Vino e cambiamenti climatici, cosa prospetta il futuro?

Vino e cambiamenti climatici, cosa prospetta il futuro?

Se pen­sia­mo agli effet­ti dei cam­bia­men­ti cli­ma­ti­ci, le pri­me con­se­guen­ze che ci ven­go­no in men­te sono gli even­ti mete­reo­lo­gi­ci estre­mi, come allu­vio­ni e inon­da­zio­ni, o gli even­ti a insor­gen­za len­ta come l’erosione costie­ra e la sic­ci­tà. Tut­ta­via, i cam­bia­men­ti cli­ma­ti­ci e gli even­ti mete­reo­lo­gi­ci a essi col­le­ga­ti influi­sco­no su mol­tis­si­mi aspet­ti del­la nostra vita in manie­ra tra­sver­sa­le, tra cui quel­lo viti­vi­ni­co­lo, un set­to­re deci­si­vo per l’Italia essen­do il pri­mo pro­dut­to­re a livel­lo mondiale.

La vite è molto sensibile ai cambiamenti climatici: da anni ormai il periodo della vendemmia risulta diverso rispetto al passato. 

La fio­ri­tu­ra e la rac­col­ta sono anti­ci­pa­te rispet­to a trent’anni fa e le alte tem­pe­ra­tu­re esti­ve pro­du­co­no effet­ti nega­ti­vi sul­la qua­li­tà del­le bac­che e del vino. Un pro­get­to di ricer­ca inter­re­gio­na­le – che coin­vol­ge uni­bz, Eurac Research, Cen­tro Spe­ri­men­ta­le Laim­burg ed Uni­ver­si­tà di Inn­sbruck – sta cer­can­do di capi­re quel­lo che con mol­ta pro­ba­bi­li­tà avver­rà nel futu­ro, rac­co­glien­do dati sul­le rea­zio­ni di alcu­ne viti, come quel­la di Sau­vi­gnon Blanc, a perio­di di ele­va­te e pro­lun­ga­te tem­pe­ra­tu­re in con­di­zio­ni di diver­si regi­mi idrici. 

Pur­trop­po, gli effet­ti dei cam­bia­men­ti cli­ma­ti­ci si regi­stra­no già in que­sti anni: tra i più rile­van­ti per il set­to­re viti­vi­ni­co­lo (e non solo) è sta­ta la sic­ci­tà che ha col­pi­to il nostro Pae­se nel 2016. Secon­do i dati dell’ISPRA, è cadu­ta il 6% di acqua in meno rispet­to alla media cli­ma­to­lo­gi­ca. In pro­vin­cia di Nuo­ro sono sta­ti regi­stra­ti 334 gior­ni sen­za piog­gia o con pre­ci­pi­ta­zio­ni pari a 1 mm. Situa­zio­ni simi­li anche nel set­ten­trio­ne. Se da un lato la sic­ci­tà è sta­ta pro­ta­go­ni­sta in nega­ti­vo di quel­la anna­ta, dall’altro anche le for­ti pre­ci­pi­ta­zio­ni non sono man­ca­te. Nel novem­bre del 2016, in Pro­vin­cia di Geno­va, sono sta­te regi­stra­te 533 mm di pre­ci­pi­ta­zio­ni e fino a 100 mm in un’ora.

Oltre ai perio­di di for­te sic­ci­tà e pre­ci­pi­ta­zio­ni come già anti­ci­pa­to, secon­do alcu­ni le pro­ble­ma­ti­che mag­gio­ri per la viti­cul­tu­ra pro­ver­reb­be­ro da situa­zio­ni mete­reo­lo­gi­che estre­me come le gela­te improv­vi­se; una del­le con­se­guen­ze di tali effet­ti è lo spo­sta­men­to dei viti­gni ver­so zone a quo­te più alte. 

Sono sta­ti quin­di svol­ti diver­si espe­ri­men­ti per capi­re il rea­le impat­to dei cam­bia­men­ti cli­ma­ti­ci sui viti­gni. A Bor­deaux, per stu­dia­re le capa­ci­tà di adat­ta­men­to di diver­se varie­tà di uva, il Tou­ri­ga Nacio­nal e il Tin­to Cao por­to­ghe­si ades­so cre­sco­no vici­no ai viti­gni tra­di­zio­na­li Mer­lot e Caber­net Sau­vi­gnon. Tale espe­ri­men­to, comin­cia­to cir­ca die­ci anni fa da par­te dell’Istituto Nazio­na­le per la Ricer­ca Agra­ria, è sta­to pen­sa­to per cer­ca­re di sco­pri­re i dif­fe­ren­ti risul­ta­ti dei vari viti­gni col­pi­ti dagli effet­ti dei cam­bia­men­ti climatici.

In ogni caso, al di là dell’effettivo impat­to dei cam­bia­men­ti cli­ma­ti­ci, pos­sia­mo dire con cer­tez­za che già in pas­sa­to vi sono sta­ti dei risul­ta­ti poco ras­si­cu­ran­ti in ter­mi­ni di pro­dut­ti­vi­tà. Nel 2003, in Bor­go­gna, vi è sta­to un crol­lo del­la pro­du­zio­ne di vino del 30%, men­tre in Ita­lia un’annata nera è sta­ta quel­la del 2017, a cau­sa del­le gela­te e suc­ces­si­vo perio­do di siccità. 

Le pro­spet­ti­ve futu­re non sono cer­ta­men­te miglio­ri. Se venis­se con­fer­ma­to l’aumento di tem­pe­ra­tu­ra ter­re­stre di 2°C entro il 2050, il 56% del­le regio­ni viti­vi­ni­co­le potreb­be scom­pa­ri­re; per pas­sa­re all’86% in caso di aumen­to di 4°C entro il 2100. L’Italia insie­me a mol­ti altri Pae­si del Medi­ter­ra­neo sono tra i più col­pi­ti, a bene­fi­cio di altre zone a quo­te più ele­va­te pre­sen­ti, ad esem­pio, negli Sta­ti Uni­ti o Nuo­va Zelan­da, dove si ipo­tiz­za anche un rad­dop­pio del­le ter­re coltivate.

Le prin­ci­pa­li solu­zio­ni sono due: com­pren­de­re la capa­ci­tà di adat­ta­men­to del­le varie tipo­lo­gie di uve ai cam­bia­men­ti cli­ma­ti­ci e inco­rag­gia­re il con­su­ma­to­re a pro­va­re varie­tà diver­se in modo da far diver­si­fi­ca­re la pro­du­zio­ne alle azien­de e aumen­ta­re la capa­ci­tà di adattamento.

Illu­stra­zio­ne di Miche­le Bettollini.

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Riccardo Garosi
Poli­ti­co in erba, mi pia­ce par­la­re di soste­ni­bi­li­tà in manie­ra tra­sver­sa­le. Scru­po­lo­sa­men­te atten­to all’am­bien­te da far invi­dia a Gre­ta Thun­berg. Gran­de aman­te del cibo.

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