispo­si­zio­ni per la cele­re defi­ni­zio­ne dei pro­ce­di­men­ti giu­di­zia­ri pen­den­ti pres­so le cor­ti d’appello” (A.C. 2435), pro­po­sti dal mini­stro del­la giu­sti­zia Mar­ta Car­ta­bia. Il dise­gno di leg­ge era sta­to in ori­gi­ne pre­sen­ta­to il 13 mar­zo 2020 dal pre­ce­den­te mini­stro del­la giu­sti­zia Alfon­so Bona­fe­de. L’obbiettivo era quel­lo di accom­pa­gna­re al bloc­co del­la pre­scri­zio­ne del rea­to dopo il pri­mo gra­do, una rifor­ma del pro­ces­so pena­le in gra­do di assi­cu­ra­re la defi­ni­zio­ne dei pro­ce­di­men­ti nei giu­di­zi di impu­gna­zio­ne. Il cam­bio di gover­no e la mag­gio­ran­za a soste­gno han­no cam­bia­to il pano­ra­ma com­ples­si­vo del­la rifor­ma. Di segui­to i pun­ti di mag­gio­re novi­tà del­la pro­po­sta del governo.

La riforma

Nel­la rifor­ma del pro­ces­so pena­le sono sta­te rivi­ste le tem­pi­sti­che del­le inda­gi­ni in base alla gra­vi­tà del rea­to. Inol­tre, alla sca­den­za del ter­mi­ne di dura­ta mas­si­ma del­le inda­gi­ni, ad ecce­zio­ne di esi­gen­ze par­ti­co­la­ri di tute­la del segre­to inve­sti­ga­ti­vo, si pre­ve­de un mec­ca­ni­smo di disco­ve­ry (disve­la­men­to) degli atti, a garan­zia dell’indagato e del­la vittima.

È sta­ta con­fer­ma­ta una dura­ta mas­si­ma di due anni per i pro­ces­si d’appello e di un anno per quel­li di Cas­sa­zio­ne. È in sin­te­si pro­prio que­sto il nucleo del­la pro­po­sta dal­la mini­stra Car­ta­bia sul nodo del­la pre­scri­zio­ne, e appro­va­to dal Cdm. È ades­so pre­vi­sta la pos­si­bi­li­tà di un’al­tra pro­ro­ga di un anno in appel­lo e di sei mesi in Cas­sa­zio­ne per pro­ces­si com­ples­si rela­ti­vi a rea­ti gra­vi, come nel caso di asso­cia­zio­ne a delin­que­re sem­pli­ce, di tipo mafio­so, traf­fi­co di stu­pe­fa­cen­ti, vio­len­za ses­sua­le, cor­ru­zio­ne, con­cus­sio­ne). Decor­si tali ter­mi­ni, inter­vie­ne l’improcedibilità. Sono esclu­si i rea­ti impre­scrit­ti­bi­li quel­li puni­ti con ergastolo.

Giustizia riparativa e rinvio a giudizio

Si pre­ve­de l’accesso ai pro­gram­mi di giu­sti­zia ripa­ra­ti­va in ogni momen­to del pro­ce­di­men­to, su base volon­ta­ria e con il con­sen­so libe­ro e infor­ma­to del­la vit­ti­ma e dell’autore e del­la posi­ti­va valu­ta­zio­ne del giu­di­ce sull’utilità del pro­gram­ma in ambi­to pena­le. Si inclu­de inol­tre la pos­si­bi­li­tà di ritrat­ta­re il con­sen­so, la con­fi­den­zia­li­tà del­le dichia­ra­zio­ni rese nel cor­so del pro­gram­ma di giu­sti­zia ripa­ra­ti­va e la loro inu­ti­liz­za­bi­li­tà nel pro­ce­di­men­to penale.

Inol­tre, il pub­bli­co mini­ste­ro può richie­de­re il rin­vio a giu­di­zio dell’indagato quan­do gli ele­men­ti pos­se­du­ti per­met­to­no una “ragio­ne­vo­le pre­vi­sio­ne di con­dan­na”.

Criteri di priorità e misure alternative

Gli uffi­ci del pub­bli­co mini­ste­ro, per garan­ti­re l’efficiente e omo­ge­neo fun­zio­na­men­to dell’azione pena­le, nell’ambito di cri­te­ri gene­ra­li indi­ca­ti con leg­ge dal Par­la­men­to, dovran­no indi­vi­dua­re prio­ri­tà tra­spa­ren­ti e pre­de­ter­mi­na­te, da indi­ca­re nei pro­get­ti orga­niz­za­ti­vi del­le Pro­cu­re e da sot­to­por­re all’approvazione del Con­si­glio Supe­rio­re del­la Magistratura. 

Sul­le misu­re alter­na­ti­ve, è sta­ta appro­va­ta la dele­ga al gover­no a effet­tua­re una rifor­ma orga­ni­ca del­la leg­ge 689 del 1981, pre­ve­den­do l’applicazione, a tito­lo di pene sosti­tu­ti­ve, del lavo­ro di pub­bli­ca uti­li­tà e di alcu­ne misu­re alter­na­ti­ve alla deten­zio­ne, attual­men­te di com­pe­ten­za del Tri­bu­na­le di sor­ve­glian­za. Le nuo­ve pene sosti­tu­ti­ve, deten­zio­ne domi­ci­lia­re, semi­li­ber­tà, lavo­ro di pub­bli­ca uti­li­tà e pena pecu­nia­ria, saran­no diret­ta­men­te irro­ga­bi­li dal giu­di­ce del­la cogni­zio­ne, entro il limi­te di quat­tro anni di pena inflit­ta. È esclu­sa la sospen­sio­ne con­di­zio­na­le. In que­sto modo, si garan­ti­sce mag­gio­re effet­ti­vi­tà all’esecuzione del­la pena.

Per non incor­re­re in pro­ces­si dovu­ti a fat­ti baga­tel­la­ri, si lascia al gover­no il com­pi­to di amplia­re l’ambito di appli­ca­zio­ne del­la cau­sa di non puni­bi­li­tà, di cui all’articolo 131 bis del codi­ce pena­le, ai rea­ti puni­ti con pena edit­ta­le non supe­rio­re nel mini­mo a due anni. Dele­ga al gover­no anche per valo­riz­za­re l’i­sti­tu­to del­la mes­sa alla sospen­sio­ne del pro­ce­di­men­to con mes­sa alla pro­va dell’imputato. Si pre­ve­de che la richie­sta di mes­sa alla pro­va dell’imputato pos­sa esse­re pro­po­sta anche dal pub­bli­co mini­ste­ro. La mes­sa alla pro­va com­por­ta la pre­sta­zio­ne di lavo­ro di pub­bli­ca uti­li­tà e la par­te­ci­pa­zio­ne a per­cor­si di giu­sti­zia riparativa.

I prossimi passaggi

Fra i pos­si­bi­li effet­ti nega­ti­vi del­la rifor­ma potreb­be­ro veri­fi­car­si inter­ru­zio­ni nei pro­ces­si in cor­so o avvia­men­to di per­cor­si giu­di­zia­li dop­pi o tri­pli. Per que­sto moti­vo la stes­sa mini­stra Car­ta­bia si è mostra­ta dispo­sta a valu­ta­re even­tua­li cor­ret­ti­vi: «Van­no pre­se in con­si­de­ra­zio­ne le pre­oc­cu­pa­zio­ni sull’improcedibilità», ha rico­no­sciu­to la guar­da­si­gil­li alcu­ni gior­ni fa. 

Ciò nono­stan­te, il pre­si­den­te del Con­si­glio Dra­ghi ha annun­cia­to gio­ve­dì 22 luglio che il gover­no por­rà sul testo la que­stio­ne di fidu­cia, deci­sio­ne che potreb­be impe­di­re cam­bia­men­ti sostan­zia­li una vol­ta che la pro­po­sta sarà giun­ta in Parlamento.

Arti­co­lo di Gaia Iamundo

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