BookAdvisor, consigli di lettura di novembre

BookAdvisor, consigli di lettura di novembre

Il 5 di ogni mese, 5 libri per tutti i gusti: BookAdvisor è la rubrica dove vi consigliamo ciò che ci è piaciuto di recente, tra novità e qualche riscoperta.


Tre cene (l’ultima inve­ro è un pran­zo), Fran­ce­sco Guc­ci­ni (Scrit­to­ri Giun­ti) - recen­sio­ne di Bea­tri­ce Balbinot

Che sapo­re ha il mon­do sem­pli­ce dei mano­va­li e dei pae­si? In una casca­ta di vir­go­le all’apparenza disor­di­na­te, seguen­do un det­ta­to dal­la caden­za qua­si musi­ca­le, emer­ge il lato uma­no che la sto­ria spes­so accan­to­na.
La man­can­za di una tra­ma linea­re lascia spa­zio a un curio­so sus­se­guir­si di imma­gi­ni evo­ca­ti­ve, in cui pic­co­li squar­ci di vita quo­ti­dia­na, com­ples­sa in tut­ta la sua ica­sti­ca bana­li­tà, illu­stra­no luo­ghi e per­so­ne di altri tem­pi, par­lan­do di mestie­ri dal­la nobil­tà ruvi­da. Sem­bra di sen­ti­re il sapo­re dei fia­schi di vino con­di­vi­si, il rumo­re del­le feste di pae­se, il sudo­re sul­la pel­le degli uomi­ni. Resta nel­la men­te del let­to­re moder­no l’immagine di uno stan­co taglia­bo­schi che, sper­so da qual­che par­te negli anni pas­sa­ti, into­na una can­zo­ne sedu­to al tavo­lo di un’osteria.


Del­la gen­ti­lez­za e del corag­gio. Bre­via­rio di poli­ti­ca e altre cose, Gian­ri­co Caro­fi­glio (Fel­tri­nel­li) — recen­sio­ne di Lau­ra Cecchetto

Con bre­vi rifles­sio­ni e sug­ge­ri­men­ti per una nuo­va pra­ti­ca di con­vi­ven­za civi­le, è una pic­co­la ‘gui­da’, den­sa di cita­zio­ni dall’Oriente e dall’Occidente, per com­pren­de­re le dina­mi­che poli­ti­che e socia­li del­la socie­tà odier­na attra­ver­so la risco­per­ta e l’applicazione del­la gen­ti­lez­za. È que­sta una vir­tù com­bat­ti­va che, abbi­na­ta al corag­gio, per­met­te al buon comu­ni­ca­to­re di approc­ciar­si con autoi­ro­nia al con­flit­to, poli­ti­co e non solo, in un’ottica diver­sa, più aper­ta e meno aggres­si­va. Sen­za pre­va­ri­ca­re neces­sa­ria­men­te sull’altro, si sfrut­ta il con­flit­to come con­fron­to uti­le e non fine a se stes­so, andan­do al di là dei pre­giu­di­zi e del­le mani­po­la­zio­ni. «Gen­ti­lez­za insie­me a corag­gio signi­fi­ca pren­der­si la respon­sa­bi­li­tà del­le pro­prie azio­ni e del pro­prio esse­re nel mon­do, accet­ta­re la respon­sa­bi­li­tà di esse­re umani».


La lam­pa­da del dia­vo­lo, Patrick McGrath (La nave di Teseo) - recen­sio­ne di Matil­de Eli­sa Sala

Nel­la Lon­dra del 1975, l’anziano poe­ta Fran­cis McNul­ty sen­te ormai giun­ge­re la fine del­la sua vita. Le ulti­me gior­na­te sono scan­di­te dall’apparizione di un ghul, una sor­ta di fan­ta­sma dal­le sem­bian­ze del gene­ra­le Fran­ci­sco Fran­co, anch’egli pros­si­mo alla mor­te. Con la com­par­sa di que­sto spi­ri­to, si svi­lup­pa un flus­so di ricor­di e sen­si di col­pa lega­ti al perio­do del­la Guer­ra Civi­le spa­gno­la, nel­la qua­le il poe­ta stes­so ave­va com­bat­tu­to a fian­co del­le Bri­ga­te Inter­na­zio­na­li. Gli even­ti rag­giun­ge­ran­no un pun­to di svol­ta quan­do Fran­cis sarà costret­to a viag­gia­re ver­so Madrid e qui tut­ti i segre­ti, i veri ghul del­la men­te del poe­ta, ver­ran­no sve­la­ti. Tra le pagi­ne di que­sto roman­zo, Patrick McGrath ci accom­pa­gna nel­le memo­rie e nel­le fra­gi­li­tà del pro­ta­go­ni­sta con paro­le misu­ra­te e deli­ca­te, crean­do un rac­con­to intro­spet­ti­vo e straor­di­na­ria­men­te misterioso.


Il seco­lo del­la soli­tu­di­ne, Noree­na Her­tz (Il Sag­gia­to­re) — recen­sio­ne di Rebec­ca Pignatiello

Secon­do Noree­na Her­tz que­sto è il seco­lo del­la soli­tu­di­ne. L’economista e sag­gi­sta ingle­se rac­con­ta in quat­tro­cen­to pagi­ne la con­di­zio­ne distin­ti­va del ven­tu­ne­si­mo seco­lo: la soli­tu­di­ne dan­neg­gia quo­ti­dia­na­men­te la nostra salu­te, le nostre ric­chez­ze, la nostra feli­ci­tà e sta per­si­no minac­cian­do la nostra demo­cra­zia. Her­tz non si sof­fer­ma tan­to sul dolo­re emo­ti­vo pro­vo­ca­to dal­la soli­tu­di­ne, quan­to sul­la fram­men­ta­zio­ne del­la comu­ni­tà. Il mon­do in cui vivia­mo, sem­pre più auto­ma­tiz­za­to e con sem­pre meno inte­ra­zio­ni uma­ne por­ta l’individuo a sen­tir­si iso­la­to e a vol­ge­re lo sguar­do altro­ve, spes­so cer­can­do la gui­da di lea­der popu­li­sti.
Ai discon­nes­si come Rusty, mac­chi­ni­sta sul­la qua­ran­ti­na del Ten­nes­see orien­ta­le, Donald Trump pro­met­te una «tri­bù» acco­glien­te ali­men­tan­do la rab­bia con­tro il diver­so. Anche pri­ma che la pan­de­mia di Covid-19 ci intro­du­ces­se a ter­mi­ni come «distan­zia­men­to socia­le» o «loc­k­do­wn», il tes­su­to socia­le si sta­va len­ta­men­te disfa­cen­do, minan­do le rela­zio­ni per­so­na­li.
Archi­tet­tu­ra osti­le, tec­no­lo­gia disu­ma­niz­zan­te, la migra­zio­ne di mas­sa ver­so le cit­tà e decen­ni di poli­ti­che neo­li­be­ri­ste che han­no posto l’interesse per­so­na­le al di sopra del bene col­let­ti­vo ci han­no resi infe­li­ci, osti­li e soli. Ma l’uomo, per natu­ra, non è fat­to per sta­re solo. Con il suo libro Herzt ci apre gli occhi e ci ricor­da l’importanza del­la comunità.


Momen­ti tra­scu­ra­bi­li. Vol. 3, Fran­ce­sco Pic­co­lo (Einau­di) — recen­sio­ne di Simo­ne Muciac­cia 

Momen­ti tra­scu­ra­bi­li è il ter­zo volu­met­to, dopo Momen­ti di tra­scu­ra­bi­le feli­ci­tà(2010) e Momen­ti di tra­scu­ra­bi­le infe­li­ci­tà(2015), in cui Fran­ce­sco Pic­co­lo rac­co­glie tut­ti i pen­sie­ri e le imma­gi­ni quo­ti­dia­ni che altri­men­ti sareb­be­ro desti­na­ti a fini­re nel dimen­ti­ca­to­io, nell’oblio del­la bana­li­tà. Man­ca una logi­ca nar­ra­ti­va attra­ver­so cui que­sti pen­sie­ri sono riu­ni­ti, ren­den­do così pos­si­bi­le una frui­zio­ne mol­to fram­men­ta­ria e leg­ge­ra ma allo stes­so tem­po esau­sti­va. L’esperienza del­la let­tu­ra di Momen­ti tra­scu­ra­bi­lisi pro­fi­la qua­si come una medi­ta­zio­ne in cui, attra­ver­so lo sguar­do atten­to del vin­ci­to­re del Pre­mio Stre­ga 2014, il let­to­re è obbli­ga­to a fare i con­ti e a valu­ta­re ogget­ti­va­men­te tut­to ciò che nor­mal­men­te repu­tia­mo tra­scu­ra­bi­le. 
Per con­clu­de­re con le paro­le di Pic­co­lo: «Basta un solo gior­no per vive­re a lun­go. Basta far­ci atten­zio­ne, capir­lo, un gior­no, da quan­do si apro­no gli occhi a quan­do si richiu­do­no la sera. La vita non fini­sce più se si sa com­pren­de­re ogni sin­go­lo momen­to di un gior­no solo».

Con­di­vi­di:
Rebecca Nicastri
Clas­se 2000. Stu­dio let­te­re, sono inna­mo­ra­ta del mon­do e vor­rei sape­re tut­to di lui. Per me le gior­na­te sono sem­pre trop­po corte.

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