Radici. Mani Pulite, una rivoluzione fallita

Radici. Mani Pulite, una rivoluzione fallita

Radici racconta fatti, personaggi e umori della storia della Prima Repubblica italiana, dal 1946 al 1994. Oggi ripercorriamo le vicende legate a Mani Pulite, dall’arresto di Mario Chiesa alla capitolazione del governo Amato. A questo link, invece, trovate gli articoli precedenti della rubrica. 


I par­ti­ti del­la Pri­ma Repub­bli­ca era­no mac­chi­ne com­ples­se e stra­ti­fi­ca­te gerar­chi­ca­men­te. Alla base le sezio­ni ter­ri­to­ria­li, i con­si­gli di zona, poi le segre­te­rie cit­ta­di­ne, pro­vin­cia­li e regio­na­li e a livel­lo nazio­na­le la segre­te­ria gene­ra­le del segre­ta­rio del par­ti­to, una o più segre­te­rie per i vice­se­gre­ta­ri, un orga­no ese­cu­ti­vo rap­pre­sen­ta­to dal­la dire­zio­ne e, infi­ne, un comi­ta­to cen­tra­le o un’assemblea nazio­na­le. Que­sta strut­tu­ra garan­ti­va un per­cor­so che ser­vi­va da “gavet­ta” per chi vole­va entra­re in poli­ti­ca, ma natu­ral­men­te era mol­to dispen­dio­so. Man­te­ne­re le sezio­ni ter­ri­to­ria­li costa­va mol­tis­si­mo e anche per que­sto si spie­ga­no i finan­zia­men­ti ille­ci­ti per­ce­pi­ti dai par­ti­ti.

All’inizio del 1992 dodici Paesi, tra cui l’Italia, firmarono il trattato di Maastricht formando l’Unione Europea, ma questa notizia venne presto messa in secondo piano da un caso giudiziario che i giornali definirono “Tangentopoli”.

Il 17 feb­bra­io il sosti­tu­to pro­cu­ra­to­re Anto­nio Di Pie­tro arre­stò a Mila­no il diri­gen­te socia­li­sta e Pre­si­den­te del Pio Alber­go Tri­vul­zio Mario Chie­sa, men­tre si appre­sta­va a incas­sa­re una tan­gen­te per affi­da­re un appal­to a una socie­tà di puli­zie. La noti­zia fece scal­po­re ed ebbe mol­ta eco sui quo­ti­dia­ni e nel­le tele­vi­sio­ni, ma la por­ta­ta del suo arre­sto ven­ne smi­nui­ta dal segre­ta­rio del par­ti­to socia­li­sta Bet­ti­no Cra­xi, che defi­nì Chie­sa “un mariuo­lo isolato”. 

Nel frat­tem­po la situa­zio­ne poli­ti­ca in Ita­lia era insta­bi­le, i cit­ta­di­ni era­no sta­ti chia­ma­ti alle urne il 6 apri­le e il Pre­si­den­te del­la Repub­bli­ca Fran­ce­sco Cos­si­ga si era dimes­so poco dopo. Il nostro pae­se ave­va un gover­no prov­vi­so­rio ed era sen­za un Pre­si­den­te del­la Repub­bli­ca, tut­to que­sto men­tre Mario Chie­sa, dopo cin­que set­ti­ma­ne di silen­zio in cel­la, ini­zia­va a par­la­re descri­ven­do quel­lo che era un vero e pro­prio siste­ma di tan­gen­ti a bene­fi­cio dei par­ti­ti poli­ti­ci, una sto­ria ben diver­sa da quan­to dice­va Cra­xi. A com­pli­ca­re la situa­zio­ne nel Pae­se si aggiun­se il tri­to­lo di Cosa Nostra, che il 23 mag­gio ucci­se il giu­di­ce Gio­van­ni Fal­co­ne, la moglie e gli agen­ti del­la scor­ta. Due gior­ni dopo il Par­la­men­to si affret­tò a eleg­ge­re il nuo­vo Pre­si­den­te del­la Repub­bli­ca, Oscar Lui­gi Scal­fa­ro, che il mese dopo affi­dò al socia­li­sta Giu­lia­no Ama­to il com­pi­to di for­ma­re un governo. 

Le dif­fi­col­tà che dovet­te affron­ta­re l’esecutivo furo­no mol­te­pli­ci: dal­la lot­ta alla mafia, alla lot­ta con­tro la spe­cu­la­zio­ne finan­zia­ria che col­pi­va la nostra mone­ta, fino ad arri­va­re a con­fron­tar­si con le inchie­ste giu­di­zia­rie, che tra­vol­ge­va­no tan­to il gover­no quan­to il Par­la­men­to a suon di avvi­si di garan­zia, spiat­tel­la­ti sul­le pri­me pagi­ne dei gior­na­li, susci­tan­do l’indignazione dell’opinione pub­bli­ca nei con­fron­ti del­la clas­se poli­ti­ca, giu­di­ca­ta total­men­te ina­de­gua­ta e pro­fon­da­men­te corrotta. 

I partiti politici tradizionali iniziarono a perdere consensi facendone guadagnare a nuove formazioni che cavalcavano il sentimento dell’antipolitica come la Lega Nord. 

Paral­le­la­men­te al gran­de pol­ve­ro­ne, all’interno del­la clas­se poli­ti­ca tra­di­zio­na­le si pen­sa­va a un modo per tute­lar­si dagli attac­chi del­la magi­stra­tu­ra e ven­ne così vara­to il “decre­to Con­so”, dal nome del Mini­stro del­la Giu­sti­zia del gover­no Ama­to, che pre­ve­de­va la depe­na­liz­za­zio­ne del rea­to di finan­zia­men­to ille­ci­to ai par­ti­ti. D’altra par­te, come affer­ma­to da Bet­ti­no Cra­xi in un inter­ven­to in Parlamento: 

E tut­ta­via, d’altra par­te, ciò che biso­gna dire, e che tut­ti san­no del resto, è che buo­na par­te del finan­zia­men­to poli­ti­co è irre­go­la­re o ille­ga­le […]. Non cre­do che ci sia nes­su­no in quest’Aula, respon­sa­bi­le poli­ti­co di orga­niz­za­zio­ni impor­tan­ti, che pos­sa alzar­si e pro­nun­cia­re un giu­ra­men­to in sen­so con­tra­rio a quan­to affer­mo: pre­sto o tar­di i fat­ti si inca­ri­che­reb­be­ro di dichia­rar­lo spergiuro.

Per­ciò col­pi­re la poli­ti­ca, secon­do quel­la let­tu­ra, signi­fi­ca­va attac­ca­re la demo­cra­zia. Gran par­te dell’opinione pub­bli­ca e dei media ovvia­men­te non con­cor­da­va­no con que­sta con­si­de­ra­zio­ne e si sca­glia­ro­no con­tro il decre­to Con­so, riget­ta­to infi­ne dal Pre­si­den­te del­la Repub­bli­ca Scal­fa­ro, che dimo­strò di sup­por­ta­re il pool di Mila­no, che peral­tro era sce­so in piaz­za per dare sup­por­to ai mani­fe­stan­ti con­tro il decre­to. Il ven­to tira­va deci­sa­men­te dal­la par­te di Mani Puli­te, che si rivol­se anche al mon­do eco­no­mi­co venen­do a cono­scen­za del­la “madre di tut­te le tan­gen­ti”, la maxi­tan­gen­te Eni­mont, paga­ta a tut­ti i par­ti­ti poli­ti­ci per ave­re un note­vo­le sgra­vio fisca­le nel­la fusio­ne del­la Eni con la Montedison. 

Diver­si impren­di­to­ri fini­ro­no in car­ce­re e in poco tem­po, tra gli altri, si sui­ci­da­ro­no Raul Gar­di­ni, Gabrie­le Caglia­ri e Ser­gio Moro­ni, quest’ultimo poi rite­nu­to estra­neo ai fat­ti impu­ta­ti­gli. Anche per que­sto, negli anni seguen­ti, il pool ver­rà mol­to cri­ti­ca­to per l’utilizzo spre­giu­di­ca­to del­lo stru­men­to del­la car­ce­ra­zio­ne pre­ven­ti­va e per aver tra­sfor­ma­to uno stru­men­to a tute­la dell’indagato, l’avviso di garan­zia, in un atto di col­pe­vo­lez­za agli occhi dell’opinione pub­bli­ca, che non indie­treg­giò nean­che davan­ti ai sui­ci­di, giu­di­can­do­li come una con­fes­sio­ne di colpevolezza. 

Il governo Amato crollò sotto il fuoco degli avvisi di garanzia e un terzo del Parlamento era composto da inquisiti. 

In tota­le furo­no 2.565 gli impu­ta­ti di Mani Puli­te, tra cui più di 1.400 con­dan­na­ti. I par­ti­ti poli­ti­ci che ave­va­no pro­fon­da­men­te segna­to il secon­do dopo­guer­ra, come la Demo­cra­zia Cri­stia­na e il Par­ti­to Socia­li­sta Ita­lia­no, spa­ri­ro­no. Sim­bo­lo asso­lu­to di que­sto tra­col­lo fu la fuga per sfug­gi­re agli arre­sti di Bet­ti­no Cra­xi in Tuni­sia, ad Ham­ma­met, luo­go in cui morì il 19 gen­na­io del 2000 da lati­tan­te. Secon­do uno sguar­do cri­ti­co del­la vicen­da, Mani Puli­te fu una rivo­lu­zio­ne fal­li­ta, per­ché non eli­mi­nò nel nostro pae­se il feno­me­no del­la cor­ru­zio­ne e, con­dan­nan­do una clas­se poli­ti­ca, assol­se un popo­lo inte­ro che era sta­to cor­reo di quel siste­ma, pro­prio com’era suc­ces­so cinquant’anni pri­ma per le col­pe del ven­ten­nio fascista. 

Biblio­gra­fia:

  • S. Cola­ri­zi, M. Ger­va­so­ni, La tela di Pene­lo­pe: sto­ria del­la Secon­da Pepub­bli­ca.
Con­di­vi­di:
Luca D'Andrea
Clas­se 1995, stu­dio Sto­ria, mi piac­cio­no le cose sem­pli­ci e le sto­rie complesse.

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