Radici. La nascita delle Brigate Rosse

Radici racconta fatti, personaggi e umori della storia della Prima Repubblica italiana, dal 1946 al 1994. A questo link è possibile trovare gli articoli precedenti della rubrica. 


La stra­ge di Piaz­za Fon­ta­na del 12 dicem­bre 1969 fu un pun­to di svol­ta nel­la sto­ria del­la lot­ta arma­ta in Ita­lia. L’iniziale ten­ta­ti­vo da par­te del­le auto­ri­tà di dare la col­pa agli anar­chi­ci e di copri­re la rea­le matri­ce neo­fa­sci­sta di quell’attacco rap­pre­sen­ta per mol­ti mili­tan­ti di sini­stra una con­fer­ma del­le pro­prie idee, ovve­ro che nel pae­se fos­se in atto una svol­ta auto­ri­ta­ria di tipo fasci­sta appog­gia­ta dall’apparato statale. 

Come spie­ga Gior­gio Boc­ca nel suo libro Il ter­ro­ri­smo ita­lia­no la sen­sa­zio­ne dif­fu­sa era la seguen­te: «la poli­zia insab­bie­rà, la magi­stra­tu­ra darà una mano, i par­ti­ti dell’opposizione fin­ge­ran­no di non capi­re e di non vede­re». A que­sto si aggiun­se l’idea, mol­to dif­fu­sa, secon­do la qua­le la Resi­sten­za par­ti­gia­na fu una rivo­lu­zio­ne man­ca­ta. Que­sti fat­to­ri deter­mi­na­ro­no la deci­sio­ne di mol­te per­so­ne a intra­pren­de­re la stra­da del­la lot­ta armata. 

Questa presa di coscienza nacque negli ambienti universitari e operai, interessati dalle lotte della contestazione giovanili del ’68 e dell’Autunno caldo. 

La sto­ria del­le Bri­ga­te Ros­se ini­ziò con la nasci­ta del Col­let­ti­vo Pro­le­ta­rio Metro­po­li­ta­no, un’organizzazione di estre­ma sini­stra fon­da­ta, tra gli altri, da Rena­to Cur­cio e Mara Cagol, per­so­nag­gi di spic­co nel­la sto­ria del bri­ga­ti­smo e pro­ve­nien­ti dal mon­do uni­ver­si­ta­rio, che si avvi­ci­na­ro­no così alla galas­sia ope­ra­ia mila­ne­se del­la Sit Sie­mens e del­la Pirel­li. Suc­ces­si­va­men­te i com­po­nen­ti era­no inten­zio­na­ti a dare a que­sta orga­niz­za­zio­ne una strut­tu­ra più cen­tra­liz­za­ta e per­ciò nac­que Sini­stra Pro­le­ta­ria, ma pas­sò appe­na un anno e Cur­cio, Cagol e Fran­ce­schi­ni deci­se­ro di entra­re in clan­de­sti­ni­tà per ade­ri­re a pie­no alla lot­ta armata. 

È dif­fi­ci­le iden­ti­fi­ca­re pre­ci­sa­men­te la data e il luo­go di fon­da­zio­ne del­le Bri­ga­te Ros­se, in ogni caso gli ana­li­sti sot­to­li­nea­no l’importanza di alcu­ni incon­tri: il pri­mo all’hotel Stel­la Maris di Chia­va­ri, orga­niz­za­to dal Col­let­ti­vo Pro­le­ta­rio Metro­po­li­ta­no nell’autunno del ’69, dove secon­do alcu­ne testi­mo­nian­ze, smen­ti­te da altre, fu deci­so di intra­pren­de­re la lot­ta arma­ta. Il secon­do, in base a quan­to rac­con­ta­to da un bri­ga­ti­sta tori­ne­se, fu un con­gres­so di più gior­ni orga­niz­za­to in un pic­co­lo comu­ne in pro­vin­cia di Reg­gio Emi­lia, sem­pre nel ’69, in cui par­te­ci­pa­ro­no mol­ti bri­ga­ti­sti che sareb­be­ro sta­ti pro­ta­go­ni­sti del movi­men­to negli anni suc­ces­si­vi. Infi­ne, il con­ve­gno di Peco­ri­le dell’agosto ’70 in cui, come spie­ga Fran­ce­schi­ni, si deci­se dav­ve­ro il pas­sag­gio alla clan­de­sti­ni­tà: «Ci ritro­vam­mo lì in un cen­ti­na­io, mili­tan­ti da tut­to il Nord, per deci­de­re il pas­sag­gio alla lot­ta armata». 

Qual­che mese pri­ma, in apri­le, espo­nen­ti del­la ban­da “XXII otto­bre” riu­sci­ro­no a inter­rom­pe­re per qual­che istan­te il tele­gior­na­le RAI per dif­fon­de­re un bre­ve comu­ni­ca­to: «Atten­zio­ne, sono i Gap che vi par­la­no. È nata una nuo­va resi­sten­za di mas­sa, è nata la ribel­lio­ne ope­ra­ia al padro­ne, allo Sta­to dei padro­ni, all’ impe­ria­li­smo stra­nie­ro, sono nate le Bri­ga­te ros­se e si sono rico­sti­tui­te le Bri­ga­te Gap».

I pro­ta­go­ni­sti del­la nuo­va for­ma­zio­ne clan­de­sti­na, le Bri­ga­te Ros­se, pro­ve­ni­va­no dall’Università di Tren­to, come Rena­to Cur­cio e Mar­ghe­ri­ta Cagol, dal­la fede­ra­zio­ne gio­va­ni­le del PCI di Reg­gio Emi­lia, come Alber­to Fran­ce­schi­ni e Pro­spe­ro Gal­li­na­ri e dal­le fab­bri­che, come Mario Moret­ti. Il grup­po trae­va ispi­ra­zio­ne dai movi­men­ti, spes­so mar­xi­sti, che infiam­ma­ro­no l’America Lati­na negli anni ’50 e ’60 come i tupa­ma­ros uru­gua­ia­ni, nati per sup­por­ta­re la fascia pove­ra del­la popo­la­zio­ne e tra­sfor­ma­ti­si poi in grup­po arma­to orga­niz­za­to in colon­ne, pro­prio come furo­no le BR. 

La prima volta che il nome delle Brigate Rosse apparì sulle colonne del Corriere della Sera fu il 28 novembre 1970 in riferimento a delle agitazioni all’interno della Pirelli.

Duran­te que­ste agi­ta­zio­ni qual­cu­no cer­cò di incen­dia­re l’automobile del capo dei ser­vi­zi di vigi­lan­za dell’azienda, Erman­no Pel­le­gri­ni, par­cheg­gia­ta sot­to casa sua. Lo stes­so Pel­le­gri­ni, dopo l’atto inti­mi­da­to­rio, andò a spor­ge­re denun­cia rac­con­tan­do di un volan­ti­no fir­ma­to bri­ga­te ros­se che cir­co­la­va in azien­da e in cui era pre­sen­te il suo nome in una lista di “ser­vi del popo­lo”. Nei mesi e negli anni suc­ces­si­vi le azio­ni bri­ga­ti­ste si mol­ti­pli­ca­ro­no e si aggra­va­ro­no fino ad arri­va­re a rapi­men­ti, gam­biz­za­zio­ni, atti d’intimidazione e omi­ci­di che scon­vol­se­ro il nostro pae­se, come quel­lo dell’onorevole Aldo Moro. In tota­le, secon­do la cele­bre inchie­sta tele­vi­si­va con­dot­ta da Ser­gio Zavo­li nel suo pro­gram­ma La not­te del­la Repub­bli­ca (tut­t’o­ra inte­gral­men­te dispo­ni­bi­le su Rai Play) tra il 1974 e il 1988 le Bri­ga­te Ros­se riven­di­ca­ro­no 86 omi­ci­di.

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Luca D'Andrea
Clas­se 1995, stu­dio Sto­ria, mi piac­cio­no le cose sem­pli­ci e le sto­rie complesse.

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