Le donne nel mondo del lavoro. Problemi e prospettive

Nono­stan­te l’in­ne­ga­bi­le pro­gres­so che ha inte­res­sa­to il mon­do lavo­ra­ti­vo fem­mi­ni­le nel Nove­cen­to, glo­bal­men­te sia­mo anco­ra ben lon­ta­ni dal rag­giun­ge­re la pari­tà di gene­re in que­sto ambi­to. Secon­do il rap­por­to cen­te­na­rio sul­le don­ne e sul lavo­ro, redat­to nel 2019 dal­l’Or­ga­niz­za­zio­ne Inter­na­zio­na­le del Lavo­ro (OIL), nel 2018 cir­ca 1,3 miliar­di di don­ne era­no occu­pa­te in un impie­go, rispet­to a 2,0 miliar­di di uomini. 

Tassi di occupazione a livello globale
Fon­te: sti­me OIL novem­bre 2018

Qual è la cau­sa di que­sta discre­pan­za? Esi­sto­no del­le «dif­fe­ren­ze strut­tu­ra­li fra uomo e don­na che ren­do­no a que­st’ul­ti­ma più dif­fi­ci­le ave­re suc­ces­so in cer­ti cam­pi», come ha affer­ma­to il Pro­fes­sor Ales­san­dro Bar­be­ro qual­che gior­no fa? Cer­ta­men­te sì. Oltre alle inne­ga­bi­li carat­te­ri­sti­che fisi­che e bio­lo­gi­che che distin­guo­no i due gene­ri prin­ci­pal­men­te per la pro­crea­zio­ne, sono insi­ti nel­la socie­tà atteg­gia­men­ti, pre­giu­di­zi e rego­le che arre­ca­no svan­tag­gi non indif­fe­ren­ti al gene­re femminile. 

Sin dal­l’al­ba dei tem­pi, il gene­re fem­mi­ni­le è sta­to trat­ta­to come mino­ran­za. Nel tem­po si sono svi­lup­pa­ti pre­con­cet­ti sto­ri­co-cul­tu­ra­li det­ta­ti da una socie­tà crea­ta a misu­ra di maschio, domi­na­ta dal patriar­ca­to, con mar­gi­na­li paren­te­si nel­le qua­li alcu­ne don­ne sono riu­sci­te ad emer­ge­re (fra i pochi esem­pi, Cleo­pa­tra, Cate­ri­na di Rus­sia, Mar­ga­ret That­cher), get­tan­do le basi per un mil­le­na­rio pro­ces­so di eman­ci­pa­zio­ne fem­mi­ni­le. La stra­gran­de mag­gio­ran­za del­le don­ne è costret­ta a con­ti­nue discri­mi­na­zio­ni, non sol­tan­to sul luo­go di lavo­ro, dove da sem­pre man­ca l’u­gua­glian­za di gene­re nel­la rap­pre­sen­tan­za e nel­le con­di­zio­ni lavorative. 

Statisticamente, le donne hanno meno probabilità di essere occupate rispetto agli uomini. 

Qua­lo­ra abbia­no un impie­go, spes­so è poco qua­li­fi­ca­to o lega­to alla sfe­ra casa­lin­ga e fami­lia­re, quin­di sot­to­sti­ma­to, sot­to­pa­ga­to e con con­di­zio­ni peg­gio­ri rispet­to a quel­le degli uomi­ni. Nel mon­do, 647 milio­ni di don­ne in età lavo­ra­ti­va svol­go­no un lavo­ro non retri­bui­to e a tem­po pie­no nel­l’as­si­sten­za e nel­la cura; di con­tro, gli uomi­ni occu­pa­ti in tale ambi­to sono solo 41 milio­ni. Il lavo­ro di cura non retri­bui­to è una del­le ragio­ni per cui le don­ne non rie­sco­no ad entra­re nel mer­ca­to del lavo­ro. Sono poche le don­ne impie­ga­te in set­to­ri mana­ge­ria­li e diri­gen­zia­li: solo il 27,1% dei diri­gen­ti sono don­ne, seb­be­ne le don­ne mana­ger pos­seg­ga­no un più alto livel­lo di istru­zio­ne rispet­to ai mana­ger uomini. 

Un altro ele­men­to di svan­tag­gio occu­pa­zio­na­le per le don­ne è lega­to all’accu­di­men­to dei figli: solo il 45,8% del­le madri con figli al di sot­to dei 6 anni rie­sce a tro­va­re lavo­ro, rispet­to al 79,5% dei padri. A ciò si aggiun­ge lo svan­tag­gio retri­bu­ti­vo dovu­to alla mater­ni­tà, men­tre i padri bene­fi­cia­no di un pre­mio salariale.

Tassi di occupazione per donne e uomini con o senza figli
Fon­te: cal­co­lo OIL a par­ti­re dal­le inda­gi­ni sul­la for­za lavo­ro e sul­le famiglie.

Que­sto diva­rio è dovu­to al fat­to che gli uomi­ni sono con­si­de­ra­ti capo­fa­mi­glia e, in quan­to tali, respon­sa­bi­li nel por­ta­re a casa uno sti­pen­dio, men­tre le don­ne ven­go­no dele­ga­te alla cura del­la casa e del nucleo fami­lia­re. Infat­ti, oltre a svol­ge­re le pro­prie man­sio­ni lavo­ra­ti­ve, se ne han­no, le don­ne dedi­ca­no in media 4 ore e 25 minu­ti ogni gior­no al lavo­ro di cura non retri­bui­to, rispet­to a 1 ora e 23 minu­ti per gli uomi­ni. Per que­sto moti­vo, il diva­rio sala­ria­le di gene­re si atte­sta intor­no al 20%. A pari­tà di lavo­ro, seb­be­ne i loro livel­li di istru­zio­ne sia­no ugua­li o supe­rio­ri, le don­ne risul­ta­no meno paga­te rispet­to agli uomini. 

In aggiun­ta, influi­sco­no sul­la par­te­ci­pa­zio­ne e sul­la qua­li­tà del lavo­ro fem­mi­ni­le le vio­len­ze e le mole­stie subi­te sul luo­go di lavo­ro, non­ché la sot­to­rap­pre­sen­ta­zio­ne del­le don­ne nel­le orga­niz­za­zio­ni dei dato­ri di lavo­ro e nei sin­da­ca­ti che dovreb­be­ro occu­par­si del­la loro tutela. 

Esi­ste, inol­tre, un ampio rischio di ral­len­ta­men­to del cam­mi­no ver­so la pari­tà tra gene­ri dovu­to all’im­pie­go sem­pre più con­si­sten­te di tec­no­lo­gie in cam­po lavo­ra­ti­vo, per la man­can­za di una gestio­ne effi­ca­ce del­le tran­si­zio­ni lavo­ra­ti­ve in segui­to all’au­to­ma­zio­ne di lavo­ri manua­li rea­liz­za­ti prin­ci­pal­men­te dal­le donne. 

Un miglior futuro lavorativo femminile è realizzabile solamente con l’eliminazione delle discriminazioni, delle disuguaglianze e degli stereotipi che nel corso del tempo si sono stratificati e radicati nella società. 

È dun­que neces­sa­rio, in pri­mo luo­go, rico­no­sce­re il valo­re del lavo­ro fem­mi­ni­le impe­gnan­do­si nel trac­cia­re un per­cor­so che miri con­cre­ta­men­te a un’ugua­glian­za di gene­re, affin­ché don­ne e uomi­ni abbia­no pari oppor­tu­ni­tà, sen­za vio­len­ze e mole­stie; un per­cor­so che por­ti le don­ne ad occu­pa­re più posi­zio­ni api­ca­li, che garan­ti­sca loro un sala­rio ade­gua­to e pari a quel­lo degli uomi­ni, che non le discri­mi­ni in quan­to don­ne e madri, che garan­ti­sca un futu­ro lavo­ra­ti­vo giu­sta­men­te retri­bui­to nei ser­vi­zi di assi­sten­za e di cura, con finan­zia­men­ti per le infra­strut­tu­re, la pro­te­zio­ne socia­le e i pub­bli­ci ser­vi­zi nel set­to­re del­l’as­si­sten­za e del­la cura, che le sup­por­ti nel­le tran­si­zio­ni lavo­ra­ti­ve con l’apprendimento per­ma­nen­te e che dia loro voce e rappresentanza. 

Con­di­vi­di:
Laura Cecchetto
Sco­pro il mon­do e me stes­sa con il naso den­tro a un libro, riflet­to su ciò che mi cir­con­da e pren­do appun­ti. Nar­ro ciò che leg­go, e di con­se­guen­za ciò che pro­vo, per rela­zio­nar­mi con ciò che mi sta attor­no, pos­si­bil­men­te con una taz­za di tè sul­la scrivania.

1 Trackback & Pingback

  1. Silvia Federici. Calibano e la strega - Vulcano Statale

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.