La fine dell’era di Angela Merkel

Il ruo­lo di capo dell’esecutivo tede­sco è ormai da tem­po occu­pa­to da Ange­la Mer­kel, don­na for­te e ambi­zio­sa, che in que­ste set­ti­ma­ne ha visto la pro­pria impor­tan­te espe­rien­za alla Can­cel­le­ria tede­sca ter­mi­na­re dopo quin­di­ci anni; il 27 set­tem­bre, infat­ti, è sta­ta annun­cia­ta la vit­to­ria alle ele­zio­ni fede­ra­li del can­di­da­to del Par­ti­to social­de­mo­cra­ti­co (SPD) Olaf Scholz. Egli, in par­ti­co­la­re, ha inten­zio­ne di apri­re le trat­ta­ti­ve per for­ma­re il nuo­vo gover­no coa­liz­zan­do­si con i Ver­di (Grü­nen) e i libe­ral-demo­cra­ti­ci (FPD). La CDU-CSU, a cui appar­tie­ne Mer­kel, ha otte­nu­to il peg­gio­re risul­ta­to nel­la sto­ria del par­ti­to pren­den­do il 24,1% dei voti.

Ange­la Mer­kel, nono­stan­te la sua for­ma­zio­ne scien­ti­fi­ca (stu­diò fisi­ca all’Università di Lip­sia), rico­prì in prin­ci­pio ruo­li poli­ti­ca­men­te atti­vi nel siste­ma mono­par­ti­ti­co del­la Ger­ma­nia dell’Est (DDR). Il suo rea­le impe­gno poli­ti­co, però, pre­se for­ma solo alla fine degli anni Ottan­ta, quan­do ade­rì al nuo­vo par­ti­to del­la DDR, Demo­kra­ti­scher Auf­bruch (Risve­glio demo­cra­ti­co, DA) diven­tan­do­ne l’addetta stam­pa nel feb­bra­io 1990. Il DA for­mò un’alleanza elet­to­ra­le con­ser­va­tri­ce in vista del­le vici­ne ele­zio­ni par­la­men­ta­ri con l’Unione socia­le tede­sca (Deu­tsche sozia­le Union, DSU) e l’Unione cri­stia­no-demo­cra­ti­ca (Chri­stlich-demo­kra­ti­sche Union, CDU). Alle pri­me ele­zio­ni fede­ra­li dopo la riu­ni­fi­ca­zio­ne tede­sca del 2 dicem­bre 1990 la coa­li­zio­ne con­ser­va­tri­ce di cen­tro­de­stra com­po­sta dal­la CDU, dal­la Chri­stlich-sozia­le Union (CSU) e dal par­ti­to libe­ra­le Freie demo­kra­ti­sche Par­tei (FDP) si affer­mò come vin­ci­tri­ce e Mer­kel ven­ne elet­ta al Par­la­men­to nel Meclem­bur­go-Pome­ra­nia Ante­rio­re. Suc­ces­si­va­men­te, ven­ne nomi­na­ta per la pri­ma vol­ta Can­cel­lie­ra a segui­to del­le ele­zio­ni fede­ra­li del 2005, e da quel momen­to rie­let­ta per que­sta cari­ca fino alle ele­zio­ni di que­sto settembre.

È da sottolineare che la carriera intrapresa da Merkel non fu così semplice: infatti è tedesca dell’Est, donna e al momento del suo iniziale coinvolgimento politico, di età relativamente giovane.

Per que­sti moti­vi rap­pre­sen­ta­va, in quel perio­do, con­tem­po­ra­nea­men­te i tre grup­pi meno rap­pre­sen­ta­ti nel­la lea­der­ship del par­ti­to. Gra­zie alla sua atti­vi­tà ha ben pre­sto smen­ti­to i pre­giu­di­zi che pote­va­no esse­re nati duran­te il suo pri­mo impe­gno poli­ti­co. Infat­ti, ad oggi, si può ben affer­ma­re che ha supe­ra­to, duran­te i suoi quat­tro man­da­ti, tre gra­vis­si­me cri­si eco­no­mi­che: quel­la finan­zia­ria, quel­la dell’euro e la pan­de­mia. Inol­tre, la Ger­ma­nia tra il 2005 e il 2020 è, tra i gran­di pae­si euro­pei, quel­lo che è cre­sciu­to mag­gior­men­te: il red­di­to rea­le pro capi­te dei tede­schi è aumen­ta­to per­fi­no più di quel­lo degli Sta­ti Uniti. 

Mer­kel, fin dai pri­mi mesi del suo man­da­to come can­cel­lie­ra, comu­ni­ca­to nel 2005, ini­ziò a snel­li­re la buro­cra­zia, attua­re rifor­me riguar­dan­ti lo svi­lup­po del fede­ra­li­smo, e in meri­to alla sani­tà. Le rifor­me dei gover­ni Mer­kel han­no per­mes­so, inol­tre, ai län­der dell’ex Ger­ma­nia dell’Est di recu­pe­ra­re par­zial­men­te il gap sto­ri­co con le regio­ni occi­den­ta­li, ben­ché anco­ra non sia sta­to defi­ni­ti­va­men­te annul­la­to. Anche sul fron­te euro­peo, nel pri­mo man­da­to, la can­cel­lie­ra cer­cò di sfrut­ta­re il peso del­la Ger­ma­nia per intro­dur­re dei temi stra­te­gi­ci: poli­ti­che cli­ma­ti­che ed ener­ge­ti­che, miglio­ra­men­to dei rap­por­ti eco­no­mi­ci UE-USA e la neces­si­tà di supe­ra­re l’impasse crea­to dal­la man­ca­ta appro­va­zio­ne del­la costi­tu­zio­ne euro­pea. Dopo la secon­da vit­to­ria elet­to­ra­le nel 2009, il gover­no Mer­kel II die­de avvio a una serie di tra­sfor­ma­zio­ni anche sul pia­no socia­le e cul­tu­ra­le, come il pro­get­to anco­ra oggi in cor­so con cui la Ger­ma­nia inten­de cam­bia­re le sue poli­ti­che ener­ge­ti­che, abban­do­nan­do pro­gres­si­va­men­te il nuclea­re.

In que­sti quin­di­ci anni, Mer­kel ha rap­pre­sen­ta­to una lea­der atten­di­bi­le e deter­mi­na­ta, garan­ten­do alla Ger­ma­nia un’immagine for­te nell’ambito euro­peo, non solo gra­zie all’impegno dimo­stra­to in ambi­to del­le rela­zio­ni tra i Pae­si euro­pei, ma anche facen­do sì che sul pia­no nazio­na­le ci fos­se una cre­sci­ta soste­nu­ta nel tem­po e uno svi­lup­po costan­te, nono­stan­te comun­que i livel­li di disoc­cu­pa­zio­ne e pover­tà si man­ten­ga­no sta­bi­li. Infat­ti, ad oggi la Ger­ma­nia è il ter­zo espor­ta­to­re al mon­do ed è lea­der inter­na­zio­na­le nei ric­chi mer­ca­ti del­le auto­mo­bi­li, del­la com­po­nen­ti­sti­ca di vei­co­li e dei medi­ci­na­li con­fe­zio­na­ti. Anche a fine man­da­to, Mer­kel ha dimo­stra­to la sua tena­cia: l’economia tede­sca è già pron­ta a ripar­ti­re dopo la pan­de­mia, tan­to che si sti­ma che la Ger­ma­nia sarà tra i pri­mi pae­si a recu­pe­ra­re i livel­li pre-Covid.

La sua con­ti­nua rie­le­zio­ne è però sta­ta mes­sa a dura pro­va quan­do, nel 2018, una serie di risul­ta­ti nega­ti­vi del­la CDU nel­le ele­zio­ni sta­ta­li di alcu­ni län­der ha fat­to appa­ri­re Mer­kel come una gui­da ormai vec­chia e pros­si­ma alla fine; infat­ti, ne seguì l’annuncio di non rican­di­dar­si alla gui­da del partito. 

Dopo questa lunga era, il vincitore delle elezioni Olaf Scholz deve trovare alleati per la formazione di una nuova coalizione che possa guidare il prossimo governo. 

Egli ha avu­to una serie di inca­ri­chi di rilie­vo nel­la poli­ti­ca tede­sca pro­prio nei gover­ni di coa­li­zio­ne CDU-SPO gui­da­ti da Mer­kel: al momen­to è mini­stro del­le finan­ze e vice­can­cel­lie­re. Con­vin­ce­re i Ver­di e l’FDP a entra­re nel nuo­vo gover­no non sarà però faci­le, tan­to che si pre­ve­de che le trat­ta­ti­ve si pro­trar­ran­no fino al pros­si­mo dicem­bre. Il suo esse­re attual­men­te vice­can­cel­lie­re lo pone in con­ti­nui­tà con Mer­kel, e lui stes­so ha soste­nu­to la neces­si­tà di anda­re oltre sen­za cri­ti­ca­re né con­te­sta­re il lavo­ro fat­to in que­sti anni. In cam­pa­gna elet­to­ra­le, Scholz è riu­sci­to a destreg­giar­si bene tra la neces­si­tà di mostra­re un’immagine di sini­stra (il suo pro­gram­ma è basa­to soprat­tut­to su temi socia­li come patri­mo­nia­le, tas­se per i più abbien­ti, aumen­to del sala­rio mini­mo e lot­ta al caro affit­ti) e quel­la di offri­re un vol­to ras­si­cu­ran­te e com­pe­ten­te. In que­ste set­ti­ma­ne si affron­te­rà quin­di il nodo del­la coa­li­zio­ne: fino alla riso­lu­zio­ne del­la cri­si la Ger­ma­nia rimar­rà in sospe­so, desi­de­ro­sa di tro­va­re un pun­to di rife­ri­men­to come Ange­la Mer­kel nei pas­sa­ti quin­di­ci anni.

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Elisa Bragalini
Ho ven­t’an­ni e la pas­sio­ne per le rela­zio­ni inter­na­zio­na­li. Non sto mai fer­ma, disor­di­na­ta pato­lo­gi­ca, scri­vo per pas­sio­ne, ma alle vol­te sono anche tranquilla.

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