Eutanasia Legale, intervista a Marco Cappato

Eutanasia Legale, intervista a Marco Cappato

All’incrocio tra via Palaz­zi e via Lec­co, a Mila­no, c’è uno dei tan­ti tavo­li pre­sen­ti in Ita­lia di Euta­na­sia Lega­le, Comi­ta­to per la lega­liz­za­zio­ne dell’eutanasia nato da un’iniziativa dell’Associazione Luca Coscioni. 

Attual­men­te, infat­ti, è in atto la cam­pa­gna di rac­col­ta fir­me per richie­de­re un refe­ren­dum che, in caso di esi­to posi­ti­vo, per­met­te­rà di otte­ne­re una leg­ge che rego­la­men­ti l’eutanasia. La soglia da rag­giun­ge­re era di 500.000 fir­me entro la fine di set­tem­bre, e, aven­do lar­ga­men­te supe­ra­to tale nume­ro, i tavo­li ora pro­se­guo­no nel­la rac­col­ta per con­so­li­da­re il risul­ta­to, ma anche per fare infor­ma­zio­ne sui dirit­ti che già esi­sto­no, come il Testa­men­to Bio­lo­gi­co, e sui dirit­ti che sono anco­ra da conquistare.

Una sera, in mez­zo a un grup­po di per­so­ne impe­gna­te nel­la cam­pa­gna, tro­via­mo Mar­co Cap­pa­to: poli­ti­co, atti­vi­sta ed espo­nen­te del­la pre­det­ta Asso­cia­zio­ne, dive­nu­to noto soprat­tut­to per la vicen­da di DJ Fabo, per­so­na tetra­ple­gi­ca che ha accom­pa­gna­to in Sviz­ze­ra nel 2017 per per­met­ter­le di otte­ne­re il sui­ci­dio assistito. 

Lo tro­via­mo alto – mol­to alto – e sim­pa­ti­co: si avvi­ci­na scher­zan­do in ingle­se con gli altri volon­ta­ri. Ma quan­do gli chie­dia­mo dell’eutansia, del suo impe­gno poli­ti­co e del refe­ren­dum, par­la sen­za esi­ta­zio­ni, guar­dan­do­ci negli occhi, con il cari­sma di chi sa di esse­re dal­la par­te giu­sta e si dedi­ca a una giu­sta causa.

Di segui­to tro­va­te quin­di la nostra inter­vi­sta-lam­po a Mar­co Cap­pa­to, in una colo­ra­ta e cao­ti­ca via Lecco. 

L’in­ter­vi­sta è sta­ta edi­ta­ta per moti­vi di bre­vi­tà e chiarezza.


Come mai hai deci­so di indi­riz­za­re il tuo impe­gno civi­le e poli­ti­co pro­prio ver­so l’eutanasia?

In real­tà l’Associazione Luca Coscio­ni si occu­pa anche di tan­te altre cose: di liber­tà di ricer­ca scien­ti­fi­ca, dirit­to alle cure e all’assistenza e dirit­ti del­le per­so­ne con disa­bi­li­tà. Quin­di­ci anni fa, quan­do ero segre­ta­rio dell’associazione, il nostro co-pre­si­den­te di allo­ra Pier­gior­gio Wel­by era mala­to di distro­fia musco­la­re e mi chie­se di aiu­tar­lo a otte­ne­re l’eutanasia. È sta­to gra­zie a lui e alla sua urgen­za per­so­na­le che ho comin­cia­to a veri­fi­ca­re le pos­si­bi­li­tà per lui di otte­ner­la in Olan­da, di impor­ta­re un far­ma­co… e inve­ce alla fine abbia­mo sco­per­to che sareb­be sta­to più lega­le per lui inter­rom­pe­re le tera­pie. Dal “caso Wel­by” le per­so­ne han­no comin­cia­to a chia­mar­mi, e a chia­mar­ci riguar­do que­sto tema e non ho più smes­so di occuparmene.

Alcu­ni Pae­si euro­pei, da ulti­mo la Spa­gna, han­no già lega­liz­za­to l’eutanasia: a qua­le dei diver­si model­li ritie­ni che l’Italia dovreb­be guardare?

Come pri­ma cosa va osser­va­to che nes­su­no dei Pae­si che han­no lega­liz­za­to l’eutanasia è tor­na­to indie­tro: que­sto è un dato impor­tan­te, per­ché signi­fi­ca che l’opinione pub­bli­ca non ha mai tro­va­to del­le moti­va­zio­ni per far­lo. Io riten­go che ogni Pae­se deb­ba tro­va­re la sua stra­da: dipen­de, ad esem­pio, da come fun­zio­na il siste­ma sani­ta­rio e da qua­le sia il ruo­lo dei medici.

C’è tut­ta­via un aspet­to fon­da­men­ta­le che acco­mu­na que­sti Pae­si euro­pei: il dirit­to di sce­glie­re per per­so­ne che han­no una pato­lo­gia irre­ver­si­bi­le, una sof­fe­ren­za insop­por­ta­bi­le e che deci­do­no coscien­te­men­te di inter­rom­pe­re la pro­pria vita. Così  chie­do­no aiu­to a un medi­co. Que­sto è il nucleo essen­zia­le, le dif­fe­ren­ze di pro­ce­du­ra sono inve­ce det­ta­gli, mol­to impor­tan­ti, ma per i qua­li ogni Pae­se può sce­glie­re la pro­pria strada. 

Nel cor­so del tuo impe­gno per l’eutanasia hai aiu­ta­to diver­se per­so­ne a otte­ner­la. Come è cam­bia­to il tuo rap­por­to con la mor­te nel vede­re tan­te per­so­ne che la cer­ca­no, quan­do in real­tà dai più vie­ne temuta?

Per me non c’è dif­fe­ren­za tra una per­so­na che ti chie­de aiu­to per­ché ha biso­gno di esse­re cura­to per sta­re bene, e una per­so­na che, sic­co­me non ha più altre pos­si­bi­li­tà, chie­de un aiu­to per ter­mi­na­re le pro­prie sof­fe­ren­ze, ponen­do fine alla pro­pria vita. Per me è sta­to un dove­re, esat­ta­men­te come sen­tia­mo il dove­re di soc­cor­re­re una per­so­na che sta male: quel­la era la loro scel­ta, non la mia.

Nes­su­no di noi può sape­re che cosa fareb­be in deter­mi­na­te con­di­zio­ni: sia­mo tut­ti diver­si. Al posto di DJ Fabo maga­ri altri avreb­be­ro resi­sti­to due mesi anzi­ché due anni e mez­zo, altri anco­ra sareb­be­ro anda­ti avan­ti per mol­to più tem­po. L’importante è rispet­ta­re quel­lo che la per­so­na ti sta chie­den­do, se non c’è modo di dar­le del­le alternative. 

In Par­la­men­to è depo­si­ta­ta da ormai 8 anni una pro­po­sta di leg­ge sull’eutanasia: a qua­li moti­va­zio­ni attri­bui­sci la reti­cen­za del Par­la­men­to nel discuterla?

I capi dei par­ti­ti han­no pau­ra: pau­ra del dibat­ti­to, di non esse­re in gra­do di dare ordi­ni ai loro elet­to­ri e ai loro par­la­men­ta­ri. Que­sto tema infat­ti non si pre­sta alla disci­pli­na di par­ti­to, alla scel­ta “pre-con­fe­zio­na­ta” e ideo­lo­gi­ca. Cia­scu­no di noi ha del­le espe­rien­ze in fami­glia, a casa, di che cosa signi­fi­chi sta­re accan­to a un mala­to ter­mi­na­le, a una per­so­na che sof­fre. Per que­sto moti­vo nes­su­no è più dispo­sto a segui­re la linea sta­bi­li­ta in modo ideo­lo­gi­co da qual­cun altro, che sia un capo­par­ti­to, che sia un pre­te, che sia anche Mar­co Cappato. 

Ormai su que­sto tema, ed è la ragio­ne del suc­ces­so di que­sta cam­pa­gna refe­ren­da­ria, cia­scu­no si è fat­to una pro­pria idea sen­za biso­gno che deb­ba­no dar­glie­la gli altri, e per un capo­par­ti­to que­sto è un peri­co­lo, per­ché non può mano­vra­re il con­sen­so, anzi al con­tra­rio sono le per­so­ne ad anda­re da lui e a chie­der­gli: “per­ché tu non rispon­di su que­sto?”. Fino­ra infat­ti c’è sta­to il silen­zio, nes­su­no dei capi dei gran­di par­ti­ti ha pro­fe­ri­to paro­la su que­sto referendum. 

A pro­po­si­to del refe­ren­dum, le 500.000 fir­me neces­sa­rie per richie­der­lo sono sta­te lar­ga­men­te supe­ra­te, sei otti­mi­sta per il futu­ro? Pen­si che avrà successo?

La leg­ge pre­ve­de che la Cor­te di Cas­sa­zio­ne con­ti le fir­me dopo che le avre­mo depo­si­ta­te l’8 otto­bre, suc­ces­si­va­men­te la Cor­te Costi­tu­zio­na­le deci­de­rà sull’ammissibilità costi­tu­zio­na­le del que­si­to, e que­sto avver­rà a gen­na­io, e infi­ne il voto sarà in una dome­ni­ca tra il 15 apri­le e il 15 giu­gno. Quin­di, sal­vo ele­zio­ni anti­ci­pa­te, il popo­lo ita­lia­no avrà entro tale data il dirit­to e la pos­si­bi­li­tà di espri­mer­si sul tema dell’eutanasia legale.

Per quan­to riguar­da l’esito, per i refe­ren­dum degli ulti­mi decen­ni il vero osta­co­lo è sta­to il quo­rum, per­ché que­sti sono vali­di solo se il 50% più uno degli elet­to­ri va al voto. Spes­so la stra­te­gia con­tro i refe­ren­dum è sta­ta quel­la di invi­ta­re la gen­te a non anda­re a vota­re: secon­do me su que­sto tema sarà più dif­fi­ci­le far­lo, e io sono mol­to fidu­cio­so nel fat­to che potre­mo otte­ne­re un risul­ta­to positivo.

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Chiara Di Brigida
Stu­den­tes­sa di Giu­ri­spru­den­za con la par­lan­ti­na sciol­ta e la pole­mi­ca faci­le. Attual­men­te spo­sa­ta con la caf­fei­na, ado­ra i fio­ri, i libri di filo­so­fia e gli U2. Perio­di­ca­men­te (di soli­to in ses­sio­ne) sogna di mol­la­re tut­to e apri­re un chi­rin­gui­to a Cuba. In real­tà vor­reb­be fare la gior­na­li­sta, quin­di tie­ne duro e ritor­na sui libri.

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