Noi, giovani di “quota zero”, in pensione a 70 anni

Noi, giovani di "quota zero", in pensione a 70 anni

Con l’ar­ri­vo di novem­bre si ria­pre il dibat­ti­to sul con­te­nu­to del­la leg­ge di Bilan­cio che, come ogni anno, rap­pre­sen­ta l’oc­ca­sio­ne d’o­ro per tor­na­re a par­la­re di pen­sio­ni.

La riforma del sistema pensionistico è un argomento scottante in tutta Europa: accende trasversalmente i partiti, allontana i governi dai sindacati, tocca le paure più grandi dei cittadini.

La soste­ni­bi­li­tà del siste­ma attua­le, che per­met­te di com­mi­su­ra­re il valo­re del­le pen­sio­ni a quel­lo del­l’ul­ti­mo sti­pen­dio per­ce­pi­to, è assai dub­bia ormai da più di un decen­nio. Diver­si sono i fat­to­ri che ali­men­ta­no il dub­bio: dall’au­men­to del­l’a­spet­ta­ti­va di vita, che costrin­ge gli Sta­ti a paga­re pen­sio­ni per un perio­do mol­to più lun­go, alla scar­sa cre­sci­ta demo­gra­fi­ca, che non con­sen­te il ricam­bio del­la for­za lavo­ro e quin­di dei con­tri­buen­ti, fino alla pre­ca­riz­za­zio­ne sem­pre più radi­ca­le del lavo­ro e all’aumen­to del debi­to pub­bli­co, feno­me­ni entram­bi aggra­va­ti dal­la cri­si del 2007–2008 ieri e da quel­la lega­ta alla pan­de­mia oggi. 

In Ita­lia, in par­ti­co­la­re, la leg­ge For­ne­ro del 2011 ha cer­ca­to di affron­ta­re le pro­ble­ma­ti­che poste dai fat­to­ri soprae­len­ca­ti. Ma dal momen­to del­la sua appro­va­zio­ne, non è pas­sa­to un gior­no sen­za che qual­cu­no la cri­ti­cas­se aspra­men­te. Tut­ti i gover­ni che si sono avvi­cen­da­ti han­no cer­ca­to di modi­fi­car­la, tut­ti i sin­da­ca­ti e le asso­cia­zio­ni di lavo­ra­to­ri han­no pro­po­sto miglio­rie, ma anco­ra nes­su­no è riu­sci­to a pre­sen­ta­re una rifor­ma che con­sen­ta di coniu­ga­re i biso­gni dei nuo­vi pen­sio­na­ti alla con­for­ma­zio­ne del­la socie­tà del XXI secolo.

La leg­ge For­ne­ro ha amplia­to e modi­fi­ca­to la leg­ge Dini del 1995, la qua­le ha san­ci­to il pas­sag­gio dal siste­ma pen­sio­ni­sti­co retri­bu­ti­vo a quel­lo con­tri­bu­ti­vo per tut­ti colo­ro che han­no ini­zia­to a lavo­ra­re a par­ti­re dal 1996. Ciò signi­fi­ca che colo­ro che lavo­ra­no dal ’96 per­ce­pi­ran­no in futu­ro (a par­ti­re più o meno dal 2035/2045) una pen­sio­ne non più com­mi­su­ra­ta al loro ulti­mo sti­pen­dio, ben­sì basa­ta sul valo­re dei con­tri­bu­ti ver­sa­ti nel cor­so del­la pro­pria car­rie­ra. Né la leg­ge Dini né la leg­ge For­ne­ro han­no pre­vi­sto del­le inte­gra­zio­ni al valo­re del­le pen­sio­ni cal­co­la­te sul siste­ma retri­bu­ti­vo: que­sto com­por­te­rà pro­ba­bil­men­te un pesan­te abbas­sa­men­to del valo­re del­le pen­sio­ni, che saran­no più che dimez­za­te per i pen­sio­na­ti del futu­ro rispet­to a quel­le dei pen­sio­na­ti di oggi. 

Uno dei pun­ti più cri­ti­ca­ti del­la For­ne­ro è l’in­nal­za­men­to del pen­sio­na­men­to di vec­chia­ia: dal 2011, infat­ti, in Ita­lia si va in pen­sio­ne al mas­si­mo entro i 67 anni, un’e­tà – la più alta in Euro­pa – desti­na­ta ad alzar­si ulte­rior­men­te per via degli aggior­na­men­ti sul­la valu­ta­zio­ne del­l’a­spet­ta­ti­va di vita che, sul­la base del­la stes­sa leg­ge For­ne­ro, ven­go­no fat­ti ogni due anni a par­ti­re dal 2019. Nel 2021, l’e­tà del pen­sio­na­men­to è rima­sta inva­ria­ta a 67 anni, poi­ché il Covid ha abbas­sa­to l’a­spet­ta­ti­va di vita degli ita­lia­ni di cir­ca un anno, un dato asso­lu­ta­men­te con­trap­po­sto al trend degli ulti­mi 7 decenni. 

Nel 2019, per addol­ci­re il regi­me For­ne­ro, il gover­no gial­lo-ver­de di Giu­sep­pe Con­te ha intro­dot­to nel­la sce­na Quo­ta 100, un siste­ma per cui il pen­sio­na­men­to scat­ta dal momen­to in cui la pro­pria età ana­gra­fi­ca, som­ma­ta agli anni di con­tri­bu­ti, por­ta al nume­ro 100 (es.: 62 anni di età + 38 di con­tri­bu­ti, 58 anni di età + 42 di con­tri­bu­ti etc). I pen­sio­na­ti del 2019 sono anco­ra lavo­ra­to­ri che han­no ini­zia­to a lavo­ra­re pri­ma del 1996, per cui que­ste pen­sio­ni ven­go­no tut­t’og­gi cal­co­la­te su base retributiva. 

Con Quo­ta 100 il nume­ro di pen­sio­na­ti è sali­to ver­ti­gi­no­sa­men­te, men­tre la loro età si è di mol­to abbas­sa­ta, rag­giun­gen­do una media di cir­ca 62 anni – tra le più bas­se in Euro­pa. In com­pen­so, il valo­re del­le loro pen­sio­ni è anco­ra piut­to­sto alto, tara­to sul­la loro ulti­ma retri­bu­zio­ne. In altre paro­le, Quo­ta 100 non solo non ren­de il siste­ma pen­sio­ni­sti­co più soste­ni­bi­le per le cas­se pub­bli­che, ma lo appe­san­ti­sce ulte­rior­men­te, in dan­no alle gene­ra­zio­ni future.

Anche l’at­tua­le pre­mier Mario Dra­ghi, nel­la ste­su­ra del­la sua pri­ma leg­ge di Bilan­cio, ha affron­ta­to il pro­ble­ma pen­sio­ni­sti­co, ini­zian­do il dia­lo­go con i tre mag­gio­ri sin­da­ca­ti ita­lia­ni sin da subi­to sul pie­de di guer­ra. Il pre­mier ha rin­no­va­to il siste­ma intro­dot­to dal gover­no Con­te, spo­stan­do la som­ma da 100 a 104. Tut­ta­via, non ha pro­po­sto alcun tipo di modi­fi­ca alla leg­ge For­ne­ro, né ha avan­za­to idee per un suo superamento.

Quando si parla di pensioni, in politica si parla sempre e solo a chi oggi vota ed è prossimo ai 60 anni. Eppure, gli effetti catastrofici della Fornero e di Quota 100 saranno avvertiti da chi oggi è giovane o giovanissimo, che la stampa ha recentemente ribattezzato ”quota zero”. 

I gio­va­ni di quo­ta zero sono colo­ro che han­no ini­zia­to a lavo­ra­re dopo il 1996, la cui pen­sio­ne, secon­do il siste­ma attua­le, sarà quin­di inte­ra­men­te cal­co­la­ta in base al siste­ma con­tri­bu­ti­vo, sen­za alcun tipo di inte­gra­zio­ne. Chi ha ini­zia­to a lavo­ra­re dopo il 1996, e spe­cial­men­te chi ha ini­zia­to a lavo­ra­re dopo il 2008, è nel­la mag­gior par­te dei casi un lavo­ra­to­re pre­ca­rio, e lo reste­rà per diver­so tem­po. Infat­ti, è sta­ta intro­dot­ta per i dato­ri di lavo­ro una nuo­va serie infi­ni­ta di age­vo­la­zio­ni con­trat­tua­li, che con­sen­to­no di evi­ta­re loro le spe­se ed i vin­co­li dei con­trat­ti di lavo­ro subor­di­na­to a tem­po inde­ter­mi­na­to: tiro­ci­ni, sta­ge, col­la­bo­ra­zio­ni occa­sio­na­li e via dicen­do, per­met­to­no di ave­re for­za lavo­ro gio­va­ne, con impor­tan­ti sgra­vi fisca­li e gran­de ela­sti­ci­tà con­trat­tua­le. Ne deri­va dal­l’al­tro lato che i nuo­vi lavo­ra­to­ri ver­sa­no con­tri­bu­ti discon­ti­nui ed estre­ma­men­te bas­si e che dovran­no con­ti­nua­re a far­lo, se ini­zia­no a lavo­ra­re tar­di, alme­no fino ai 67 anni, ma sicu­ra­men­te per mol­to di più, visto il cre­scen­te aumen­to del­l’a­spet­ta­ti­va di vita, per ritro­var­si poi con una pen­sio­ne men­si­le che var­rà meno del­la metà del­l’ul­ti­mo sti­pen­dio percepito.

Negli anni sono sta­ti nume­ro­si i cor­ret­ti­vi a que­sto feno­me­no: dal divie­to di rei­te­ra­zio­ne dei con­trat­ti a tem­po deter­mi­na­to, ai mag­gio­ri con­trol­li sul­lo svol­gi­men­to degli sta­ge e dei tiro­ci­ni, fino all’ab­bat­ti­men­to dei con­tri­bu­ti per i lavo­ra­to­ri under 36 e agli incen­ti­vi per i dato­ri di lavo­ro che assu­mo­no i più giovani.

Tut­ta­via, una vera solu­zio­ne al pro­ble­ma del­le pen­sio­ni non può aver­si fino ad una pro­fon­da e radi­ca­le rifor­ma tan­to del siste­ma pen­sio­ni­sti­co quan­to di quel­lo con­trat­tua­le. Ma chi potreb­be proporla?

Chiun­que modi­fi­chi il siste­ma di Quo­ta 100, alzan­do nuo­va­men­te l’e­tà del pen­sio­na­men­to, si tro­ve­reb­be auto­ma­ti­ca­men­te a dan­neg­gia­re colo­ro che sono più pros­si­mi alla pen­sio­ne, gli attua­li 55–60enni, ossia la par­te di elet­to­ra­to in asso­lu­to più atti­va ed inci­si­va: abo­li­re Quo­ta 100 signi­fi­ca da un lato ripor­ta­re l’e­tà del pen­sio­na­men­to in linea con la media euro­pea, dal­l’al­tro per­de­re qua­si sicu­ra­men­te le ele­zio­ni successive. 

Se un ritorno al sistema Fornero puro appare impraticabile per i partiti, dall’altro ignorare il problema dei quota zero, come avvenuto con gli ultimi governi, significa condannare una generazione di lavoratori – oggi in gran parte precari – ad una vecchiaia estremamente vicina alla soglia di povertà.

D’al­tron­de, per quan­do i ven­ten­ni di oggi andran­no in pen­sio­ne, i legi­sla­to­ri di oggi saran­no ormai un ricor­do lon­ta­no: la que­stio­ne per il momen­to non è sul­l’a­gen­da di nessuno.

Con­di­vi­di:
Cristina delli Carri
Vege­ta­ria­na, gira­mon­do, stu­dio giu­ri­spru­den­za ma nien­te di serio. Se fos­si un ogget­to sarei una pen­na stilografica.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.