Radici. Cosa fu il golpe Borghese

Radici racconta fatti, personaggi e umori della storia della Prima Repubblica italiana, dal 1946 al 1994. A questo link è possibile trovare gli articoli precedenti della rubrica. 


Se sia sta­to un rea­le ten­ta­ti­vo di col­po di sta­to neo­fa­sci­sta o il “con­ci­lia­bo­lo di 4 o 5 ses­san­ten­ni”, come sarà sen­ten­zia­to dal­la Cor­te d’appello del 1984, il gol­pe bor­ghe­se desta anco­ra alcu­ni inter­ro­ga­ti­vi all’interno dell’opinione pub­bli­ca e del­la clas­se poli­ti­ca attua­le. Gli sto­ri­ci, però, sem­bra­no esse­re con­cor­di sull’entità del fat­to: ciò che accad­de nel­la not­te tra il 7 e 8 dicem­bre 1970 non può esse­re sottovalutato. 

Risal­go­no al 1969 i pri­mi pro­get­ti di gol­pe da par­te di Junio Vale­rio Bor­ghe­se, det­to “il Prin­ci­pe Nero”, monar­chi­co e fon­da­to­re del grup­po di estre­ma destra Fron­te Nazio­na­le, con l’appoggio dell’organizzazione neo­fa­sci­sta Avan­guar­dia Nazio­na­le. Era­no gli anni del Ter­ro­ri­smo nero: la popo­la­zio­ne vive­va nel­la pau­ra susci­ta­ta dal­la “stra­te­gia del­la ten­sio­ne”, che, come spe­ra­va­no i movi­men­ti ever­si­vi Ordi­ne Nuo­vo, Ordi­ne Nero e la stes­sa Avan­guar­dia Nazio­na­le, era vol­ta a «crea­re in Ita­lia uno sta­to di ten­sio­ne e una pau­ra dif­fu­sa nel­la popo­la­zio­ne, tali da far giu­sti­fi­ca­re o addi­rit­tu­ra auspi­ca­re svol­te di tipo auto­ri­ta­rio». L’intento, inol­tre, era quel­lo di argi­na­re le for­ze di sini­stra, che, con i movi­men­ti stu­den­te­schi del 1968, ave­va­no visto una for­te cre­sci­ta dei con­sen­si. La reto­ri­ca anti­co­mu­ni­sta del­la guer­ra fred­da segnò pro­fon­da­men­te la pau­ra del­le for­ze di cen­tro-destra di una “deri­va ros­sa”; a que­sta iste­ria non fu immu­ne il gover­no demo­cri­stia­no, in diver­se occa­sio­ni accu­sa­to di favo­reg­gia­men­to o, nel­la miglio­re del­le ipo­te­si, di non aver intra­pre­so una poli­ti­ca anti­ter­ro­ri­sta suf­fi­cien­te­men­te forte.

A pochi gior­ni dal pri­mo anni­ver­sa­rio del­la stra­ge di Piaz­za Fon­ta­na del 12 dicem­bre 1969, diver­se cen­ti­na­ia di con­giu­ra­ti si ritro­va­ro­no a Roma: la distri­bu­zio­ne di armi e muni­zio­ni ebbe ini­zio all’interno del Mini­ste­ro dell’Interno, il Mini­ste­ro del­la Dife­sa fu occu­pa­to dagli uomi­ni di Giu­sep­pe Case­ro, gene­ra­le dell’Aeronautica mili­ta­re ita­lia­na, e del colon­nel­lo Giu­sep­pe Lo Vec­chio; anche le sedi tele­vi­si­ve Rai furo­no accer­chia­te dai 187 uomi­ni del mag­gio­re del­la Scuo­la Fore­sta­le di Cit­ta­du­ca­le, Lucia­no Ber­ti. Il pro­get­to era chia­ro nel­la men­te del Prin­ci­pe Nero: le for­ze coin­vol­te si sareb­be­ro impe­gna­te nell’occupazione dei due mini­ste­ri chia­ve, per poi pro­se­gui­re con la depor­ta­zio­ne dei par­la­men­ta­ri oppo­si­to­ri, l’assassinio del pre­si­den­te del­la Repub­bli­ca, Giu­sep­pe Sara­gat, e del Capo del­la Poli­zia di Sta­to, Ange­lo Vica­ri. Nel pia­no ori­gi­na­rio, un ruo­lo chia­ve era quel­lo dei mili­ta­ri di Lucia­no Ber­ti: l’assalto alle tele­co­mu­ni­ca­zio­ni Rai avreb­be per­mes­so a Bor­ghe­se di pro­cla­ma­re al pae­se l’avvenuto col­po di sta­to e la restau­ra­zio­ne del regi­me dit­ta­to­ria­le. «Ita­lia­ni – così ini­zia il pro­cla­ma ritro­va­to tra le car­te di Bor­ghe­se – l’auspicata svol­ta poli­ti­ca, il lun­ga­men­te atte­so col­po di sta­to ha avu­to luo­go. La for­mu­la poli­ti­ca che per un ven­ti­cin­quen­nio ci ha gover­na­to, ha por­ta­to l’Italia sull’orlo del­lo sfa­ce­lo eco­no­mi­co e mora­le, ha ces­sa­to di esistere».

L’attentato ai luo­ghi chia­ve del­lo sta­to avreb­be gene­ra­to il caos a cui, secon­do le for­ze di estre­ma destra, solo il Fron­te Nazio­na­le avreb­be sapu­to rispon­de­re: «Con il mio Fron­te Nazio­na­le – avreb­be dichia­ra­to Bor­ghe­se ad una Tv Sviz­ze­ra dopo la fuga dall’Italia – sia­mo con­tro il caos, con­tro il disor­di­ne, con­tro l’anti-nazione e con­tro il comunismo». 

Undici minuti dallo scoccare due del mattino, quando la realizzazione del colpo di stato era già in moto e stava avanzando, il Principe Nero diede indicazione dell’immediato annullamento dell’operazione.

Il cam­bio repen­ti­no di pia­ni seguì una tele­fo­na­ta di cui, per anni, l’artefice rima­se igno­to. Due le ipo­te­si sto­ri­che: dall’altro capo del tele­fo­no pote­va esser­ci Licio Gel­li, capo del­la log­gia mas­so­ni­ca P2, che si sareb­be dovu­to occu­pa­re del rapi­men­to del Pre­si­den­te del­la Repub­bli­ca Sara­gat; o, la più accre­di­ta­ta secon­do le più recen­ti rico­stru­zio­ni, Gil­ber­to Ber­na­bei, segre­ta­rio di Giu­lio Andreot­ti, che si sareb­be occu­pa­to del­la nego­zia­zio­ne con le for­ze di estre­ma destra duran­te i man­da­ti di Andreot­ti alla pre­si­den­za del Con­si­glio. A segui­to dell’annullamento dell’operazione, Junio Vale­rio Bor­ghe­se fug­gì in Spa­gna, per sfug­gi­re al man­da­to di arre­sto ema­na­to nel 1971 e vi rima­se fino alla mor­te, avve­nu­ta in cir­co­stan­ze incer­te nel 1974, seb­be­ne l’ordine di cat­tu­ra fu revo­ca­to l’anno precedente. 

La popo­la­zio­ne rima­se igna­ra dell’attentato fino al 17 mar­zo 1971, quan­do il quo­ti­dia­no vici­no al Par­ti­to comu­ni­sta Pae­se Sera pub­bli­cò lo scoop in pri­ma pagi­na, con il tito­lo: “Pia­no ever­si­vo con­tro la repub­bli­ca, sco­per­to pia­no di estre­ma destra”. La noti­zia con­te­ne­va i nomi dei cospi­ra­to­ri arre­sta­ti dai Ser­vi­zi Infor­ma­zio­ni del­la Dife­sa (Sid), l’organo di intel­li­gen­ce ita­lia­na fino al 1977, e il pia­no del Prin­ci­pe Nero. Il ruo­lo del SID fu cen­tra­le: pare che la tele­fo­na­ta rice­vu­ta da Bor­ghe­se alle ore 1.49 infor­mas­se il gol­pi­sta del­la sof­fia­ta fat­ta ai ser­vi­zi segre­ti in meri­to ad una azio­ne impre­ci­sa­ta nei con­fron­ti del Vimi­na­le con­dot­ta dagli uomi­ni del Fron­te; l’a­zio­ne dei ser­vi­zi segre­ti avreb­be, quin­di, indot­to i cospi­ra­to­ri alla ritirata. 

Nel 1989 la cele­bre tra­smis­sio­ne tele­vi­si­va “La not­te del­la Repub­bli­ca” di Ser­gio Zavo­li pro­po­se un pro­fi­lo di Bor­ghe­se e les­se il pro­cla­ma che Bor­ghe­se stes­so ave­va inten­zio­ne di pro­nun­cia­re alla tele­vi­sio­ne in caso di suc­ces­so del col­po di stato.

Duran­te le inda­gi­ni, che, ad oggi, pre­sen­ta­no pun­ti oscu­ri, sono emer­si i coin­vol­gi­men­ti di diver­si pro­ta­go­ni­sti. Tra tut­ti, Cosa Nostra e la ‘Ndran­ghe­ta. Il coin­vol­gi­men­to di Cosa Nostra emer­se già nel 1974, per boc­ca di Tor­qua­to Nico­li e Mau­ri­zio Degli Inno­cen­ti, espo­nen­ti del Fron­te Nazio­na­le, ma ven­ne con­fer­ma­to solo ne 1996, duran­te il Pro­ces­so Andreot­ti. Dall’interrogatorio di Tom­ma­so Buscet­ta, boss di Cosa Nostra, vie­ne por­ta­to alla luce l’avvenuto incon­tro tra Bor­ghe­se e gli affi­lia­ti dell’associazione cri­mi­na­le, a cui, in caso di par­te­ci­pa­zio­ne al gol­pe, era sta­ta pro­mes­sa la revi­sio­ne del “pro­ces­so Rimi”, in rife­ri­men­to a Nata­le Rimi, con­dan­na­to all’ergastolo già in cor­te d’appello. Anche la ’Ndran­ghe­ta avreb­be par­te­ci­pa­to con 4.000 uomi­ni e rifor­ni­men­ti d’armi; com­pi­to del­la mafia era quel­lo di occu­par­si dell’assassinio di Anto­nio Vica­ri

Per anni, si è inol­tre cre­du­ta l’attiva par­te­ci­pa­zio­ne del gover­no degli Sta­ti Uni­ti: il pre­si­den­te Nixon era sta­to infor­ma­to del ten­ta­ti­vo di gol­pe, ma non vi par­te­ci­pò atti­va­men­te. Per ragio­ni ideo­lo­gi­che il Pre­si­den­te ame­ri­ca­no non ave­va posto il pro­prio dis­sen­so: il timo­re di una “deri­va ros­sa” era comu­ne tra Bor­ghe­se e Nixon, ma, a dif­fe­ren­za dei mili­ta­ri estre­mi­sti, il Dipar­ti­men­to di Sta­to degli USA era sicu­ro del fal­li­men­to del gol­pe. La pre­oc­cu­pa­zio­ne del­la pre­si­den­za era la rea­zio­ne comu­ni­sta all’avvenuto col­po di Sta­to, che avreb­be por­ta­to l’Italia ver­so l’alleanza con l’Unione Sovie­ti­ca. Per que­sto moti­vo era evi­den­te­men­te neces­sa­rio, agli occhi di Her­bert Klein, uno dei più stret­ti col­la­bo­ra­to­ri dell’allora Segre­ta­rio di Sta­to Hen­ry Kis­sin­ger, una garan­zia poli­ti­ca: il nome pro­po­sto da Bor­ghe­se fu quel­lo di Giu­lio Andreotti. 

Ad oggi, il ruolo di Andreotti all’interno della cospirazione è incerto. 

La testi­mo­nian­za di Adria­no Mon­ti, medi­co di Rie­ti che sostie­ne di esse­re sta­to l’intermediario tra Bor­ghe­se e il gover­no USA, è l’unica che evi­den­zia il ruo­lo del poli­ti­co. L’idea dif­fu­sa è che egli fu il vero vol­to alle spal­le del gol­pe, ma, come ricor­da lo sto­ri­co Aldo Gian­nu­li: «Ai fat­ti pub­bli­ca­ti nel libro di Adria­no Mon­ti nel 2006, Andreot­ti rispo­se per una vol­ta dicen­do una cosa vera: che in demo­cra­zia lui si era sem­pre tro­va­to bene, che era sta­to pre­si­den­te del Con­si­glio per set­te vol­te e mini­stro di tut­to. Per­ché quin­di cal­deg­gia­re un col­po di Sta­to che in real­tà avreb­be ridi­men­sio­na­to il suo potere?».

«Chi tele­fo­na a Bor­ghe­se – con­ti­nua lo sto­ri­co – dicen­do di smo­bi­li­ta­re tut­to è Gil­ber­to Ber­na­bei, un uomo di con­tat­to con la destra, l’anima nera di Andreot­ti. Ber­ba­bei era un roma­gno­lo – da non con­fon­de­re coi Ber­na­bei che poi espres­se­ro il pre­si­den­te del­la Rai – ave­va 14 anni più di Andreot­ti, era un pez­zo gros­so degli appa­ra­ti del­la Rsi poi dis­so­cia­to­si e dive­nu­to e un uomo dell’intelligence di Andreot­ti per i rap­por­ti con l’estrema destra. Andreot­ti ha dato da un lato bri­glia sciol­ta per bru­cia­re la car­ta del col­po di Sta­to e i fasci­sti e dall’altra per trat­ta­re con un Par­ti­to Comu­ni­sta più amman­si­to. E non è un caso che il pri­mo pre­si­den­te del Con­si­glio di un gover­no di uni­tà nazio­na­le sarà pro­prio Andreotti».

I pro­ces­si si con­clu­se­ro con un nul­la di fat­to nel 1986, con una sen­ten­za del­la Cor­te Supre­ma d’Appello, che con­fer­mò l’assoluzione di tut­ti gli impu­ta­ti, com­pre­si i rei con­fes­si, già sen­ten­zia­ta nel 1984 in Cor­te d’Assise con la for­mu­la “il fat­to non sus­si­ste”. I giu­di­ci dispo­se­ro l’as­so­lu­zio­ne di tut­ti i 48 impu­ta­ti dal­l’ac­cu­sa di cospi­ra­zio­ne poli­ti­ca, aggiun­gen­do che tut­to ciò che era suc­ces­so non era che il par­to di un “con­ci­lia­bo­lo di 4 o 5 ses­san­ten­ni”. «Il gol­pe Bor­ghe­se – così si con­clu­de il com­men­to di Aldo Gian­nu­li – non è sta­to capi­to e inqua­dra­to cor­ret­ta­men­te: o è sta­to visto come una buf­fo­na­ta di quat­tro rim­bam­bi­ti, oppu­re come un vero col­po di sta­to fal­li­to. La veri­tà sta nel mez­zo: le 20.000 per­so­ne coin­vol­te era­no tan­te, ma non basta­va­no per instau­ra­re un regi­me militare.”

Con­di­vi­di:
Giulia Ariti
Stu­den­tes­sa di Filo­so­fia che inse­gue il sogno del gior­na­li­smo. Sem­pre con gli occhi sul­la real­tà di oggi e la men­te ver­so il domani.

2 Trackback & Pingback

  1. L'ascesa della criminalità mafiosa in Lombardia e in Brianza - Vulcano Statale
  2. Radici. Quando Henry Kissinger chiamò l’Italia - Vulcano Statale

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.