Orario di lavoro ridotto, perché fa bene all’ambiente

Oggi nel mon­do, rispet­to a 150 anni fa, lavo­ria­mo mol­to meno, ma il gap tra i diver­si Sta­ti a livel­lo glo­ba­le è anco­ra signi­fi­ca­ti­vo e mol­ti di essi stan­no pen­san­do di rive­de­re il pro­prio siste­ma in ter­mi­ni di ora­rio di lavo­ro. Ger­ma­nia, Lus­sem­bur­go, Austria, Fran­cia, Fin­lan­dia e Bel­gio sono i Pae­si euro­pei in cui si lavo­ra meno ore alla set­ti­ma­na. Anche l’Islanda nel 2019 è riu­sci­ta a ridur­re l’orario di lavo­ro per deci­ne di miglia­ia di per­so­ne. Pro­prio in quest’ultimo Pae­se, basan­do­si su due stu­di che han­no dimo­stra­to la diret­ta cor­re­la­zio­ne tra dimi­nu­zio­ne del­le ore di lavo­ro e aumen­to del­la pro­dut­ti­vi­tà e benes­se­re, c’è sta­ta la ridu­zio­ne da 40 a 36 ore lavo­ra­ti­ve set­ti­ma­na­li.

E l’Italia? L’Italia risul­ta esse­re tra i pri­mi Stati in ter­mi­ni di ore lavo­ra­te, ma tra gli ulti­mi se con­si­de­ria­mo la pro­dut­ti­vi­tà. Esat­ta­men­te all’opposto del­la Ger­ma­nia dove vi è la pro­dut­ti­vi­tà più alta a livel­lo euro­peo nono­stan­te il minor nume­ro di ore lavo­ra­te. Se par­lia­mo di ore di lavo­ro, pen­sia­mo sicu­ra­men­te agli aspet­ti eco­no­mi­ci e socia­li che que­ste andran­no ad influen­za­re; tut­ta­via, c’è un altro aspet­to da tene­re in con­si­de­ra­zio­ne, ossia quel­lo del­la soste­ni­bi­li­tà ambien­ta­le.

Oltre ad aumentare l’occupazione e ridurre le disuguaglianze, la riduzione dell’orario di lavoro infatti porta a diminuire le emissioni climalteranti. In che modo?

Negli ulti­mi anni sono sta­ti svol­ti alcu­ni che stu­di che han­no ana­liz­za­to la pos­si­bi­le cor­re­la­zio­ne tra gior­na­te di lavo­ro più cor­te e dimi­nu­zio­ne di emis­sio­ni inqui­nan­ti. I due effet­ti ven­go­no defi­ni­ti effet­to di sca­la e di com­po­si­zio­ne. Il pri­mo sostan­zial­men­te por­te­reb­be ad una ridu­zio­ne di pro­du­zio­ne di beni e ser­vi­zi a cau­sa del­la dimi­nu­zio­ne del red­di­to indi­vi­dua­le. Il secon­do pre­ve­de la pos­si­bi­li­tà di aumen­ta­re la “soste­ni­bi­li­tà” dei com­por­ta­men­ti indi­vi­dua­li gra­zie all’aumento del tem­po libe­ro; ad esem­pio, nel­le scel­te ali­men­ta­ri più atten­te e con­sa­pe­vo­li in ter­mi­ni ambien­ta­li, oppu­re un mag­gior sfrut­ta­men­to dei mez­zi pub­bli­ci e del­la micromobilità. 

Nel det­ta­glio, è sta­to cal­co­la­to che una ridu­zio­ne del tem­po di lavo­ro lega­ta ad una paga ora­ria inal­te­ra­ta (quin­di ridot­ta se tra­dot­ta men­sil­men­te) por­te­reb­be ad una cre­sci­ta dell’occupazione e una dimi­nu­zio­ne dell’inquinamento; men­tre tene­re inal­te­ra­ta la paga men­si­le por­te­reb­be ad un for­te aumen­to del tas­so di occu­pa­zio­ne al cospet­to di un mode­ra­to calo del­le emis­sio­ni inqui­nan­ti. In caso di ridu­zio­ne del­le ore di lavo­ro, un altro aspet­to lega­to alla rivo­lu­zio­ne green da tene­re in con­si­de­ra­zio­ne è quel­lo del miglior adat­ta­men­to (gra­zie al mag­gior tem­po a dispo­si­zio­ne) alle nuo­ve abi­tu­di­ni che ine­vi­ta­bil­men­te la tran­si­zio­ne eco­lo­gi­ca sta por­tan­do e porterà.

Illu­stra­zio­ne di Miche­le Bettollini

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Riccardo Garosi
Poli­ti­co in erba, mi pia­ce par­la­re di soste­ni­bi­li­tà in manie­ra tra­sver­sa­le. Scru­po­lo­sa­men­te atten­to all’am­bien­te da far invi­dia a Gre­ta Thun­berg. Gran­de aman­te del cibo.

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