Strappare lungo i bordi, l’essenza di Zerocalcare

Strappare lungo i bordi, l’essenza di Zerocalcare

Esce dopo una tre­pi­dan­te atte­sa la nuo­va serie TV ani­ma­ta di Zero­cal­ca­re, nome d’arte di Miche­le Rech, in col­la­bo­ra­zio­ne con Net­flix che l’ha pro­dot­ta e distri­bui­ta. Scrit­ta, diret­ta e ani­ma­ta dal fumet­ti­sta stes­so, Strap­pa­re lun­go i bor­di è al pari di ogni sto­ria auto­bio­gra­fi­ca di qual­sia­si altro regi­sta auto­re. Cer­to, il Nostro è abi­tua­to a rac­con­tar­si attra­ver­so i suoi fumet­ti e la sua arte in gene­ra­le e, in un cer­to sen­so, tut­ta l’espressività si con­cen­tra nel nar­ra­re la sua vita e le per­so­ne che la cir­con­da­no; ma Strap­pa­re lun­go i bor­di è il lavo­ro attual­men­te più luci­do di Zero­cal­ca­re, il qua­le si rac­con­ta qui in una sto­ria che ini­zia con la soli­ta com­me­dia incal­zan­te, ma che fini­sce (ci per­do­ne­re­te il mez­zo spoi­ler) in un tota­le dram­ma riflessivo. 

“Zero” ci racconta, attraverso gli aneddoti di una vita, un viaggio inaspettato con gli amici Sara e “Secco”; la paura di partire e di affrontare il percorso mettono a dura prova il gruppo che quindi sarà impegnato nel fare i conti con una difficile realtà.

Zero­cal­ca­re non è il clas­si­co fumet­ti­sta, ovve­ro un comi­co che fa ride­re in quan­to tale, Zero­cal­ca­re è uno di noi per dav­ve­ro. Pri­ma dei feno­me­ni di Tik Tok alla Mario De Lil­lo, l’artista del­la peri­fe­ria roma­na ci por­ta in uno sce­na­rio inti­mo fat­to di mol­ti temi in comu­ne con la vita di tut­ti i gior­ni: dai pic­co­li dram­mi quo­ti­dia­ni, come per esem­pio il dif­fi­ci­le com­pi­to di sce­glie­re un film o una serie Net­flix tra tut­to l’immenso cata­lo­go a dispo­si­zio­ne; ai gran­di dram­mi per­so­na­li, quel­li psi­chi­ci e para­noi­ci, pas­san­do attra­ver­so una nar­ra­zio­ne fat­ta di fla­sh­back e pau­re rit­ma­te anche dal­la clas­si­ca pre­sen­za dell’Armadillo, coscien­za di Zero, qua dop­pia­ta dal bra­vis­si­mo Vale­rio Mastandrea. 

In sole sei pun­ta­te, Strap­pa­re lun­go i bor­di affron­ta temi di tut­ti i tipi, in un per­cor­so d’accettazione che let­te­ral­men­te si com­pie duran­te il viag­gio ver­so una tap­pa (ini­zial­men­te) sco­no­sciu­ta. Il per­so­nag­gio di Zero­cal­ca­re cre­sce e pren­de con­sa­pe­vo­lez­za del­la situa­zio­ne solo attra­ver­so la nar­ra­zio­ne e l’animazione; il rap­por­to che l’autore instau­ra con lo spet­ta­to­re è diret­to e di eva­sio­ne dal­la real­tà: la serie ini­zia con il pro­ta­go­ni­sta che comin­cia a rac­con­ta­re del viag­gio che stan­no per intra­pren­de­re, la cui nar­ra­zio­ne è , però, con­ti­nua­men­te inter­rot­ta dal­lo stes­so Zero­cal­ca­re che ini­zia infat­ti a fan­ta­sti­ca­re sul suo pas­sa­to e sul rap­por­to che ha con i per­so­nag­gi del­la sua vita, a par­la­re dei pro­ble­mi che lo afflig­go­no, crean­do così un’opera dove ven­go­no a gal­la le mag­gio­ri inquie­tu­di­ni e ansie del­lo sta­re al mondo.

Ma Zero­cal­ca­re non è un inet­to per­ché la sua sto­ria con­ti­nua e si assem­bla magi­stral­men­te per arri­va­re infi­ne a un sen­so. L’autore è sem­pli­ce­men­te spa­ven­ta­to e il rac­con­to si tra­sfor­ma in un modo per dige­ri­re la real­tà: all’inizio, infat­ti, pare distrat­to ma il pro­se­guo fini­sce in una riso­lu­zio­ne ben mar­ca­ta. Per que­sto Strap­pa­re lun­go i bor­di è un viag­gio o, come d’altronde ci vie­ne pale­se­men­te spie­ga­to dal pro­ta­go­ni­sta duran­te la serie TV oppu­re, anco­ra, come ci intro­du­ce la sigla a ogni pun­ta­ta, è l’accettazione del­la real­tà e di sé stes­si: biso­gna impa­ra­re a vede­re den­tro di noi quel­lo che ci carat­te­riz­za e che ci for­ma, sen­za per for­za segui­re quei bor­di trat­teg­gia­ti. La vita è un impre­vi­sto die­tro l’altro, non esi­ste il pre­con­cet­to, vige solo il qui e ora che for­ma la nostra esi­sten­za tas­sel­lo dopo tassello.

Zerocalcare decide quindi di aprirsi ancora ulteriormente al mondo, palesando un’inquietudine del senso di vivere ancora più drammatico ma alla fine risolutivo. 

In Ita­lia poco si vede di pro­dot­ti del gene­re e se Net­flix sta ini­zian­do effet­ti­va­men­te a far stor­ce­re il naso ai più per la sua incoe­ren­te pre­sa di posi­zio­ne distri­bu­ti­va, cer­ta­men­te non si può che spez­zar­gli una lan­cia a favo­re per la liber­tà che lascia agli arti­sti. Inu­ti­le pen­sa­re, infat­ti, cosa sareb­be usci­to di Strap­pa­re lun­go i bor­di da una pro­du­zio­ne Rai o Mediaset. 

Ma tra­la­scian­do le pole­mi­che, Strap­pa­re lun­go i bor­di è quin­di un capolavoro del fumet­ti­sta Zero­cal­ca­re, sicu­ra­men­te il più signi­fi­ca­ti­vo e sim­bo­li­co che rap­pre­sen­ta appie­no la sua atti­vi­tà arti­sti­ca, fat­ta di una comi­ci­tà mai stan­ca e di una dram­ma­ti­ci­tà fun­zio­na­le a qual­co­sa di più gran­de; quel qual­co­sa che già han­no ten­ta­to di ren­de­re su scher­mo più vol­te, riu­scen­do­ci pur­trop­po a metà o sen­za alcun suc­ces­so. Al con­tra­rio di Strap­pa­re lun­go i bor­di, che ci inse­gna a non far­lo e a igno­ra­re com­ple­ta­men­te quei limiti.

Con­di­vi­di:
Andrea Marcianò
Clas­se ’99, nato sul Lago di Como, stu­den­te in scien­ze del­la comu­ni­ca­zio­ne, aman­te di cine­ma e tele­vi­sio­ne. Mi pia­ce osser­va­re il mon­do dal­l’e­ster­no come uno spettatore.

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