In Italia c’è un problema di randagismo

L’Italia è tra i Pae­si in Euro­pa a con­ta­re il mag­gio­re nume­ro di ani­ma­li da com­pa­gnia, in par­ti­co­la­re cani e gat­ti. Il 63% del­le fami­glie, in Ita­lia, con­si­de­ra il pro­prio ani­ma­le dome­sti­co come par­te inte­gran­te del nucleo fami­lia­re – ma il dato non deve appa­ri­re con­for­tan­te: l’Italia, infat­ti, è anche uno dei tre pae­si Euro­pei a pre­sen­ta­re il più alto tas­so di ran­da­gi­smo. Nel 2020, il Mini­ste­ro del­la salu­te ha for­ni­to un qua­dro regio­ne per regio­ne rela­ti­vo agli ingres­si nei cani­li sani­ta­ri e nei rifu­gi, con­si­de­ran­do anche il nume­ro di ani­ma­li adot­ta­ti: emer­go­no 76.192 ingres­si in cani­li sani­ta­ri, 42.665 in cani­li rifu­gio e 42.360 ado­zio­ni di cani ran­da­gi. I nume­ri, tut­ta­via, sono da pren­de­re con estre­ma cau­te­la: come comu­ni­ca­no LAV, Lega Anti-Vivi­se­zio­ne, e ENPA, Ente Nazio­na­le Pro­te­zio­ne Ani­ma­li, que­sti dati inclu­do­no anche gli ani­ma­li smar­ri­ti, ospi­ta­ti nei cani­li e ritro­va­ti dai padro­ni; inol­tre, non for­ni­sco­no alcun dato pre­ci­so cir­ca gli abban­do­ni e il ran­da­gi­smo. Oipa, Orga­niz­za­zio­ne inter­na­zio­na­le pro­te­zio­ne ani­ma­li, sti­ma oltre 150.000 ani­ma­li abban­do­na­ti ogni anno, di cui l’80% muo­re sul­le stra­de entro i 20 gior­ni dall’abbandono. 

Que­sto feno­me­no non è un pro­ble­ma di tut­ti i pae­si dell’Unione: è pro­prio l’area meri­dio­na­le – Ita­lia, Spa­gna e Gre­cia – a pre­sen­ta­re un alto tas­so di ran­da­gi­smo. L’Olanda, ad esem­pio, può con­ta­re ormai un nume­ro di ran­da­gi azze­ra­to. Non è sta­to un per­cor­so pri­vo di dif­fi­col­tà, ma la legi­sla­zio­ne olan­de­se è inter­ve­nu­ta diret­ta­men­te sul pro­ble­ma dopo che, negli anni Novan­ta, il nume­ro di abban­do­ni era dive­nu­to fuo­ri con­trol­lo. Oggi, le atti­vi­tà dei grup­pi ani­ma­li­sti per­met­to­no un capil­la­re inter­ven­to su tut­to il suo­lo olan­de­se, inter­ve­nen­do diret­ta­men­te nel recu­pe­ro e nel sal­va­tag­gio: ogni ani­ma­le, di qua­lun­que età, vie­ne segui­to nel­le tera­pie neces­sa­rie alla sua cura, non richie­do­no alcun costo aggiun­ti­vo da par­te dell’adottante. Inol­tre, le pra­ti­che di castra­zio­ne e ste­ri­liz­za­zio­ne sono obbli­ga­to­rie e non pre­ve­do­no costi; allo stes­so modo, in alcu­ni mesi, le vac­ci­na­zio­ni sono ese­gui­bi­li gratuitamente. 

Questi due interventi sono mirati proprio al contrasto della diffusione dell’abbandono e del randagismo in Italia.

«Il pro­ble­ma prin­ci­pa­le – ha det­to Clau­dia Tac­ca­ni, respon­sa­bi­le lega­le di Oipa, al Post – soprat­tut­to per quan­to riguar­da il Sud Ita­lia e in par­ti­co­lar modo le zone rura­li, è quel­lo del­la man­can­za di atten­zio­ne nel­la custo­dia dei cani. Gli ani­ma­li, spes­sis­si­mo sen­za micro­chip di iden­ti­fi­ca­zio­ne, ven­go­no lascia­ti libe­ri di gira­re per con­to pro­prio e si ripro­du­co­no, non essen­do ste­ri­liz­za­ti. Quel­lo del­la non ste­ri­liz­za­zio­ne è un altro pun­to cri­ti­co. I cuc­cio­li che soprav­vi­vo­no diven­ta­no ran­da­gi, a loro vol­ta sen­za sterilizzazione».

«Pur­trop­po, mol­ti pro­prie­ta­ri di cani non voglio far­li ste­ri­liz­za­re anche solo per non paga­re il costo al vete­ri­na­rio – con­ti­nua Tac­ca­ni – Si potreb­be così pen­sa­re a incen­ti­vi a livel­lo eco­no­mi­co. Un’altra cosa fon­da­men­ta­le sareb­be effet­tua­re a tap­pe­to i con­trol­li appli­can­do le san­zio­ni che in real­tà sono ora deci­sa­men­te blande».

Nel 2019, si sti­ma­va che i cani ran­da­gi fos­se­ro tra i 500 e i 700 mila. Oggi il nume­ro pare esse­re in allar­man­te aumen­to, tan­to che Sici­lia e Cala­bria, nel report del Mini­ste­ro del­la Salu­te sopra­ci­ta­to, non han­no for­ni­to cifre chia­re. Nel 2018, la Com­mis­sio­ne spe­cia­le d’inchiesta sul feno­me­no del ran­da­gi­smo in Sici­lia ha comu­ni­ca­to che tre quar­ti del feno­me­no del ran­da­gi­smo euro­peo è con­cen­tra­to nel­la sola Sici­lia. Il dato ita­lia­no subi­sce il for­te impat­to del­la dif­fu­sio­ne del­la cri­mi­na­li­tà orga­niz­za­ta: secon­do l’a­na­li­si del­la Col­di­ret­ti su dati Osser­va­to­rio Agro­ma­fie in occa­sio­ne del­la Gior­na­ta mon­dia­le del cane 2021 il traf­fi­co ille­ci­to di ani­ma­li da com­pa­gnia copre oltre 300milioni di euro, coin­vol­gen­do cir­ca 400mila cuccioli. 

A que­sto si affian­ca il mer­ca­to nero con ani­ma­li impor­ta­ti ille­gal­men­te dall’estero con con­traf­fat­ti docu­men­ti che ne atte­sta­no l’origine ita­lia­na e pro­fi­las­si medi­che mai ese­gui­te: si trat­ta di cani di poche set­ti­ma­ne, spes­so che non han­no anco­ra ter­mi­na­to il ciclo di svez­za­men­to, ven­du­ti per cifre che arri­va­no fino a 1.200 euro. In mol­ti ven­go­no addi­rit­tu­ra imbot­ti­ti di medi­ci­na­li per appa­ri­re più sani e tra­spor­ta­ti nasco­sti e pres­sa­ti den­tro con­te­ni­to­ri, dop­pi fon­di ed altri ambien­ti chiu­si, sti­pa­ti in fur­go­ni e camion che per­cor­ro­no lun­ghi tra­git­ti; que­ste con­di­zio­ni sono spes­so la cau­sa di mor­te pre­co­ce per mol­ti di loro. 

«Quel­lo dei cuc­cio­li clan­de­sti­ni — sot­to­li­nea la Col­di­ret­ti — è un com­mer­cio che tal­vol­ta si rea­liz­za anche con la com­pli­ci­tà di alcu­ni alle­va­to­ri e nego­zian­ti ita­lia­ni che “rici­cla­no” nel mer­ca­to lega­le ani­ma­li di pro­ve­nien­za ille­ga­le. Il traf­fi­co di ani­ma­li da com­pa­gnia costi­tui­sce un dan­no per tut­te le par­ti coin­vol­te, ad ecce­zio­ne di chi lo gesti­sce. Ad esser­ne col­pi­ti sono, oltre che gli alle­va­to­ri ed i riven­di­to­ri one­sti, in pri­mo luo­go gli ani­ma­li stes­si, vit­ti­me qua­si sem­pre di mal­trat­ta­men­ti ed abusi».

Esistono poi fenomeni ancora più estremi, dei così detti “canili lager”. 

Si trat­ta di cani­li pri­va­ti che sti­pu­la­no accor­di con lo Sta­to, così da rice­ve­re fon­di in base al nume­ro di ran­da­gi accol­ti. Tut­ta­via, i sol­di non ven­go­no spe­si nel­la cura dei cani, ma ven­go­no inta­sca­ti dai gesto­ri del­la strut­tu­ra, dove gli ani­ma­li vivo­no in sta­ti di degra­do e fame, trop­po spes­so in gab­bie sovraf­fol­la­te. «Una sto­ria – ha soste­nu­to la Lega Nazio­na­le per la Dife­sa del Cane – che è sot­to gli occhi di tut­ti ma che in pochi vedo­no e che pure dovreb­be riguar­da­re ogni cit­ta­di­no, se non altro per lo sper­pe­ro di dena­ro pub­bli­co che vi sta die­tro. Una sto­ria dove gli atto­ri sono tan­ti: ammi­ni­stra­to­ri comu­na­li, for­ze dell’ordine, vete­ri­na­ri Asl. E, a vol­te, anche cri­mi­na­li­tà orga­niz­za­ta. Ma è una sto­ria di cui si par­la poco per­ché, alla fine, il silen­zio con­vie­ne a tut­ti: a chi non deve impe­gnar­si a risol­ve­re il pro­ble­ma e a chi, su que­sto pro­ble­ma, con­ti­nua a lucrare.”

«La pro­ble­ma­ti­ca dei cani­li lager – chia­ri­sce Fabri­zia Zot­ta, volon­ta­ria dell’associazione Gli Ami­ci di Piso­lo per i Ran­da­gi – è un for­te osta­co­lo alla solu­zio­ne del pro­ble­ma del ran­da­gi­smo. Il gio­co del­la cri­mi­na­li­tà orga­niz­za­ta, trop­po spes­so in accor­do con la poli­ti­ca, è quel­lo di man­te­ne­re in vita il ran­da­gi­smo per lucra­re sul sovraf­fol­la­men­to dei cani­li: per ogni ran­da­gio che vie­ne rac­col­to e por­ta­to in cani­li pri­va­ti e, quin­di, non muni­ci­pa­li, i comu­ni paga­no una ret­ta gior­na­lie­ra. Si par­la da cifre di scar­so valo­re, come 2.50 euro ai 10 euro al gior­no. E’ chia­ro che, par­lan­do di cen­ti­na­ia e miglia­ia di cani, il gua­da­gno sia impor­tan­te. All’interno di que­sti cani­li i cani ven­go­no man­te­nu­ti in vita al limi­te, in quan­to ognu­no por­ta soldi».

In Ita­lia, il feno­me­no del ran­da­gi­smo è sem­pre sta­to mol­to con­si­sten­te e le leg­gi mai dav­ve­ro mira­te alla solu­zio­ne del pro­ble­ma. Fino al 1991, i cani­li era­no strut­tu­re di pre­ven­zio­ne anti-rab­bi­ca: i cani ritro­va­ti veni­va­no sot­to­po­sti a perio­di di qua­ran­te­na di 10 gior­ni e, allo sca­de­re di que­sti, se nes­su­no si fos­se tro­va­to a recla­mar­ne la pro­prie­tà, il tro­va­tel­lo veni­va sot­to­po­sto ad euta­na­sia. Nel 1991, con la Leg­ge Qua­dro 281/91, avven­ne la svol­ta: fu vie­ta­ta l’eutanasia siste­ma­ti­ca e ven­ne intro­dot­to il model­lo di cani­le così come lo cono­scia­mo oggi. Tut­ta­via, oggi, que­ste misu­re non sono più sufficienti. 

Con­ti­nua Zot­ta: «L’unica solu­zio­ne è agi­re da Nord, dove il pro­ble­ma esi­ste seb­be­ne con nume­ri meno impres­sio­nan­ti, a Sud: uni­re le gran­di asso­cia­zio­ni, ENPA, LAV, OIPA, con quel­le più pic­co­le e loca­li, in modo da agi­re sul­la poli­ti­ca e fare pres­sio­ne per una leg­ge che impon­ga la ste­ri­liz­za­zio­ne. Il pro­ble­ma è, in par­ti­co­la­re, dei metic­ci: si vedo­no sem­pre più spes­so cani sog­get­ti a mal­for­ma­zio­ni gene­ti­che, per­ché maga­ri frut­to dell’unione di con­san­gui­nei o di incro­ci assur­di tra raz­ze. Pen­so sia l’unica solu­zio­ne: impor­re la ste­ri­liz­za­zio­ne e per­met­te­re la ripro­du­zio­ne con­trol­la­ta, solo ad alle­va­to­ri autorizzati».

Amici di Pisolo per i Randagi, con sede a Forenza, in Basilicata, è una delle numerosissime realtà locali gestite da volontari e che si impegna del raccogliere i randagi e toglierli dal pericolo della strada, per dare loro cibo e cure mediche. 

«Attual­men­te abbia­mo cir­ca set­tan­ta cani – spie­ga Zot­ta – Nel giro di 15 gior­ni abbia­mo recu­pe­ra­to die­ci cuc­cio­li e due cani adul­ti; i recu­pe­ri dipen­do­no mol­to dai perio­di del­le cuc­cio­la­te, che tal­vol­ta con­ta­no anche otto cuc­cio­li. Quest’anno c’è sta­to un boom di ritro­va­men­ti di cani adul­ti con pro­ble­ma­ti­che mol­to serie che van­no, natu­ral­men­te, aiu­ta­ti con spe­se medi­che tal­vol­ta mol­to costo­se. Gra­zie alle dona­zio­ni riu­scia­mo ad aiu­tar­li e paga­re la cli­ni­ca, ma se doves­se­ro veni­re a man­ca­re ci tro­ve­rem­mo in for­te dif­fi­col­tà: strap­pa­re soste­gno alle isti­tu­zio­ni è spes­so dif­fi­ci­le, essen­do mol­to influen­te la volon­tà politica».

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Giulia Ariti
Stu­den­tes­sa di Filo­so­fia che inse­gue il sogno del gior­na­li­smo. Sem­pre con gli occhi sul­la real­tà di oggi e la men­te ver­so il domani.

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