Proteste a Cuba, ecco cosa sta succedendo

Proteste a Cuba, ecco cosa sta succedendo

“Patria o Muer­te”, lo slo­gan castri­sta del­le rivo­lu­zio­ni del 1959 a Cuba, vie­ne oggi rove­scia­to dai pro­te­stan­ti cuba­ni in chia­ve anti-gover­na­ti­va. Pren­den­do spun­to da una cele­bre can­zo­ne rag­gae­ton, “Patria y Vida” è ciò che vie­ne invo­ca­to dal­la popo­la­zio­ne river­sa­ta nel­le stra­de di 15 diver­se cit­tà di Cuba nel­la gior­na­ta del­lo scor­so 11 luglio; nei gior­ni suc­ces­si­vi si sareb­be­ro dif­fu­se per 60 città. 

Si tratta della più grande protesta degli ultimi sessant’anni, comparabile solo alla rivoluzione che nel 1959 aveva portato all’inizio del regime di Fidel Castro. 

Oggi, però, le pro­te­ste paci­fi­che chie­do­no la fine di quel regi­me in vigo­re da ormai 62 anni.
Nel­le ulti­me set­ti­ma­ne, la pan­de­mia da Coro­na­vi­rus ha col­pi­to dura­men­te l’isola: se nel 2020 le mor­ti per Covid-19 sono sta­te 146, quest’anno il gover­no ha comu­ni­ca­to più di 2.400 deces­si sino al gior­no del­le pro­te­ste. I nume­ri, però, potreb­be­ro esse­re mol­to più alti: da un’intervista che la BBC ha rivol­to alla popo­la­zio­ne è emer­so che in mol­ti casi le cure medi­che sareb­be­ro sta­te nega­te, con­du­cen­do diver­si cit­ta­di­ni al deces­so. L’hashtag #SOSCu­ba si è dif­fu­so sui social, ren­den­do vira­li video degli ospe­da­li sopraf­fat­ti dall’emergenza e chie­den­do aiu­ti uma­ni­ta­ri da rivol­ge­re alla popolazione. 

L’epidemia ha inol­tre para­liz­za­to la cre­sci­ta eco­no­mi­ca dell’isola, che fon­da gran par­te del­le sue entra­te sul turi­smo: la già dif­fi­ci­le cri­si che Cuba sta­va attra­ver­san­do è giun­ta ad esse­re la peg­gio­re degli ulti­mi trent’anni. L’inflazione ha subi­to una cre­sci­ta espo­nen­zia­le: secon­do Pavel Vidal Ale­jan­dro – ex eco­no­mi­sta del­la Ban­ca Cen­tra­le di Cuba, ora pro­fes­so­re alla Pon­ti­fi­cia Uni­ver­si­dad Jave­ria­na in Colom­bia – l’inflazione a Cuba sareb­be cre­sciu­ta del 500% negli ulti­mi mesi. «La situa­zio­ne è mol­to seria – ave­va avver­ti­to Vidal – L’alta infla­zio­ne por­ta sem­pre disor­di­ni socia­li». Blac­kout e caren­za di vive­ri, acqua, cure medi­che e pro­dot­ti di pri­ma neces­si­tà: una cri­si tan­to gra­ve non si vede­va dagli anni Novan­ta, quan­do, con il crol­lo dell’Unione Sovie­ti­ca che soste­ne­va il regi­me eco­no­mi­co cuba­no, la popo­la­zio­ne ave­va attra­ver­sa­to una ter­ri­bi­le carestia. 

Le stra­te­gie del gover­no si sono rive­la­te inef­fi­ca­ci: nei nego­zi appro­va­ti dal regi­me, è sta­to impo­sto il paga­men­to in dol­la­ri, por­tan­do la situa­zio­ne ad esse­re anco­ra più cri­ti­ca agli occhi del­la popo­la­zio­ne che, duran­te le pro­te­ste, ha pre­so di mira que­sti pun­ti di ven­di­ta, sac­cheg­gian­do e van­da­liz­zan­do. Cuba si è tro­va­ta, quin­di, a dover fron­teg­gia­re il rin­ca­ro dei prez­zi dei pro­dot­ti impor­ta­ti (tra cui gran par­te dei vive­ri), l’assenza di sus­si­di e un disa­stro­so rac­col­to di can­na da zuc­che­ro, prin­ci­pa­le mer­ce di espor­ta­zio­ne; il tut­to con un’economia for­te­men­te cen­tra­liz­za­ta e rigi­da­men­te rego­la­ta dal­lo Sta­to, rive­la­to­si total­men­te inef­fi­cien­te nel tro­va­re una soluzione. 

Secondo il presidente Miguel Díaz-Canel, i principali colpevoli di una crisi tanto severa sarebbero gli Stati Uniti d’America, che nel 2001 hanno imposto un duro embargo economico nei confronti di Cuba.

La pre­si­den­za Oba­ma ave­va espres­so l’intenzione di rive­de­re que­ste restri­zio­ni cer­can­do un pun­to di incon­tro con il regi­me di Raùl Castro; i pas­si avan­ti, però, sono sta­ti azze­ra­ti con un ulte­rio­re ina­spri­men­to del­le restri­zio­ni ad ope­ra di Donald Trump nel 2017. L’embargo riguar­da gene­ri ali­men­ta­ri, medi­ci­na­li e cure medi­che, toglien­do a Cuba un impor­tan­te part­ner com­mer­cia­le; oggi i dati d’importazione di gene­ri ali­men­ta­ri dagli Sta­ti Uni­ti sono ai mini­mi dal 2002.
Inol­tre, rin­ca­ra Díaz-Canel, la cri­si sani­ta­ria avreb­be col­pi­to Cuba come tut­to il mon­do e i vac­ci­ni “made in Cuba” sareb­be­ro già dispo­ni­bi­li per la popo­la­zio­ne, nono­stan­te sia anco­ra limi­ta­ta la cir­co­la­zio­ne del sie­ro in ampie aree dell’isola.

Come accen­na­to, dai social è par­ti­ta la scin­til­la del­la pro­te­sta che, pre­sto, si è tra­sfor­ma­ta in un vero e pro­prio incen­dio. Le ulti­me pro­te­ste avve­nu­te ad Ava­na risal­go­no al 1994; al tem­po, mol­ti cuba­ni era­no total­men­te igna­ri di ciò che fos­se acca­du­to nel­la capi­ta­le. L’uso dei tele­fo­ni cel­lu­la­ri diven­ne lega­le solo nel 2008, ma fino al 2018 l’uso di inter­net era dispo­ni­bi­le solo col­le­gan­do­si a sovrac­ca­ri­che e costo­sis­si­me reti wifi pub­bli­che. Dopo le ini­zia­li pro­te­ste di dome­ni­ca 11 luglio in 15 cit­tà, il pas­sa­pa­ro­la ha risve­glia­to le mas­se in 60 cit­tà dell’isola, ren­den­do il pro­ble­ma non più igno­ra­bi­le dal gover­no. La poli­zia in tenu­ta anti­som­mos­sa ha arre­sta­to miglia­ia di mani­fe­stan­ti, tra cui noti rap­pre­sen­tan­ti dell’opposizione che chie­de­va­no le dimis­sio­ni del pre­si­den­te. Inol­tre, per impe­di­re la dif­fu­sio­ne di imma­gi­ni e video, il gover­no ha limi­ta­to l’uso di inter­net, bloc­can­do per gior­ni la con­nes­sio­ne a Face­book, Twit­ter, Insta­gram e Telegram.

La pro­pa­gan­da comu­ni­sta attri­bui­sce, anco­ra una vol­ta, la respon­sa­bi­li­tà agli Sta­ti Uni­ti, tal­vol­ta con accu­se poco cre­di­bi­li o bana­li. Vira­le su Twit­ter è un mes­sag­gio del pre­si­den­te che accu­sa influen­cer e star ame­ri­ca­ne di osta­co­la­re l’economia del pae­se, facen­do espli­ci­ta­men­te il nome del­la ex por­no­star Mia Kha­li­fa che, a det­ta di Díaz-Canel, lavo­re­reb­be con il gover­no per man­te­ne­re l’embargo. Que­sta ori­gi­na­le pro­pa­gan­da non aiu­ta il gover­no sta­tu­ni­ten­se a man­te­ne­re il con­sen­so. Díaz-Canel è il pri­mo pre­si­den­te dopo i due cari­sma­ti­ci Castro, Fidel e Raùl, con quest’ultimo che solo pochi mesi fa ha lascia­to il gover­no in mano all’attuale pre­si­den­te: come sot­to­li­nea Inter­na­zio­na­le, il pas­sag­gio del testi­mo­ne, però, non è sta­to accom­pa­gna­to da alcu­na evo­lu­zio­ne poli­ti­ca, ma, al con­tra­rio, l’economia e la poli­ti­ca sem­bra­no esser­si cri­stal­liz­za­te, mos­se solo da debo­li rifor­me economiche. 

Altret­tan­to debo­li sono le con­tro­mi­su­re pre­se dal gover­no per ras­si­cu­ra­re i mani­fe­stan­ti: dopo l’iniziale vio­len­za, sono arri­va­te con­ces­sio­ni mol­to limi­ta­te, come la pos­si­bi­li­tà per i cuba­ni che tor­na­no dall’estero di poter por­ta­re con sé cibo e altri beni sen­za dover paga­re imposte. 

Misu­re ben più for­ti sono giun­te dagli Sta­ti Uni­ti. Il Dipar­ti­men­to del Teso­ro Ame­ri­ca­no sta­reb­be appli­can­do una for­te pres­sio­ne sul mini­stro cuba­no alla Dife­sa, Alva­ro Lopez Mie­ra, per “aver gio­ca­to un ruo­lo inte­gra­le nel­la repres­sio­ne vio­len­ta del­le pro­te­ste”. Le san­zio­ni impe­di­reb­be­ro paga­men­ti da enti sta­tu­ni­ten­si nei con­fron­ti di Lopez Mie­ra e del­le for­ze spe­cia­li, così come sareb­be­ro vie­ta­ti paga­men­ti pro­ve­nien­ti da enti cuba­ni nei con­fron­ti degli Sta­ti Uni­ti. Inol­tre, Ned Pri­ce, il por­ta­vo­ce del Dipar­ti­men­to di Sta­to, sta­reb­be lavo­ran­do per impe­di­re al regi­me cuba­no di bloc­ca­re l’accesso a inter­net ai cit­ta­di­ni. Tut­to ciò, ha dichia­ra­to il pre­si­den­te Biden una set­ti­ma­na fa, sareb­be “solo l’inizio”: «Gli Sta­ti Uni­ti con­ti­nue­ran­no a san­zio­na­re i respon­sa­bi­li dell’oppressione del­la popo­la­zio­ne di Cuba».

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Giulia Ariti
Stu­den­tes­sa di Filo­so­fia che inse­gue il sogno del gior­na­li­smo. Sem­pre con gli occhi sul­la real­tà di oggi e la men­te ver­so il domani.

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