Parola agli studenti: intervista ad Antispecisti Unimi

Immagine farfalla

Sono molte le realtà associative che ruotano intorno all’Università Statale di Milano, e tantissimi sono gli studenti che partecipano attivamente a interessantissimi progetti, legati al mondo universitario e non solo. Noi di Vulcano Statale abbiamo deciso di indagare questo “fenomeno”, e per farlo abbiamo coinvolto alcuni studenti che ci hanno raccontato la loro esperienza.


Da qual­che tem­po, sul­le pan­chi­ne del par­co del­la Gua­stal­la si radu­na­no alcu­ni stu­den­ti per discu­te­re di anti­spe­ci­smo.
Anti­spe­ci­sti Uni­Mi, que­sto è il nome del­l’as­so­cia­zio­ne stu­den­te­sca che len­ta­men­te sta nascen­do in uni­ver­si­tà gra­zie all’i­ni­zia­ti­va di Nico­lò Tira­bo­schi e Camil­la Mana­ra

Di segui­to l’in­ter­vi­sta ad alcu­ni suoi mem­bri, edi­ta­ta per garan­ti­re mag­gio­re chiarezza. 

Cos’è per te l’an­ti­spe­ci­smo? 

Camil­la Mana­ra: Tec­ni­ca­men­te l’an­ti­spe­ci­smo è una cor­ren­te filo­so­fi­ca e cul­tu­ra­le che con­si­ste nel giu­di­ca­re tut­te le spe­cie nel­lo stes­so modo, con egua­le con­si­de­ra­zio­ne dei loro prin­ci­pi e dirit­ti. Sem­pli­fi­can­do, l’antispecismo si può rias­su­me­re in: «Se un esse­re pro­va dolo­re, ha il dirit­to di non pro­var­ne». 
Nel mio caso, que­sta con­vin­zio­ne si decli­na in uno sti­le di vita vega­no, più con­sa­pe­vo­le di quel­lo onni­vo­ro mag­gior­men­te diffuso. 

Nico­lò Tira­bo­schi: Io cre­do che esse­re anti­spe­ci­sti signi­fi­chi trat­ta­re tut­te le spe­cie allo stes­so modo, sen­za cre­de­re che l’Homo Sapiens sia par­ti­co­la­re, che abbia dirit­to a più dirit­ti — tra cui quel­lo di non sof­fri­re — e che pos­sa assog­get­ta­re gli altri esse­ri viven­ti. Anti­spe­ci­smo vuol dire con­si­de­ra­re il dolo­re uma­no al pari di quel­lo degli altri ani­ma­li e, come ha det­to Camil­la, que­sto prin­ci­pio vie­ne appli­ca­to in uno sti­le di vita che è vege­ta­ria­no o vega­no. Dico sempre:

al supermercato c’è il prosciutto, così come altre cose buone, ma altrove c’è un’indescrivibile sofferenza.

Fran­ce­sca Di Chia­ra: È impor­tan­te sot­to­li­nea­re che uno dei con­cet­ti chia­ve del­la cor­ren­te è la con­sa­pe­vo­lez­za di ave­re il pri­vi­le­gio di poter sce­glie­re come vive­re, che si con­cre­tiz­za nel rispet­to del­le altre for­me di vita.

Sara Mar­ca­ri­ni: Par­la­re di anti­spe­ci­smo signi­fi­ca par­la­re di sof­fe­ren­za, come quel­la che gli ani­ma­li pro­va­no costan­te­men­te negli alle­va­men­ti inten­si­vi, dove vie­ne nega­ta loro la pos­si­bi­li­tà di con­dur­re un’e­si­sten­za dignitosa.

Per­ché hai deci­so di unir­ti a que­sta associazione? 

Nico­lò Tira­bo­schi: Ho deci­so di fon­da­re l’associazione, insie­me a Camil­la, per for­ni­re uno spa­zio a tut­te le per­so­ne inte­res­sa­te all’an­ti­spe­ci­smo. Mol­ti non san­no nul­la a riguar­do, dun­que il mio prin­ci­pa­le obiet­ti­vo è apri­re gli occhi alla gen­te: da quan­do sono anti­spe­ci­sta non rie­sco più a vede­re la car­ne e gli ani­ma­li con gli stes­si occhi di prima.

Camil­la Mana­ra: È mol­to inte­res­san­te tro­va­re per­so­ne che la pen­sa­no come te, io sono vege­ta­ria­na da mol­to tem­po ed è dif­fi­ci­le tro­va­re qual­cu­no che con­di­vi­da que­sto sti­le di vita. Ora mi sen­to meno fuo­ri dal mon­do. Uno degli obiet­ti­vi prin­ci­pa­li del grup­po è mostra­re che una die­ta per­ce­pi­ta come com­ples­sa, non com­por­ta in real­tà un cam­bia­men­to così dif­fi­col­to­so nel­le abi­tu­di­ni ali­men­ta­ri di un individuo.

Fabio Con­ver­ti­ni: Sono diven­ta­to mem­bro a segui­to del cor­so di Eti­ca Appli­ca­ta; men­tre pri­ma man­gia­vo tut­to, duran­te le lezio­ni mi sono reso con­to di come la posi­zio­ne dei vega­ni e dei vege­ta­ria­ni fos­se per­fet­ta­men­te ragio­ne­vo­le, mol­to più dei miei ten­ta­ti­vi di tene­re insie­me il con­su­mo di car­ne con alcu­ne per­so­na­li posi­zio­ni filo­so­fi­che: diven­ta­re vege­ta­ria­no mi è sem­bra­ta una scel­ta det­ta­ta dal­la logica.

Gli onnivori fanno una scelta di abitudine, e se si illustrassero loro alcuni passaggi logici della filosofia di vita vegana e vegetariana immagino che in molti cambierebbero immediatamente idea.

Ester Gras­sa­no: Io mi sono uni­ta a que­sto grup­po sia per­ché è mol­to dif­fi­ci­le tro­va­re per­so­ne che con­di­vi­da­no il mio sti­le di vita, sia per­ché da soli è mol­to dif­fi­ci­le difen­der­lo e dif­fon­der­lo: da soli si è sem­pre in mino­ran­za, men­tre in grup­po si è più for­ti. Inol­tre, cre­do che la con­vin­zio­ne del­l’uo­mo di poter dispor­re com­ple­ta­men­te del­le vite degli altri ani­ma­li vada abbat­tu­ta. Non c’è nes­sun moti­vo per cre­de­re che gli esse­ri uma­ni sia­no supe­rio­ri alle altre specie. 

Qua­le desi­de­ri che sia la linea di azio­ne dell’associazione? 

Camil­la Mana­ra: Stia­mo cer­can­do di far­ci rico­no­sce­re come asso­cia­zio­ne stu­den­te­sca, ma a cau­sa di alcu­ni tem­pi tec­ni­ci dob­bia­mo aspet­ta­re apri­le: appe­na riu­sci­re­mo ad otte­ne­re que­sto sta­tus potre­mo orga­niz­za­re del­le con­fe­ren­ze alle qua­li invi­ta­re pro­fes­so­ri inter­ni o ester­ni alla Statale. 

Fabio Con­ver­ti­ni: Ciò su cui si deve pun­ta­re è la sen­si­bi­liz­za­zio­ne, ovve­ro far cono­sce­re il tema a stu­den­ti di tut­te le facol­tà, con par­ti­co­la­re atten­zio­ne a quel­le scien­ti­fi­che, per­ché cre­do che que­sto tipo di discor­so sia impor­tan­te per chi sce­glie di intra­pren­de­re una car­rie­ra di quel tipo di settore. 

Sarebbe inoltre auspicabile ottenere dei piccoli risultati all’interno dell’università, come ad esempio una più vasta gamma di scelte vegetariane nei locali della mensa.

Sara Mar­ca­ri­ni: Un altro obiet­ti­vo del nostro grup­po è esse­re un’in­sie­me inclu­si­vo, aper­to anche a chi non con­di­vi­de in toto uno sti­le di vita vege­ta­ria­no o vega­no. Chiun­que sia sen­si­bi­le all’argomento anti­spe­ci­sta è ben accetto.

Qua­le desi­de­ri che sia l’am­piez­za d’a­zio­ne del­l’as­so­cia­zio­ne? Se ritie­ni che l’as­so­cia­zio­ne deb­ba rivol­ge­re la pro­pria atten­zio­ne anche a per­so­ne ester­ne al mon­do acca­de­mi­co, come cre­di che pos­sa­no esse­re raggiunte? 

Fabio Con­ver­ti­ni: Cre­do che il pub­bli­co a cui l’as­so­cia­zio­ne desi­de­ra rivol­ger­si, per ora, sia inter­no al mon­do acca­de­mi­co. Ci pia­ce­reb­be rag­giun­ge­re anche per­so­ne ester­ne tra­mi­te degli incon­tri, ma que­sto tra qual­che tempo.

Camil­la Mana­ra: Anche io per ora mi rivol­ge­rei spe­ci­fi­ca­ta­men­te agli stu­den­ti del­la Sta­ta­le, per­ché con l’am­bien­te ester­no all’u­ni­ver­si­tà è più dif­fi­ci­le approc­ciar­si. In futu­ro, potrem­mo anche uti­liz­za­re i social per costrui­re un pon­te con il mon­do fuo­ri dall’Accademia.

Ha col­la­bo­ra­to Alber­to Peruzzi.

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Daniele Di Bella
Sono Danie­le, da gran­de voglio fare il bio­fi­si­co, esplo­ra­re l’Ar­ti­de e lavo­ra­re in Antar­ti­de. Al momen­to stu­dio Quan­ti­ta­ti­ve Bio­lo­gy, leg­go, mi inte­res­so di ambien­te e scri­vo per Vulcano.

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