Turchia, la più grande prigione al mondo per giornalisti

Turchia, la più grande prigione al mondo per giornalisti

Il pri­mo com­ma dell’articolo 11 del­la Car­ta dei dirit­ti fon­da­men­ta­li dell’Unione Euro­pea reci­ta: «Ogni per­so­na ha dirit­to alla liber­tà di espres­sio­ne. Tale dirit­to inclu­de la liber­tà di opi­nio­ne e la liber­tà di rice­ve­re o di comu­ni­ca­re infor­ma­zio­ni o idee sen­za che vi pos­sa esse­re inge­ren­za da par­te del­le auto­ri­tà pub­bli­che e sen­za limi­ti di frontiera». 

Un principio tanto essenziale quanto – purtroppo – ignorato in gran parte del mondo, dove, soprattutto negli ultimi anni, si sta assistendo a una crescente tendenza alla soppressione del libero giornalismo.

Ne è chia­ra testi­mo­nian­za la Tur­chia, il cui gover­no ha annun­cia­to l’in­ten­zio­ne di pre­sen­ta­re una leg­ge che pre­ve­drà san­zio­ni pena­li, sino alla pena deten­ti­va, per chi dif­fon­de “disin­for­ma­zio­ne” onli­neUna simi­le leg­ge raf­for­ze­reb­be il con­trol­lo gover­na­ti­vo sul­le noti­zie repe­ri­bi­li sul web, uno degli ulti­mi spa­zi di infor­ma­zio­ne libe­ri del Pae­se, e potreb­be indur­re i social media ad impor­re una ancor più strin­gen­te cen­su­ra.

Que­sti pos­si­bi­li risvol­ti sono sta­ti evi­den­zia­ti nel cor­so del­la mis­sio­ne inter­na­zio­na­le che l’Inter­na­tio­nal Press Insti­tu­te (IPI) ha con­dot­to ad Anka­ra e Istan­bul: alla mis­sio­ne han­no par­te­ci­pa­to dodi­ci grup­pi di esper­ti sul­la liber­tà di stam­pa, tra cui edi­to­ri, gior­na­li­sti, diplo­ma­ti­ci, uffi­cia­li dell’Unione Euro­pea, espo­nen­ti di par­ti­ti loca­li, rap­pre­sen­tan­ti di diver­se orga­niz­za­zio­ni e i mem­bri del­la Cor­te Costi­tu­zio­na­le tur­ca. La mis­sio­ne ha por­ta­to al riscon­tro di un allar­man­te aumen­to degli sfor­zi del gover­no per scre­di­ta­re i media indi­pen­den­ti che rice­vo­no finan­zia­men­ti stra­nie­ri, non­ché del­la cre­sci­ta di mul­te e divie­ti di tra­smis­sio­ne per i cana­li tele­vi­si­vi indipendenti. 

Inol­tre, ha evi­den­zia­to come nel pae­se ven­ga­no spes­so con­dot­ti pro­ce­di­men­ti giu­di­zia­ri con­tro gior­na­li­sti in modo arbi­tra­rio e assi­duo: recen­te­men­te, ad esem­pio, il Mini­stro del­la Salu­te Sela­hat­tin Aydin ha inten­ta­to cau­se per dif­fa­ma­zio­ne con­tro i quo­ti­dia­ni del­l’op­po­si­zio­ne che han­no trat­ta­to del­le accu­se di cor­ru­zio­ne mos­se in Par­la­men­to con­tro di lui. Il mese scor­so, inol­tre, la Cor­te Costi­tu­zio­na­le tur­ca ha con­dan­na­to al car­ce­re cin­que gior­na­li­sti per aver soste­nu­to il ten­ta­ti­vo di col­po di sta­to del 2016 tra­mi­te la loro atti­vi­tà di repor­ta­ge. Qua­si tut­ti i grup­pi han­no indi­vi­dua­to pro­prio nell’assen­za di una magi­stra­tu­ra indi­pen­den­te la radi­ce dei pro­ble­mi del libe­ro giornalismo. 

La Tur­chia era già da tem­po nel miri­no per quan­to riguar­da il tema del­le vio­la­zio­ni del­la liber­tà di stam­pa e di infor­ma­zio­ne: secon­do il Com­mit­tee to Pro­tect Jour­na­lists (CPJ), nel 2020 si tro­va­va al secon­do posto fra i Pae­si con più repor­ter incar­ce­ra­ti, 47 dei 250 impri­gio­na­ti in tut­to il mon­do. Di que­sti, qua­si tut­ti sono sta­ti con­dan­na­ti per esser­si occu­pa­ti di sto­rie riguar­dan­ti il pro­prio Paese.

Nei quattro anni precedenti la Turchia aveva guidato la classifica, arrivando ad essere definita da Amnesty International come la più grande prigione al mondo per giornalisti”.

La que­stio­ne però non è limi­ta­ta al sin­go­lo Pae­se e sta inte­res­san­do, seb­be­ne in modi diver­si, tut­to il mon­do: la stes­sa Cor­te Costi­tu­zio­na­le ita­lia­na con un comu­ni­ca­to ha annun­cia­to che «le nor­me vigen­ti che obbli­ga­no il giu­di­ce a puni­re con il car­ce­re il rea­to di dif­fa­ma­zio­ne a mez­zo del­la stam­pa o del­la radio­te­le­vi­sio­ne, aggra­va­ta dall’attribuzione di un fat­to deter­mi­na­to, sono inco­sti­tu­zio­na­li per­ché con­tra­sta­no con la liber­tà di mani­fe­sta­zio­ne del pensiero».

Inol­tre, la cen­tra­li­tà del tema e la sua por­ta­ta glo­ba­le sono tali che quest’anno il Nobel per la Pace è sta­to con­fe­ri­to ai gior­na­li­sti Maria Res­sa e Dmi­try Mura­tov «per i loro sfor­zi per sal­va­guar­da­re la liber­tà di espres­sio­ne, che è una pre­con­di­zio­ne per la demo­cra­zia e una pace duratura».

Arti­co­lo di Sofia Carra.

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