L’anomalia Draghi

Il diret­to­re del Foglio Clau­dio Cera­sa ha scrit­to che per chi ha «a cuo­re il futu­ro dell’Italia, la sua sta­bi­li­tà, la sua ambi­zio­ne, la sua cen­tra­li­tà in Euro­pa, potreb­be appa­ri­re mal­de­stro non tifa­re per un bis del tan­dem Mat­ta­rel­la-Dra­ghi». Il diret­to­re de Lin­kie­sta Chri­stian Roc­ca ha rispo­sto pochi gior­ni dopo che «a spe­ra­re che Dra­ghi lasci Palaz­zo Chi­gi per tra­slo­ca­re al Qui­ri­na­le sono tut­ti colo­ro che han­no subì­to la nomi­na dell’ex ban­chie­re cen­tra­le a capo del gover­no per sal­va­re il pae­se dal­la pan­de­mia e dal disa­stro eco­no­mi­co crea­ti dal coro­na­vi­rus e dal Con­te due».

Può sem­bra­re para­dos­sa­le, ma il pun­to ver­so cui con­ver­go­no tut­te le discus­sio­ni e tut­te le scel­te dei par­ti­ti e dei lea­der poli­ti­ci è l’elezione del pros­si­mo pre­si­den­te del­la Repub­bli­ca, pro­gram­ma­ta per il gen­na­io 2022. Ancor più para­dos­sa­le è il dibat­ti­to che si è svi­lup­pa­to intor­no all’opportunità che il pre­mier Mario Dra­ghi pos­sa esse­re elet­to al Quirinale.

Nel gen­na­io 2022 il gover­no Dra­ghi non avrà com­piu­to nem­me­no un anno. Il pre­si­den­te del Con­si­glio ha impo­sta­to tut­ta la sua azio­ne di gover­no sul­la base di una impal­ca­tu­ra di rifor­me sostan­zia­li che si sta costruen­do di mese in mese. La rifor­ma del­la giu­sti­zia è sta­ta appro­va­ta dal Con­si­glio dei Mini­stri in luglio; la rifor­ma fisca­le è tut­to­ra ogget­to del lavo­ro del Mini­ste­ro dell’economia. Qua­si tut­to è a metà per­cor­so, a par­ti­re dall’attuazione del Pia­no di ripre­sa richie­sto dall’Unione euro­pea per l’erogazione dei fon­di post pandemici. 

Nonostante queste premesse non è poco diffusa l’idea che l’attuale esecutivo possa presto terminare la sua corsa perché privato della sua guida. 

Da una par­te c’è chi, come Cera­sa, vuo­le far eleg­ge­re Dra­ghi pre­si­den­te del­la Repub­bli­ca. Per i suc­ces­si­vi set­te anni rap­pre­sen­te­reb­be una idea­le assi­cu­ra­zio­ne (sul­le finan­ze e sul­la sta­bi­li­tà), in par­ti­co­la­re nel caso in cui i par­ti­ti sovra­ni­sti doves­se­ro vin­ce­re le ele­zio­ni. Di con­se­guen­za l’azione del gover­no Dra­ghi si fer­me­reb­be già nel gen­na­io del pros­si­mo anno, per­ché la mag­gio­ran­za che sostie­ne l’esecutivo sareb­be pri­va­ta dell’unico ele­men­to pos­si­bi­le di equi­li­brio e si fran­tu­me­reb­be in un battibaleno.

Dall’altra par­te, inve­ce, c’è chi, come Roc­ca, ritie­ne più sag­gio tene­re Dra­ghi a Palaz­zo Chi­gi, lascian­do al Par­la­men­to la liber­tà di eleg­ge­re chiun­que altro al Qui­ri­na­le. Dra­ghi reste­reb­be in cari­ca fino alle ele­zio­ni, pre­vi­ste nel 2023, quan­do cen­tro-sini­stra e cen­tro-destra tor­ne­ran­no a con­fron­tar­si nel­le urne.

Entram­be le posi­zio­ni par­to­no dal pre­sup­po­sto che l’Italia sia inca­pa­ce di sta­re in pie­di sen­za Dra­ghi. Entram­be tra­smet­to­no coster­na­zio­ne. La sma­nia di muo­ve­re Dra­ghi come un segna­po­sto del gio­co dell’oca descri­ve per­fet­ta­men­te la gran­de ano­ma­lia rap­pre­sen­ta­ta dall’ex ban­chie­re cen­tra­le: tal­men­te estra­neo alle dina­mi­che par­ti­ti­che e tal­men­te diver­so rispet­to agli altri poli­ti­ci (in posi­ti­vo, sot­to mol­ti aspet­ti) da esse­re per­ce­pi­to come indi­spen­sa­bi­le, irri­nun­cia­bi­le. La mag­gio­ran­za poli­ti­ca che lo sostie­ne si azzuf­fa rego­lar­men­te sul­le più pic­co­le ine­zie, men­tre l’intera azio­ne di gover­no è dele­ga­ta, in bian­co, pro­prio a Dra­ghi. Nes­su­no sem­bra ave­re la volon­tà di met­ter­lo in discus­sio­ne e nel­le poche occa­sio­ni in cui Let­ta o Sal­vi­ni han­no pro­va­to ad alza­re la voce, il pre­mier li ha pron­ta­men­te rimes­si al loro posto.

Del resto, fondare il sostegno a Draghi sul suo ruolo di argine alla destra rappresenta un aspetto tutto particolare di questa anomalia. 

Si rias­su­me in un teo­re­ma: per con­tra­sta­re Sal­vi­ni, la mag­gio­ran­za di gover­no – che si vuo­le quan­to più euro­pei­sta e libe­ra­le pos­si­bi­le – non può non inclu­de­re Sal­vi­ni. È que­sto un vero para­dos­so nell’anomalia, la dimo­stra­zio­ne del­l’ec­ce­zio­na­le for­za magne­ti­ca che la figu­ra di Dra­ghi ha gene­ra­to in pochi mesi. Oppu­re, seguen­do la secon­da tesi: per con­tra­sta­re effi­ca­ce­men­te Sal­vi­ni e Melo­ni è neces­sa­rio che Dra­ghi fac­cia il pre­si­den­te del­la Repub­bli­ca. E que­sta è un’anomalia nell’anomalia: ave­re come uni­co sco­po quel­lo di impe­di­re che i sovra­ni­sti, doma­ni o dopo­do­ma­ni, fac­cia­no danni.

Il cli­ma che accom­pa­gna il gover­no Dra­ghi è un cli­ma nel qua­le si pre­an­nun­cia­no in ogni momen­to tre­men­di epi­lo­ghi: al ter­mi­ne dell’esperienza pub­bli­ca del pre­mier tut­to appa­re desti­na­to a vol­ge­re al peg­gio. È una visio­ne apo­ca­lit­ti­ca del pote­re (e del­le isti­tu­zio­ni), in nome del­la qua­le si vuo­le nega­re a ogni altra solu­zio­ne poli­ti­ca la pos­si­bi­li­tà di pren­de­re cor­po. Dav­ve­ro non si può fare a meno dell’attuale Pre­si­den­te del Con­si­glio? Dav­ve­ro la sua com­pe­ten­za meri­ta una tale fre­ne­ti­ca ricer­ca del modo miglio­re per utilizzarlo?

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Michele Pinto
Stu­den­te di giu­ri­spru­den­za. Quan­do non leg­go, mi guar­do intor­no e mi fac­cio mol­te domande.
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