Pillole di economia. Il Premio Nobel per l’Economia

Pillole di Economia. Il Premio Nobel per l'Economia.

Le tematiche di carattere economico rientrano senza dubbio nel ventaglio di argomenti spesso difficili da comprendere a fondo per chi non ne ha mai approfondito lo studio. Abbiamo deciso di dare vita a questa rubrica nella quale cercheremo di sviscerare, con il linguaggio più semplice e accessibile possibile, vari temi economici legati all’attualità. A questo link trovate le scorse puntate. 


Nel­le scor­se set­ti­ma­ne ha avu­to luo­go l’asse­gna­zio­ne dei Pre­mi Nobel, quest’anno par­ti­co­lar­men­te pre­sen­te nei media ita­lia­ni gra­zie alla vit­to­ria del Pre­mio Nobel per la Fisi­ca di Gior­gio Pari­si.

La sto­ria del Pre­mio ripor­ta “solo” cin­que disci­pli­ne volu­te da Alfred Nobel: fisi­ca, chi­mi­ca, medi­ci­na, let­te­ra­tu­ra e pace. Nel 1968 si è aggiun­ta una sesta cate­go­ria, gra­zie all’intervento del­la Sve­ri­ges rik­sbank, ossia la Ban­ca Cen­tra­le Sve­de­se, che ha isti­tui­to un Pre­mio in memo­ria di Alfred Nobel da allo­ra comu­ne­men­te defi­ni­to “Pre­mio Nobel per l’Economia”. Il fat­to che non sia par­te dei pre­mi ori­gi­na­ria­men­te pre­vi­sti da Nobel ha fat­to stor­ce­re il naso a mol­ti, cau­san­do non poche pole­mi­che sia per i suoi vin­ci­to­ri, che per la sua dub­bia eticità. 

Sia il nipo­te di Nobel, Peter Nobel, sia l’economista bri­tan­ni­ca Hazel Hen­der­son si sono espres­si dura­men­te sul pre­mio: «[mio zio, ndr] disprez­za­va le per­so­ne più pre­oc­cu­pa­te dei pro­fit­ti che del benes­se­re del­la socie­tà. Non c’è nul­la, nel­la sua vita o nel suo testa­men­to, che dimo­stri che avreb­be volu­to un pre­mio del gene­re. L’assegnazione di que­sti pre­mi è sola­men­te una mos­sa di pub­bli­che rela­zio­ni degli eco­no­mi­sti per miglio­ra­re la loro repu­ta­zio­ne» ha dichia­ra­to Peter Nobel; e Hen­der­son ha defi­ni­to il pre­mio come un fon­te di imba­raz­zo che ridu­ce il pre­sti­gio degli altri pre­mi, in quan­to «le teo­rie eco­no­mi­che sono ipo­te­si in gran par­te non veri­fi­ca­bi­li e non para­go­na­bi­li con quel­le del­le scien­ze dure come fisi­ca o chimica».

Nonostante le polemiche, anche quest’anno il Nobel per l’Economia è stato assegnato. A ottenere il riconoscimento sono stati i tre economisti David Card, Joshua D. Angrist e Guido W. Imbens. 

Nati rispet­ti­va­men­te nel 1956 in Cana­da, nel 1960 in Ohio e nel 1963 nei Pae­si Bas­si, attual­men­te tut­ti e tre lavo­ra­no in Ame­ri­ca come inse­gnan­ti, in par­ti­co­la­re all’U­ni­ver­si­tà del­la Cali­for­nia, Ber­ke­ley, al Mas­sa­chu­setts Insti­tu­te of Tech­no­lo­gy e alla Stan­ford University.

Come spie­ga­to da Eva Mörk, mem­bro del­la com­mis­sio­ne, il Pre­mio è sta­to loro asse­gna­to per il loro con­tri­bu­to nel cam­po del mer­ca­to del lavo­ro e del­lo stu­dio del­la cor­re­la­zio­ne cau­sa-effet­to.

Nell’assegnare il Pre­mio l’11 otto­bre 2021, la Royal Swe­di­sch Aca­de­my ha spie­ga­to che i tre stu­dio­si «ci han­no for­ni­to nuo­ve infor­ma­zio­ni sul mer­ca­to del lavo­ro e han­no mostra­to qua­li con­clu­sio­ni su cau­sa ed effet­to si pos­so­no trar­re dagli espe­ri­men­ti natu­ra­li. Il loro approc­cio si è dif­fu­so in altri cam­pi e ha rivo­lu­zio­na­to la ricer­ca empirica».

Entrando più nello specifico, Card ha ottenuto il premio per la sua dimostrazione empirica della correlazione di alcuni fenomeni (immigrazione, istruzione e salario minimo) che non influiscono in maniera rilevante sull’occupazione.

Card (e il suo defun­to col­le­ga Krue­ger) con­fron­ta­ro­no l’oc­cu­pa­zio­ne tra New Jer­sey e Penn­syl­va­nia, dopo che il pri­mo dei due, a dif­fe­ren­za del secon­do, ave­va aumen­ta­to lo sti­pen­dio mini­mo. Com­pa­ran­do i dati pro­ve­nien­ti dai due Sta­ti, emer­se che que­sto aumen­to del sala­rio non ave­va influi­to sul nume­ro di occu­pa­ti. Que­sto è solo uno di una serie di espe­ri­men­ti e con­trol­li svol­ti da Card, il qua­le alla fine è riu­sci­to a riscon­tra­re que­sta man­can­za di cor­re­la­zio­ne tra i fenomeni.

La motivazione che ha portato alla vittoria del Premio Angrist e Imbens è di natura più metodologica. In particolare, hanno approfondito l’effetto causale medio (o Complier average causal effect), una metodologia econometrica per studiare e valutare i dati risultanti da un esperimento empirico. 

I due han­no quin­di amplia­to gli stu­di sul rap­por­to cau­sa-effet­to tra feno­me­ni che spes­so veni­va­no iden­ti­fi­ca­ti come cor­re­la­ti su base quan­ti­ta­ti­va, ma dipen­den­ti cia­scu­no da tal­men­te tan­te varia­bi­li da ren­de­re impos­si­bi­le iden­ti­fi­car­ne una in par­ti­co­la­re come cau­sa­le. Uno degli esem­pi for­ni­ti è quel­lo del feno­me­no per cui un livel­lo di stu­di più alto con­du­ce a uno sti­pen­dio più alto. Ana­liz­zan­do grup­pi di stu­den­ti negli Sta­ti Uni­ti appar­te­nen­ti allo stes­so anno, è sta­to pos­si­bi­le veri­fi­ca­re che quel­li nati all’inizio dell’anno (e che quin­di pos­so­no abban­do­na­re pri­ma gli stu­di), lascia­no pri­ma il per­cor­so sco­la­sti­co e gua­da­gna­no media­men­te meno di quel­li nati nel­la secon­da par­te e che, inve­ce, han­no pro­se­gui­to con lo studio.

Il Pre­si­den­te del Comi­ta­to per il Pre­mio per le Scien­ze Eco­no­mi­che Peter Fre­driks­son ha com­men­ta­to così la vit­to­ria di quest’anno: «Gli stu­di di Card sul­le doman­de cen­tra­li che si pone la socie­tà e i con­tri­bu­ti meto­do­lo­gi­ci di Angri­st e Imbens dimo­stra­no che gli espe­ri­men­ti natu­ra­li sono una ric­ca risor­sa di cono­scen­za […] i loro stu­di han­no miglio­ra­to in modo sostan­zia­le la nostra capa­ci­tà di rispon­de­re a doman­de cru­cia­li riguar­dan­ti la cau­sa del­le cose».

In coper­ti­na (da sini­stra): David Card, Joshua D. Angri­st e Gui­do W. Imbens.

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Martina Di Paolantonio
Dal 1999 fac­cio con­cor­ren­za all’a­gen­zia di pro­mo­zio­ne turi­sti­ca abruz­ze­se, nel tem­po libe­ro mi lamen­to per qual­sia­si cosa.

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