Il Nobel a Parisi e la scienza esistenzialista

Esi­ste una tem­pe­ra­tu­ra pre­ci­sa in cui l’acqua bol­le, ed un’altra altret­tan­to pre­ci­sa per quan­do ghiac­cia. Un feno­me­no anti­co, cono­sciu­to da tem­po imme­mo­ra­bi­le, ormai dive­nu­to con­sue­tu­di­na­rio, noio­so nell’avverarsi del suo pro­ces­so: lo stu­po­re si è smar­ri­to. Le mole­co­le pos­so­no esse­re rea­gen­ti incre­di­bil­men­te sem­pli­ci, uni­for­man­do­si al com­por­ta­men­to di altre mole­co­le, basa­no la pro­pria for­za sul­la con­di­vi­sio­ne di un’informazione. Lo stes­so può vale­re per un’indefinita fol­la di per­so­ne che, spo­stan­do­si in varie dire­zio­ni, gene­re­reb­be­ro un ele­va­to livel­lo di casua­li­tà e disor­di­ne, men­tre, seguen­do il flus­so col­let­ti­vo, tale disor­ga­niz­za­zio­ne dimi­nui­reb­be nettamente.

All’inizio degli anni Set­tan­ta, Gior­gio Pari­si si occu­pa­va del­lo stu­dio dei quark, nel­la cosid­det­ta bran­ca del­la fisi­ca dedi­ta alla cro­mo­di­na­mi­ca quan­ti­sti­ca, doman­dan­do­si sul­la ragio­ne per cui essi non si spo­stas­se­ro mai dai pro­to­ni, come pri­vi di “liber­tà”. Fu in que­gli anni che si accor­se per la pri­ma vol­ta del­la pre­sun­ta fal­li­bi­li­tà carat­te­riz­zan­te un meto­do di riso­lu­zio­ne dei siste­mi com­ples­si, ovve­ro il meto­do del­le repli­che, e con la pre­sun­zio­ne tipi­ca del gio­va­ne scien­zia­to ini­ziò a cimen­tar­si in quel­la ricer­ca che lo accom­pa­gnò per il resto del­la sua vita.

È recen­te e anco­ra fre­sca la radio­sa noti­zia riguar­dan­te il pre­mio Nobel ita­lia­no insi­gni­to al fisi­co Gior­gio Pari­si (1948, Roma). Una con­qui­sta che subi­to ha susci­ta­to una fer­vi­da esal­ta­zio­ne tra gli stu­den­ti dell’ateneo di Roma La Sapien­za, dove Pari­si inve­stì ruo­lo di docen­te ordi­na­rio per la pri­ma vol­ta nel 1992. Ed è pro­prio Pari­si, sin dal­le pri­mis­si­me istan­ze di festeg­gia­men­ti, a dimo­stra­re un giu­di­zio­so con­te­ni­men­to di entu­sia­smo, anco­ra­to al suo­lo del­la sin­ce­ra effet­ti­vi­tà; nell’occasione in cui ogni atten­zio­ne è pro­iet­ta­ta brio­sa­men­te sul­la sua figu­ra, il pro­fes­so­re ne appro­fit­ta per aggi­ra­re esa­ge­ra­ti sen­ti­men­ta­li­smi e ricor­da, coscien­zio­so, come la ricer­ca scien­ti­fi­ca non neces­si­ti di gran­di com­pli­men­ti (sep­pur sen­za esa­ge­ra­ti inco­rag­gia­men­ti sta­ta­li, i pre­mi Nobel sono già sta­ti con­qui­sta­ti in pas­sa­to mol­te­pli­ci vol­te), ma di con­cre­tez­ze mag­gio­ri, riscon­tra­bi­li nel­la finan­zia­bi­li­tà del­la ricer­ca scien­ti­fi­ca, dram­ma­ti­ca­men­te scar­sa in Italia.

Con­den­sa­ti come mole­co­le, gli applau­si nel­le pla­tee di aule magne e tra­smis­sio­ni tele­vi­si­ve, i cori di soste­gno can­ta­ti dagli uni­ver­si­ta­ri del dipar­ti­men­to di fisi­ca Gugliel­mo Mar­co­ni di Roma, e le foto­gra­fie accom­pa­gna­te da ampi e rico­no­scen­ti sor­ri­si del pro­fes­so­re (in aggiun­ta pre­si­den­te dell’Accademia Nazio­na­le dei Lin­cei come anche uno dei tre fisi­ci ita­lia­ni mem­bri del­la Natio­nal Aca­de­my of Scien­ces degli Sta­ti Uni­ti d’A­me­ri­ca) gene­ra­no una cor­ni­ce gio­io­sa e otti­mi­sta. Il genio ver­sa­ti­le di Pari­si si è destreg­gia­to in copio­si ambi­ti del­la fisi­ca teo­ri­ca, per appro­da­re final­men­te alla mec­ca­ni­ca sta­ti­sti­ca, impie­ga­ta nell’investigazione dei lega­mi tra dina­mi­ca e ter­mo­di­na­mi­ca e con l’intenzione di descri­ve­re i moti degli ato­mi anche in ter­mi­ni macro­sco­pi­ci. Suc­ces­si­va­men­te al con­fe­ri­men­to del pre­mio Wolf nel mede­si­mo anno, ciò che è sta­to pre­mia­to dal Nobel è una sco­per­ta sen­sa­zio­nal­men­te esclu­si­va, la qua­le sca­va in solu­zio­ni a pro­ble­mi gene­ral­men­te igno­ra­ti dall’immenso mon­do del­la disci­pli­na in que­stio­ne, eppu­re rive­la­ti­si indi­spen­sa­bil­men­te pre­zio­si da cono­sce­re al fine di com­pren­de­re mol­ti altri feno­me­ni del mon­do che ci cir­con­da, com­pre­so quel­lo del riscal­da­men­to globale.

L’indagine di Parisi tratta i cosiddetti sistemi complessi, il suo intento è allentare il groviglio conoscitivo che li connota, con metodi matematico-statistici di elevata competenza. 

Il pre­mio Nobel, con più pre­ci­sio­ne, è sta­to asse­gna­to per l’audacia nel deci­fra­re l’interazione tra disor­di­ne e flut­tua­zio­ne nei siste­mi fisi­ci da sca­la ato­mi­ca a sca­la pla­ne­ta­ria. Il solo tito­lo del­la vin­cen­te sco­per­ta ada­gia una sor­ta di gar­za poe­ti­ca ad un ele­men­to che soli­ta­men­te ver­reb­be col­lo­ca­to nei tec­ni­ci­smi più auste­ri pen­sa­bi­li, e incu­te­reb­be svo­glia­tez­za di com­pren­sio­ne da par­te di chiun­que non masti­chi la mate­ria. Eppu­re, scon­fig­gen­do l’iniziale risen­ti­men­to cir­ca la cogni­zio­ne dell’argomento, è pos­si­bi­le sco­prir­ne un aspet­to incre­di­bil­men­te affa­sci­nan­te e, per­ché no, scien­ti­fi­ca­men­te ma anche arti­sti­ca­men­te sba­lor­di­ti­vo. Il pre­sup­po­sto da cui par­ti­re è la ten­den­za, di ogni siste­ma fisi­co, a rag­giun­ge­re un livel­lo mini­mo di ener­gia. La com­ples­si­tà che emer­ge da alcu­ni siste­mi, cam­bian­do di poco le pro­prie con­di­zio­ni inzia­li, con­du­ce all’ottenimento di risul­ta­ti fina­li estre­ma­men­te dif­for­mi. Ciò è sen­to­re di una varia­bi­li­tà alla qua­le pare qua­si impos­si­bi­le por­re ordi­ne, qua­si come in qual­sia­si altra situa­zio­ne di sgo­men­to e fru­stra­zio­ne. E pro­prio il ter­mi­ne fru­stra­zio­ne defi­ni­sce il com­por­ta­men­to di tali ato­mi inse­ri­ti come impu­rez­ze magne­ti­che all’interno del siste­ma fisi­co in ana­li­si (deno­mi­na­to spin glass). La dif­fi­col­tà di com­pren­sio­ne com­pa­re, spon­ta­nea e giu­sti­fi­ca­ta, anche per que­sto moti­vo essi stes­si pren­do­no il nome di siste­mi com­ples­si, disor­di­na­ti, non perio­di­ci. Que­sti ato­mi non rie­sco­no infat­ti ad alli­near­si nel­la stes­sa dire­zio­ne e di con­se­guen­za si mostra­no inca­pa­ci di sod­di­sfa­re in sin­cro­na con­tem­po­ra­nei­tà l’insieme di lega­mi neces­sa­ri per mini­miz­za­re l’energia al completo.

Più sta­ti, più para­me­tri, sopraf­fat­ti dal­la mol­ti­tu­di­ne del­le pos­si­bi­li­tà a cui poter far fron­te, esat­ta­men­te come gli ato­mi, alcu­ne del­le uni­tà più minu­sco­le che costi­tui­sco­no la mate­ria e che acco­mu­na­no ogni sin­go­lo ele­men­to pre­sen­te in que­sta real­tà che ci si pale­sa gior­no per gior­no, noi uomi­ni vivia­mo immer­si in un’unica costan­te: quel­la del­la con­trad­di­zio­ne, ali­men­ta­ta dal­la mul­ti­di­men­sio­na­li­tà del­le scel­te, ine­vi­ta­bi­li pro­nun­ce dell’esistenza antro­po­lo­gi­ca. For­se, la gerar­chia degli sta­ti che Pari­si cer­ca da anni di misu­ra­re con gra­dua­le e pro­gres­si­va mae­stria mate­ma­ti­ca non è poi così distan­te dai feno­me­ni che attor­nia­no la con­si­sten­za di ogni giorno. 

Dai moti delle masse d’aria a quelli degli stormi degli uccelli, il microscopico si sta rivelando come primordiale chiave per descrivere l’universo tutto, nella sua più strabiliante e sconvolgente generalità, a cui l’occhio abitudinario umano probabilmente ha assegnato fin troppa assodata prevedibilità. 

Che quin­di la scien­za sia fon­da­ta su cate­go­riz­za­zio­ni, che essa cata­lo­ghi ogni feno­me­no in un model­lo spe­ci­fi­co, non signi­fi­ca neces­sa­ria­men­te che, nel­le sue sche­ma­tiz­za­zio­ni, sia sem­pre aspra, cau­sti­ca e seve­ra, ma tutt’altro: le sco­per­te meri­te­vo­li di Gior­gio Pari­si dimo­stra­no anco­ra una vol­ta l’universalità del poten­zia­le scien­ti­fi­co, lad­do­ve la mate­ma­ti­ca ha deci­so di rin­trac­cia­re spie­ga­zio­ni del­la cri­si cli­ma­ti­ca, dei siste­mi neu­ra­li (come fun­zio­na­no gli algo­rit­mi) e maga­ri si è pro­fe­ri­ta come il ver­so di una nuo­va sug­ge­stio­ne poe­ti­ca, sin­go­la­re per­ché empi­ri­ca, ma roman­ti­ca­men­te stu­pe­fa­cen­te: un idil­lio scien­ti­fi­co che con­vo­glia l’atomo e la con­di­zio­ne uma­na, e con­so­la nel­la comu­nan­za con que­sto fra­sta­glia­to dise­qui­li­brio infinitesimale.

«Tut­to ciò che vedia­mo intor­no a noi è un siste­ma com­ples­so, com­pre­si noi stes­si. Nel cer­vel­lo o nel­l’or­ga­ni­smo i neu­ro­ni o gli orga­ni si scam­bia­no di con­ti­nuo mes­sag­gi che influen­za­no il loro fun­zio­na­men­to. Siste­mi com­ples­si sono anche le inte­ra­zio­ni tra le per­so­ne pro­ta­go­ni­ste del­l’e­co­no­mia e altret­tan­to un eco­si­ste­ma con i vari orga­ni­smi in azio­ne o l’in­te­ro insie­me del­la vita sul­la Ter­ra»

Gior­gio Parisi
Con­di­vi­di:
Alice Sebastiano
Di Mila­no. Stu­dio inter­na­tio­nal poli­tics, law and eco­no­mics, nasco nel 2001 e ho il cal­lo sull’anulare per la pres­sio­ne del­la biro sin dal­la pri­ma ele­men­ta­re. Elo­gio la nobi­le vir­tù dell’ascolto reci­pro­co. Scri­vo per legit­ti­ma dife­sa, il pia­ce­re per­so­na­le è poi accessorio.

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