L’utopia, le istituzioni, la presenza. Intervista a Pippo Civati

Il dibat­ti­to poli­ti­co ita­lia­no è sta­to attra­ver­sa­to negli ulti­mi mesi da nume­ro­se agi­ta­zio­ni e pro­te­ste di piaz­za: dai No Green Pass ai Fri­days For Futu­re, dal­le pro­te­ste ine­ren­ti al ddl Zan agli scos­so­ni pro­vo­ca­ti dal­le recen­ti ele­zio­ni comu­na­li, il cui tas­so di asten­sio­ni­smo ha rap­pre­sen­ta­to un record nega­ti­vo per il pae­se. Il deno­mi­na­to­re comu­ne di que­ste situa­zio­ni pare esse­re la pro­fon­dis­si­ma insod­di­sfa­zio­ne degli elet­to­ri, delu­si da una clas­se poli­ti­ca immo­bi­le ed inca­pa­ce di far pro­pri gli inte­res­si del­la popo­la­zio­ne. Stia­mo dun­que viven­do un momen­to di cri­si del­la poli­ti­ca, per­lo­me­no per quan­to riguar­da quel­la che avvie­ne all’interno del­le istituzioni. 

Per que­sto abbia­mo inter­vi­sta­to Pip­po Civa­ti, già depu­ta­to e fon­da­to­re di Pos­si­bi­le, per par­la­re del suo modo alter­na­ti­vo di con­ce­pi­re la poli­ti­ca che fa dell’attivismo, del­la par­te­ci­pa­zio­ne gio­va­ni­le e dell’iniziativa popo­la­re i pro­pri caval­li di bat­ta­glia. L’in­ter­vi­sta è sta­ta edi­ta­ta per moti­vi di bre­vi­tà e chiarezza.


Par­tia­mo da due even­ti: il ddl Zan ed i refe­ren­dum. In entram­bi i casi ci tro­via­mo di fron­te ad un par­la­men­to rima­sto fer­mo rispet­to alla popo­la­zio­ne. Le isti­tu­zio­ni han­no fallito?

È una situa­zio­ne a spec­chio per­fet­to, per­ché da un lato c’è una socie­tà che chie­de dirit­ti che già ci sono, nel sen­so che le per­so­ne già vivo­no così, e dal­l’al­tra c’è un mon­do isti­tu­zio­na­le che dovreb­be rap­pre­sen­tar­le, ma che in real­tà fa il con­tra­rio e rea­gi­sce con vio­len­za. Il sen­so del DDL Zan era esat­ta­men­te nega­re que­sta vio­len­za e quin­di è una situa­zio­ne para­dos­sa­le. È come se le cose che ven­go­no con­te­sta­te fos­se­ro bana­liz­za­te dal­le stes­se per­so­ne che dovreb­be­ro inve­ce pren­der­se­ne cura. Non si rico­no­sce l’ur­gen­za e la neces­si­tà di alcu­ne cose che stan­no già nel­la socie­tà ita­lia­na, e che inve­ce ven­go­no nega­te da alcu­ni anche per ragio­ni stru­men­ta­li. Quin­di non han­no fal­li­to, sono pro­prio su un altro pianeta.

Ci sono altri temi che le isti­tu­zio­ni stan­no igno­ran­do, o su cui non stan­no facen­do abbastanza?

Qua­si tut­ti. Noi ponia­mo anzi­tut­to la que­stio­ne del sala­rio mini­mo per­ché le per­so­ne non sono retri­bui­te, inve­ce un’o­ra di una per­so­na ha un valo­re a pre­scin­de­re dal­la man­sio­ne che svol­ge. Poi c’è la que­stio­ne cla­mo­ro­sa di una dif­fe­ren­za di sta­to socia­le tra chi sta mol­to bene e chi inve­ce è in dif­fi­col­tà. Allo­ra noi insi­stia­mo sul­l’i­dea che chi gua­da­gna tan­to paghi un po’ più di tas­se, e cre­dia­mo soprat­tut­to che in que­sto momen­to chi ha tan­ti patri­mo­ni deb­ba met­ter­li in gio­co per la salu­te del Pae­se, anche per­ché altri­men­ti par­le­rem­mo di avi­di­tà. Per fare una meta­fo­ra, non è pos­si­bi­le che ci sia chi si lamen­ta del fat­to che sia­no fini­te le Fer­ra­ri o che sia fini­to lo cham­pa­gne più costo­so quan­do in real­tà poi ci sono per­so­ne che non arri­va­no alla fine del mese. Poi c’è la que­stio­ne del cli­ma, per­ché, men­tre ci scher­zia­mo su, il mon­do potreb­be poten­zial­men­te fini­re. Tut­te le discus­sio­ni che stia­mo facen­do in meri­to rischia­no di esse­re ridi­co­liz­za­te in una deci­na o una ven­ti­na d’an­ni, quin­di su que­sto sarei un po’ meno pater­na­li­sti­co con Gre­ta Thun­berg e affron­te­rei la que­stio­ne per quel­lo che è, cosa che non mi pare stia­mo facen­do davvero.

Qual è secon­do te il rap­por­to tra i gio­va­ni e la poli­ti­ca? Sono abba­stan­za coin­vol­ti? Si atti­va­no abbastanza?

Secon­do me sì. Spes­so il giu­di­zio di quel­li vec­chi come me è che la poli­ti­ca non li riguar­di, che loro non la capi­sca­no e che non sia­no impe­gna­ti. In veri­tà que­sto tipo di poli­ti­ca non par­la più a nes­su­no, nean­che a me che l’ho fat­ta per tan­ti anni. Un ven­ten­ne che si affac­cia sul­la sce­na del mon­do vede un ceto poli­ti­co com­pia­ciu­to di se stes­so e inca­pa­ce di par­lar­gli, soprat­tut­to se don­na o se par­te di una mino­ran­za. Que­sto è un gran­de pro­ble­ma, è come se la poli­ti­ca tra­mon­tas­se e ci fos­se un’alba che la poli­ti­ca stes­sa non rie­sce a coglie­re, per­ché in real­tà i ragaz­zi gio­va­ni sono mol­to impe­gna­ti e l’hanno dimo­stra­to que­st’e­sta­te con la sta­gio­ne refe­ren­da­ria, che è ini­zia­ta coi ban­chet­ti in piaz­za ed è fini­ta con le fir­me on-line, così come con la mobi­li­ta­zio­ne per il clima.

Di fron­te a del­le isti­tu­zio­ni che non dan­no rispo­ste ade­gua­te, cosa pos­so­no fare i cittadini?

La gran­de que­stio­ne che si è aper­ta è che non va a vota­re più nes­su­no, quin­di pri­ma di tut­to devo­no tor­na­re a vota­re. Devo­no sce­glie­re quel­li che appa­ren­te­men­te sono più uto­pi­sti. Biso­gna sce­glie­re le opzio­ni gran­di, non basta vota­re il meno peg­gio o sce­glie­re la com­fort zone, come dal pun­to di vista sen­ti­men­ta­le spes­so si fa. Biso­gna pro­va­re a imma­gi­na­re un mon­do diver­so; l’immaginazione è mol­to impor­tan­te per­ché il mon­do che c’è sta­to con­se­gna­to non fun­zio­na per tan­te cose, e se non si rom­pe quel­lo sche­ma lì vi si rima­ne den­tro. Quin­di biso­gna par­te­ci­pa­re, sce­glie­re un par­ti­to, un sin­da­ca­to o un gior­na­le che è un luo­go dove infor­mar­si. Secon­do me è il momen­to di “spac­ca­re tut­to”, ma non devo far­lo io, lo devo­no fare (anche con­tro di me) quel­li che non sono tutelati.

Con Pos­si­bi­le e Peo­ple, pur non essen­do in par­la­men­to da diver­so tem­po, si sta bat­ten­do atti­va­men­te per diver­se cau­se. Com’è fare poli­ti­ca fuo­ri dal­le istituzioni?

Anche quan­do sta­vo le isti­tu­zio­ni pen­sa­vo che la poli­ti­ca non si risol­ves­se nel­le isti­tu­zio­ni. Ci sono momen­ti, luo­ghi e que­stio­ni che si pos­so­no inter­pre­ta­re anche lavo­ran­do e facen­do una vita che con la poli­ti­ca sem­bra non ave­re nul­la a che fare. L’importante è la pre­sen­za, una paro­la che usa sem­pre Lilia­na Segre e che a me pia­ce mol­to. Esse­re pre­sen­ti quan­do suc­ce­do­no le cose che riguar­da­no non solo te, ma anche la socie­tà e il con­te­sto in cui vivi. Lo dico con dispia­ce­re per­ché ho una gran­de vene­ra­zio­ne per le que­stio­ni isti­tu­zio­na­li, per il Par­la­men­to, per il gover­no e soprat­tut­to per Mat­ta­rel­la, che è un gran­de uto­pi­sta secon­do me. Ma que­sto non toglie che la poli­ti­ca si pos­sa fare anche atti­van­do­si su sin­go­le que­stio­ni, cer­can­do un sen­so che non si tro­va da soli e biso­gna cer­ca­re inve­ce di con­di­vi­de­re le que­stio­ni che riguar­da­no tutti.

Le pia­ce­reb­be in futu­ro tor­na­re ad occu­pa­re un ruo­lo a livel­lo istituzionale?

Intan­to Pos­si­bi­le è cre­sciu­to tan­tis­si­mo quan­do io non ci sono sta­to, il che è un segna­le mol­to impor­tan­te; sono cre­sciu­ti tan­tis­si­mo gli iscrit­ti, che sono ana­gra­fi­ca­men­te mol­to gio­va­ni, sono mol­to moti­va­ti e pre­pa­ra­ti, e non si fer­ma­no all’i­dea di esse­re già pron­ti. È mol­to bel­lo per me vede­re una nuo­va gene­ra­zio­ne, e l’idea di pro­muo­ve­re una nuo­va sta­gio­ne poli­ti­ca, una nuo­va epo­ca in cui le per­so­ne sia­no con­sa­pe­vo­li, più pre­pa­ra­te e più capa­ci è il moti­vo per cui ho fon­da­to Pos­si­bi­le qual­che anno fa. Dopo­di­ché io tor­no se c’è un moti­vo, per me non è una neces­si­tà ma sic­co­me non mi piac­cio­no quel­li che dico­no «se per­do il refe­ren­dum smet­to di fare poli­ti­ca» e poi con­ti­nua­no a far­la, se capi­ta tor­no a far­la volentieri.

Con­di­vi­di:
Michele Baboni
Stu­den­te di scien­ze poli­ti­che, sono appas­sio­na­to di filo­so­fia, poli­ti­ca e cal­cio. I temi che ho più a cuo­re sono i dirit­ti civi­li e il cam­bia­men­to cli­ma­ti­co, anche se l’at­tua­li­tà è sem­pre un pun­to di par­ten­za sti­mo­lan­te per nuo­ve rifles­sio­ni. La scrit­tu­ra è il mez­zo per allar­ga­re i miei oriz­zon­ti, la curio­si­tà il ven­to che mi spin­ge alla ricer­ca inces­san­te di nuo­ve risposte.

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