“Admirabile Signum”, opera d’incontro tra sacro e terreno

"Admirabile Signum", opera d'incontro tra sacro e terreno

L’atrio di Ansper­to del­la Basi­li­ca mila­ne­se di S. Ambro­gio ospi­ta fino al 9 gen­na­io l’evento Admi­ra­bi­le Signum, un gran­de pre­se­pe degli arti­sti Filip Moro­der Doss e Tho­mas Com­ploi. L’evento è pro­mos­so dall’Associazione Cul­tu­ra­le Art’è Mug­giò, alla qua­le pre­sie­de Aldo Ramaz­zot­ti, ed è cura­to da Tem­ple Fran­cio­si con il soste­gno del­la ban­ca BPER.

Le mae­sto­se figu­re in legno, alte fino a 240 cm su strut­tu­ra auto­por­tan­te, dan­no vita a un pre­se­pe il cui spa­zio è con­di­vi­so con quel­lo degli spet­ta­to­ri. Il mae­sto­so por­ti­ca­to del­la Basi­li­ca a sfon­do del­le figu­re cala l’opera in una dimen­sio­ne urba­na cui par­te­ci­pa­no i gio­chi di luce crea­ti dal sole che – nel­le gior­na­te più for­tu­na­te – illu­mi­na i cor­pi arric­chen­do­li di un’aura di sacralità.

Nel­la let­te­ra Apo­sto­li­ca Admi­ra­bi­le Signum del 2019, Papa Fran­ce­sco spie­ga che fin dall’origine fran­ce­sca­na il pre­se­pe è un invi­to a “sen­ti­re” la pover­tà che il Figlio di Dio ha scel­to per sé nel­la sua Incarnazione.

I corpi plasmati nella loro essenzialità esprimono una magistrale interiorizzazione delle tecniche scultoree che abbandonano la tradizione per inseguire un’innovazione elegante e sincera. 

Filip Moro­der Doss, clas­se 1966, ini­zia la for­ma­zio­ne pro­fes­sio­na­le nel­lo stu­dio del padre a Orti­sei, incan­te­vo­le pae­se dell’Alto Adi­ge. La for­mi­da­bi­le car­rie­ra lo por­ta nel 2017 a esse­re vin­ci­to­re del con­cor­so mon­dia­le per la rea­liz­za­zio­ne di un Cri­sto al San­tua­rio di Nostra Signo­ra di Fati­ma in Por­to­gal­lo e nel 2018 vin­ci­to­re del pre­mio Nadàl Fur­lan.

A pochi chi­lo­me­tri da Orti­sei si tro­va San­ta Cri­sti­na, vil­lag­gio d’origine di Tho­mas Com­ploi. Nato nel 1965, le sue scul­tu­re e i suoi bas­so­ri­lie­vi in sti­le tra­di­zio­na­le abbel­li­sco­no chie­se e cap­pel­le in Ita­lia e Ger­ma­nia e por­ta­no avan­ti l’autentica tra­di­zio­ne scul­to­rea del­le Dolo­mi­ti, mera­vi­glio­sa ter­ra dichia­ra­ta dall’UNESCO patri­mo­nio mon­dia­le dell’umanità.

La gran­dio­sa rap­pre­sen­ta­zio­ne del­la Sacra Fami­glia accol­ta oggi da S. Ambro­gio è sta­ta espo­sta nel 2019 al Qui­ri­na­le, su invi­to del­la Pre­si­den­za del­lo Sta­to; altri capo­la­vo­ri dei due scul­to­ri sono inol­tre espo­sti fino al 9 gen­na­io pres­so la Chie­sa par­roc­chia­le S. Anto­ni­no Mar­ti­re in Nova Mila­ne­se (MB).

Nel mez­zo del­le impo­nen­ti sta­tue dell’opera, inti­to­la­ta Nati­vi­ty – Gesù pupil­la di luce, tro­via­mo il Bam­bin Gesù dora­to, auten­ti­ca pupil­la che, secon­do le paro­le dell’Ing. Aldo Bene­det­ti: «In tut­ta la sua pie­nez­za illu­mi­na il desti­no degli uomi­ni. È scin­til­la di una fiam­ma ossi­dri­ca che sal­da due mon­di, la vita ter­re­na e quel­la che ci atten­de oltre, un mira­co­lo­so pon­te sospe­so sen­za orizzonti». 

Assor­te in una dimen­sio­ne di misti­ca sere­ni­tà, le figu­re sono al tem­po stes­so cari­che di quo­ti­dia­na con­cre­tez­za: ecco che su un lato i Re Magi, depo­si­tan­do le loro coro­ne, sem­bra­no unir­si al popo­lo comu­ne e non sono tre sol­tan­to, ma accol­go­no anche quel quar­to Re Magio che, assen­te dall’iconografia tra­di­zio­na­le per­ché par­ti­to in ritar­do, incar­na pro­prio quel­la par­te invi­si­bi­le di gen­te comu­ne alla ricer­ca con­ti­nua di Dio. 

I corpi dei partecipanti divisi in gruppi si fondono l’un l’altro e allo stesso modo Maria e Giuseppe si fanno unità indissolubile per poter accogliere tra loro il figlio. 

Filip Moro­der Doss com­men­ta: «Ese­guo per voi, per la vostra Chie­sa, per incen­ti­va­re la fede, per­ché desi­de­re­rei che vi sen­ti­ste par­te­ci­pi a custo­di­re il miste­ro pla­sma­to dal­le mie mani».

Il legno chia­ro, dal­le ampie super­fi­ci lumi­no­se e dal­le flui­de cur­ve, vei­co­la un’immaterialità che sem­bra sug­ge­ri­re una vici­nan­za con una dimen­sio­ne altra, sacra, dove la pla­sti­ci­tà dei cor­pi lascia spa­zio a veri­tà più pure e for­se inesprimibili. 

In fon­do, se per la com­pren­sio­ne dei dog­mi divi­ni ci ser­via­mo del­la paro­la, del discor­so razio­na­le e del­la costru­zio­ne logi­ca, lo stes­so vale per il legno, che da mate­ria grez­za divie­ne qui poten­te mez­zo per una com­pren­sio­ne uma­na del trascendente.

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Rebecca Nicastri
Clas­se 2000. Stu­dio let­te­re, sono inna­mo­ra­ta del mon­do e vor­rei sape­re tut­to di lui. Per me le gior­na­te sono sem­pre trop­po corte.

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