Chi sono e cosa fanno i No Pass della Statale

L’im­ma­gi­ne di coper­ti­na è sta­ta scat­ta­ta duran­te la mani­fe­sta­zio­ne dei Comi­ta­ti No Green Pass in lar­go Richi­ni dell’8 ottobre.


Nel­le ulti­me set­ti­ma­ne chi pole­miz­za con l’obbligo di Green pass in uni­ver­si­tà ha par­la­to di pen­sie­ro uni­co e del­la man­can­za di uno spa­zio di con­fron­to. Per que­sto moti­vo ci è par­so oppor­tu­no dare spa­zio alla que­stio­ne, con par­ti­co­la­re atten­zio­ne a ciò che sta acca­den­do in Statale. 

Rica­pi­to­lia­mo bre­ve­men­te i fat­ti ini­zian­do dal prin­ci­pio: ormai del­la scor­sa esta­te (5 ago­sto) un decre­to del Con­si­glio dei Mini­stri ha sta­bi­li­to l’ob­bli­go di Green pass negli ambien­ti uni­ver­si­ta­ri, dun­que anche per gli stu­den­ti. Le con­te­sta­zio­ni non si sono mate­ria­liz­za­te subi­to, ma han­no pre­so avvio con un mese di ritar­do e sono par­ti­te dal­la pen­na dei docen­ti uni­ver­si­ta­ri. In par­ti­co­la­re, ha atti­ra­to mol­ta atten­zio­ne l’ap­pel­lo con­tro il Green Pass sot­to­scrit­to, tra i vol­ti noti, anche dal­lo sto­ri­co del­l’u­ni­ver­si­tà del Pie­mon­te orien­ta­le Ales­san­dro Bar­be­ro. Secon­do il con­te­nu­to del­l’ap­pel­lo, reso noto a ini­zio set­tem­bre, il Green pass limi­te­reb­be la liber­tà per­so­na­le e il fon­da­men­ta­le dirit­to allo stu­dio, intro­du­cen­do discri­mi­na­zio­ni. Si fa rife­ri­men­to alla «pena­liz­za­zio­ne di spe­ci­fi­che cate­go­rie di per­so­ne in base alle loro scel­te per­so­na­li e ai loro con­vin­ci­men­ti» e si auspi­ca infi­ne l’av­vio di un dibat­ti­to poli­ti­co, nel­la socie­tà e nel mon­do acca­de­mi­co tut­to, inclu­se le sue fon­da­men­ta­li com­po­nen­ti ammi­ni­stra­ti­va e studentesca. 

Secon­do il sito di noti­zie lavoce.info, l’ap­pel­lo dei docen­ti uni­ver­si­ta­ri “No al Green pass” ha rice­vu­to mol­ta atten­zio­ne dai media ma ha rac­col­to poche fir­me (solo il 6,6 per mil­le dei docen­ti). Il ret­to­re del­la Sta­ta­le Elio Fran­zi­ni ha dichia­ra­to in un’in­ter­vi­sta a Repub­bli­ca che «da noi (in Sta­ta­le, ndr) i No Vax sono pochis­si­mi e non sono un pro­ble­ma, solo un fasti­dio». All’a­gen­zia Adn­kro­nos sem­pre Fran­zi­ni ha det­to che «c’è liber­tà di espri­me­re le pro­prie idee, ma c’è anche il dove­re da par­te dei docen­ti di rispet­ta­re le rego­le che sono sta­bi­li­te per la salu­te pub­bli­ca e per poter tor­na­re in pre­sen­za a fare le lezioni». 

Effettivamente in Statale l’appello è stato firmato solo da sei docenti, tra i quali il professore di Antropologia filosofica e Filosofia Morale Andrea Zhok.

Zhok era pre­sen­te al dibat­ti­to tenu­to­si ieri, l’8 otto­bre, orga­niz­za­to dal grup­po “Stu­den­ti con­tro il Green pass Mila­no”, divi­sio­ne mila­ne­se del grup­po Stu­den­ti con­tro il Green pass, che ope­ra su sca­la nazio­na­le. Al dibat­ti­to era­no pre­sen­ti cir­ca un cen­ti­na­io le per­so­ne, stu­den­ti e lavo­ra­to­ri, mila­ne­si e non, radu­na­ti­si fuo­ri dal­la sede prin­ci­pa­le del­la Sta­ta­le in via Festa del Per­do­no (nel­lo spe­ci­fi­co in lar­go Richi­ni) per discu­te­re a pro­po­si­to dell’obbligo di pos­se­de­re il Green pass per acce­de­re agli spa­zi uni­ver­si­ta­ri. Ospi­te d’onore, oltre al pro­fes­sor Zhok, è sta­to Ugo Mat­tei, pro­fes­so­re di dirit­to all’università di Torino.

In pri­mo luo­go, è sta­to defi­ni­to in che ter­mi­ni inten­de­re l’imposizione di que­sto stru­men­to come una discri­mi­na­zio­ne: Zhok affer­ma che il Green pass «crea dif­fe­ren­ze ingiu­sti­fi­ca­te tra due clas­si di cit­ta­di­ni» e denun­cia le spie­ga­zio­ni omis­si­ve che sono sta­te for­ni­te dal gover­no a soste­gno del­le misu­re mes­se in atto egli ulti­mi mesi. Per Mat­tei inve­ce l’intera gestio­ne del­la pan­de­mia è sta­ta pro­ble­ma­ti­ca fin dall’inizio e con­ti­nua a pre­sen­ta­re del­le for­ti incon­gruen­ze: la pro­cla­ma­zio­ne di uno sta­to d’emergenza non pre­vi­sto dal­la Costi­tu­zio­ne, l’assenza di un pia­no emer­gen­zia­le ben defi­ni­to, il ten­ta­ti­vo di pro­lun­ga­re l’allarme Covid abbas­san­do i livel­li mini­mi di occu­pa­zio­ne del­le tera­pie inten­si­ve neces­sa­ri per entra­re nel­la fase pre-emer­gen­zia­le sareb­be­ro tut­ti cam­pa­nel­li d’allarme del­la cat­ti­va fede del­lo Stato. 

Entrambi i professori mettono in chiaro che nessuno intende negare la gravità e l’effettiva portata della diffusione del virus e insistono sull’importanza fondamentale di tener ben differenziati il movimento No Green pass e le posizioni no vax. 

La pole­mi­ca sol­le­va­ta dagli stu­den­ti uni­ver­si­ta­ri, a Mila­no come in altre cit­tà d’Italia, riguar­da spe­ci­fi­ca­men­te il Green pass, uno stru­men­to che, secon­do il pro­fes­sor Zhok, offre la pos­si­bi­li­tà allo sta­to di con­trol­la­re una popo­la­zio­ne su cui agi­sce «la mani­po­lan­te for­za del­la pau­ra». Zhok inol­tre invi­ta a con­si­de­ra­re gli even­ti di oggi inse­ren­do­li in una pro­spet­ti­va sto­ri­ca com­ples­si­va, che par­te dal fasci­smo per pas­sa­re attra­ver­so il neo­li­be­ra­li­smo e l’11 set­tem­bre, ben atten­ti a nota­re come sem­pre il con­sen­so, l’emergenza e la pau­ra abbia­no costi­tui­to occa­sio­ni di con­di­zio­na­men­to e con­trol­lo del popo­lo. «Chi dor­me in demo­cra­zia si sve­glia in dit­ta­tu­ra», ammo­ni­sce Mat­tei. Infi­ne, entram­bi i pro­fes­so­ri insi­sto­no sull’importanza fon­da­men­ta­le di man­te­ne­re atti­vo un pen­sie­ro cri­ti­co che sap­pia oppor­si all’ideologia domi­nan­te e scon­fig­ge­re la pau­ra di misu­rar­si con i pro­ces­si socia­li e poli­ti­ci in atto. 

La mani­fe­sta­zio­ne, paci­fi­ca e svol­ta­si sen­za arre­ca­re disa­gi, si è con­clu­sa intor­no alle 18:45, dopo cir­ca due ore e un quar­to di dibat­ti­to, con le dichia­ra­zio­ni di alcu­ni stu­den­ti, che han­no rias­sun­to le con­si­de­ra­zio­ni dei due docen­ti invi­ta­ti, aggiun­gen­do­vi le loro idee per­so­na­li. Noi di Vul­ca­no abbia­mo più vol­te pro­va­to a con­tat­ta­re, anche dal vivo, alcu­ni espo­nen­ti del movi­men­to “Stu­den­ti con­tro il Green pass”, ma nes­su­no ha dato la pro­pria dispo­ni­bi­li­tà a rila­scia­re una dichia­ra­zio­ne che por­tas­se il nome di chi la affermava.

Di certo, è molto difficile riuscire a parlare con gli studenti che compongono i gruppi contrari al Green pass in Statale.

Infat­ti, anche se i cor­ri­doi di Festa del Per­do­no si sono riem­pi­ti, nel­le ulti­me set­ti­ma­ne, di mani­fe­sti e car­tel­lo­ni del movi­men­to “Stu­den­ti con­tro il Green pass”, mol­ti degli stu­den­ti atti­vi in que­sto movi­men­to pre­fe­ri­sco­no non dare il pro­prio nome e cogno­me, pro­ba­bil­men­te nel timo­re di esse­re iden­ti­fi­ca­ti come par­te del movi­men­to da par­te del­l’U­ni­ver­si­tà. Esi­sto­no sva­ria­ti grup­pi su Wha­tsApp e Tele­gram (di fat­to quel­li dei vari cor­si di stu­dio) dove gli scet­ti­ci e i con­tra­ri fini­sco­no per ritro­var­si e scam­biar­si opi­nio­ni; anche in que­sto con­te­sto, le pro­po­ste di inter­vi­ste da par­te di Vul­ca­no sono cadu­te nel vuo­to. La pagi­na Insta­gram “Stu­den­ti con­tro il Green Pass_MI” ha poco meno di 1000 fol­lo­wer e pub­bli­ciz­za le ini­zia­ti­ve del movimento.

In par­ti­co­la­re, ogni lune­dì alle 17 gli stu­den­ti del grup­po si riu­ni­sco­no in Festa del Per­do­no. Anche in que­sto caso, i redat­to­ri di Vul­ca­no che han­no chie­sto le opi­nio­ni dei par­te­ci­pan­ti per poter­le ripor­ta­re in que­sto arti­co­lo han­no rice­vu­to il rifiu­to di for­ni­te il pro­prio cogno­me, ren­den­do di fat­to impos­si­bi­le attri­bui­re le fra­si a que­sto o a quel­lo stu­den­te. Nel­la mag­gior par­te dei par­te­ci­pan­ti emer­ge comun­que con­tra­rie­tà al Green pass e non al vac­ci­no. Ad esem­pio Luca, stu­den­te di Giu­ri­spru­den­za, ha det­to alla nostra redat­tri­ce che lo inter­vi­sta­va: «Non mi sono fat­to doman­de più di tan­to per­ché ho fat­to subi­to il vac­ci­no. Non tro­vo che l’ob­bli­go di Green pass sia una scel­ta inclu­si­va per chi deci­de di non fare il vac­ci­no. Ora può esse­re soste­ni­bi­le per­che c’è la didat­ti­ca onli­ne, ma se deci­des­se­ro di toglier­la? I pro­ble­mi si riper­cuo­te­ran­no sugli stu­den­ti? Alcu­ni dei miei ami­ci che non si sono vac­ci­na­ti si sono già iscrit­ti a una uni­ver­si­tà telematica».

Nel complesso, la stragrande maggioranza degli studenti della Statale intervistati nelle ultime due settimane si è detta favorevole all’obbligo del Green pass.

Mar­ti­na, stu­den­tes­sa di Edi­to­ria, cul­tu­re del­la comu­ni­ca­zio­ne e del­la moda, ci ha det­to: «Io sono d’ac­cor­do, per la sicu­rez­za di tut­ti. Capi­sco le cri­ti­ci­tà ma pen­so anche che sia neces­sa­ria una tute­la, soprat­tut­to per le uni­ver­si­tà, che sono sta­te for­te­men­te pena­liz­za­te dal­le chiu­su­re. Sono una stu­den­tes­sa fuo­ri­se­de e potrei sta­re a casa, ma in uni­ver­si­tà la qua­li­tà del­lo stu­dio è miglio­re: pos­so segui­re le lezio­ni in pre­sen­za o anche a distan­za aven­do acces­so a tut­ti i dispo­si­ti­vi e le con­nes­sio­ni che mi ser­vo­no». Davi­de, stu­den­te di Scien­ze bio­lo­gi­che, è anco­ra più net­to: «È dove­ro­so che nei luo­ghi affol­la­ti, soprat­tut­to quel­li chiu­si, sia­no pre­sen­ti uni­ca­men­te indi­vi­dui “sicu­ri”: secon­do me il Green Pass dovreb­be esse­re for­ni­to solo a colo­ro che si sono vac­ci­na­ti, in modo tale che chi si reca ad even­ti socia­li abbia la garan­zia che la pro­ba­bi­li­tà di con­ta­giar­si sia tra­scu­ra­bi­le. In que­sto modo si vive più tran­quil­li, sapen­do di non met­te­re a rischio la pro­pria salu­te e quel­la degli altri».

Nono­stan­te la dif­fu­sio­ne mag­gio­ri­ta­ria di que­ste opi­nio­ni, in Sta­ta­le esi­ste un movi­men­to No Green pass piut­to­sto strut­tu­ra­to, anche se non è pos­si­bi­le iden­ti­fi­ca­re per­so­nal­men­te gli atti­vi­sti che lo ani­ma­no (a par­te i pro­fes­so­ri che, pur non essen­do orga­ni­ci ai movi­men­ti stu­den­te­schi, par­te­ci­pa­no aper­ta­men­te alle ini­zia­ti­ve). Per quan­to riguar­da gli stu­den­ti, del resto, dal sito del movi­men­to nazio­na­le “Stu­den­ti con­tro il Green pass” non è pos­si­bi­le risa­li­re ad alcun nomi­na­ti­vo. For­se, in defi­ni­ti­va, sap­pia­mo cosa fan­no, ma di cer­to non sap­pia­mo chi sono.

Han­no col­la­bo­ra­to all’ar­ti­co­lo Cri­sti­na del­li Car­ri e Danie­le di Bella.

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Mi pon­go doman­de e dif­fon­do le mie idee attra­ver­so la scrit­tu­ra e la musi­ca, che sono le mie passioni.
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Mi chia­mo Bea­tri­ce, ma pre­fe­ri­sco Bea. Amo scri­ve­re, dire la mia, ave­re ragio­ne e man­gia­re tan­ti macarons.

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