La scuola cattolica, il film divisivo sul Massacro del Circeo

Edoar­do Albi­na­ti nel 2016 ha scrit­to un libro di qua­si 1300 pagi­ne inti­to­la­to La scuo­la cat­to­li­caambien­ta­to negli anni Set­tan­ta e che descri­ve atten­ta­men­te il cli­ma cul­tu­ra­le-socia­le in cui è avve­nu­to il Mas­sa­cro del Cir­ceo, uno dei fat­ti di cro­na­ca nera che più ha scon­vol­to e desta­bi­liz­za­to l’Italia. Ste­fa­no Mor­di­ni, regi­sta di Pro­vin­cia mec­ca­ni­ca Il testi­mo­ne invi­si­bi­le, cin­que anni dopo l’uscita del roman­zo deci­de di tra­sfor­mar­lo in un film con lo stes­so nome, che è sta­to pre­sen­ta­to fuo­ri con­cor­so al Festi­val di Vene­zia e dal 7 otto­bre nel­le sale cine­ma­to­gra­fi­che italiane. 

Il film è sta­to subi­to inve­sti­to di atten­zio­ni e pole­mi­che, non solo per­ché rie­vo­ca ciò che è suc­ces­so in quei ter­ri­bi­li gior­ni del ’75, ma per­ché la Com­mis­sio­ne di cen­su­ra ha deci­so di vie­tar­lo ai mino­ren­ni per la vio­len­za mostra­ta e soprat­tut­to per­ché «è pre­sen­te una sostan­zia­le equi­pa­ra­zio­ne tra vit­ti­me e car­ne­fi­ci». Dichia­ra­zio­ni vera­men­te inspie­ga­bi­li e che fan­no dubi­ta­re se il film sia sta­to visto e com­pre­so o se il prov­ve­di­men­to sia arri­va­to diret­ta­men­te dall’Alto, per­ché Mor­di­ni non si azzar­da mai ad equi­pa­ra­re nessuno. 

Il regista racconta semplicemente con crudezza, razionalità e sincerità un contesto (oggi più attuale che mai) ipocrita, retrogrado, dove l’innocenza è solamente una maschera per nascondere una spietata crudeltà.

È il 1975, l’alta bor­ghe­sia roma­na si veste cura­ta, con ele­gan­ti cami­cie dal col­let­to lun­go, maglio­ni colo­ra­ti abbi­na­ti ai pan­ta­lo­ni e che man­da i pro­pri figli in scuo­le pri­va­te, cat­to­li­che e mol­to costo­se, dove i ragaz­zi cre­sco­no con i ragaz­zi, le ragaz­ze con le ragaz­ze, dove le paro­le fasci­smo e comu­ni­smo non ven­go­no nomi­na­te, ma emer­go­no solo le fru­sta­te ai figli disob­be­dien­ti e la rea­le impos­si­bi­li­tà di esse­re diver­si dai pro­to­ti­pi impo­sti gerar­chi­ca­men­te dal­la socie­tà. In que­sto ambien­te cre­sco­no i ragaz­zi di un pre­sti­gio­so isti­tu­to cat­to­li­co roma­no, un luo­go eli­ta­rio e reli­gio­so dove ogni sti­mo­lo vie­ne repres­so per lascia­re spa­zio alla fede e un com­por­ta­men­to rigoroso. 

Un’educazione socia­le e un con­te­sto fami­lia­re che però per mol­ti ragaz­zi si rive­la­no esse­re situa­zio­ni di disa­gio e che li por­ta­no ad esse­re vio­len­ti con i pro­pri com­pa­gni ed espia­re tut­to quel­lo che ten­go­no den­tro ver­so l’esterno sen­za nes­sun con­trol­lo. Nel­la scuo­la nasco­no così atti di bul­li­smo e di clas­si­smo ver­so i più debo­li, vio­len­za ver­so chi è diver­so, pau­ra e timo­re per chi è omo­ses­sua­le e non può esse­re sé stes­so, tut­ti com­por­ta­men­ti e dina­mi­che nate in fami­glia, dove mol­ti geni­to­ri o non ci sono, o pic­chia­no i pro­pri figli pen­san­do sia la solu­zio­ne miglio­re o affi­da­no inte­ra­men­te l’educazione al cat­to­li­ce­si­mo, che però da solo non garan­ti­sce ciò di cui un gio­va­ne ha bisogno. 

Ed è così che quei ragaz­zi ini­zia­no a vede­re argo­men­ti come il ses­so e la vio­len­za come qual­co­sa a cui mira­re, qual­co­sa di proi­bi­to ma che diven­ta ine­vi­ta­bil­men­te un desi­de­rio sem­pre più cre­scen­te e ricer­ca­to, fino a che per loro diven­ta legit­ti­mo impor­tu­na­re le ragaz­ze, trat­tar­le come un ogget­to, come qual­co­sa da pos­se­de­re. È così che tre ragaz­zi deci­do­no di rapi­re due ragaz­ze, Dona­tel­la e Rosa­ria, e sen­tir­si libe­ri di por­tar­le in una del­le loro vil­le, ini­zian­do a vio­len­tar­le, a stu­prar­le, a trat­tar­le come ammas­si di car­ne costrui­te per sod­di­sfa­re schi­fo­se fan­ta­sie, fino ad oltre­pas­sa­re ogni limi­te uma­no distrug­gen­do per sem­pre la vita di due ragaz­ze inno­cen­ti.

La scuola cattolica è un film che non si limita a mostrare la tragedia del Circeo, ma descrive minuziosamente per tutta la prima parte il substrato sociale e culturale per analizzare in modo critico le dinamiche di quell’ambiente, senza però mai giustificare i carnefici dietro alle colpe di un contesto discutibile. 

Mor­di­ni mostra chia­ra­men­te come gli stru­men­ti per diven­ta­re uomi­ni giu­sti sia­no pre­sen­ti e uti­liz­za­bi­li, mostra mol­ti ragaz­zi nati e immer­si in quel­la real­tà che sono diven­ta­ti uomi­ni gra­zie all’amore di un geni­to­re, gra­zie agli sti­mo­li giu­sti dati da un amo­re o da una distra­zio­ne sal­vi­fi­ca. Mor­di­ni, in scia allo scrit­to­re Albi­na­ti, denun­cia una spe­ci­fi­ca edu­ca­zio­ne maschi­le tos­si­ca, che azze­ra e annul­la ogni sti­mo­lo, che toglie ogni sfo­go ester­no in nome di un’innocenza divi­na che però non appar­tie­ne all’uomo e che può fini­re per tra­sfor­mar­lo in una bestia ipo­cri­ta, sadi­ca, fasci­sta con la maz­za in una mano e nell’altra un rosa­rio per pulir­si la coscienza. 

La scuo­la cat­to­li­ca è un film capa­ce di diven­ta­re un’esperienza desta­bi­liz­zan­te. La visio­ne pro­vo­ca distur­bo e dolo­re per­ché Mor­di­ni, gra­zie alla testi­mo­nian­za di una del­le soprav­vis­su­te, usa le stes­se fra­si e avve­ni­men­ti di quel mas­sa­cro ed è quin­di vero che non è un film per tut­ti, ma se c’è qual­cu­no che deve vede­re que­sto film è un licea­le, tut­ti i ragaz­zi che in que­sto momen­to sono den­tro que­ste dina­mi­che e devo­no vede­re cosa può acca­de­re, qual è la deri­va in cui si può sfo­cia­re ed è un vero pec­ca­to che que­sto non pos­sa acca­de­re, spe­ran­do viva­men­te in un die­tro­front su que­sta decisione. 

È anco­ra più neces­sa­rio vede­re que­sto film dopo le recen­ti dichia­ra­zio­ni di Izzo, uno dei col­pe­vo­li anco­ra in car­ce­re dopo aver ucci­so altre due don­ne dopo esse­re sta­to rila­scia­to nel 2004, che dice let­te­ral­men­te «la sto­ria è noio­sa, fu solo una por­che­ria». Que­sto è il segna­le che nul­la è cam­bia­to e ciò che descri­ve La scuo­la cat­to­li­ca è un pro­ble­ma che va oltre il tem­po ed è la pro­va di come que­sti film sia­no neces­sa­ri e han­no la loro impor­tan­za come testi­mo­nian­za di un decli­no uma­no, di una mac­chia inde­le­bi­le nel­la sto­ria dell’uomo.

Con­di­vi­di:
Federico Metri
Assi­duo let­to­re, appas­sio­na­to di cine­ma e osser­va­to­re del mon­do. Comu­ni­co attra­ver­so una scrit­tu­ra per­so­na­le e sen­za filtri.

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