Il problema degli spazi in Statale. Un’opinione

“Contributi” è la sezione di Vulcano dove vengono pubblicati gli articoli, le riflessioni e gli spunti che ci giungono da studenti e studentesse che non fanno parte della redazione. Con un fine: allargare il dibattito. 


Un posto dove stu­dia­re in Festa del per­do­no la mat­ti­na del 4 novem­bre è dif­fi­ci­lis­si­mo da tro­va­re, e infat­ti pri­ma dell’orario di pran­zo buo­na par­te dei tavo­li del­la men­sa è occu­pa­ta da libri e lap­top, vie­ne da chie­der­si com’è possibile.

La Biblio­te­ca cen­tra­le è chiu­sa da mesi per lavo­ri di ristrut­tu­ra­zio­ne, non è un segre­to che una par­te con­si­de­re­vo­le dell’ex Ospe­da­le Mag­gio­re, oggi sede prin­ci­pa­le dell’Unimi, sia total­men­te ina­de­gua­ta agli stan­dard di sicu­rez­za attua­li. C’è da spe­ra­re di non tro­var­si a svol­ge­re un par­zia­le in un sot­to­tet­to men­tre scop­pia un incen­dio, anche se l’esame va bene, il rischio sareb­be quel­lo di non uscir­ne vivi.

Sot­to­cro­cie­ra, dirit­to pub­bli­co, pri­va­to, com­mon law e dirit­to del lavo­ro chiu­se inve­ce per moti­vi di sicu­rez­za. SAFM è chiu­sa per “atti­vi­tà di cablag­gio”, gira­no voci per le qua­li l’Università prov­ve­de­rà pre­sto a instal­la­re dei tor­nel­li, anche se al momen­to non c’è nes­su­na con­fer­ma uffi­cia­le. Le dif­fi­col­tà nel tro­va­re un posto dove stu­dia­re duran­te la mat­ti­na­ta sono dovu­te anche all’impos­si­bi­li­tà di acce­de­re al chio­stro Legna­ia, sede del­la Biblio­te­ca di storia. 

Questo perché con un intervento di Celere e DIGOS la direzione ha fatto sgomberare lo spazio occupato dal collettivo CRIC (Collettivo Rottura in Corso). 

Non cono­sce­re il nome col­let­ti­vo non è stra­no, se non altro per­ché negli ulti­mi anni il ricam­bio del­le sigle è sta­to così rapi­do da ren­de­re dif­fi­ci­le anche a chi segue le vicen­de del­la poli­ti­ca uni­ver­si­ta­ria rima­ne­re aggior­na­to. Cam­bia­men­to peral­tro non sem­pre lega­to a una qual­che dif­fe­ren­za sostan­zia­le in ter­mi­ni di pro­po­sta poli­ti­ca, infat­ti i nuclei prin­ci­pa­li del­le riven­di­ca­zio­ni di que­sti sog­get­ti sono pres­so­ché sem­pre i mede­si­mi: richie­ste di mag­gio­ri spa­zi per gli stu­den­ti e oppo­si­zio­ne a logi­che azien­da­li­sti­che nel­la gestio­ne dell’università.

È anche vero che la lin­gua bat­te dove il den­te duo­le, chiun­que non con­di­vi­des­se le moda­li­tà di azio­ne di que­sti col­let­ti­vi dif­fi­cil­men­te potreb­be soste­ne­re che gli stes­si risul­ta­ti sono rag­giun­gi­bi­li altri­men­ti per via isti­tu­zio­na­le. Par­lan­do di risul­ta­ti natu­ral­men­te ci rife­ria­mo alla frui­zio­ne di spa­zi da par­te di real­tà asso­cia­ti­ve che ope­ra­no all’interno dell’università, non la sve­glia blu e cre­mi­si al suo­no incon­fon­di­bi­le di radio­li­na del­la DIOOS che pri­ma dell’alba ha scos­so i sogni dei mili­tan­ti che pre­si­dia­va­no l’aula occupata. 

Sì per­ché, nono­stan­te le pro­mes­se del ret­to­re, occor­se dopo uno dei tan­ti sgom­be­ri che ora­mai si suc­ce­do­no con sem­pre rapi­da fre­quen­za, a oggi è anco­ra impos­si­bi­le, a meno che non si sia una lista di rap­pre­sen­tan­za con espo­nen­ti occu­pan­ti luo­ghi negli orga­ni mag­gio­ri (sena­to acca­de­mi­co e con­si­glio di ammi­ni­stra­zio­ne), ave­re acces­so a uno spa­zio uni­ver­si­ta­rio per un grup­po stu­den­te­sco oppu­re un’associazione.

A pensar male sembrerebbe che all’università non interessi minimamente garantire le condizioni affinché questa possa essere qualcosa di diverso dall’esamificio che viene accusata d’essere anche dalle stesse realtà che poi occupano gli spazi. 

Stra­no per­ché il Magni­fi­co Ret­to­re, abi­lis­si­mo reto­re, ave­va affer­ma­to che «[…] per me sareb­be comun­que posi­ti­vo lascia­re uno spa­zio aggre­ga­ti­vo libe­ro e non buro­cra­tiz­za­to, io non avrei pro­ble­mi a garan­ti­re anche ai col­let­ti­vi, a LUMe e a tut­ti colo­ro che pur non si fan­no rico­no­sce­re dall’università uno spa­zio in cui riu­nir­si e orga­niz­za­re attività».

Quest’altro sgom­be­ro con­so­li­da dun­que la frat­tu­ra avve­nu­ta tra Fran­zi­ni e i col­let­ti­vi. Curio­so se non alto per­ché duran­te il perio­do ante­ce­den­te la sua ele­zio­ne, il ret­to­re non ave­va disde­gna­to di ammic­ca­re a que­ste stes­se real­tà, quan­do anco­ra in bal­lo c’era la pos­si­bi­li­tà di fer­ma­re lo spo­sta­men­to dell’area scien­ti­fi­ca nel polo di Expo. In quel caso i col­let­ti­vi ave­va­no abboc­ca­to alla gran­de, dan­do cre­di­to alle pro­mes­se di quel­lo che sareb­be diven­ta­to il nuo­vo ret­to­re per un pugno di voti. La luna di mie­le è dura­ta pochis­si­mo, il tem­po di ren­der­si con­to che gli impe­gni del filo­so­fo han­no la stes­sa con­si­sten­za dell’omonimo gas nobile. 

A pre­scin­de­re dal­le opi­nio­ni sull’iniziativa del col­let­ti­vo CRIC, biso­gna dare con­to di un fat­to ogget­ti­vo: otte­ne­re un posto per svol­ge­re del­le atti­vi­tà extra­cur­ri­cu­la­ri in uni­ver­si­tà è al momen­to impos­si­bi­le, com’è impos­si­bi­le poter stu­dia­re dopo la chiu­su­ra oltre le 7 di sera (dal­la chiu­su­ra del­la Biblio­te­ca cen­tra­le in poi), gra­ve man­can­za che peral­tro col­pi­sce spe­cial­men­te chi duran­te il gior­no lavo­ra. Aspet­to a cui il col­let­ti­vo che ave­va occu­pa­to le aule del Cor­ti­ne Legna­ia ave­va posto momen­ta­nea­men­te rime­dio. Vedre­mo nei pros­si­mi gior­ni se l’Ateneo saprà far meglio.

Con­tri­bu­to di Andrea Bacchin.

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