BookCity 2021. Una settimana senza social

Bookcity 2021. Una settimana senza social

Ange­la Biscal­di, pro­fes­so­res­sa di antro­po­lo­gia cul­tu­ra­le pres­so il Dipar­ti­men­to di Scien­ze Socia­li e Poli­ti­che alla Sta­ta­le di Mila­no e autri­ce di Una set­ti­ma­na sen­za social, rac­con­ta, in occa­sio­ne di Boo­k­ci­ty Mila­no 2021, l’esperienza di alcu­ni stu­den­ti di un liceo di Cre­ma ai qua­li è sta­ta pro­po­sta (e non impo­sta) una set­ti­ma­na di allon­ta­na­men­to dai loro pro­fi­li social, spin­gen­do­li al pen­sa­re cri­ti­ca­men­te riguar­do usi, abu­si e sen­sa­zio­ni ad essi collegati. 

Quest’anno il tema del­la mani­fe­sta­zio­ne mene­ghi­na è incen­tra­to sul­la rifles­sio­ne su cosa suc­ce­de­rà ‘dopo’ all’interno del­le nostre comu­ni­tà di lavo­ro, dell’istruzione e del­la cul­tu­ra tra­mi­te libri, paro­la e dia­lo­go, per capi­re cosa come affron­ta­re l’oggi e cosa ci riser­va il futu­ro post pandemico. 

In questo frangente, che ha dimostrato quanto siano stati fondamentali i social nel restare ‘vicini’ e connessi durante i lockdown che si sono succeduti nell’ultimo anno e mezzo, il libro getta una provocazione: saremmo in grado di passare una settimana lontani dai social? 

Temi car­di­ne sono, innan­zi­tut­to, il ten­ta­ti­vo di pro­muo­ve­re per­cor­si auto­no­mi di cre­sci­ta per il rag­giun­gi­men­to del­la con­sa­pe­vo­lez­za e dell’autonomia nel­la cono­scen­za e nell’utilizzo dei nuo­vi media digi­ta­li e la respon­sa­bi­liz­za­zio­ne ver­so un cam­mi­no di ‘sen­si­bi­liz­za­zio­ne social’. Un’edu­ca­zio­ne civi­ca digi­ta­le, che coin­vol­ge tan­to i gio­va­ni quan­to gli adul­ti che, dia­lo­gan­do e com­pe­ne­tran­do lin­guag­gi vec­chi e nuo­vi, pos­so­no edu­ca­re ed edu­car­si, par­ten­do dal­le mura sco­la­sti­che, all’utilizzo di stru­men­ti che, in sé e per sé, non sono né mora­li né immo­ra­li e la cui agen­cy dipen­de dall’utilizzo che ne fa il fruitore. 

Impor­tan­tis­si­ma appa­re dun­que l’educazione alla rifles­si­vi­tà, al por­si doman­de e dar­si del­le rispo­ste alla luce di un pen­sie­ro cri­ti­co e strut­tu­ra­to da par­te di tut­ti colo­ro che lavo­ra­no, stu­dia­no e appren­do­no tra­mi­te i nuo­vi media digi­ta­li. Sola­men­te for­man­do­si sarà pos­si­bi­le estra­po­la­re il meglio dagli stru­men­ti che si han­no a dispo­si­zio­ne sen­za che essi mani­po­li­no com­ple­ta­men­te l’esistenza, sfrut­tan­do la didat­ti­ca per giun­ge­re a tra­sfor­ma­zio­ni socia­li neces­sa­rie in que­sta nuo­va era digi­ta­le, soprat­tut­to a fron­te del perio­do del­la pan­de­mia. Tut­ta­via, è bene ricor­dar­si che, die­tro agli stru­men­ti, vi sono degli indi­vi­dui pen­san­ti e soprat­tut­to con dei sen­ti­men­ti: biso­gna for­ma­re anche a livel­lo di sen­si­bi­li­tà, empa­tia, capa­ci­tà di ascol­to, inclu­si­vi­tà e par­te­ci­pa­zio­ne emotiva.

L’invito è quel­lo di abban­do­na­re, soprat­tut­to nell’ambito sco­la­sti­co ed acca­de­mi­co, un modus ope­ran­di basa­to sul con­trol­lo e che proi­bi­sca l’utilizzo dei media digi­ta­li oppu­re, all’estremo oppo­sto, che lasci soli i gio­va­ni nel loro uti­liz­zo, e di mira­re alla respon­sa­bi­liz­za­zio­ne e alla con­di­vi­sio­ne di lin­guag­gi, stru­men­ti, capa­ci­tà e nor­me per muo­ver­si all’interno del­la rete.

Appa­re altre­sì neces­sa­rio e dove­ro­so cer­ca­re un equi­li­brio tra vita onli­ne e offli­ne, due real­tà inscin­di­bi­li del nostro esse­re nel­la socie­tà che si inter­se­ca­no tra loro, che spes­so por­ta­no al disa­gio e all’inquietudine di non esse­re visti, all’ansia del non posta­re nul­la, alla neces­si­tà di con­trol­lo su cosa suc­ce­de nel­la pro­pria bol­la e alla pau­ra di non esse­re aggior­na­ti su cosa sta acca­den­do sul­la pro­pria pagina. 

Que­sto equi­li­brio non può esse­re impo­sto e nem­me­no det­ta­to dall’alto o dall’altro, ma dato da un sé con­sa­pe­vo­le dei van­tag­gi e dei rischi che i nuo­vi media digi­ta­li offro­no sen­za demo­niz­za­re que­sti ulti­mi né col­pe­vo­liz­za­re una gio­va­ne gene­ra­zio­ne per­ché trop­po dipen­den­te dai social (anche se gli adul­ti stan­no comun­que popo­lan­do le piat­ta­for­me digi­ta­li con altret­tan­to interesse). 

È inne­ga­bi­le che i nuo­vi media digi­ta­li stia­no len­ta­men­te per­mean­do tut­ti gli aspet­ti del­la quo­ti­dia­ni­tà, ma que­sto non vuol dire che deb­ba­no pren­de­re il soprav­ven­to. Uno sta­tus men­ti aper­to, for­ma­to e respon­sa­bi­liz­za­to può fare la dif­fe­ren­za in que­sta nuo­va tap­pa dell’evoluzione umana. 

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Laura Cecchetto
Sco­pro il mon­do e me stes­sa con il naso den­tro a un libro, riflet­to su ciò che mi cir­con­da e pren­do appun­ti. Nar­ro ciò che leg­go, e di con­se­guen­za ciò che pro­vo, per rela­zio­nar­mi con ciò che mi sta attor­no, pos­si­bil­men­te con una taz­za di tè sul­la scrivania.

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