Lo storico sì del Comitato Etico per il suicidio assistito

Lo storico sì del comitato etico per il suicidio assistito

Final­men­te uno sto­ri­co sì da par­te del Comi­ta­to Eti­co: come ha annun­cia­to qual­che gior­no fa l’associazione Luca Coscio­ni, “Mario”, camio­ni­sta di Pesa­ro di 43 anni, tetra­ple­gi­co da 11 in segui­to a un inci­den­te stra­da­le, potrà acce­de­re al sui­ci­dio assi­sti­to dopo il via libe­ra da par­te dell’Azienda sani­ta­ria uni­ca del­la regio­ne Marche. 

L’Asur ha sta­bi­li­to che il suo caso pos­sie­de i requi­si­ti neces­sa­ri posti dal­la Cor­te Costi­tu­zio­na­le per acce­de­re al far­ma­co leta­le: Mario è infat­ti tenu­to in vita da un “trat­ta­men­to di soste­gno vita­le” per­ché affet­to da una “pato­lo­gia irre­ver­si­bi­le” fon­te di “sof­fe­ren­ze intol­le­ra­bi­li”; oltre a ciò, il pazien­te è pie­na­men­te in gra­do di pren­de­re “deci­sio­ni libe­re e con­sa­pe­vo­li”: sarà Mario stes­so ad auto-assu­me­re il far­ma­co, sul­le cui dosi e moda­li­tà di assi­mi­la­zio­ne il Comi­ta­to sta anco­ra dibat­ten­do. Una lot­ta dura­ta anni ma con­clu­sa con una vit­to­ria: «Mi sen­to più leg­ge­ro, mi sono svuo­ta­to di tut­ta la ten­sio­ne accu­mu­la­ta in que­sti anni», affer­ma Mario, da tem­po accu­di­to dal­la madre e da un infer­mie­re che prov­ve­de a tut­ti i suoi biso­gni. Nel 2015 ave­va dichia­ra­to che si sareb­be reca­to in Sviz­ze­ra per acce­de­re al sui­ci­dio assi­sti­to, qui lega­le, ma ave­va poi scel­to di rima­ne­re in Ita­lia per por­ta­re avan­ti la sua bat­ta­glia per cam­bia­re la legi­sla­zio­ne del nostro Paese.

La lotta per l’approvazione dell’eutanasia ha una storia lunga e tortuosa in Italia ed è recentemente tornata sulle prime pagine dei giornali grazie al referendum Eutanasia Legale, una raccolta firme, anche digitali, avvenuta tra l’1 luglio e il 30 settembre di quest’anno, che ha portato alla deposizione di 1,2 milioni di firme in Cassazione lo scorso 8 ottobre. 

Il refe­ren­dum per­met­te­reb­be l’abro­ga­zio­ne di par­te dell’art. 579 del Codi­ce pena­le che così reci­ta: “Chiun­que cagio­na la mor­te di un uomo, col con­sen­so di lui, è puni­to con la reclu­sio­ne da sei a quin­di­ci anni”, con­sen­ten­do que­sta pra­ti­ca pre­via valu­ta­zio­ne del giu­di­ce in sede pro­ces­sua­le, sul­la base del­la leg­ge, del con­sen­so infor­ma­to e del testa­men­to bio­lo­gi­co. L’eutanasia nel nostro ordi­na­men­to è infat­ti puni­ta sia se effet­tua­ta in manie­ra indi­ret­ta che diret­ta. Qui emer­ge la dif­fe­ren­za con il sui­ci­dio assi­sti­to: men­tre nel pri­mo caso è neces­sa­rio l’intervento di un medi­co che ten­den­zial­men­te som­mi­ni­stra per via endo­ve­no­sa il far­ma­co al pazien­te che ne fa richie­sta, nel secon­do caso è il pazien­te stes­so che pone fine alla sua vita assu­men­do in modo auto­no­mo il far­ma­co, pro­prio come farà Mario. 

Sono nume­ro­se le figu­re che han­no rive­sti­to un ruo­lo fon­da­men­ta­le nel lun­go iter che gra­zie a que­sta pas­so avan­ti si spe­ra si avvii sem­pre più rapi­da­men­te ver­so una lega­liz­za­zio­ne dell’eutanasia. Di fon­da­men­ta­le impor­tan­za è sicu­ra­men­te Mar­co Cap­pa­to, poli­ti­co e atti­vi­sta ita­lia­no espo­nen­te dei Radi­ca­li e oggi teso­rie­re dell’associazione Luca Coscio­ni, inter­vi­sta­to da Vul­ca­no in un arti­co­lo del 4 set­tem­bre, nel pie­no del­la rac­col­ta fir­me per il referendum. 

L’attivista era diven­ta­to famo­so soprat­tut­to per le vicen­de che lo ave­va­no lega­to al caso di Dj Fabo: Fabia­no Anto­nia­ni, rima­sto tetra­ple­gi­co e cie­co in segui­to a un inci­den­te stra­da­le, dopo il ter­zo rin­vio del­la leg­ge sul testa­men­to bio­lo­gi­co, si recò pres­so una cli­ni­ca sviz­ze­ra per acce­de­re al sui­ci­dio assi­sti­to, accom­pa­gna­to pro­prio da Mar­co Cap­pa­to, moren­do qui il 17 feb­bra­io 2017. «Sono final­men­te arri­va­to in Sviz­ze­ra, e ci sono arri­va­to pur­trop­po con le mie for­ze e non con l’a­iu­to del­lo Sta­to. Vole­vo rin­gra­zia­re una per­so­na che ha potu­to sol­le­var­mi da que­sto infer­no di dolo­re, di dolo­re, di dolo­re. Que­sta per­so­na si chia­ma Mar­co Cap­pa­to e la rin­gra­zie­rò fino alla mor­te», ave­va dichia­ra­to il dj dopo esse­re sta­to sot­to­po­sto a una visi­ta medi­ca e psi­co­lo­gi­ca che ave­va con­fer­ma­to la sua volon­tà di mori­re. Tor­na­to in Ita­lia Mar­co Cap­pa­to si auto­de­nun­ciò e ven­ne accu­sa­to di aiu­to al sui­ci­dio, come pre­vi­sto dall’articolo 580 del Codi­ce pena­le. Dopo una serie di lun­ghe vicis­si­tu­di­ni ven­ne però assol­to “per­ché il fat­to non sussisteva”. 

Sul­la vicen­da di Mario si è espres­sa anche la fidan­za­ta di dj Fabo, Vale­ria Imbro­gno: «Sono con­ten­ta che le cose si stia­no smuo­ven­do anche in Ita­lia, gra­zie anche alla bat­ta­glia che ha volu­to por­ta­re avan­ti Fabia­no. Il sì del comi­ta­to eti­co è un gol per noi, anche dopo quel milio­ne e tre­cen­to­mi­la fir­me di cit­ta­di­ni che sono favo­re­vo­li al refe­ren­dum sul­l’eu­ta­na­sia. La gen­te è d’ac­cor­do. Il pro­ble­ma è che man­ca anco­ra l’ap­pro­va­zio­ne del­la leg­ge sul­l’eu­ta­na­sia, e quel­la sarà la par­ti­ta vinta».

La lotta per la legalizzazione dell’eutanasia è quindi tutt’altro che vinta. Negli anni sono state numerose le persone che hanno rivendicato il proprio diritto di morire per porre fine a un’esistenza fatta di sofferenza, reclamando il diritto di interrompere il proprio dolore. 

Nel nostro pae­se infat­ti pos­so­no por­re fine alla pro­pria vita esclu­si­va­men­te i pazien­ti per cui risul­ti suf­fi­cien­te l’interruzione del­le tera­pie: tut­te le altre per­so­ne affet­te da pato­lo­gie irre­ver­si­bi­li o malat­tie ter­mi­na­li non pos­sie­do­no il dirit­to di acce­de­re all’aiuto medi­co per la mor­te volon­ta­ria. Uno dei pri­mi casi che por­tò alla luce que­sta pro­ble­ma­ti­ca fu quel­lo di Pier­gior­gio Webly, co-pre­si­den­te del­l’As­so­cia­zio­ne Luca Coscio­ni affet­to da distro­fia musco­la­re in for­ma pro­gres­si­va: nel 2006 il tri­bu­na­le di Roma respin­se la richie­sta dei lega­li di Wel­by di por­re fine all’ac­ca­ni­men­to tera­peu­ti­co, inam­mis­si­bi­le dal loro pun­to di vista anche a cau­sa del vuo­to legi­sla­ti­vo sul­la que­stio­ne. Wel­by però non si arre­se e pose fine al suo cal­va­rio anche gra­zie all’aiuto del medi­co Mario Ric­cio che stac­cò il respi­ra­to­re dell’uomo sot­to seda­zio­ne (il medi­co ven­ne poi assol­to dall’accusa di omi­ci­dio). Anco­ra più famo­sa è for­se la vicis­si­tu­di­ne di Elua­na Engla­ro, la gio­va­ne di Lec­co cadu­ta in coma vege­ta­ti­vo dopo un inci­den­te stra­da­le. Il caso del­la gio­va­ne arri­vò anche in Par­la­men­to e solo dopo dicias­set­te anni il padre Bep­pi­no riu­scì ad otte­ne­re la sospen­sio­ne del­la nutri­zio­ne e dell’idratazione arti­fi­cia­le per la figlia secon­do le volon­tà di Elua­na pri­ma dell’incidente.

La sto­ria ita­lia­na è costel­la­ta da tan­ti altri nomi, da tan­te dram­ma­ti­che vicis­si­tu­di­ni in que­sta lot­ta ver­so l’ottenimento del dirit­to di deci­de­re del­la pro­pria vita: Gio­van­ni Nuvo­li, Wal­ter Pilu­du, Patri­zia Coc­co e lo stes­so Luca Coscio­ni, fon­da­to­re dell’omonima asso­cia­zio­ne di cui è teso­rie­re pro­prio Mar­co Cappato. 

La stra­da è di sicu­ro costel­la­ta di osta­co­li ma il tra­guar­do non è irrag­giun­gi­bi­le: in Euro­pa l’eutanasia è lega­le in Bel­gio, nei Pae­si Bas­si, in Lus­sem­bur­go ed è sta­ta recen­te­men­te lega­liz­za­ta in Spa­gna, il sui­ci­dio assi­sti­to è una pra­ti­ca dif­fu­sa in Sviz­ze­ra, in Fran­cia e Ger­ma­nia è pra­ti­ca­ta l’eutanasia pas­si­va, men­tre in mol­ti altri sta­ti come Dani­mar­ca, Nor­ve­gia, Unghe­ria e Repub­bli­ca Ceca il mala­to può rifiu­ta­re le cure o l’accanimento terapeutico. 

La sto­ria di Mario segna sicu­ra­men­te un pun­to a favo­re nel­la lot­ta per la lega­liz­za­zio­ne dell’eutanasia ma il deli­nea­men­to di una leg­ge sem­bra anco­ra lon­ta­no, sbia­di­to tra i cavil­li del­la buro­cra­zia, nei mean­dri del­la poli­ti­ca che trop­po spes­so si allon­ta­na da ciò che dovreb­be tute­la­re, i dirit­ti che sono alla base dell’esistenza di ogni indi­vi­duo, per garan­ti­re una liber­tà che non può veni­re meno nean­che nel momen­to in cui qual­cu­no deci­de di por­re fine alla pro­pria vita. 

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Arianna Locatelli
Da pic­co­la cer­ca­vo l’origine del mio nome per­ché mi affa­sci­na­va la sto­ria che c’era die­tro. Anco­ra oggi mi pia­ce cono­sce­re e sco­pri­re sto­rie di cui poi rac­con­to e scri­vo. Intan­to cor­ro, bevo caf­fè e pia­ni­fi­co viaggi.

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