Giradischi, gli album consigliati di ottobre

Il 15 di ogni mese, 5 album per tutti i gusti: Giradischi è la rubrica dove vi consigliamo i dischi usciti nell’ultimo mese che ci sono piaciuti.


Suer­te, Bana­di­sa (La Tempesta)

Il pae­sag­gio che si tra­sfor­ma in sim­bo­lo: nel­la coper­ti­na di Suer­te, album d’e­sor­dio di Bana­di­sa pub­bli­ca­to lo scor­so 8 otto­bre, tro­via­mo pian­te, ani­ma­li, pia­ne­ti, ele­men­ti natu­ra­li ed arti­fi­cia­li che inte­ra­gi­sco­no crean­do una serie di riman­di sim­bo­li­ci che ritro­ve­re­mo nel disco. Suer­te è un pro­get­to ori­gi­na­le in cui la cum­bia elet­tro­ni­ca (la ver­sio­ne elet­tro­ni­ca del­la musi­ca popo­la­re colom­bia­na, sul­le note del­la qua­le è bal­la­ta una dan­za di cop­pia nata in rela­zio­ne alla con­qui­sta spa­gno­la del XVI sec.) incon­tra le rive del fiu­me Po, dan­do vita a una spe­ri­men­ta­zio­ne sono­ra che fon­de i rit­mi e le atmo­sfe­re del Sud Ame­ri­ca, rie­vo­ca­te dal­lo stes­so tito­lo del­l’al­bum, con la matri­ce can­tau­to­ra­le ita­lia­na. Par­te del­la fami­glia “Isti­tu­to ita­lia­no di Cum­bia” nata sot­to la gui­da di Davi­de Tof­fo­lo (front­man dei Tre Alle­gri Ragaz­zi Mor­ti), Bana­di­sa è il pro­get­to arti­sti­co di Die­go Fran­chi­ni, pole­sa­no clas­se 1990, viag­gia­to­re e spe­ri­men­ta­to­re. Le trac­ce di Suer­te sono insie­me leg­ge­re e pro­fon­de, un per­fet­to mix di sen­sa­zio­ni e rifles­sio­ni sul mon­do e sul­l’e­si­sten­za, in cui le paro­le sono scel­te con cura tra quel­le più sem­pli­ci, così come negli arran­gia­men­ti si pun­ta a una musi­ca­li­tà linea­re ma allo stes­so tem­po moder­na. Da ascol­ta­re asso­lu­ta­men­te il sin­go­lo d’e­sor­dio 2121 in cui si tro­va un’o­ri­gi­na­le descri­zio­ne del feno­me­no urba­no, da quei tra­mon­ti fan­ta­sti­ci a cui si può assi­ste­re dal­le sca­le dei grat­ta­cie­li, al “traf­fi­co costan­te, le scie di luce del­le auto­vet­tu­re”, ai “sor­ri­si del­le pro­sti­tu­te lun­go il viale”. 


V, Man­na­ri­no (Poly­dor) - Recen­sio­ne di Chia­ra del Corno

Dal Con­go all’Amazzonia, dall’Africa alle Ame­ri­che, il nuo­vo album di Man­na­ri­no V è un viag­gio polie­dri­co che dà vita arti­sti­ca all’indigenità ance­stra­le, ani­mi­sta e matriar­ca­le, tra­spor­tan­do­la nel­la con­cre­tez­za di un disco che si radi­ca sal­da­men­te nel­la nostra con­tem­po­ra­nei­tà. Non aspet­ta­te­vi nul­la di con­ven­zio­na­le: è un disco poli­ti­co, con­tro­cor­ren­te e con­tro mer­ca­to e par­lia­mo, in par­ti­co­la­re, di can­zo­ni dal minu­tag­gio ele­va­to e di lun­ghe intro e par­ti stru­men­ta­li. Alla con­te­sa tra neo­li­be­ri­smo e tri­ba­li­tà nel­le fore­ste dell’Amazzonia e ai moti rivo­lu­zio­na­ri in Cile e in Colom­bia, que­sto straor­di­na­rio can­tau­to­re roma­no affian­ca e innal­za un gio­io­so inno alla natu­ra, inte­sa come madre di vita. Quel­li che ven­go­no cele­bra­ti festo­sa­men­te sono le nostre radi­ci come fon­te di ric­chez­za e il rit­mo, la dan­za e il cor­po come cul­la di rap­por­ti di comu­ni­tà, vita­li­tà e armo­nia con l’ambiente. Ogni trac­cia dell’album pul­sa di liber­tà e raf­fi­na­tis­si­ma cura for­ma­le, in un disco all’insegna di una bel­lez­za pri­mor­dia­le che non ha nul­la di nostal­gi­co, ma che rim­bom­ba e dan­za vivi­da e viva qui e ora in tut­ta la sua con­cre­tez­za al rit­mo di “Afri­ca… Africa…”. 


Flop, Sal­mo (Mache­te Empi­re / Colum­bia) — Recen­sio­ne di Rebec­ca Pignatiello

È usci­to lo scor­so 1 otto­bre l’ultimo lavo­ro dell’artista sar­do, defi­ni­to dal­lo stes­so come il suo peg­gior album. Si chia­ma Flop, ma di flop non ha pro­prio nul­la: l’album è diven­ta­to in poche ore il disco più ascol­ta­to al mon­do su Spo­ti­fy (tra quel­li usci­ti l’1/10). Fal­li­men­to, supe­ra­men­to dei pro­pri limi­ti, fama, ricer­ca del­la per­fe­zio­ne, ma anche l’importanza del­la salu­te men­ta­le: sono que­sti i temi prin­ci­pa­li che si pos­so­no sco­va­re nel­le 17 trac­ce che com­pon­go­no l’album. Scrit­to e com­po­sto duran­te il perio­do di qua­ran­te­na, l’album con­tie­ne dei fea­tu­ring di spic­co: Mar­ra­cash, Noyz Nar­cos, Guè Peque­no e l’astro nascen­te Sha­ri. Il sin­go­lo Kumi­tè, che rac­con­ta di un amo­re tra­va­glia­to e sof­fe­ren­te, ha fat­to regi­stra­re qua­si quat­tro milio­ni di streams. Vivo, quin­di­ce­si­ma trac­cia dell’album, è un mono­lo­go inter­pre­ta­to in manie­ra magi­stra­le da Josa­fat Vagni: da bri­vi­di. Negli scor­si gior­ni, l’artista ha annun­cia­to le nuo­ve date del suo tour post pan­de­mia: in risal­to la data del 6 luglio 2022 allo sta­dio San Siro di Mila­no. Non vedia­mo l’ora di sen­ti­re Flop dal vivo. 


Friends That Break Your Heart, James Bla­ke (Repu­blic / Poly­dor) — Recen­sio­ne di Costan­za Mazzucchelli

L’8 otto­bre, a due anni di distan­za dal suo quar­to album Assu­me form, il polie­dri­co musi­ci­sta ingle­se James Bla­ke ha pub­bli­ca­to Friends That Break Your Heart. Nel­le 12 trac­ce che com­pon­go­no il disco, Bla­ke trat­ta in modi diver­si il tema espli­ci­ta­to nel tito­lo, le delu­sio­ni da par­te degli ami­ci e l’in­ter­ru­zio­ne di rap­por­ti di ami­ci­zia; intor­no a que­sto nucleo cen­tra­le, con una gran­de aper­tu­ra sui pro­pri sen­ti­men­ti, Bla­ke par­la anche di amo­ri fini­ti e per­so­ne ormai lon­ta­ne. Pur avva­len­do­si di diver­se col­la­bo­ra­zio­ni, tra cui figu­ra un remix di Fune­ral rea­liz­za­to con slo­w­thai suc­ces­si­va­men­te aggiun­to come Bonus Track, Bla­ke man­tie­ne ben rico­no­sci­bi­le il pro­prio sti­le – in par­ti­co­la­re nel­le basi, di cui Bla­ke stes­so è pro­dut­to­re – e il pro­prio tim­bro, in un alter­nar­si tra trac­ce più len­te e rifles­si­ve e trac­ce più ener­gi­che e rit­ma­te. Con que­sto album, Bla­ke fa tene­re stret­te le cuf­fiet­te per qua­si un’o­ra, in un ver­ti­ce di suo­ni ed emo­zio­ni duran­te un’e­spe­rien­za avvol­gen­te e coinvolgente.


Non esi­ste amo­re a Napo­li, Tro­pi­co (Uni­ver­sal) — Recen­sio­ne di Fran­ce­sco Pio Calabretta

È usci­to il 24 set­tem­bre Non esi­ste amo­re a Napo­li, il pri­mo pro­get­to soli­sta di Davi­de Petrel­la, ribat­tez­za­to Tro­pi­co. Tut­to l’album, in cui i temi ricor­ren­ti sono la vita e l’amore, è ric­co di col­la­bo­ra­zio­ni mol­to impor­tan­ti, dal­la hit prin­ci­pa­le con Cal­cut­ta che dà il tito­lo all’album, ad Eli­sa, Coez e Franco126, con cui si crea­no vibra­zio­ni emo­zio­nan­ti tra arti­sti che san­no toc­ca­re le cor­de giu­ste. Ogni can­zo­ne è a modo suo par­ti­co­la­re, in un album che fa bal­la­re, ride­re, emo­zio­na­re con sto­rie tut­te ambien­ta­te nel­la Napo­li dell’artista. Napo­li che non vie­ne qua­si mai cita­ta espli­ci­ta­men­te, ma che attra­ver­so le paro­le e l’atmosfera tra­spor­ta l’ascoltatore nei quar­tie­ri par­te­no­pei in cui l’artista è nato e cre­sciu­to e che da buon napo­le­ta­no rie­sce a descri­ve­re dol­ce­men­te bene; il tut­to con un sound pop che però si spo­sta ver­so tan­ti altri gene­ri. Non resta che ascol­ta­re le musi­che di Non esi­ste amo­re a Napo­li e viver­ne le emo­zio­ni che Tro­pi­co tra­smet­te in modo ecce­zio­na­le in un album che fun­zio­na e che deve esse­re ascoltato.

Con­di­vi­di:
Laura Colombi
Mi pon­go doman­de e dif­fon­do le mie idee attra­ver­so la scrit­tu­ra e la musi­ca, che sono le mie passioni.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.