Sgombero in Statale, è scontro tra Rettore e collettivi

Come ormai è noto, lo scor­so 4 novem­bre, alle 6 del mat­ti­no, diver­si agen­ti appar­te­nen­ti alla for­za pub­bli­ca (cara­bi­nie­ri, poli­zia, Digos) sono entra­ti nel­la sede del­la Sta­ta­le in via Festa del Per­do­no (di segui­to deno­mi­na­ta FdP) per por­re fine all’oc­cu­pa­zio­ne – not­tur­na e diur­na – di alcu­ni uffi­ci che affac­cia­no sul Cor­ti­le Legnaia. 

L’oc­cu­pa­zio­ne, ini­zia­ta lo scor­so 19 otto­bre, era por­ta­ta avan­ti da un nuo­vo col­let­ti­vo, C.r.i.c. (Col­let­ti­vo rot­tu­ra in cor­so), macro-grup­po com­po­sto di ele­men­ti pro­ve­nien­ti da diver­se real­tà stu­den­te­sche di estre­ma sini­stra. I mem­bri han­no pre­so pos­ses­so di 5 stu­di – quat­tro del Dipar­ti­men­to di Stu­di Let­te­ra­ri, uno del Dipar­ti­men­to di Stu­di Sto­ri­ci – recen­te­men­te inte­res­sa­ti da alcu­ni lavo­ri di ristrut­tu­ra­zio­ne; que­sti si era­no appe­na con­clu­si e la ria­per­tu­ra degli spa­zi, da resti­tui­re alle rispet­ti­ve docen­ze, era pre­vi­sta per la set­ti­ma­na successiva. 

Al contrario, gli studi sono stati occupati dal Collettivo, con l’impegno di metterli a disposizione di chiunque ne avesse bisogno. Alcuni dei membri hanno anche trascorso all’interno dell’Università le notti dal 19 ottobre al 4 novembre.

Ele­na Lott, por­ta­vo­ce di C.r.i.c. e del Col­let­ti­vo Cam­bia­re Rot­ta, ha affer­ma­to che la neces­si­tà di «nuo­vi spa­zi per stu­dia­re e con­fron­tar­si» rima­ne una que­stio­ne impro­ro­ga­bi­le, al fine di pro­muo­ve­re non sol­tan­to la didat­ti­ca ma anche «occa­sio­ni di socia­li­tà, aggre­ga­zio­ne, cre­sci­ta poli­ti­ca e cul­tu­ra­le» e di com­bat­te­re così la «cre­scen­te fram­men­ta­zio­ne del cor­po stu­den­te­sco» in un’U­ni­ver­si­tà ridot­ta a mero “esa­mi­fi­cio”. D’al­tra par­te, osser­va la por­ta­vo­ce, ampi spa­zi ven­go­no già con­ces­si a real­tà ester­ne: un esem­pio su tut­ti, il Fuo­ri Salo­ne tenu­to­si in set­tem­bre in sede FdP.

Non è un miste­ro che gli spa­zi a dispo­si­zio­ne degli stu­den­ti, in sede FdP ma non solo, sia­no insuf­fi­cien­ti, come non è un caso che tut­ti i rap­pre­sen­tan­ti del­le liste rico­no­sciu­te abbia­no fat­to di que­sto tema un pun­to cru­cia­le dei pro­pri pro­gram­mi, dia­lo­gan­do con gli orga­ni com­pe­ten­ti e riu­scen­do a otte­ne­re alcu­ni suc­ces­si. È infat­ti del­lo scor­so 9 novem­bre la comu­ni­ca­zio­ne del pro­lun­ga­men­to del­l’o­ra­rio del­le biblio­te­che uni­ver­si­ta­rie: per due di que­ste, l’u­na in FdP e l’al­tra in Cit­tà Stu­di, addi­rit­tu­ra fino alle 23.00. 

Il Col­let­ti­vo C.r.i.c. non sem­bra con­ta­re tra i suoi mem­bri dei rap­pre­sen­tan­ti elet­ti, infat­ti non è un’as­so­cia­zio­ne rico­no­sciu­ta dal­l’U­ni­ver­si­tà. Per la leg­ge, tut­ta­via, le asso­cia­zio­ni non devo­no gode­re neces­sa­ria­men­te del rico­no­sci­men­to per esse­re con­si­de­ra­te tali. Come nume­ro­si altri col­let­ti­vi auto­no­mi, C.r.i.c. por­ta avan­ti le sue riven­di­ca­zio­ni con un modus ope­ran­di estra­neo alle logi­che isti­tu­zio­na­li pro­prie del­l’A­te­neo: tra que­ste il clas­si­co model­lo di occupazione. 

Ma cosa sono le occupazioni e perché è grave che le forze dell’ordine entrino negli atenei? 

L’a­te­neo è sto­ri­ca­men­te un luo­go indi­pen­den­te; tut­ta­via, l’oc­cu­pa­zio­ne, tan­to del suo­lo pub­bli­co quan­to del suo­lo pri­va­to, costi­tui­sce un rea­to ex. art. 633 cod. pen. Que­sto giu­sti­fi­ca l’in­ter­ven­to del­la for­za pub­bli­ca per met­te­re fine alla situa­zio­ne di occu­pa­zio­ne, non­ché le 29 denun­ce che sono sta­te avan­za­te nel­la gior­na­ta di gio­ve­dì 4 ai dan­ni degli occupanti.

D’al­tro can­to la Cor­te di Cas­sa­zio­ne in pas­sa­to si è dimo­stra­ta tol­le­ran­te nei con­fron­ti del­le occu­pa­zio­ni stu­den­te­sche, sia not­tur­ne sia diur­ne, rite­nen­do che que­ste non pos­sa­no inte­gra­re gli estre­mi del rea­to di occu­pa­zio­ne quan­do l’in­ten­to degli occu­pan­ti non sia quel­lo di pren­de­re sta­bil­men­te pos­ses­so degli edi­fi­ci, ben­sì di usar­li come leva per le pro­prie riven­di­ca­zio­ni. Tale orien­ta­men­to è sta­to recen­te­men­te modi­fi­ca­to dal­la stes­sa Cas­sa­zio­ne, che nel 2016 ha affer­ma­to che quan­do la con­te­sta­zio­ne lede ad altri dirit­ti costi­tu­zio­nal­men­te pro­tet­ti – come quel­li allo stu­dio o al lavo­ro – allo­ra inte­gra la fat­ti­spe­cie delit­tuo­sa. La que­stio­ne non è ben sedi­men­ta­ta in giu­ri­spru­den­za: risa­le al 2021 l’archiviazione, da par­te del­la Pro­cu­ra di Roma, di un pro­ces­so per occu­pa­zio­ne in favo­re di alcu­ni stu­den­ti del­le supe­rio­ri, basa­ta pro­prio sul­la giu­ri­spru­den­za più risa­len­te del­la Cassazione.

Anco­ra più com­ples­sa è la que­stio­ne rela­ti­va alla con­fi­gu­ra­zio­ne del rea­to di inter­ru­zio­ne di pub­bli­co ser­vi­zio, pre­vi­sto all’art. 340 cod. pen. Lo stes­so col­let­ti­vo è sta­to infat­ti accu­sa­to dal Ret­to­re Elio Fran­zi­ni di aver pro­dot­to un «gra­ve dan­no per il rego­la­re fun­zio­na­men­to del­le atti­vi­tà didat­ti­che e scien­ti­fi­che del dipar­ti­men­to inte­res­sa­to (N.d.R. dal­l’oc­cu­pa­zio­ne)», come si leg­ge in una mail del 27 otto­bre divul­ga­ta sui social dal Collettivo. 

Nel­la stes­sa mail il Ret­to­re si dichia­ra­va ben dispo­sto a discu­te­re la que­stio­ne sol­le­va­ta dagli stu­den­ti e a «valu­ta­re atten­ta­men­te le ragio­ni di fon­do» che han­no spin­to all’oc­cu­pa­zio­ne, sep­pur sol­tan­to in un con­te­sto di rista­bi­li­ta lega­li­tà. La mail inol­tre rifiu­ta­va l’invito avan­za­to da C.r.i.c. di par­te­ci­pa­re a un’assemblea aper­ta che si sareb­be tenu­ta pro­prio il 4 novem­bre: que­sta pare esse­re sta­ta l’unica richie­sta di col­lo­quio avan­za­ta dal Col­let­ti­vo. Anche per que­sto moti­vo, il Ret­to­re ha espres­so il dub­bio che non vi fos­se una rea­le volon­tà di dia­lo­go, poi­ché gli sareb­be sta­to richie­sto un incon­tro infor­ma­le e non pub­bli­co sol­tan­to a sgom­be­ro avve­nu­to. Inol­tre, secon­do Fran­zi­ni, il fat­to che nel­la not­te tra il 3 e il 4 novem­bre il nume­ro degli occu­pan­ti fos­se sali­to da quat­tro per­so­ne cir­ca a ven­tot­to sareb­be indi­ce del­la volon­tà, da par­te del Col­let­ti­vo stes­so, di met­te­re in atto pro­ve di forza. 

L’accusa di aver osta­co­la­to la rego­la­re atti­vi­tà del dipar­ti­men­to non è secon­da­ria: secon­do la giu­ri­spru­den­za, se l’oc­cu­pa­zio­ne non lede effet­ti­va­men­te allo svol­gi­men­to del­l’at­ti­vi­tà acca­de­mi­ca, i suoi atto­ri non pos­so­no esse­re con­si­de­ra­ti respon­sa­bi­li per il rea­to di cui all’art. 340. La già cita­ta Ele­na Lott ha affer­ma­to che gli uffi­ci intor­no alle sale del­l’oc­cu­pa­zio­ne, non­ché le sale stes­se, era­no tut­ti chiu­si ormai da tem­po per degli inter­ven­ti di ristrut­tu­ra­zio­ne. Occu­pan­do­li quin­di gli stu­den­ti non avreb­be­ro impe­di­to lo svol­gi­men­to del­le atti­vi­tà soli­ta­men­te ospi­ta­te in que­gli spa­zi, che era­no di fat­to vuo­te. Al con­tra­rio, C.r.i.c. sostie­ne di aver resti­tui­to agli stu­den­ti uno spa­zio uti­le per le pro­prie atti­vi­tà acca­de­mi­che, in un’U­ni­ver­si­tà in cui tali spa­zi sono estre­ma­men­te carenti. 

Il Rettore, da noi intervistato l’11 novembre, ha negato questa ricostruzione dei fatti. 

Gli uffi­ci, ha spie­ga­to, sareb­be­ro sta­ti resti­tui­ti ai docen­ti al ter­mi­ne dei lavo­ri di rifa­ci­men­to del­la pavi­men­ta­zio­ne e del­le pare­ti. Que­gli spa­zi non era­no vuo­ti pri­ma dell’inizio dei lavo­ri, per­tan­to la loro occu­pa­zio­ne, cau­san­do l’interruzione del can­tie­re non­ché alcu­ni dan­ni al can­tie­re stes­so e agli ogget­ti con­te­nu­ti nel­le stan­ze, avreb­be cau­sa­to anche il ritar­do nel­la ripre­sa del­le atti­vi­tà acca­de­mi­che a cui gli uffi­ci era­no desti­na­ti. Egli ha sot­to­li­nea­to che non avreb­be aval­la­to un inter­ven­to in divi­sa, come quel­lo del 4 novem­bre, se gli spa­zi occu­pa­ti fos­se­ro sta­ti effet­ti­va­men­te inutilizzati: 

Se si occu­pa­no spa­zi vuo­ti in atte­sa di lavo­ri, è chia­ro che sia col­pa nostra aver­li lascia­ti tali. È la pri­ma vol­ta che ven­go­no occu­pa­ti degli spa­zi rego­lar­men­te abi­ta­ti da gen­te che ci lavo­ra, quin­di dan­neg­gian­do ogget­ti­va­men­te la pos­si­bi­li­tà di offri­re dei ser­vi­zi. Quan­do, pri­ma del Covid, è sta­ta occu­pa­ta per set­ti­ma­ne la stan­za che ades­so è la dire­zio­ne di Stu­di Let­te­ra­ri, io non ho det­to nul­la. Quan­do è sta­ta occu­pa­ta la sala per i semi­na­ri, ogget­ti­va­men­te mai uti­liz­za­ta duran­te il Covid, non ho det­to nulla.

Ad ogni modo, l’in­ter­ven­to del­la for­za pub­bli­ca all’in­ter­no del­le Uni­ver­si­tà è un fat­to che desta sem­pre un cer­to scal­po­re: basti pen­sa­re ai disor­di­ni in Gre­cia del­lo scor­so feb­bra­io o agli scon­tri che si sono veri­fi­ca­ti a Bolo­gna dopo uno sgom­be­ro in Uni­ver­si­tà nel 2017.

Da seco­li e in tut­to il mon­do si ten­de a sal­va­guar­da­re l’in­di­pen­den­za del­l’u­ni­ver­si­tà impe­den­do alla for­za pub­bli­ca di acce­de­re agli spa­zi acca­de­mi­ci; per que­sto è pras­si di mol­ti cam­pus este­ri dotar­si di un pro­prio cor­po di vigi­lan­za inter­no, che ren­da super­fluo l’ac­ces­so del­le for­ze gover­na­ti­ve all’in­ter­no dell’ateneo.

In Ita­lia è accet­ta­to che in casi di neces­si­tà ed urgen­za la for­za pub­bli­ca pos­sa entra­re negli spa­zi uni­ver­si­ta­ri; in mol­ti però sono sta­ti sor­pre­si dal­l’in­ter­ven­to degli agen­ti nei chio­stri, allo sco­po di met­te­re fine adu­n’oc­cu­pa­zio­ne in fon­do paci­fi­ca. È bene sot­to­li­nea­re comun­que che lo sgom­be­ro è avve­nu­to sen­za scon­tri, in un cli­ma teso ma pri­vo di vio­len­za da ambe­due le parti. 

Non è del resto la pri­ma vol­ta che in Sta­ta­le vie­ne posta fine ad un’oc­cu­pa­zio­ne: le for­ze dell’ordine sono inter­ve­nu­te all’interno del­la Sta­ta­le nel 2013, quan­do si veri­fi­ca­ro­no dei vio­len­ti scon­tri segui­ti allo sgom­be­ro di una ex biblio­te­ca vuo­ta da tem­po, ammi­ni­stra­ta anche in que­sto caso da un col­let­ti­vo auto­no­mo, che l’a­ve­va tra­sfor­ma­ta in sala stu­dio e cen­tro di scam­bio di dispense. 

In con­clu­sio­ne, secon­do quan­to ci è sta­to ripor­ta­to dal Ret­to­re, le moti­va­zio­ni che han­no deter­mi­na­to l’adozione di una misu­ra tan­to for­te e che ha desta­to nume­ro­se per­ples­si­tà e pro­te­ste, sono sta­te essen­zial­men­te tre: innan­zi­tut­to, il fat­to che gli spa­zi avreb­be­ro dovu­to pre­sto tor­na­re a esse­re uti­liz­za­ti da docen­ti, per­so­na­le tec­ni­co-ammi­ni­stra­ti­vo e dot­to­ran­di, per un tota­le di dodi­ci per­so­ne coin­vol­te; in secon­do luo­go, la volon­tà di evi­ta­re che si potes­se svi­lup­pa­re un clu­ster all’interno dell’Ateneo, non essen­do­vi la pos­si­bi­li­tà, soprat­tut­to nel­le ore not­tur­ne, di effet­tua­re con­trol­li cir­ca il pos­ses­so del Green­pass e l’uso di masche­ri­ne da par­te degli occu­pan­ti; infi­ne, per garan­ti­re la stes­sa sicu­rez­za di que­sti ulti­mi, dal momen­to che, per entra­re e usci­re dall’Università duran­te le ore not­tur­ne, i mem­bri del Col­let­ti­vo spes­so si tro­va­va­no ad attra­ver­sa­re aree di cantiere. 

Resta da chiarire l’esistenza di una volontà di dialogo sia da parte del Collettivo che da parte del Rettore. 

Da un lato, infat­ti, quest’ultimo ha dichia­ra­to di ave­re imme­dia­ta­men­te aller­ta­to le for­ze dell’ordine, essen­do in cor­so un rea­to; dall’altro ha affer­ma­to di aver cer­ca­to, per vie infor­ma­li, di com­pren­de­re se la vicen­da avreb­be potu­to con­clu­der­si in manie­ra mag­gior­men­te paci­fi­ca, chia­ren­do però allo stes­so tem­po che moda­li­tà e tem­pi del­lo sgom­be­ro sia­no dipe­si da esi­gen­ze inter­ne alla for­za pub­bli­ca, e non dal­la sua volon­tà. Per quan­to abbia­mo potu­to capi­re, dun­que, lo sgom­be­ro avreb­be potu­to veri­fi­car­si anche nei gior­ni imme­dia­ta­men­te suc­ces­si­vi all’inizio dell’occupazione, andan­do a pre­clu­de­re ogni pos­si­bi­li­tà di dia­lo­go con il Collettivo. 

Pos­si­bi­li­tà di dia­lo­go che, in veri­tà, non sem­bra però sia sta­ta for­ni­ta al Ret­to­re nep­pu­re dagli occu­pan­ti stes­si, dal momen­to che l’unica richie­sta di incon­tro avan­za­ta pare esse­re quel­la sopra men­zio­na­ta, rela­ti­va alla par­te­ci­pa­zio­ne a un’assemblea pub­bli­ca. Inol­tre, pur essen­do una tra­di­zio­na­le for­ma di espres­sio­ne del dis­sen­so stu­den­te­sco, in que­sto caso l’occupazione non è sem­bra­ta uti­le a vei­co­la­re le riven­di­ca­zio­ni degli stu­den­ti negli orga­ni di pote­re dell’Università, che non sono sta­ti con­tat­ta­ti.  Cosic­ché la vicen­da, più che altro, sem­bra esser­si ridot­ta a un mero brac­cio di fer­ro tra isti­tu­zio­ni e col­let­ti­vi, tra ordi­ne e disordine. 

Con­di­vi­di:
Cristina delli Carri
Vege­ta­ria­na, gira­mon­do, stu­dio giu­ri­spru­den­za ma nien­te di serio. Se fos­si un ogget­to sarei una pen­na stilografica.
Giulia Riva
Lau­rea­ta in Sto­ria, sto pro­se­guen­do i miei stu­di in Scien­ze Poli­ti­che, per­ché amo tro­va­re nel pas­sa­to le radi­ci di oggi. Mi appas­sio­na­no la poli­ti­ca e l’attualità, la buo­na let­te­ra­tu­ra e ogni sto­ria che val­ga la pena di esse­re rac­con­ta­ta. Scri­ve­re per pro­fes­sio­ne è il mio sogno nel cassetto.
Angela Perego
Matri­co­la pres­so la facol­tà di Giu­ri­spru­den­za, “da gran­de” non voglio fare l’avvocato. Nel tem­po libe­ro amo leg­ge­re e pro­va­re a fis­sa­re i miei pen­sie­ri sul­la carta.

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