Christo e Jeanne-Claude, l’arte che sopravvive alla morte

Christo e Jeanne-Claude, l'arte che sopravvive alla morte

Pari­gi si è sve­glia­ta con un vol­to diver­so dal soli­to. L’Arc de Triom­phe infat­ti non è quel­lo che i turi­sti sono abi­tua­ti a vede­re: è total­men­te rive­sti­to da 25.000 metri qua­dra­ti di tes­su­to in poli­pro­pi­le­ne rici­cla­bi­le di colo­re blu argen­teo. L’opera è gra­tui­ta­men­te visi­ta­bi­le per 16 gior­ni, dal 18 set­tem­bre fino al 3 otto­bre e per chi non avrà la pos­si­bi­li­tà di anda­re a Pari­gi, sarà visi­bi­le al link atti­vo. L’opera è inol­tre accom­pa­gna­ta da una mostra al Cen­tre Pom­pi­dou sul­la vita arti­sti­ca (dal 1958 al 1964) degli auto­ri dell’Arc de Triom­phe Wrap­ped, Chri­sto e Jeanne-Claude. 

La sindaca di Parigi Anne Hidalgo ha dichiarato: «A più di un anno dalla morte di Christo, Parigi continua l’opera di questo grande artista. È un’occasione per dirgli “grazie” e per difendere il nostro attaccamento alla creazione contemporanea». 

L’in­stal­la­zio­ne è total­men­te auto­fi­nan­zia­ta da Chri­sto al costo di 14 milio­ni di euro e rea­liz­za­ta inte­ra­men­te con mate­ria­li rici­cla­bi­li. L’opera, come tut­te le loro altre crea­zio­ni arti­sti­che, fa par­te del­la cele­bre Land Art, quel set­to­re dell’arte che ope­ra nei pae­sag­gi natu­ra­li o urba­ni alte­ran­do­ne l’aspetto e di con­se­guen­za il signi­fi­ca­to. Lo sco­po di avvol­ge­re pae­sag­gi natu­ra­li e monu­men­ti è quel­lo di impe­di­re la vista di un luo­go che si è abi­tua­ti a osser­va­re quo­ti­dia­na­men­te, come l’Arc de Triom­phe, accre­scen­do così il valo­re dell’oggetto coper­to in questione. 

L’idea ori­gi­na­le dell’opera è dell’artista Chri­sto che, dopo aver allog­gia­to in un pic­co­lo appar­ta­men­to vici­no l’Arc de Triom­phe, ne rima­se attrat­to e nel 1962 creò un foto­mon­tag­gio del monu­men­to com­ple­ta­men­te impac­chet­ta­to, rea­liz­za­to oggi a distan­za di sessant’anni e a un anno dal­la mor­te dell’artista (scom­par­so nel 2020) rispet­tan­do le sue indi­ca­zio­ni, i dise­gni e gli stu­di preparatori.

La pra­ti­ca di agi­re arti­sti­ca­men­te sui luo­ghi pub­bli­ci vie­ne pen­sa­ta da Jean­ne-Clau­de e Chri­sto già nel 1961, tre anni pri­ma di incon­trar­si, entram­bi infat­ti rea­liz­za­va­no già ope­re arti­sti­che sul suo­lo pub­bli­co.  Nel 1962 Chri­sto avvol­ge una don­na nuda nel suo appar­ta­men­to con il suo ami­co Yves Klein, poi le sue ope­re avvol­te con­ti­nua­no in Ger­ma­nia con mol­te scul­tu­re come Wrap­ped Car e Wrap­ped Woman.

Nel novembre del 1963 crea il suo primo vero Wrapped Monument nel giardino di Villa Borghese a Roma, da qui in poi i progetti della coppia diventano sempre più ambiziosi espandendo il concetto di Wrapped Monument a monumenti europei sempre più grandi. 

Una del­le loro più gran­di ope­re è la Wrap­ped coa­st, Lit­tle Bay a Syd­ney, Austra­lia; mol­ti sono sta­ti anche i lavo­ri in Ita­lia, come il Wrap­ped Momu­ment di Vit­to­rio Ema­nue­le II in Piaz­za del Duo­mo a Mila­no, e quel­lo di Leo­nar­do da Vin­ci in Piaz­za del­la Sca­la, rea­liz­za­ti entram­bi nel 1970. Nel 1973 la crea­zio­ne del­le Sur­roun­ded Islands in Flo­ri­da, undi­ci iso­le cir­con­da­te da 600.000 metri qua­dra­ti di tes­su­to pro­pi­le­ne rosa gal­leg­gian­te. Tra il 1975 e il 1985 la rea­liz­za­zio­ne del Pont Neuf Wrap­ped a Pari­gi coper­to da 42.000 metri qua­dra­ti di tes­su­to poliam­mi­de intrec­cia­to e 13 chi­lo­me­tri di cor­da. L’ultima ope­ra pri­ma del­la mor­te dell’artista Jean­ne-Clau­de è sta­ta la rea­liz­za­zio­ne del Gates in Cen­tral Park a New York nel 2005, un cele­bre inter­ven­to di Land Art, 7503 ele­men­ti in tes­su­to e vinile. 

Nel 2009 l’artista fran­co-maroc­chi­na Jean­ne-Clau­de muo­re a New York e Chri­sto pro­se­gue i loro pro­get­ti arti­sti­ci così come si era­no pro­mes­si. Del 2016 pos­sia­mo ricor­da­re il Floa­ting Piers sul lago d’Iseo, 100.000 metri qua­dra­ti di tes­su­to gial­lo gal­leg­gian­te e dopo la mor­te di Chri­sto il 31 mag­gio 2020, la sua ope­ra vie­ne por­ta­ta avan­ti dal­la sua squa­dra, da qui la deci­sio­ne di ter­mi­na­re l’Arc de Triom­phe Wrap­ped.  Quel­la di Chri­sto e Jean­ne-Clau­de è l’arte che soprav­vi­ve alla mor­te, gra­zie al lavo­ro del loro team che por­ta avan­ti la crea­zio­ne del­le ope­re già pen­sa­te e abboz­za­te dai due arti­sti e pro­ba­bil­men­te quel­lo dell’Arc de Triom­phe non sarà l’ultimo.

Imma­gi­ne di coper­ti­na: “Floa­ting Piers”, Lago d’I­seo (2016).

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Elisa Letizia
Sono Eli­sa, stu­dio lin­gue, appas­sio­na­ta d’ar­te, musi­ca e cine­ma. Nel tem­po libe­ro scri­vo del pre­sen­te e lavo­ro per costrui­re il mio futuro.

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