La “giustizia giusta” di Lega e Radicali

La “giustizia giusta” di Lega e Radicali

È ini­zia­ta il 2 luglio la cam­pa­gna di rac­col­ta fir­me per i refe­ren­dum sul­la giu­sti­zia pro­mos­si da Lega e Radi­ca­li. I sei que­si­ti sono sta­ti depo­si­ta­ti a ini­zio giu­gno in Cas­sa­zio­ne ed ecce­zio­nal­men­te ci sarà tem­po fino a fine otto­bre per rac­co­glie­re le 500˙000 fir­me neces­sa­rie affin­ché le pro­po­ste di rifor­ma ven­ga­no sot­to­po­ste al voto di tut­ti gli italiani.

Riforma del CSM

Come si leg­ge sul sito uffi­cia­le, il pri­mo que­si­to ha per ogget­to l’abo­li­zio­ne dell’obbligo di rac­col­ta fir­me oggi in vigo­re per quei magi­stra­ti che voglio­no pre­sen­ta­re la pro­pria can­di­da­tu­ra a mem­bro del Con­si­glio supe­rio­re del­la magi­stra­tu­ra. In sostan­za, qua­lo­ra pre­va­les­se­ro i sì in un anco­ra ipo­te­ti­co refe­ren­dum, un magi­stra­to non sareb­be più costret­to a rac­co­glie­re da 25 a 50 fir­me per poter pre­sen­ta­re la pro­pria candidatura. 

I favo­re­vo­li affer­ma­no che que­sto per­met­te­reb­be di supe­ra­re «gli inte­res­si del­le cor­ren­ti o il loro orien­ta­men­to poli­ti­co», rimet­ten­do «al cen­tro il magi­stra­to e le sue qua­li­tà per­so­na­li e pro­fes­sio­na­li». I con­tra­ri inve­ce fan­no nota­re che spes­so i soste­ni­to­ri di una can­di­da­tu­ra (cioè i 25–50 fir­ma­ta­ri) non appar­ten­go­no ad alcu­na cor­ren­te o pro­ven­go­no da cor­ren­ti diver­se tra loro, per cui, di fat­to, la rifor­ma pro­po­sta non avreb­be alcun effet­to concreto. 

Responsabilità diretta dei magistrati 

Il secon­do que­si­to è uno dei più con­tro­ver­si e riguar­da la respon­sa­bi­li­tà civi­le dei magi­stra­ti. Si trat­ta di un tema che cicli­ca­men­te tor­na al cen­tro del dibat­ti­to pub­bli­co: era infat­ti il 1987 quan­do i Radi­ca­li pro­po­se­ro per la pri­ma vol­ta di rifor­ma­re que­sto isti­tu­to, al gri­do di “chi sba­glia, paga”. Per effet­to del­la loro vit­to­ria in quel refe­ren­dum, oggi il cit­ta­di­no «col­pi­to da accu­se ine­si­sten­ti o che fini­sce in car­ce­re da inno­cen­te» (dun­que colui che è vit­ti­ma di un erro­re com­mes­so da un magi­stra­to) può esse­re risar­ci­to indi­ret­ta­men­te, facen­do cau­sa allo Sta­to. Radi­ca­li e Lega fan­no nota­re che la respon­sa­bi­li­tà indi­ret­ta è di dif­fi­ci­le appli­ca­zio­ne e pre­ten­do­no che si fac­cia un pas­so in più: la vit­to­ria dei sì per­met­te­reb­be alla vit­ti­ma di chie­de­re un risar­ci­men­to diret­ta­men­te al fun­zio­na­rio pub­bli­co, il qua­le dovreb­be, quin­di, rispon­de­re per­so­nal­men­te dell’errore commesso. 

I soste­ni­to­ri del sì par­la­no di «favo­ri­ti­smi ver­so alcu­ni fun­zio­na­ri rispet­to agli altri» e affer­ma­no che que­sta rifor­ma per­met­te­reb­be di «respon­sa­bi­liz­za­re i magi­stra­ti, pre­ser­var­ne l’onorabilità di cor­po e scon­giu­ra­re abu­si, azio­ni dolo­se o gra­vi negli­gen­ze». Al con­tra­rio, i cri­ti­ci sot­to­li­nea­no che una rifor­ma di que­sto tipo potreb­be ave­re pes­si­me con­se­guen­ze in ter­mi­ni di auto­no­mia e indi­pen­den­za dell’organo giu­di­zia­rio in quan­to «non esi­ste […] atto del giu­di­ce e più anco­ra del pub­bli­co mini­ste­ro che pos­sa dir­si indo­lo­re», di con­se­guen­za, per evi­ta­re di subi­re ritor­sio­ni, mol­ti magi­stra­ti fini­reb­be­ro per pren­de­re deci­sio­ni inno­cue piut­to­sto che giuste.

Equa valutazione dei magistrati 

Il ter­zo que­si­to è inti­to­la­to “equa valu­ta­zio­ne dei magi­stra­ti” e si pro­po­ne di coin­vol­ge­re pro­fes­so­ri e avvo­ca­ti – ossia i cosid­det­ti mem­bri lai­ci – nell’attività di «valu­ta­zio­ne del­la pro­fes­sio­na­li­tà e del­la com­pe­ten­za dei magi­stra­ti», la qua­le attual­men­te è ope­ra­ta dai con­si­gli giu­di­zia­ri. Si trat­ta di orga­ni com­po­sti da mem­bri lai­ci e toga­ti all’intero dei qua­li, tut­ta­via, solo que­sti ulti­mi han­no dirit­to di voto. 

Colo­ro che si schie­ra­no a favo­re del sì sosten­go­no che il meto­do di valu­ta­zio­ne attual­men­te in vigo­re gene­ri una «sovrap­po­si­zio­ne tra con­trol­lo­re e con­trol­la­to» e chie­do­no che il dirit­to di voto ven­ga este­so anche ai mem­bri lai­ci, men­tre i cri­ti­ci affer­ma­no che una rifor­ma in tal sen­so andreb­be a mina­re l’autodichiazione del­la magistratura.

Separazione delle carriere dei magistrati 

Il quar­to que­si­to ver­te inve­ce sul­la sepa­ra­zio­ne del­le car­rie­re dei magi­stra­ti. Anche in que­sto caso il tema suo­ne­rà fami­lia­re a colo­ro che ricor­da­no gli anni del ber­lu­sco­ni­smo, duran­te i qua­li si ini­ziò a discu­te­re del­la pos­si­bi­li­tà di impe­di­re che un magi­stra­to pas­sas­se più vol­te dal­la fun­zio­ne di giu­di­can­te (super par­tes) a quel­la di requi­ren­te (accu­sa).

Alla base di que­sta pro­po­sta c’era e c’è anco­ra oggi la con­vin­zio­ne secon­do cui tali pas­sag­gi com­pro­met­to­no l’imparzialità del giu­di­ce, men­tre chi si dichia­ra con­tra­rio alla sepa­ra­zio­ne del­le car­rie­re affer­ma che costrin­ge­re il magi­stra­to a rico­pri­re sem­pre lo stes­so ruo­lo avreb­be effet­ti nega­ti­vi soprat­tut­to per quan­to riguar­da la fun­zio­ne requi­ren­te: il PM, in sostan­za, si abi­tue­reb­be a cer­ca­re pro­ve di col­pe­vo­lez­za dimen­ti­can­do che anche il suo lavo­ro dovreb­be esse­re svol­to in modo imparziale.

Limiti agli abusi della custodia cautelare

Quin­to è il que­si­to che si pro­po­ne di limi­ta­re le situa­zio­ni in cui è pos­si­bi­le dispor­re la custo­dia cau­te­la­re, ossia la car­ce­ra­zio­ne pre­ven­ti­va che attual­men­te può esse­re appli­ca­ta in tre situa­zio­ni: peri­co­lo di rei­te­ra­zio­ne del rea­to, peri­co­lo di fuga e peri­co­lo di inqui­na­men­to del­le pro­ve. La pro­po­sta avan­za­ta da Lega e Radi­ca­li è quel­la di eli­mi­na­re la pri­ma del­le tre opzio­ni, in modo che un impu­ta­to di cui si teme la reci­di­vi­tà non pos­sa esse­re pri­va­to del­la pro­pria liber­tà per­so­na­le pri­ma del processo.

I favo­re­vo­li par­la­no di «for­ma anti­ci­pa­to­ria del­la pena» e sot­to­li­nea­no che «ogni anno miglia­ia di inno­cen­ti ven­go­no pri­va­ti del­la liber­tà sen­za che abbia­no com­mes­so alcun rea­to e pri­ma di una sen­ten­za anche non defi­ni­ti­va», men­tre i con­tra­ri si sof­fer­ma­no sui peri­co­li che una tale rifor­ma por­te­reb­be con sé: il costi­tuen­te ha volu­to limi­ta­re i casi in cui si può ricor­re­re alla custo­dia cau­te­la­re per evi­ta­re di vio­la­re il prin­ci­pio del­la pre­sun­zio­ne di inno­cen­za, tut­ta­via non rico­no­sce­re che il peri­co­lo di rei­te­ra­zio­ne del rea­to giu­sti­fi­chi la car­ce­ra­zio­ne pre­ven­ti­va signi­fi­ca met­te­re a rischio la sicu­rez­za pub­bli­ca e osta­co­la­re le inda­gi­ni degli inqui­ren­ti. Inol­tre, è sta­ta fat­ta nota­re l’incoerenza tra tale pro­po­sta e l’atteggiamento nor­mal­men­te tenu­to da un lea­der poli­ti­co come Sal­vi­ni, il qua­le non è nuo­vo a ester­na­zio­ni anche piut­to­sto dure nei con­fron­ti di cri­mi­na­li comu­ni come ladri o scippatori.

Abolizione del decreto Severino

Sesto e ulti­mo que­si­to è quel­lo che riguar­da l’abolizione del­la leg­ge Seve­ri­no: obiet­ti­vo del comi­ta­to pro­mo­to­re è quel­lo di eli­mi­na­re l’automatismo che scat­ta ogni qual vol­ta par­la­men­ta­ri, con­si­glie­ri, gover­na­to­ri regio­na­li, sin­da­ci o ammi­ni­stra­to­ri loca­li ven­go­no con­dan­na­ti in via defi­ni­ti­va. Tale auto­ma­ti­smo sot­to­po­ne il con­dan­na­to all’inter­di­zio­ne dai pub­bli­ci uffi­ci, men­tre una vit­to­ria del sì attri­bui­reb­be al giu­di­ce il pote­re di deci­de­re, caso per caso, se dichia­ra­re incan­di­da­bi­le colui che è sta­to col­pi­to dal­la con­dan­na definitiva. 

I soste­ni­to­ri del­la rifor­ma sot­to­li­nea­no che «la deca­den­za auto­ma­ti­ca di sin­da­ci e ammi­ni­stra­to­ri loca­li con­dan­na­ti ha crea­to vuo­ti di pote­re e la sospen­sio­ne tem­po­ra­nea dai pub­bli­ci uffi­ci di inno­cen­ti poi rein­te­gra­ti al loro posto», men­tre i più scet­ti­ci sosten­go­no che, se è vero che la leg­ge Seve­ri­no neces­si­ta di «ret­ti­fi­che in chia­ve garan­ti­sta», è altre­sì vero che la que­stio­ne del «rap­por­to tra vicen­de per­so­na­li e ono­ra­bi­li­tà dell’istituzione pub­bli­ca» è trop­po deli­ca­ta per poter esse­re rifor­ma­ta attra­ver­so un sem­pli­ce que­si­to refe­ren­da­rio. Se la rifor­ma pas­sas­se, infat­ti, si tor­ne­reb­be alla situa­zio­ne pre-leg­ge Seve­ri­no, la qua­le, a sua vol­ta, non era esen­te da pro­ble­ma­ti­che che si pre­sen­ta­no anche oggi con la leg­ge Seve­ri­no in vigo­re (un esem­pio è l’art. 11 del d.lgs. n. 235/2012 che con­sen­te l’applicazione del­le misu­re inter­dit­ti­ve tem­po­ra­nee anche a fron­te di sen­ten­ze non definitive).

Que­sta bre­ve ana­li­si sem­bra, dun­que, sug­ge­ri­re che pro­por­re a cit­ta­di­ni non sem­pre infor­ma­ti e tec­ni­ca­men­te pre­pa­ra­ti di espri­mer­si in manie­ra dico­to­mi­ca su temi deli­ca­ti e com­ples­si non sia la solu­zio­ne più ido­nea a risol­ve­re o quan­to­me­no alle­via­re la cri­si che la magi­stra­tu­ra ita­lia­na sta attual­men­te attraversando. 

Con­di­vi­di:
Erica Ravarelli
Stu­dio scien­ze poli­ti­che a Mila­no ma ven­go da Anco­na. Mi pia­ce scri­ve­re e bere tisa­ne, non mi piac­cio­no le sem­pli­fi­ca­zio­ni e i pre­giu­di­zi. Ascol­to tut­ti i pare­ri ma poi fac­cio di testa mia.

1 Trackback & Pingback

  1. Referendum sulla giustizia: il fallimento della politica - Vulcano Statale

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.