Un punto sui vaccini nel mondo. Per tutti, o quasi

Picture shows illustration for the coronavirus vaccine in Zagreb, Croatia, August 14, 2020. A Covid-19 vaccine being developed by Pfizer and Germany’s BioNTech has been found to be more than 90 per cent effective Photo: Zeljko Lukunic/PIXSELL (Zagreb - 2020-08-14, Zeljko Lukunic/PIXSELL / IPA) p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate

Dall’inizio del­la pan­de­mia uno spi­ra­glio di spe­ran­za è arri­va­to il 27 dicem­bre 2020, il cosid­det­to “Vac­ci­ne Day”, data che ha segna­to il via uffi­cia­le alla cam­pa­gna di vac­ci­na­zio­ne con­tro il COVID-19 in tut­ta Euro­pa. In Ita­lia la distri­bu­zio­ne vera e pro­pria del vac­ci­no è ini­zia­ta il 31 dicem­bre 2020. Secon­do il Sole 24 Ore, al 13 luglio nel mon­do sono sta­te som­mi­ni­stra­te cir­ca 3 miliar­di dosi, così il 25,6% del­la popo­la­zio­ne ha rice­vu­to alme­no una dose e solo il 12,4% è com­ple­ta­men­te vac­ci­na­to. Guar­dan­do all’UE i dati sono inco­rag­gian­ti, in quan­to il 54,7% dei cit­ta­di­ni ha già rice­vu­to alme­no una dose, con­tro il 40,4% dei com­ple­ta­men­te vac­ci­na­ti. Il pro­ble­ma però si spo­sta nei pae­si che, inve­ce, han­no dati che fan­no dubi­ta­re sul buon pro­se­gui­men­to del­la cam­pa­gna vac­ci­na­le. Infat­ti, i dati peg­gio­ri in meri­to alle dosi ese­gui­te sui pro­pri cit­ta­di­ni riguar­da­no la mag­gior par­te degli sta­ti dell’Africa e alcu­ni sta­ti del Medio Orien­te e del­l’Eu­ro­pa orien­ta­le, come Iraq, Iran, Bie­lo­rus­sia, Ucrai­na. Solo l’1% del­le per­so­ne nei pae­si a bas­so red­di­to ha rice­vu­to alme­no una dose.

La pan­de­mia ha por­ta­to ad un enor­me nume­ro di vit­ti­me, sia nei pae­si avan­za­ti sia nei pae­si più pove­ri e in via di svi­lup­po, ma ad oggi la sfi­da più dura la stan­no affron­tan­do tut­ti quei pae­si ver­so cui le for­ni­tu­re dei vac­ci­ni pro­ce­do­no a rilen­to. Per far fron­te a que­sta pro­ble­ma­ti­ca, è rite­nu­to fon­da­men­ta­le l’intervento del pro­gram­ma COVAX, che con­si­ste in una col­la­bo­ra­zio­ne glo­ba­le inno­va­ti­va, che com­pren­de anche i pae­si più pove­ri del mon­do, vol­ta ad acce­le­ra­re la pro­du­zio­ne e l’accesso equo a test dia­gno­sti­ci, tera­pie e vac­ci­ni con­tro il COVID-19. La COVAX Faci­li­ty, soste­nu­ta dall’ONU, si pre­fig­ge di ren­de­re dispo­ni­bi­li due miliar­di di dosi di vac­ci­ni anti-COVID-19 ai pae­si che vi par­te­ci­pa­no entro la fine del 2021, com­pre­se alme­no 1,3 miliar­di di dosi per le eco­no­mie a bas­so red­di­to. Il par­te­na­ria­to COVAX, di cui fan­no par­te Gavi, l’Alleanza Vac­ci­ni, l’Organizzazione Mon­dia­le del­la Sani­tà (OMS), l’UNICEF e la Coa­li­tion for Epi­de­mic Pre­pa­red­ness Inno­va­tions (CEPI), per­met­te di con­di­vi­de­re com­pe­ten­ze ed espe­rien­ze e alle­sti­re una rete di distri­bu­zio­ne del vac­ci­no uni­ca. I part­ner stan­no lavo­ran­do inten­sa­men­te al fian­co di pro­dut­to­ri e altri col­la­bo­ra­to­ri per con­tra­sta­re il nazio­na­li­smo vac­ci­na­le e per garan­ti­re a tut­ti un vac­ci­no con­tro il COVID-19.

È stato importante anche l’impegno da parte dei leader del G7, che hanno ribadito l’impegno dei rispettivi paesi di condividere 870 milioni di dosi di vaccini contro il COVID-19, per porre fine alla pandemia a livello globale. 

L’impegno si con­cen­tra sul­la pro­mes­sa del pre­si­den­te degli Sta­ti Uni­ti Joe Biden di dona­re 500 milio­ni di dosi del vac­ci­no pro­dot­te dal­la socie­tà far­ma­ceu­ti­ca Pfi­zer e dal­la socie­tà di bio­tec­no­lo­gie BioN­Tech a Mainz, in Ger­ma­nia. Que­sto si aggiun­ge agli 87,5 milio­ni pre­ce­den­te­men­te pro­mes­si. Il Regno Uni­to ha pro­mes­so 100 milio­ni e Fran­cia, Ger­ma­nia e Giap­po­ne han­no pro­mes­so cir­ca 30 milio­ni cia­scu­no. I pae­si del G7 si sono impe­gna­ti a con­se­gna­re alme­no la metà del­le dosi entro la fine del 2021. Han­no inol­tre riaf­fer­ma­to il loro soste­gno all’iniziativa COVAX del­le Nazio­ni Uni­te, defi­nen­do­la come “la via prin­ci­pa­le per for­ni­re vac­ci­ni ai pae­si più poveri”. 

In que­ste set­ti­ma­ne l’OMS è inter­ve­nu­ta pro­prio in meri­to al pro­ble­ma del­l’insuf­fi­cien­za di vac­ci­ni nei pae­si più pove­ri del mon­do; il diret­to­re gene­ra­le Tedros Adha­nom Ghe­breye­sus ha rivol­to un appel­lo ai pae­si più ric­chi affin­ché doni­no le dosi alle regio­ni meno svi­lup­pa­te del pia­ne­ta inve­ce che muo­ver­si per un ulte­rio­re richia­mo, denun­cian­do una dispa­ri­tà per quan­to riguar­da l’accesso al vac­ci­no. Egli chie­de a Pfi­zer BioN­Tech e Moder­na di dare la pre­ce­den­za al pro­get­to COVAX che ha, appun­to, l’o­biet­ti­vo di por­ta­re i vac­ci­ni in quel­le regio­ni del mon­do dove l’ac­ces­so è limi­ta­to o assente. 

I pae­si occi­den­ta­li inve­ce, che sono già vici­ni al rag­giun­gi­men­to del­l’im­mu­ni­tà aven­do vac­ci­na­to buo­na par­te del­la loro popo­la­zio­ne, si stan­no pre­pa­ran­do ad effet­tua­re un ter­zo richia­mo. La cri­ti­ca mos­sa dal diret­to­re dell’OMS è sta­ta ripre­sa da Natu­re in segui­to alla per­si­sten­te dif­fu­sio­ne del­la varian­te Del­ta in Afri­ca, che ha evi­den­zia­to come il diva­rio tra pae­si ric­chi e pae­si pove­ri è sem­pre più ampio. La mag­gior par­te del­le per­so­ne nei pae­si più pove­ri dovrà aspet­ta­re altri due anni pri­ma di esse­re vac­ci­na­ta con­tro il COVID-19. Alme­no 20 pae­si afri­ca­ni stan­no viven­do una ter­za onda­ta di infe­zio­ni, secon­do i Cen­tri afri­ca­ni per il con­trol­lo e la pre­ven­zio­ne del­le malat­tie (Afri­ca CDC), con sede ad Addis Abe­ba, in Etio­pia. Com­ples­si­va­men­te, tra feb­bra­io e mag­gio di quest’anno, i pae­si afri­ca­ni han­no rice­vu­to solo 18,2 milio­ni di dosi del­le 66 che si aspet­ta­va­no da COVAX. Su qua­si 1,3 miliar­di di per­so­ne in Afri­ca solo il 2% ha rice­vu­to una dose di un vac­ci­no con­tro il COVID-19 e poco più dell’1% sono com­ple­ta­men­te vac­ci­na­ti, secon­do l’uf­fi­cio del­l’A­fri­ca dell’OMS.

Perché i vaccini non arrivano a destinazione? Gli ostacoli sono di diversa natura, ma ce ne è uno che ha senz’altro avuto un peso rilevante. 

Nel giu­gno del 2020 l’azienda far­ma­ceu­ti­ca Astra­Ze­ne­ca ave­va fir­ma­to un accor­do con il Serum Insti­tu­te in India, uno dei più gran­di pro­dut­to­ri di vac­ci­ni al mon­do, per pro­dur­re un miliar­do di dosi del vac­ci­no da desti­na­re ai Pae­si pove­ri. Un pri­mo rifor­ni­men­to di 400 milio­ni di dosi sareb­be dovu­to arri­va­re a desti­na­zio­ne entro la fine del 2020. Il pia­no è sal­ta­to per col­pa del­la impre­vi­sta e deva­stan­te secon­da onda­ta di COVID che ha col­pi­to l’India la scor­sa pri­ma­ve­ra. Di fron­te alla nuo­va minac­cia il gover­no india­no ha impo­sto al Serum Insti­tu­te di fare devia­re tut­ta la sua pro­du­zio­ne ver­so il mer­ca­to interno. 

Oltre a ciò, i pae­si più ric­chi sono con­cen­tra­ti nel­la som­mi­ni­stra­zio­ne di dosi sul­la pro­pria popo­la­zio­ne, con­fer­ma­to dal fat­to che si sta par­lan­do di un ter­zo richia­mo, anche se solo vac­ci­nan­do su sca­la glo­ba­le si può riu­sci­re a fer­ma­re l’e­span­sio­ne del virus. Tut­ta­via nei pae­si più pove­ri le per­cen­tua­li di per­so­ne a cui è sta­ta som­mi­ni­stra­ta la pri­ma dose sono bas­sis­si­me, per non par­la­re di colo­ro che sono com­ple­ta­men­te vac­ci­na­ti. Attual­men­te COVAX è lon­ta­na dal rag­giun­gi­men­to del suo obiet­ti­vo per la fine del­l’an­no. Solo cir­ca l’1% del­la popo­la­zio­ne di que­sti pae­si risul­ta attual­men­te vac­ci­na­ta gra­zie a que­sto stru­men­to. Men­tre i con­ta­gi con­ti­nua­no ad aumen­ta­re in tut­to il mon­do, con il rischio che emer­ga­no nuo­ve varian­ti, diven­ta sem­pre più urgen­te vac­ci­na­re quan­to più pos­si­bi­le la popo­la­zio­ne mon­dia­le, arri­van­do anche in quei luo­ghi dove l’as­sen­za del vac­ci­no rischia di pro­vo­ca­re miglia­ia e miglia­ia di morti.

In con­clu­sio­ne, secon­do i dati aggior­na­ti di Our World in Data in Ame­ri­ca del Sud la popo­la­zio­ne vac­ci­na­ta con alme­no una dose è il 38,65% di quel­la tota­le, in Asia è il 26,42%. In Ocea­nia le per­cen­tua­li sono anco­ra più bas­se, al 20,59%. E poi c’è il con­ti­nen­te afri­ca­no, in fon­do alla clas­si­fi­ca: solo il 3% del­la popo­la­zio­ne ha rice­vu­to la pri­ma dose di vac­ci­no. Ciò che emer­ge dai dati è pre­oc­cu­pan­te, soprat­tut­to per il rischio di cir­co­la­zio­ne di nuo­ve varian­ti, e in mag­gior misu­ra per colo­ro che non essen­do sta­ti vac­ci­na­ti sono mag­gior­men­te a rischio. 

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Elisa Bragalini
Ho ven­t’an­ni e la pas­sio­ne per le rela­zio­ni inter­na­zio­na­li. Non sto mai fer­ma, disor­di­na­ta pato­lo­gi­ca, scri­vo per pas­sio­ne, ma alle vol­te sono anche tranquilla.

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