In Libano basterà il cambio di governo?

A picture taken with a drone shows the site of the Aug. 4, 2020 explosion in Beirut's port, after almost a year since the blast, Lebanon August 2, 2021. Picture taken August 2, 2021. REUTERS/Imad Creidi NO ARCHIVES. NO RESALES.

Se ti sedes­si su una nuvo­la non vedre­sti la linea di con­fi­ne tra una nazio­ne e l’altra, né la linea di divi­sio­ne tra una fat­to­ria e l’altra. Pec­ca­to che tu non pos­sa sede­re su una nuvo­la.

Con que­ste paro­le, rima­ste famo­se, il poe­ta liba­ne­se Kha­lil Gibran mostrò al mon­do la sua indo­le aper­ta a una real­tà fat­ta di con­di­vi­sio­ne, dove non vi fos­se­ro più con­fi­ni tra un popo­lo e l’altro, dove cul­tu­re ed etnie avreb­be­ro sapu­to con­vi­ve­re nel rispet­to reci­pro­co. Un modo di vede­re le cose, que­sto, che sem­bra sia sta­to carat­te­ri­sti­co del Liba­no. Poi c’è sta­ta la guer­ra civi­le, segui­ta da una fati­co­sa ripre­sa e dal 2019 il pae­se è spro­fon­da­to in una cri­si peri­co­lo­sa che non è più pos­si­bi­le ignorare. 

L’esplosione del por­to di Bei­rut, il 4 ago­sto 2020, non è sta­ta tan­to un segno del­la cri­si quan­to una spia ros­sa che si è acce­sa come per dire al mon­do che qual­co­sa, nel pae­se dei Cedri con­fi­nan­te con Siria e Israe­le, non fun­zio­na. I dati più aggior­na­ti par­la­no di col­las­so eco­no­mi­co, con una disoc­cu­pa­zio­ne ormai oltre il 33% men­tre il prez­zo dei gene­ri ali­men­ta­ri è aumen­ta­to del 55% su base annua. In più c’è la cri­si siria­na, che vede anco­ra qua­si più di un milio­ne di rifu­gia­ti sul ter­ri­to­rio liba­ne­se, oltre al fat­to­re Pan­de­mia e all’instabilità poli­ti­ca ormai cronica.

Dopo ben 13 mesi di nego­zia­ti e con­flit­ti, pochi gior­ni fa, il 10 set­tem­bre, si è final­men­te for­ma­to un nuo­vo gover­no, come annun­cia­to dal capo del­lo sta­to Michel Aoun e dal pri­mo mini­stro desi­gna­to Najib Mika­ti. Il pre­ce­den­te ese­cu­ti­vo, gui­da­to da Has­san Diab, era cadu­to in segui­to a vio­len­te pro­te­ste dopo una cata­stro­fi­ca cri­si ban­ca­ria e la ridu­zio­ne del valo­re rea­le del­la lira liba­ne­se del 50% rispet­to al dol­la­ro. In pra­ti­ca si dichia­rò default con un debi­to di oltre novan­ta miliar­di di dol­la­ri pari al 170% del PIL. Ma com’era il Liba­no pri­ma di quest’ultima crisi?

Pri­ma pos­se­di­men­to otto­ma­no, poi sot­to la domi­na­zio­ne fran­ce­se, il Liba­no dopo alter­ne vicen­de dichia­rò l’indipendenza nel 1943 ma solo nel 1946 le trup­pe fran­ce­si abban­do­na­ro­no il ter­ri­to­rio. Fin da subi­to i liba­ne­si scel­se­ro di coo­pe­ra­re tra loro nono­stan­te le dif­fe­ren­ze, fir­man­do il Pat­to Nazio­na­le. Mai for­ma­liz­za­to per iscrit­to ma tut­to­ra rite­nu­to vali­do, pre­ve­de un pre­si­den­te cat­to­li­co maro­ni­ta, un pri­mo mini­stro musul­ma­no sun­ni­ta, il pre­si­den­te del par­la­men­to scii­ta e poi nel­le altre cari­che anche gre­co-orto­dos­si, dru­si ecc. ecc. 

Un ideale di equilibrio, disegnato secondo quella che era allora la popolazione del paese, basato su quote, che investe anche tutto l’apparato amministrativo.

Dopo l’armistizio fir­ma­to nel 1949 con Israe­le, il Liba­no non ha par­te­ci­pa­to più a con­flit­ti. Ha però accol­to nel cor­so degli anni mol­tis­si­mi pro­fu­ghi. Dram­ma­ti­co l’arrivo, in par­ti­co­la­re dopo la Guer­ra dei sei gior­ni, di mez­zo milio­ne di pale­sti­ne­si che ha spez­za­to i fra­gi­li equi­li­bri tra i grup­pi. Dopo un perio­do di svi­lup­po eco­no­mi­co, tra 1975 e 1990 il pae­se ha cono­sciu­to una dram­ma­ti­ca guer­ra civi­le che ha spac­ca­to in due anche la capi­ta­le Bei­rut. Da una par­te mili­zie cri­stia­no maro­ni­te, dall’altra una coa­li­zio­ne di pale­sti­ne­si allea­ti a liba­ne­si musul­ma­ni sun­ni­ti, scii­ti e dru­si. Una guer­ra civi­le accom­pa­gna­ta da inva­sio­ni da par­te di Israe­le e del­la Siria.

Negli ulti­mi anni, chiu­sa la fase del­la guer­ra civi­le, sem­bra­va potes­se ini­zia­re per il Liba­no una nuo­va fase di pace e svi­lup­po, con un incre­men­to signi­fi­ca­ti­vo di turi­smo e un miglio­ra­men­to eco­no­mi­co. Ma le spac­ca­tu­re non sono sta­te dav­ve­ro supe­ra­te. Le dif­fe­ren­ze cul­tu­ral-reli­gio­se sem­bra­no incon­ci­lia­bi­li. Anche per­ché il vec­chio duo­po­lio maro­ni­ta-sun­ni­ta con gli scii­ti, più pove­ri, in posi­zio­ne mar­gi­na­le insie­me agli altri grup­pi, san­ci­to dal Pat­to Nazio­na­le, si fon­da­va su un asset­to del­la popo­la­zio­ne che dina­mi­che inter­ne e flus­si migra­to­ri han­no scon­vol­to. Maro­ni­ti e sun­ni­ti rap­pre­sen­ta­va­no insie­me più dei due ter­zi del­la popo­la­zio­ne, ma negli anni oltre a quel­lo dei pale­sti­ne­si è assai cre­sciu­to il peso degli scii­ti, oltre­tut­to rap­pre­sen­ta­ti da un grup­po poli­ti­co come Hezbollah. 

L’esito è stata una sorta di paralisi del potere, oltretutto contrassegnata da una dilagante corruzione. 

Fino allo scon­tro poli­ti­co che ha visto affron­tar­si, negli scor­si mesi, il lea­der sun­ni­ta Hari­ri e il lea­der cri­stia­no maro­ni­ta Aoun fino alla nasci­ta dell’ultimo gover­no. Men­tre il pae­se spro­fon­da. I pro­no­sti­ci sul futu­ro sono sem­pre più nega­ti­vi. Il con­sen­so dell’opinione pub­bli­ca per il siste­ma di gover­no-ammi­ni­stra­zio­ne del­lo Sta­to de cedri, è in cadu­ta libe­ra.

Quel­lo che pri­ma sem­bra­va un model­lo di coe­sio­ne riu­sci­ta, nono­stan­te la com­ples­si­tà sto­ri­ca e reli­gio­sa, oggi sem­bra un ammas­so cao­ti­co e con­flit­tua­le di for­ze, appa­ren­te­men­te inca­pa­ci di gesti­re la crisi. 

Cer­to, la recen­te for­ma­zio­ne di un gover­no per­met­te­rà for­se di acqui­si­re la sta­bi­li­tà neces­sa­ria per acce­de­re agli aiu­ti inter­na­zio­na­li di cui il pae­se ha estre­mo biso­gno. Ma la nuo­va squa­dra sarà in gra­do di sal­va­re il Liba­no dal­la ban­ca­rot­ta e ripor­tar­lo sul­la via del­la con­vi­ven­za paci­fi­ca? Ad oggi, sem­bra che i capi poli­ti­ci non sia­no in gra­do di “sede­re sul­le nuvo­le”, come avreb­be volu­to Gibran.

Con­di­vi­di:
Carlo Codini
Nato nel 2000, sono uno stu­den­te di let­te­re. Appas­sio­na­to anche di sto­ria e filo­so­fia, non mi nego mai let­tu­re e appro­fon­di­men­ti in tali ambi­ti, con­vin­to che la varie­tà sia ric­chez­za, sempre.

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